{"id":23939,"date":"2020-04-05T09:00:49","date_gmt":"2020-04-05T07:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=23939"},"modified":"2020-04-05T09:00:49","modified_gmt":"2020-04-05T07:00:49","slug":"il-primo-libro-di-fotografia-di-david-bate-prima-parte-a-cura-di-antonio-desideri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2020\/04\/05\/il-primo-libro-di-fotografia-di-david-bate-prima-parte-a-cura-di-antonio-desideri\/","title":{"rendered":"\u201cIl primo libro di fotografia\u201d di David Bate; prima parte \u2013 a cura di Antonio Desideri"},"content":{"rendered":"<p>.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-23943 alignleft\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Primo-Libro_copertina_72-e1585993754749.jpg\" alt=\"\" width=\"374\" height=\"580\" \/><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Prima parte <\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAnalizzarla per generi \u00e8 forse un modo superato di studiare la fotografia. Come accaduto nel campo dell\u2019arte con le avanguardie di inizio Novecento o in letteratura con l\u2019avvento del postmoderno, nel corso del tempo le carte in tavola, per cos\u00ec dire, si sono mescolate in maniera diversa e molto pi\u00f9 articolata. Ci guadagna la complessit\u00e0 del fenomeno, la sua ricchezza concettuale.<br \/>\nEppure, per un libro che si intitola \u00abIl primo libro di fotografia\u00bb ed ha l\u2019intento di porsi come una sorta di viaggio iniziatico nel mondo dell\u2019immagine fotografica (cosa peraltro effettiva, dato che l\u2019autore insegna fotografia alla University of Westminster a Londra e il libro nasce come base per i suoi corsi), questo metodo ha il pregio della semplicit\u00e0 portando il lettore a riflettere su come la storia della fotografia si sia strutturata dalle origini e quali possano essere gli sviluppi futuri. Veder susseguirsi i vari momenti raggruppandoli in: istantanee, documentario e narrazione, ritratti, paesaggio e, infine, natura morta aiuta sia il neofita al primo approccio che il lettore evoluto ed informato a comporre una vera e propria mappa ideale con la quale orientarsi durante il cammino. E non \u00e8 tutto perch\u00e9 l\u2019autore conclude il suo ragionamento con tre corpose riflessioni sul rapporto tra fotografia ed arte, sulla fotografia che lui stesso definisce globale (quella odierna, segnata pi\u00f9 di tutto dal sistema della distribuzione delle immagini) e infine sulla freudiana pulsione scopica ovvero il \u201cpiacere\u201d di guardare.<br \/>\nIl libro si chiude in realt\u00e0 con una veloce ma preziosissima serie di apparati tra cui un paio di bibliografie (una pi\u00f9 versata all\u2019approfondimento specifico, l\u2019altra di pi\u00f9 ampio respiro culturale) che da sole valgono quasi il denaro speso.<br \/>\nNel nostro caso, volendo ancora una volta riflettere sulla lettura delle immagini, potremmo cominciare proprio dal primo capitolo (\u201cTeoria della fotografia\u201d) dove l\u2019autore si confronta con il realismo fotografico leggendolo per\u00f2 in termini semiologici ovvero di come i codici visivi (geometria, prospettiva, punto di ripresa, ecc) organizzino gli elementi dell\u2019immagine e quindi il discorso retorico. E\u2019 questo discorso che noi facciamo, leggendo la foto. A differenza del linguaggio parlato o scritto, in fotografia i differenti codici<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23942\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/di-Montizon_Lippopotamo-al-giardino-zoologico_72.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"542\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/di-Montizon_Lippopotamo-al-giardino-zoologico_72.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/di-Montizon_Lippopotamo-al-giardino-zoologico_72-300x280.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\npresenti li riceviamo (vediamo) tutti nello stesso momento, simultaneamente eppure siamo in grado di interpretarne la sintassi: in primo luogo, un contrasto di misura tra l\u2019ippopotamo e gli umani ma pure un\u2019organizzazione dello spazio all\u2019interno del fotogramma, tra l\u2019orizzontale della parte bassa (l\u2019animale sdraiato) e il verticale della met\u00e0 superiore (le sbarre e le persone all\u2019impiedi); un altro contrasto \u00e8 quello tra il sonno per cos\u00ec dire rilassato dell\u2019animale e l\u2019attenzione vigile delle persone intente a guardare. Ancora: dando per scontato che ci troviamo in uno zoo e che quindi dovrebbe essere l\u2019ippopotamo quello \u201cin gabbia\u201d, il fatto che gli osservatori siano essi stessi dietro le sbarre (rispetto alla posizione della macchina fotografica) ci d\u00e0 immediatamente un senso di rovesciamento che mette in discussione la realt\u00e0: chi \u00e8 