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La “Social Street” di via Fondazza

6 commenti
La “Social Street” di via Fondazza

Parlavamo nei post precedenti delle nuove forme di volontariato che potremmo indagare per il nostro progetto; ebbene, proprio una di queste esperienze virtuose, la “Social street di via Fondazza” è finita in questi giorni sul New York Times come la culla della prima Social street al mondo, un esempio di come i social network possano essere utilizzati in maniera creativa e intelligente, creando un’economia del mutuo soccorso.

Attilio Lauria

Via Fondazza è una delle tante affascinanti strade di Bologna con i portici, qualche osteria e le vecchie botteghe, diventata la prima social street d’Italia, grazie a un’idea di Federico Bastiani, giornalista ed esperto di comunicazione: “Mi sono accorto che non conoscevo nessuno dei miei vicini nonostante da qualche anno abitassi in questa strada. Ho deciso di aprire un gruppo su Facebook e di stampare una cinquantina di volantini per coinvolgere anche chi non fa uso della tecnologia”, dichiarava in un’intervista di qualche tempo fa.

Nel giro di qualche giorno i residenti hanno abbracciato l’idea mettendosi a disposizione gli uni degli altri, rendendo così l’economia condivisa una realtà: oggi, a due anni dalla nascita, sono già 393 le Social street in Europa, Brasile e Nuova Zelanda, “inspired by Mr. Bastiani’s idea”. Ma tornando agli inizi, la solidarietà si è attivata proprio grazie alla rete, facendo della social street un vero e proprio caso di studio: dal semplice scambio di prodotti o di favori, a quanti hanno iniziato a portare la spesa agli anziani, a chi ha messo a disposizione la lavatrice per gli studenti che cercavano una lavasecco a gettoni, chi ha attivato laboratori musicali per i bambini, fino al cinema e al bistrot, che praticano sconti per i “fondazziani”, la pop economy, sbarcata in Italia nel 2010, si è tradotta in realtà.

Sull’esempio di Bologna, a Ferrara si sono già attivati in via Pitteri, a Milano ci sono i residenti di Parco Solari, e a Roma l’idea coinvolge i residenti di via Tripoli.

Altre info sulle attività della social street sono reperibili sul sito dell’associazione, www.socialstreet.it/

  1. Il mio personale “Tanti per Tutti” racconta l’alba delle social street. L’ associazione che ho scelto è “Regnoli 41”, costituita a Forlì nel 2011 proprio nella via Giorgio Regnoli da cui prende il nome: in questi anni il lavoro dei cittadini volontari ha cambiato il volto della strada e non solo, visto che con il loro entusiasmo hanno contagiato il centro storico intero. Si organizzano concerti, gallerie d’arte a cielo aperto, rassegne cinematografiche, laboratori per bambini, mostre, cene in strada, visite guidate, e tanto altro … ogni evento è pensato e attuato grazie ai residenti e ai commercianti dell’associazione, che tornano a lavorare fuori dall’orario legato alla loro professione, come volontari per la collettività. Con i miei scatti cercherò di trasmettere l’allegria che li contraddistingue, l’amore per il bene comune e la forza di queste persone che hanno trasformato una via con angoli degradati e tanti negozi sfitti in un luogo d’opportunità e gioia per tutta la città.

  2. Attilio Lauria says:

    Sarà certamente un lavoro interessante Michela, lavori di cui il nostro progetto ha bisogno per testimoniare come il volontariato, un mondo quanto mai vitale, stia cambiando pelle per adattarsi ai mutamenti della società. Grazie per aver condiviso la tua idea-progetto!

  3. Orietta Bay says:

    Un progetto interessante che ci aiuterà a comprendere meglio quanto il Nuovo Volontariato cerchi di costruire percorsi di stimolo, aggregazione sociale e culturale importantissimi per migliorare la vita di tutti.
    Grazie Michela e buona luce.

    Orietta Bay

  4. Grazie a voi

  5. Massimo Pascutti says:

    La social street è sicuramente un’idea che può diventare contagiosa …la solidarietà di quartiere portata avanti con entusiasmo dai residenti di Via Fondazza a Bologna, è una dimostrazione di quanto il volontariato possa far bene e aiuti a risvegliare le nostre coscienze addormentate e di quanto sfaccettati possano essere i modi per rendersi utili. Potremo parlare finalmente di “solidarietà creativa” oltre che di fotografia creativa?

  6. Attilio Lauria says:

    é proprio a questo nuovo tipo di solidarietà che il nostro progetto può dare quella visibilità sociale che ancora appartiene soprattutto al volontariato socio-sanitario; ed è questo il motivo per il quale in questi mesi ho provato a proporre sul blog queste nuove modalità di fare dono agli altri del proprio tempo

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