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L’etica è un patto

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L’etica è un patto

Con Enrico Genovesi, uno dei Testimonial Samsung del progetto TpT, parliamo di un altro dei possibili modi di approccio, che a differenza dei precedenti, dalla propria realtà di prossimità si estende all’intero territorio regionale.

Attilio Lauria

  • Enrico, come ti sei avvicinato alle realtà di volontariato che hai scelto, hai incontrato delle difficoltà?

Quello del volontariato è un tema importante, che forse può intimorire ma che, posso assicurare, è meno complicato da trattare di quanto si pensi. Basta avere la giusta curiosità e la volontà di guardarsi attorno per scoprire quanto siano numerose le opportunità che ci si prospetteranno.

I post precedenti hanno indicato alcuni dei possibili modi di approccio e interpretazione del tema, e lo hanno fatto con grande chiarezza, facendo capire che vicino a noi c’é un mondo tutto da scoprire. E’ lì che attende visibilità e noi siamo i benvenuti.

  •  Ti sei rivolto ad una realtà in particolare, o hai allargato il tuo sguardo?

L’idea è stata quella di fotografare l’operato di alcuni volontari presi a riferimento per rappresentare associazioni o contesti di volontariato della mia regione: la Toscana.

Tutto ciò presupponeva un approccio articolato e organizzato. La mia volontà era anche quella di agire in modo più dilatato dando al lavoro un respiro che potesse andare anche al di là di quanto specificatamente richiesto dal progetto nazionale FIAF “Tanti per Tutti”.

La stessa cosa mi accadde nell’affrontare il progetto nazionale “Immagini del Gusto”. L’occasione della tematica sul cibo mi fu da stimolo per produrre un copioso approfondimento fotografico sull’associazione nazionale Banco Alimentare, che ebbe un importante e gratificante sviluppo parallelo, anche editoriale.

  •  La conferma che ogni grande progetto FIAF è un incubatore di altri progetti e spunti…

Sì perché questo è ciò che può innescare un progetto nazionale FIAF, ovvero creare nuovi stimoli, invitarci a porre la nostra attenzione in direzioni dove non avremmo magari mai pensato di orientare il nostro sguardo, ed aprire così prospettive di interesse estese e a volte imprevedibili.

  •  Da un punto di vista operativo, come ti sei mosso per contattare le associazioni?

Per mettere in pratica la mia idea, alquanto ambiziosa, ho contattato il CESVOT (Centro Servizi Volontariato Toscano), un’importante realtà della mia regione che ha proprio come scopo fondante quello di sostenere e qualificare le attività di volontariato. E devo dire che la cosa si è rivelata positivissima; sin dal primo incontro non solo ho trovato pieno appoggio ma, vista l’affinità di intenti e la modalità con cui proponevo di realizzare il progetto, ho ricevuto un sostegno fattivo attraverso una vera collaborazione. Una sinergia importante che ha reso il mio impegno ancora più stimolante e entusiasmante.

  •  Una volta in contatto con le associazioni, il passo successivo è quello di progettare il proprio lavoro: quali sono state le tue scelte narrative?

Benché i miei intenti fossero già abbastanza chiari, si rendeva comunque indispensabile mettere meglio a fuoco l’idea concettuale, ovvero l’impronta da dare al lavoro, il “come” realizzare l’opera.

La soluzione è stata quella di raccontare almeno una quindicina di realtà di volontariato toscano, ripartite per tematica di impegno (ambientale, assistenziale, culturale, sportiva ecc.) attraverso l’azione di alcuni volontari presi a riferimento. Nello specifico sono stati individuati due volontari per ogni realtà. Questi aprono le singole storie con un ritratto ambientato corredato da una breve didascalia sulla persona. Segue la narrazione del contesto di azione attraverso la loro abituale opera di volontariato.

