{"id":18702,"date":"2018-05-13T21:00:42","date_gmt":"2018-05-13T19:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=18702"},"modified":"2018-05-13T21:00:42","modified_gmt":"2018-05-13T19:00:42","slug":"la-famiglia-in-italia-elaborazione-del-concept_02","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2018\/05\/13\/la-famiglia-in-italia-elaborazione-del-concept_02\/","title":{"rendered":"La Famiglia in Italia \u2013 Elaborazione del Concept_02 &#8211; Il Grandangolo, Carpi (MO)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>&#8220;La Famiglia in Italia&#8221;<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Elaborazione del Concept_02<\/strong><strong> \u2013<br \/>\n<\/strong><strong>Il Grandangolo, Carpi (MO)<\/strong><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Si fa presto a dire famiglia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">a cura di: Danilo Baraldi, Gabriele Bartoli, Valeria Cremaschi, Renza Grossi<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<em>Ogni famiglia ha un segreto, e il segreto \u00e8 che non \u00e8 come le altre famiglie.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">(Alan Bennett)<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nPer parlare di famiglia, e per poter comprendere struttura, meccanismi, significati e caratteristiche, siamo partiti, come spesso accade, dal ricercarne una definizione nel dizionario. La famiglia \u00e8 cosi definita: <em>comunit\u00e0 umana, diversamente caratterizzata nelle varie situazioni storiche e geografiche, ma in genere formata da persone legate fra loro da un rapporto di convivenza, di parentela, di affinit\u00e0, che costituisce l\u2019elemento fondamentale di ogni societ\u00e0, essendo essa finalizzata, nei suoi processi e nelle sue relazioni, alla perpetuazione della specie mediante la riproduzione. <\/em><br \/>\n&nbsp;<br \/>\nEd \u00e8 cos\u00ec che abbiamo iniziato il nostro viaggio all&#8217;interno de \u201c<strong>LA FAMIGLIA IN ITALIA<\/strong>\u201d, ponendoci domande alle quali dare risposte ispiratrici: cos&#8217;\u00e8 la famiglia? Cos&#8217;\u00e8 la famiglia in Italia oggi?<br \/>\nOgnuno di noi ha cercato di rispondere al quesito guardando alla propria famiglia, ai propri vicini di casa, alle storie che tutti i giorni ci circondano e che aspettano solo di essere raccontate.<br \/>\nLa sfera intima, racchiusa nelle proprie mura domestiche \u00e8 quella che pi\u00f9 ci ha affascinato; \u00e8 quella che meglio conosciamo, o crediamo di conoscere, con la quale ci confrontiamo ogni giorno e cresciamo.<br \/>\nLa famiglia \u00e8 fatta di ricordi, esperienze, sensazioni, rimandi al passato, ma anche di sguardo verso il futuro.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nPer poter comprendere appieno come poter raccontare questo mondo complesso di affetti e relazioni attraverso la fotografia, abbiamo pensato anche quest\u2019anno di confrontarci con tre autori che in distinti momenti di incontro ci hanno raccontato il loro lavoro e le loro esperienze personali.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18703\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/1.-Enrico-Genovesi-Temporary-Home-e1526194207733.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"279\" \/><br \/>\n<strong>ENRICO GENOVESI<\/strong>, per primo, ci ha mostrato con i suoi racconti fotografici percorsi diversi di indagine e vite intrecciate con la comunit\u00e0. Un occhio molto attento alle fragilit\u00e0 quello di Enrico, che per i suoi progetti sceglie sempre delle tematiche molto forti, intense, molto attuali, nei quali mette in moto certe pensieri e riflessioni. Con i suoi racconti ci ha proiettato in direzioni diverse, verso la difficolt\u00e0 di vivere avulsi dall\u2019idea di casa e famiglia ma anche verso la ricerca di forza e coesione nelle relazioni tra le persone appartenenti ad una comunit\u00e0.<br \/>\nEnrico Genovesi racconta di una <em>famiglia italiana<\/em> sempre pi\u00f9 minata dalla crisi sociale e economica che sta attraversando questo periodo storico.\u00a0 Ci sono pi\u00f9 famiglie che si sciolgono di che quelle che nascono, famiglie che non fanno pi\u00f9 figli, famiglie con genitori separati, la famiglia \u201ctradizionale\u201d come l&#8217;abbiamo immaginata sino ad ora sta subendo una drastica trasformazione dovuta all&#8217;evoluzione della nostra societ\u00e0.