{"id":23051,"date":"2020-01-26T17:00:16","date_gmt":"2020-01-26T15:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=23051"},"modified":"2020-01-26T17:00:16","modified_gmt":"2020-01-26T15:00:16","slug":"linfinito-istante-di-geoff-dyer-a-cura-di-antonio-desideri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2020\/01\/26\/linfinito-istante-di-geoff-dyer-a-cura-di-antonio-desideri\/","title":{"rendered":"&quot;L&#039;infinito istante&quot; di Geoff Dyer; prima parte &#8211; a cura di Antonio Desideri"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h3>Recensioni Di Cult<\/h3>\n<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\">Prologo<\/h3>\n<p>Campo d\u2019indagine vastissimo, e secondo me fondamentale, quello del rapporto tra fotografia e parola. Un rapporto talmente discusso che spesso rischia di sfuggire via ed essere liquidato come ininfluente, soprattutto quando ci lasciamo affascinare da affermazioni magari efficaci, lapidarie ma non fortunatissime in questo senso.<br \/>\nMi riferisco, una tra le tante, alla famigerata frase di Ansel Adams \u201cHo sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se devi spiegarla non \u00e8 venuta bene\u201d: se una frase del genere poteva avere un senso nella carriera di un mostro sacro come l\u2019americano, ho l\u2019impressione che spesso venga usata da noi altri, oggi, come una specie di mantra che ci allontana sempre pi\u00f9 dal suo senso originario. Si finisce per nascondervisi dietro, come una excusatio non petita per la nostra stessa incapacit\u00e0 di utilizzare la parola e il pensiero che la organizza e la produce.<br \/>\nUna fotografia pu\u00f2 aver necessit\u00e0 di essere spiegata o meno, non \u00e8 questo il punto; di certo, la fotografia pu\u00f2 essere raccontata.<br \/>\nE\u2019 quello che fa, in uno splendido testo pubblicato in Italia da Einaudi, lo scrittore Geoff Dyer che in <em>L\u2019infinito istante<\/em> prova, lui che dichiara apertamente di non possedere nemmeno una macchina fotografica, ad affrontare la fotografia con gli strumenti che gli sono propri: le parole.<br \/>\nPur avendo come sottotitolo <em>Saggio sulla fotografia<\/em>, il testo si snoda come un grande romanzo che ci accompagna attraverso generi, vicende storiografiche, immagini e biografie come se fossero tutti tasselli di un discorso ampio. Non si tratta infatti di un volume di storia, non \u00e8 un manuale tecnico, non ci sono (o almeno non soltanto) aneddoti ad uso e consumo dell\u2019appassionato; quello di Dyer \u00e8 un vero e proprio viaggio e quando si viaggia accanto alle immagini (che pure ci sono e sono tante) c\u2019\u00e8 sempre un posto importante per la \u201cnarrazione\u201d.<br \/>\nLa sua abilit\u00e0 sta proprio in questo: imbastire quel lungo filo che, per forza di cose, unisce vicende che attraversano il tempo e le geografie, fotografi ed opere che non si sono mai incontrati e che pure, secondo l\u2019autore, possono dialogare in maniera sublime proprio grazie alla capacit\u00e0 narrativa, al dialogo che ognuno di noi tenta di continuo con la propria storia e quella pi\u00f9 generale del mondo.<br \/>\nTanti sono i percorsi, lo si sar\u00e0 capito, che un approccio del genere pu\u00f2 produrre e tante sono le sorprese che possono trovarsi in una narrazione che si fa cos\u00ec distesa, quasi discorsiva tra chi scrive e chi legge. Ne ho scelti due che trovo piuttosto indicativi della capacit\u00e0 che possono avere appunto le parole di costruire un senso laddove sembrava non esserci.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23064\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/01\/s-l1600-e1579966977892.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"715\" \/><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\">\u00a7<\/h2>\n<p>Il primo si ispira a Richard Avedon che disse una volta \u201cCosa puoi fare con un cappello\u2026\u201d; da qui Dyer problematizza con grande maestria l\u2019utilizzo di un semplice accessorio e ne fa scaturire una sua visione del realismo fotografico. Partendo dall\u2019assunto che non ci sono rigidit\u00e0 nel suo metodo, \u00e8 davvero interessante seguire la storia della Grande Depressione americana degli anni \u201930 attraverso questo simbolo, interamente determinato dal racconto.