Lo spaccato che ne sta venendo fuori penso sia davvero straordinario. Un mosaico rappresentativo di persone attive, appassionate di ciò che fanno e orgogliose di rendersi utili alla collettività indipendentemente dalla misura e dal modo con cui lo fanno. Una generalizzata positività che ti apre il cuore.

  •  Una quindicina di realtà sono tante, avrai certamente il problema di selezionare il materiale!

Già ora, a lavoro non ancora concluso e alla tredicesima storia trattata, mi ritrovo con oltre 150 immagini selezionate da gestire. Ma è un aspetto “in positivo” di cui non intendo adesso farmi problema. Sono ancora in piena fase di produzione e non voglio che questo rischi di condizionarmi. Ci penseremo al momento opportuno. Mi richiedi delle fotografie per il blog e già mi sto rendendo conto di quanto sia difficile poter rendere con poche immagini il concept che caratterizza il mio lavoro. Non posso pertanto fare altro che individuarne alcune, rappresentanti volontari all’opera, singolarmente estratte da alcune delle storie trattate.

  •  Sei un Autore particolarmente sensibile alla dimensione etica del fare fotografia, un aspetto molto rilevante nel caso del volontariato…

L’etica in sé è un concetto, spesso, di difficile definizione. Penso che su questa parola si generino infatti vari equivoci perché non essendo perfettamente confinabile, si tende a ritenere etico tutto ciò che corrisponde alla propria linea di pensiero. Ecco che preferisco parlare di “comportamento deontologico”, o più semplicemente di “patto morale”.

Ognuno di noi è solito praticare un genere fotografico specifico, ed io mi sento dentro quello del fotogiornalismo orientato all’approfondimento. In questo ambito esistono regole precise, è sufficiente osservarle. Penso tuttavia, allargando il discorso, che chiunque decida di rendere pubblica una qualunque fotografia percepibile come reale, cioè verosimile, abbia il dovere di non innescare dubbi sulla sua natura, chiarendo sin da subito la sua eventuale artificiosità se questa non fosse evidente dal primo sguardo. E’ una questione di rispetto.

Una fotografia contiene informazioni che saranno trasmesse allo spettatore. Nel mostrarla stringo pertanto con il mio interlocutore un patto morale basato sulla verità di ciò che gli sto trasmettendo e, ovviamente, sulla mia onestà intellettuale.

Vedi Attilio, nel comunicare con il “linguaggio delle parole” non mi permetterei mai di riferirti cose false seppur credibili, qualcuno dovrebbe pertanto ancora spiegarmi perché utilizzando il “linguaggio delle immagini” dovrei sentirmi autorizzato a farlo.

L’inosservanza di questo elementare principio etico farebbe venir meno il “patto di onestà” che stabilisco con il mio interlocutore, intaccando oltremodo la mia credibilità di persona e la mia autorevolezza d’autore.

Grazie Enrico, e buon lavoro! 

 

Il lavoro di Enrico Genovesi è realizzato con una SAMSUNG NX1

 

  1. Andrea Angelini says:

    Enrico Genovesi è un autore che riesce a trasmettere, in ogni suo lavoro, una straordinaria energia emotiva. Le sue immagini coinvolgono il lettore trasportandolo all’interno dei mondi da lui visitati e percepiti.
    Le sue inquadrature sono riassunti visivi con i quali ci riesce a trasmettere la sua etica ed il suo grande impegno nel testimoniare la nostra società tra vizi e virtù.
    Niente è lasciato al caso, ogni sua immagine è un tassello che ci mostra il mosaico delle piccole-grandi storie che ha incontrato lungo i suoi viaggi nel mondo del volontariato e del sociale.
    Ad Enrico basta un pensiero e nasce sicuramente un reportage di notevole professionalità e di grandissimo valore umano.
    Non vedo l’ora di vedere i lavori che sta preparando come Testimonial. Un importante compagno di viaggio per un progetto come Tanti per Tutti. Grazie Enrico!

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