<br \/>\nAumentano le famiglie monopersonali, le famiglie composte da persone dello stesso sesso, le famiglie composte da stranieri; queste \u201cnuove\u201d tipologie di famiglie fanno pensare ad una domanda: esiste una famiglia \u201cnormale\u201d?\u00a0 In base alla risposta che ognuno pu\u00f2 dare si pone un&#8217;altra domanda: esiste allora una famiglia \u201cnon normale\u201d, esiste una famiglia \u201cartificiale\u201d? Forse, semplicemente, esiste la famiglia, con tutte le difficolt\u00e0 del nostro tempo, la famiglia che \u201cnonostante tutto ce la fa\u201d. Ma anche questo non \u00e8 del tutto vero.<br \/>\nBuona parte delle opere di Genovesi hanno come tema centrale la famiglia, in modo diretto o, talvolta, sotteso. I lavori pi\u00f9 significativi presentati sono stati due. <strong><em>Temporary Home<\/em><\/strong>, in cui l&#8217;autore ha indagato le famiglie che \u201cmalgrado tutto non ce l&#8217;hanno fatta\u201d, famiglie che, causa la crisi economica, non sono riuscite a pagare gli affitti delle case in cui abitavano e hanno subito lo sfratto, dovendosi cos\u00ec riparare in dimore di fortuna in attesa di un&#8217;assegnazione di case popolari.<br \/>\nL&#8217;altro lavoro presentato \u00e8 stato: <strong><em>Nomadelfia<\/em><\/strong>, che documenta la comunit\u00e0 grossetana nella quale diverse famiglie vivono in uno stile di vita cristiano. Nomadelfia venne fonata da Don Zeno Saltini nel 1947 ed \u00e8 composta da persone che aspirano alla costituzione di una nuova civilt\u00e0, di una comunit\u00e0 fondata sul Vangelo, in cui tutti i beni materiali sono comuni, in cui non esiste il concetto di propriet\u00e0 privata e non viene utilizzato il denaro. Le famiglie si uniscono insieme per creare un \u201cgruppo famigliare\u201d e i giovani membri della comunit\u00e0, una volta raggiunti i 18 anni possono scegliere se restare o lasciare la comunit\u00e0 di Nomadelfia.<br \/>\nUna tipologia di famiglia particolare, un insieme di famiglie che condividono queste regole in armonia, abbiamo scoperto le madri per vocazione, donne nubili e sposate con propri figli che diventano mamme adottive di bimbi che vengono loro assegnati in affido e a cui volgono tutto il loro amore materno. Tante sono le cose originali che abbiamo conosciuto, il momento collettivo dei pasti, l&#8217;istruzione scolastica all&#8217;interno della comunit\u00e0, le coltivazioni in comune, i lavori collettivi, \u00a0tutto ci\u00f2 fa di questa comunit\u00e0 una sorta di unica famiglia.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18704\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/2.-Paola-Fiorini-Love-Camping-e1526194284894.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"303\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18705\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/3.-Paola-Fiorini-DoUTdes-e1526194307668.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"387\" \/><br \/>\nDiverso l&#8217;approccio al racconto fotografico utilizzato da <strong>PAOLA FIORINI <\/strong>: in tutti i suoi lavori emerge con molta forza il proprio dramma personale. Nelle sue storie, nelle sue immagini, si sente il desiderio insopprimibile di conoscenza, della necessit\u00e0 di scavare nel profondo delle storie, delle vite che le si mostrano davanti. La sua \u00e8 una fotografia ben pensata e non compulsiva, molto intima e talvolta racchiusa in un&#8217;atmosfera onirica, sofisticata, che raggiunge nel profondo il proprio interlocutore.<br \/>\nIn particolare due sono i lavori che chiariscono perfettamente il senso della famiglia, il primo <strong><em>Love Camping. Apologia dello stanziale<\/em><\/strong>, racconta attraverso dei dittici, il ripetersi negli anni, nei decenni, la tradizione della stanzialit\u00e0 estiva, della vacanza al lago, dove le famiglie tornano sempre nella stessa piazzuola per ritrovare gli identici vicini di camper degli anni passati. Le vite di queste famiglie si intrecciano le une alle altre, si guardano i figli crescere e divenire adulti, si condividono i pasti e i momenti di relax, ci si sente liberi di essere buffi, ridicoli, divertenti, sereni, felici. Privi insomma di tutte quelle sovrastrutture sociali che ci permeano nella vita quotidiana. Nella vita reale. Eppure alche qui, sulla sponda dell\u2019acqua, sui tavolini e nei portici estivi delle roulotte si ricostruisce un nuovo modello di comunit\u00e0, che forse solo le nuove dinamiche di viaggio stanno trasformando.