davvero il prigioniero, l\u2019ippopotamo oppure gli uomini che si trincerano dietro la loro cultura \u201ccivilizzata\u201d fatta di zoo e altri dispositivi \u201cculturali\u201d? A questa domanda, nel saggio di Bate, se ne susseguono altre, a dimostrazione che una foto all\u2019apparenza \u201csemplice\u201d pu\u00f2 nascondere significati profondi e a largo raggio che vanno ben oltre il pezzetto di carta e che hanno bisogno di una interpretazione. In questo caso, il punto di vista \u00e8 l\u2019elemento fondamentale. Se la stessa situazione fosse stata ripresa dal punto in cui si trovano tutti gli altri visitatori (magari infilando la fotocamera tra una sbarra e l\u2019altra\u2026), avremmo avuto un risultato completamente diverso.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un altro aspetto dell\u2019analisi di Bate che mi sembra interessante perch\u00e9 poco evidente, ovvero: cosa guardiamo quando guardiamo un ritratto? Stiamo guardando il soggetto ripreso oppure tentiamo di riconoscere noi stessi, in esso? Non dir\u00f2 come finisce la diatriba retorica (e forse non \u00e8 difficile intuirlo\u2026) ma mi preme evidenziare quali sono gli argomenti che l\u2019autore utilizza per sostenere il suo ragionamento. In primo luogo definisce tutti i ritratti grazie a cinque elementi chiave che si ripetono sempre: il volto, la posa, il vestiario, l\u2019ambientazione e gli accessori. Secondo lui, per ogni caratteristica retorica che il ritratto vuole comunicare, quegli elementi chiave vengono investiti di un\u2019importanza diversa. Nella foto di James Van Der Zee, \u201cCoppia a Harlem\u201d del 1932, sono l\u2019automobile e le lussuose pellicce a darci il clima della<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23944\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Van-Der-Zee_Coppia_72.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"461\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Van-Der-Zee_Coppia_72.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Van-Der-Zee_Coppia_72-300x238.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nrappresentazione: in questo caso il ritratto ci mostra uno status sociale e, insieme, un messaggio decisamente progressista in una coppia mista che sicuramente doveva essere abbastanza rara all\u2019epoca. Possiamo invece andare alla quintessenza del ritratto con August Sander che riprende in primissimo piano e a tutto campo sua figlia Sigrid: qui non \u00e8 possibile distrarsi dal volto e dall\u2019espressione del soggetto. Ci basta sapere che lo stile di Sander era quello generalmente documentaristico per interpretare questo scatto? Oppure c\u2019\u00e8 qualcos\u2019altro che ci chiama? E se fosse, ad esempio, il nostro desiderio di guardare o la grande<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23941\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/August-Sander_Sigrid-Sander_72.jpg\" alt=\"\" width=\"445\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/August-Sander_Sigrid-Sander_72.jpg 445w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/August-Sander_Sigrid-Sander_72-230x300.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 445px) 100vw, 445px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\npresenza di dettagli (persino la grana della pelle, dato il primissimo piano) che ci troviamo a dover \u201cinterpretare\u201d o ancora la quasi mancanza di distanza tra il volto e noi che lo guardiamo?<br \/>\nSi crea cos\u00ec l\u2019enigma del ritratto, una sorta di mistero che non \u00e8 facile (e forse nemmeno necessario) risolvere: siamo impossibilitati a decidere, con certezza, cosa questo volto voglia dirci e, ancor meno, cosa sia pensando Sigrid. La nostra diventa una posizione fluida, incerta, con processi persino inconsci che ci portano magari a cercare le somiglianze con qualcos\u2019altro che sembriamo conoscere o che abbiamo gi\u00e0 visto. Non abbiamo altri appigli.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nAntonio Desideri<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. &nbsp; . &nbsp; . &nbsp; . &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":23943,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[31],"tags":[47],"class_list":["post-23939","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-saggistica-archivio","tag-desideri"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23939","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23939"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23939\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23943"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23939"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23939"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23939"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}