{"id":21456,"date":"2019-06-02T19:00:20","date_gmt":"2019-06-02T17:00:20","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=21456"},"modified":"2019-06-02T19:00:20","modified_gmt":"2019-06-02T17:00:20","slug":"e-ancora-fotografia-le-immagini-al-tempo-del-web-e-dei-social","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2019\/06\/02\/e-ancora-fotografia-le-immagini-al-tempo-del-web-e-dei-social\/","title":{"rendered":"E&#039; ANCORA FOTOGRAFIA? Le immagini al tempo del WEB e dei social"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><b>E&#8217; ANCORA FOTOGRAFIA?<br \/>\nLe immagini al tempo del WEB e dei social<br \/>\n\u2013 a cura di Gabriele Bartoli<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/h2>\n<p>Questo il titolo della giornata di studio sulla fotografia contemporanea che si \u00e8 tenuta sabato 25\/05 nella gremita aula magna dello splendido Museo del Novecento M9 di Mestre.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21457\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/001-e1559487161843.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"246\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21458\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/002-e1559487561611.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"387\" \/><br \/>\nOrganizzata dalla Fondazione di Venezia e dalla Casa dei Tre Oci.<br \/>\nTanti gli ospiti intervenuti: in mattinata Cristina Baldacci dell&#8217;Universit\u00e0 C\u00e0 Foscari, Giovanni Pelloso sociologo e e docente di Linguaggi della Pubblicit\u00e0 all&#8217;Universit\u00e0 Iulm di Milano, Enrico Ratto fondatore del blog Maledetti Fotografi, Anna Acquistapace dell&#8217;agenzia di content marketing Luz hanno dialogato tra loro coordinati da Denis Curti, direttore della Casa dei Tre Oci.<br \/>\nNel pomeriggio, con la conduzione di Michele Smargiassi, giornalista e fondatore del blog Fotocrazia, sono intervenuti: Anna Fici dell&#8217;Universit\u00e0 di Palermo, Andr\u00e8 Ghuntert dell&#8217;Ecole des hautes etud\u00e8s en science sociales di Parigi, Attilio Lauria Vice Presidente Fiaf, Ilaria Barbotti Digital Pr e fondatrice della community Instagram Igersitalia, Stefano Mirtiesperto di social media e interaction design.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21459\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/003-e1559487639942.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"387\" \/><br \/>\n\u201cNel mondo della fotografia, se non hai una storia non hai niente\u201d. Con questa frase Denis Curti ha aperto la sessione mattutina. Il contenuto delle immagini \u00e8 determinante e si pu\u00f2 raccontare con qualsiasi strumento, dallo stenopeico allo smartphone di ultima generazione, passando attraverso le macchine fotografiche tradizionali.<br \/>\nSi sono poste in evidenza le tante differenze e i vari usi della fotografia, cercando di analizzarne tutti gli aspetti: innanzitutto la differenza tra immagine analogica e immagine digitale; certamente entrambe sono \u201ccostruzioni\/interpretazioni della realt\u00e0\u201d operate dall&#8217;autore. Ognuna pu\u00f2 essere il risultato finale di una ricerca approfondita, o di uno \u201cscattare e basta\u201d; la differenza la fa colui che preme il pulsante di scatto che pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno consapevole e responsabile delle scelte effettuate.<br \/>\nLa differenza tra una fotografia stampata (picture) e l&#8217;immagine che vediamo su monitor o video di varie dimensioni (image).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>La differenza di una vintage print che osserviamo con religiosa reverenza, o un&#8217;immagine che vediamo mentre scorriamo svogliatamente il nostro smartphone.<br \/>\nAncora, la differenza tra una fotografia nata per una mostra, frutto di una ricerca di mesi o anni e una che nasce per vivere solamente dentro le \u201cstories\u201d di Instagram, che durano esclusivamente ventiquattr&#8217;ore.<br \/>\nL&#8217;importante differenza tra la fotografia d&#8217;autore, che indaga verticalmente, che utilizza un linguaggio personale e originale, che compie una serie di scelte in rapida successione (fuoco, distanza, colore), scelte che determinano il senso di un&#8217;immagine pensata e diventano \u201cposizione\u201d, in tutti i sensi.<br \/>\nE chi \u201cscatta e basta\u201d, senza guardare nel mirino, una fotografia che diventa informale, senza spiegare nulla.<br \/>\nIndipendentemente dal mezzo di registrazione usato.<br \/>\nChi si fider\u00e0 allora di noi?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21460\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/004-e1559487726376.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"387\" \/><br \/>\nViviamo in un periodo di crisi generalizzata, in cui le fake news hanno snaturato il mondo dell&#8217;informazione, anche delle immagini. Editori, social media, media company, hanno la necessit\u00e0 di stimolare l&#8217;interesse del pubblico accettando la sfida della contemporaneit\u00e0: tornare ad essere competitivi in un mercato che considera la fotografia una commodity.<br \/>\nCi si fider\u00e0 di chi continuer\u00e0 a raccontare storie \u201cvere\u201d, raccontate con immagini di qualit\u00e0 e senso di responsabilit\u00e0, di chi pu\u00f2 offrire un nuovo punto di vista, di chi si mette costantemente in gioco diventando parte del racconto.<br \/>\nL&#8217; Uomo social \u00e8 ancora uomo?