\u00a0 Oggi si pu\u00f2 andare ovunque, con velocit\u00e0 ed in modo economico, il viaggio non \u00e8 pi\u00f9 stanziale ma dinamico, e significativa \u00e8 l\u2019ultima fotografia del lavoro di Paola Fiorini, in cui una giovane coppia con figli \u00e8 fotografata accanto alla roulotte su cui domina il cartello \u201cvendesi\u201d. Un sogno che va svanendo.<br \/>\nIl lavoro <strong><em>DoUTdes<\/em><\/strong> ha invece un sapore pi\u00f9 intimo e personale. Nato come progetto fotografico realizzato all\u2019interno di un lavoro condiviso con il Collettivo Synaps(see), ha apparentemente come soggetto il fascino e la magia del Golfo di Baratti. Solo in apparenza. Perch\u00e9 ci\u00f2 che Paola Fiorini ci mostra \u00e8 il legame profondo con la figlia, che appare come una fata, od una ninfa dei boschi, delicata come una poesia. Paola racconta dell\u2019amore per la figlia e della ferita, profonda, che porta con se nell\u2019anima; lei adottata da bambina e costretta dalla legge italiana a poter accedere ai documenti in cui \u00e8 dichiarata l\u2019identit\u00e0 di sua madre solo al compimento del centesimo anno di et\u00e0. Lei che si definisce una cornice vuota. Lei che con DoUTdes fa alla figlia e a se stessa la promessa di lottare per poter un giorno riempire quella cornice con una immagine.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18711\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/4.-Romina-Remigio-Tribe-no-name.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/4.-Romina-Remigio-Tribe-no-name.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/4.-Romina-Remigio-Tribe-no-name-300x205.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><br \/>\nUn ritorno, invece, alla cultura primordiale e ad una condizione di vita famigliare primitiva \u00e8 quello descritto dal progetto di <strong>ROMINA REMIGIO<\/strong>, dove l&#8217;archetipo \u00e8 alla base di tutto. Un tipo di approccio fotografico quello di Romina che si spinge oltre i propri confini sia esteriori che interiori. La sua percezione si forma ogni giorno poich\u00e9 circondata da queste realt\u00e0, nelle quali Romina vive. Le sue immagini sono intrise di questo vissuto, si sono trasformate in veri e propri racconti visivi delle persone che ha conosciuto e che fanno parte della sua \u201cnuova famiglia\u201d.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nCi sono luoghi che risultano sconosciuti al mondo, e con essi le persone che li popolano.<br \/>\nEd ecco allora che l&#8217;Occidente, che crede ormai di avere cognizione di tutta l&#8217;umanit\u00e0 che abita il pianeta, viene fortunatamente smentito. Romina Remigio<strong>,<\/strong> fotoreporter abruzzese, ha svelato l&#8217;esistenza di una trib\u00f9 senza nome che vive all&#8217;interno di una foresta della Tanzania, a 2200 metri di altitudine.<br \/>\nI volti delle persone immortalati nelle fotografie in bianco e nero del suo lavoro <strong><em>Tribe no name<\/em><\/strong> colpiscono da subito per la profondit\u00e0 dei loro sguardi, dietro cui si nasconde il dolore della malattia che li affligge: una rarissima forma di epilessia. Per questo motivo, ritenuti dalle credenze popolari delle trib\u00f9 delle regioni vicine, posseduti dal demonio, vengono via via scacciati o uccisi appena si allontanano dalle loro montagne.<br \/>\nRomina Remigio rimane con loro, vive con loro, mangia con loro per settimane, mesi, anni, rischiando malattie e solitudine, difficolt\u00e0 materiali e catastrofi naturali, tutto per poter raccontare, testimoniare, queste difficolt\u00e0 di un popolo che potrebbe essere salvato da farmaci anti epilettici comuni in occidente. In queste condizioni di vita estreme l&#8217;aspetto che viene posto in evidenza \u00e8 quello famigliare, diametralmente opposto al nostro, consumistico e ormai privo di quei valori essenziali del vivere in armonia. Costretti a vivere soli, privi di dimensione temporale, il tempo viene coniugato unicamente al presente per le attivit\u00e0 materiali del quotidiano, le tradizioni e le tecniche di coltivazione vengono tramandate oralmente dagli anziani. \u00a0Romina ci racconta come il tempo venga ricevuto come un \u201cdono\u201d in quanto non essendoci prospettive future (gi\u00e0 il domani viene considerato futuro) le persone si donano completamente \u201cora, adesso\u201d. Non si rimanda a un \u201cdopo\u201d qualsiasi attivit\u00e0, nemmeno un incontro o una chiacchierata; ogni gesto, ogni rito \u00e8 sacro e per questo \u00e8 interpretato dal guaritore o dal santone.