\u00a0Il percorso si apre con questa fotografia di Dorothea Lange (<em>White Angel Bread Line<\/em>, San Francisco, 1933)<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_23062\" aria-describedby=\"caption-attachment-23062\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-23062\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/01\/A67.137.33001.1-e1579953110724.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"770\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-23062\" class=\"wp-caption-text\">Dorothea Lange &#8211; White Angel Bread Line, Sn Francisco., 1933<\/figcaption><\/figure>\n&nbsp;<br \/>\nche serve da binocolo per avvicinare noi osservatori alla visione di quella che lui definisce \u201cla personalizzazione del costo umano di forze economiche senza volto\u201d. Che venga utilizzato come segno per differenziare l\u2019anonimo (o il pi\u00f9 bisognoso, nel caso di questa immagine) dalla massa oppure che serva a<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23054\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/01\/020_Dyer-e1579967518471.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"610\" \/><\/p>\n<p>nascondere l\u2019assurdit\u00e0 beckettiana dell\u2019attesa (sempre Lange, <em>Man beside Wheelbarrow<\/em>, 1934) o, ancora, che sia lo strumento di sopravvivenza quotidiana di un uomo cieco costretto all\u2019elemosina (John Vachon, <em>Blind<\/em><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23055\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/01\/030_Dyer-e1579967554994.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"361\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<em>Beggar<\/em>, Washington DC, novembre 1937), per giunta sotto il cartello di una banca, Dyer ci fa riflettere su come gli oggetti che troviamo nelle immagini possono non essere semplici \u201caggettivi\u201d o complementi di un discorso qualsiasi ma si rivelano invece il segno preciso di un referente, di una storia che, proprio grazie ad essi, acquista un senso nuovo arricchendosi di possibilit\u00e0. Non ci troviamo pi\u00f9 di fronte a documenti di un tempo passato e ormai immobile nella sua distanza ma siamo anzi al cospetto di vari modi della condizione umana, con l\u2019immagine che ci chiama come soggetti e ci identifica non soltanto come osservatori neutri ma come compartecipi di una vicenda comune. Per Dyer, sono le condizioni materiali a renderci simili, uomo all\u2019uomo. L\u2019epilogo della vicenda, se cos\u00ec vogliamo esprimerci, l\u2019autore lo vede in questa <em>Senza titolo<\/em> degli<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23056\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/01\/040_Dyer-e1579967592280.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"380\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nanni Cinquanta di Garry Winogrand dove il cappello segna la sua separazione simbolica da colui che lo indossa, si definisce come oggetto eccentrico dell\u2019immagine e come termometro di un tempo ormai \u201craffreddatosi\u201d: qui non siamo pi\u00f9 in <em>Furore<\/em> di Steinbeck, romanzo al quale l\u2019analisi dyersiana deve a mio avviso moltissimo, perch\u00e9 il cappello torna ad essere pi\u00f9 vicino all\u2019accessorio della fotografia glamour che non alla necessit\u00e0 simbiotica e identitaria dei decenni precedenti.<br \/>\nAntonio Desideri<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Recensioni Di Cult &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Prologo Campo d\u2019indagine vastissimo, e secondo me fondamentale, quello del rapporto &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":23053,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[5,31],"tags":[69],"class_list":["post-23051","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-critico-della-fotografia","category-saggistica-archivio","tag-recensioni-libri"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23051","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23051"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23051\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23053"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23051"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23051"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23051"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}