<br \/>\nLa fotografia serve all&#8217;uomo per farlo riflettere, per farlo pensare. Solo cos\u00ec pu\u00f2 crescere. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\nOggi l&#8217;immagine ci fa riflettere meno, oggi si guarda ma non si vede, come si guarda la televisione. Il guardare deve tornare ad essere \u201clento\u201d in una societ\u00e0 nella quale tutto \u00e8 accelerato, nella quale la velocit\u00e0 \u00e8 un valore, la nuova cultura apprezza la velocit\u00e0. Siamo utenti e consumatori di relazioni verbali e non, con l&#8217;affanno di rincorrere un nuovo desiderio in una realt\u00e0 dominata dall&#8217;istante.<br \/>\nIl passato \u2013 presente \u2013 futuro si possono tradurre nel nuovo \u201cFuturismo dell&#8217;Istante\u201d.<br \/>\nPrigionieri di un&#8217;istantaneit\u00e0 di fatto inabitabile, senza memoria del passato ne immaginazione del futuro siamo destinati alla nuova ansia del futuro. Incerti di noi stessi, inanelliamo prove di esistenza; nel \u201cpresentismo\u201d si maturano certezze: \u201c&#8230;c&#8217;ero anch&#8217;io, dunque esisto!\u201d ma la paura \u00e8 di non tenere il passo, di scomparire, dal non essere presenti agli altri, necessario riconoscimento per esistere come soggetti. L&#8217;essere al mondo oggi, \u00e8 cercato attraverso una manifestazione oggettiva dell&#8217;esistenza. E la fotografia, cos\u00ec adoperata, ne fornisce l&#8217;occasione. L&#8217;azione fotografica sta nella paura di non sentirsi parte del mondo, il selfie allora risulta la ricercata conferma dell&#8217;identit\u00e0 all&#8217;interno di uno spazio pubblico e universale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21461\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/005-e1559487767408.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"326\" \/><br \/>\nSiamo passati da consumatori a produttori di fotografia in maniera seriale.<br \/>\nIl passaggio dall&#8217;analogico al digitale \u00e8 stato l&#8217;occasione per riscrivere il nostro vocabolario visivo e l&#8217;enorme quantit\u00e0 di di immagini prodotte ci obbliga a nuove riflessioni e nuove consapevolezze.<br \/>\nNell&#8217;era della sua reale riproducibilit\u00e0 tecnica, la vera rivoluzione della fotografia \u00e8 stata offerta dalla Rete, la quale ha dato possibilit\u00e0 di una<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>condivisone ubiqua, orizzontale e simultanea delle immagini.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21462\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/006-e1559487811417.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"386\" \/><br \/>\nLa fotografia non \u00e8 pi\u00f9 quella cosa che per oltre un secolo e mezzo la parola ha significato, si \u00e8 sempre detto che era specchio (della realt\u00e0),<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>bisogna ora capire cosa \u00e8 cambiato davanti a questo specchio, ha sicuramente perso la sua sacralit\u00e0, la sua aura di arte.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21463 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/007-e1559488140270.jpg\" alt=\"\" width=\"435\" height=\"580\" \/><br \/>\nCon la fotografia Social siamo alle prese con una bulimia di immagini che sintetizza il messaggio non verbale e accorcia le relazioni senza approfondirle. Per voglia di comunit\u00e0, per lanciare un discorso, la fotografia Social si pu\u00f2 definire \u201cfotografia parlata\u201d, che riassume e descrive; con le sue regole, che sbriciolano quelle che hanno sempre regolamentato quella tradizionale ma che sono riconducibili a precisi caratteri identitari, passando da una ricerca della \u201cnatura delle immagini\u201d, a una \u201cfunzione delle immagini.\u201d<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21465\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/009-e1559487927559.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"426\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-21464 size-full\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/008-e1559488250613.jpg\" alt=\"\" width=\"465\" height=\"580\" \/><br \/>\nConcludendo questo riassunto solo parziale delle tante argomentazioni, sintetizzo un paio di passaggi che ritengo i pi\u00f9 interessanti: \u00e8 ora di uscire dalle sterili polemiche di \u201cbuone\u201d o \u201cnon buone\u201d fotografie.<br \/>\nChi decide se un&#8217;immagine \u00e8 \u201cbuona\u201d o \u201cnon buona\u201d?<br \/>\nChi si erge ad arbitro arrogandosi il diritto di decidere?<br \/>\nCon che autorit\u00e0?\u201d<br \/>\nMichele Smargiassi ha poi concluso la giornata con questa frase:<br \/>\n\u201c.. E&#8217; ancora fotografia? La fotografia non \u00e8 cambiata, siamo noi che siamo cambiati e stiamo ancora cambiando. Dovremmo chiederci come. \u201c<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21466\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/010-e1559488011420.jpg\" alt=\"\" width=\"464\" height=\"580\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21467\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/06\/011-e1559488039340.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"386\" \/><br \/>\n&nbsp;<br \/>\nGabriele Bartoli<br \/>\nAnimatore Culturale FIAF<br \/>\nLettore della Fotografia FIAF<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; E&#8217; ANCORA FOTOGRAFIA? 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