<br \/>\nLa Solidariet\u00e0 gratuita nella pi\u00f9 ampia accezione materiale e morale \u00e8 la prima regola del villaggio, il tutto, o il niente, viene condiviso tra le famiglie, tutti si adoperano per raccogliere i pochi frutti di un&#8217;economia essenzialmente agricola che pu\u00f2 essere spazzata via ad ogni pioggia troppo intensa. La nascita, come la morte \u00e8 un momento molto importante nella vita del villaggio, tutti devono partecipare. E&#8217; un rito tribale fondamentale nella vita del villaggio.<br \/>\nNessuno viene abbandonato o lasciato indietro nei momenti di difficolt\u00e0 della vita o della malattia, che pu\u00f2 portare alla morte, ogni persona \u00e8 indispensabile per il villaggio, quindi un lutto \u00e8 una grave perdita per tutto il villaggio. Nell&#8217;incognita del futuro si ricomincia, da capo, ogni giorno.<br \/>\nLa vita scorre all&#8217;interno di ogni famiglia in un misto di fatalismo e fede che forse si pu\u00f2 tradurre in qualcosa che significa speranza.<br \/>\nA completamento del percorso iniziato con le conferenze di questi tre eccezionali fotografi, abbiamo immaginato di costruire due incontri in cui in tema della famiglia potesse essere approfondito attraverso delle differenti discipline artistiche: cinema, pittura, letteratura e naturalmente fotografia. Ne \u00e8 nata una occasione importante per confrontarci con linguaggi che talvolta arricchiscono, talvolta completano, la nostra ricerca. Un breve esempio di questo percorso di confronto lo si pu\u00f2 ritrovare nella lettura di quattro opere differenti:<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18706\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/5.-Diego-Velasquez-Las-Meninas.jpg\" alt=\"\" width=\"448\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/5.-Diego-Velasquez-Las-Meninas.jpg 448w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/5.-Diego-Velasquez-Las-Meninas-264x300.jpg 264w\" sizes=\"auto, (max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><br \/>\nDiego Velasquez dipinge il celebre quadro <strong><em>Las Meninas<\/em><\/strong> nel 1656, quando l\u2019artista spagnolo ricopriva il ruolo di pittore di corte presso i sovrani iberici, Filippo IV e la seconda moglie Marianna d\u2019Austria. Il soggetto del dipinto e l\u2019infanta Margherita posta al centro della tela, mentre Velasquez si autoritrae mostrandosi all\u2019opera di fonte a noi. Il dipinto \u00e8 un gioco di rimandi, in cui i legami familiari vengono accennati e rappresentati con intelligenza e creativit\u00e0. I due sovrani solo apparentemente non presenziano al momento del dipinto, ma scrutando ben il fondo della sala ci si rende ben presto conto che nel riflesso dello specchio sulla parete opposta al pittore ci sono proprio Filippo IV e Marianna. Attraverso questo escamotage Velaquez crea una illusione visiva e percettiva poich\u00e9 nell\u2019organizzazione spaziale da lui pensata il re e la regina si troverebbero proprio accanto a noi spettatori, che idealmente schierati vicino a loro possiamo osservare ci\u00f2 che accade davanti ai nostri occhi, con la piccola Margarita circondata dalle dame e dalla nana di corte\u00a0 (la cui funzione all\u2019interno del dipinto era probabilmente quella di far apparire pi\u00f9 slanciata e avvenente l\u2019infanta).<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18707\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/6.-Wes-Anderson-Monnrise-Kingdom-e1526194418667.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"788\" \/><br \/>\nAnche nel film di Wes Anderson, <strong><em>Moonrise Kingdom<\/em><\/strong>, del 2012 i protagonisti sono ragazzini. Nell\u2019estate del 1956 su di una isola del New England la dodicenne Susy, incompresa dai genitori si innamora di un coetaneo, Sam che si trova nelle vicinanze in un campeggio scout. Due ragazzi incompresi dalle loro famiglie, due anime creative, ironiche e poetiche che si incontrano e decidono di fuggire insieme. E cosi tutti gli adulti dell\u2019isola si mettono alla loro ricerca. Straordinario \u00e8 l\u2019inizio del film che si apre con la macchina da presa che si muove, nel tipico stile, rigoroso e geometrico, di Anderson, indagando nelle stanze della casa di Susy, dominate da genitori passivi e da bambini vitali e curiosi, che proprio sui titoli di testa ascoltano su di un vinile la suite didattica &#8220;Young Person&#8217;s Guide to the Orchestra&#8221; di Benjamin Britten, una registrazione molto conosciuta alla fine degli anni cinquanta in cui si presentavano i diversi strumenti che compongono l&#8217;orchestra, che poi culminava in un ensemble riunito per eseguire una fuga. Ed \u00e8 proprio una fuga\u00a0 ci\u00f2 che Suzy e Sam mettono in pratica, scelgono di fuggire, non per perdersi ma per potersi ritrovare l\u2019uno nell\u2019altro.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18708\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/7.-Julie-Backmon-Domestic-Vacation-e1526194460412.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"580\" \/><br \/>\nJulie Blackmon, fotografa americana, nel 2008 realizza un lavoro fotografico intitolato <strong>Domestic Vacation<\/strong>. La Blackmon parte da un presupposto, ovvero un modo di dire olandese \u201cuna casa di Jan Steen\u201d che si riferisce a quelle abitazioni che, piene di bambini vivaci e chiassosi, si trovano ad essere sempre sottosopra. Erano infatti proprio questi i soggetti preferiti del pittore Stenn e di molti artisti fiamminghi e olandesi del XVII secolo. In cui viene ritratta la confusione tra arte quella stessa confusione rappresentata dalla Blackmon, sorella di nove fratelli e madre di tre figli, e che caratterizza i momenti comuni e la vita quotidiana della sua caotica famiglia. Le sue fotografie sono accuratamente costruite utilizzando una costruzione spaziale quasi rinascimentale, in cui i bambini dominano la scenda prendendo il sopravvento sugli adulti, assenti od appena percepiti, ma incapaci di confrontarsi con la loro differenzi identit\u00e0 di genitori, artisti, figli, fratelli, persone.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18709\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/8.-Daniel-Pennac-Il-paradiso-degli-orchi-e1526194500901.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"905\" \/><br \/>\nNel 1985 esce il primo romanzo di Daniel Pennac che ha come protagonista Benjamin Malaussene, di lavoro capro espiatorio in un grande magazzino. Il <strong><em>Paradiso degli orchi<\/em><\/strong> diviene presto un libro di grande successo e il pubblico fa presto la conoscenza della curiosa e variopinta famiglia Malaussene, un aggregato di piccole anime, figlie della stessa madre ma di padri sempre diversi. Ogni fratello di Benjamin ha qualcosa che lo rende speciale, Therese spilungona e seria con doti di preveggenza, Jeremy piccolo teppistello che ha il diritto acquisito di dare i nomi (spesso sssurdi) ai fratelli appena nati, Verdun neonata terribile che viene chiamata col nome del luogo di una famosa battaglia della prima guerra mondiale. Ma tra tutti forse una delle figure pi\u00f9 belle \u00e8 Clara la pi\u00f9 saggia delle sorelle di Benjamin, la pi\u00f9 riservata, colei che affronta le brutture del mondo attraverso un filtro straordinario he \u00e8 l\u2019obiettivo della macchina fotografica. Le emozioni, quelle potenti che ti travolgono e ti sconvolgono possono essere contenute, metabolizzate e razionalizzate, se le trasformi nella stampa di una fotografia.<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &#8220;La Famiglia in Italia&#8221; Elaborazione del Concept_02 \u2013 Il Grandangolo, Carpi (MO) \u00a0 Si &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":51,"featured_media":18707,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[7,18,27],"tags":[],"class_list":["post-18702","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio","category-documenti","category-libere-riflessioni"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18702","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/51"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18702"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18702\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18707"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18702"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18702"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18702"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}