{"id":23950,"date":"2020-04-07T09:00:26","date_gmt":"2020-04-07T07:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=23950"},"modified":"2020-04-07T09:00:26","modified_gmt":"2020-04-07T07:00:26","slug":"il-primo-libro-di-fotografia-di-david-bate-_-seconda-parte-a-cura-di-antonio-desideri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2020\/04\/07\/il-primo-libro-di-fotografia-di-david-bate-_-seconda-parte-a-cura-di-antonio-desideri\/","title":{"rendered":"\u201cIl primo libro di fotografia\u201d di David Bate _ seconda parte    &#8211; a cura di Antonio Desideri"},"content":{"rendered":"<p>.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-23958\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Primo-Libro_copertina_72-1.jpg\" alt=\"\" width=\"374\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Primo-Libro_copertina_72-1.jpg 374w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Primo-Libro_copertina_72-1-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 374px) 100vw, 374px\" \/><br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Seconda parte<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLa fotografia di paesaggio, croce e delizia di ogni fotoamatore che si rispetti. Anzi, probabilmente il motivo principale per cui ci dotiamo di macchina fotografica: immortalare quel luogo che ci trasmette sensazioni, ricordi, che amiamo in modo viscerale, che parla (anche) di\/per noi.<br \/>\nEbbene, David Bate qui si fa particolarmente severo perch\u00e9, introducendosi nel discorso dalla porta decisamente inevitabile della pittura romantica, mette all\u2019opera una netta suddivisione, quella tra \u201cpittoresco\u201d (parte dai dipinti di John Constable e arriva alla fotografia di Henry Peach Robinson) e \u201csublime\u201d (ovvero da William Turner per arrivare, ad esempio, ad Ansel Adams).<br \/>\nNaturalmente il discorso \u00e8 molto pi\u00f9 complesso ed articolato di come possiamo svilupparlo qui ma possiamo riassumerlo come segue. Secondo Bate il pittoresco \u00e8 quella visione un po\u2019 romantica della vita di campagna che viene quindi rappresentata per \u201ccome dovrebbe essere\u201d o come immaginiamo che sia e il cui<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23954\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Constable_The-White-Horse_72.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"398\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Constable_The-White-Horse_72.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Constable_The-White-Horse_72-300x206.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nintento \u00e8 quello estetizzante, come si pu\u00f2 vedere dal dipinto di Constable dove ogni cosa sembra essere stata disposta appositamente per creare un effetto di realt\u00e0 oppure, tornando alla fotografia, come in Robinson che fotografa situazioni che sembrano uscite direttamente da una fiaba, con tutto il loro carico di retorica letteraria e \u201cnarrativa\u201d a partire dal titolo stesso (\u201cWhen the Day&#8217;s Work is Done\u201d, foto del 1877)<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23959\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Robinson_When_the_Days_Work_is_Done_72.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"439\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Robinson_When_the_Days_Work_is_Done_72.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Robinson_When_the_Days_Work_is_Done_72-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nche pare avere il semplice intento di pacificare ogni cosa, neanche pi\u00f9 di documentare il \u201cvero\u201d ma di ricrearlo a tavolino secondo precetti che non sono nemmeno, come abbiamo detto, prettamente fotografici. I due artisti vogliono che il mondo somigli all\u2019idea che ne hanno loro, a quella bellezza artificiosa perch\u00e9 fatta di criteri che quasi la banalizzano invece che, casomai, esaltarla. Questo non vuol dire che i due artisti \u201cfalsificassero\u201d in qualche modo il loro pensiero; semplicemente andavano alla ricerca di un\u2019idea di bello che corrispondesse ad aspettative gi\u00e0 perfettamente predefinite.<br \/>\nDi contro, ah il \u201csublime\u201d! Qui Bate si rif\u00e0 ovviamente al vecchio Kant che \u00e8 stato forse il primo, o almeno il pi\u00f9 profondo, cultore della potenza della natura e del suo scontrarsi con la nostra paura: il sublime ci scuote e ci lascia senza fiato perch\u00e9 mostra tutta la forza, la distanza, l\u2019inafferrabilit\u00e0 finale della natura stessa. Il sublime \u00e8 \u00abuno spazio associato al rischio, un luogo sinistro, spaventoso, intriso di un\u2019aura di minaccia\u00bb. Ecco allora il tempestoso Turner di \u201cThe Shipwreck\u201d (1805) che ci viene incontro con la sua<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23960\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Turner_The-Shipwreck_72.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"411\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Turner_The-Shipwreck_72.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Turner_The-Shipwreck_72-300x213.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\ndrammaticit\u00e0, con una forza che non ammette dubbi: restiamo stregati da questa immane potenza e dal pericolo che nostri simili, su quei fuscelli in balia del mare, stanno correndo. La bellezza qui ci scuote. E ci scuotono anche le montagne di<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23953\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Ansel-Adams_Maroon-Bells_72.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"463\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Ansel-Adams_Maroon-Bells_72.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Ansel-Adams_Maroon-Bells_72-300x239.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAnsel Adams perch\u00e9, pur non contenendo il rischio della morte-in-azione come nei drammi di Turner, \u00e8 evidente che qui la natura non \u00e8 un simpatico ed estetizzante tramonto che si ripete uguale ogni sera ma un intero universo che ci ridimensiona, al suo cospetto, al pari di un animale tra i tanti e non certo come l\u2019essere che vorrebbe dominarla.<br \/>\nIl ragionamento di Bate finisce poi per includere anche la fotografia di guerra tra i casi di \u201csublime\u201d, anche se con la riserva di caso speciale. Sostiene che il senso di minaccia, l\u2019angoscia della violenza e l\u2019orrore dei corpi mutilati o dei paesaggi urbani sventrati e devastati siano una declinazione possibile di questa idea del sublime; il suo punto di vista si fa fortemente interrogativo, come credo sia giusto, quando va a declinarsi con la reazione \u201cpsicologica\u201d del fruitore di tali immagini: sarebbe interessante approfondire la dinamica di questo legame particolare tra immagine di guerra e spettatore.<br \/>\nFiniamo con una domanda: e se la fotografia pubblicitaria fosse la natura morta dei nostri tempi? D\u2019accordo, la domanda \u00e8 volutamente retorica nel senso che la risposta \u00e8 inevitabile ed \u00e8, a mio avviso, positiva: s\u00ec, la natura morta oggi \u00e8 la foto di pubblicit\u00e0. Se anzi, assecondando l\u2019anglicizzazione del discorso pubblico, prendiamo in considerazione il termine still life e lo traduciamo, per una volta, in senso strettamente letterale ci troveremo di fronte alla \u201cvita fermata\u201d. In senso fotografico, il ragionamento \u00e8 ancora pi\u00f9 pregnante perch\u00e9 che cos\u2019\u00e8 una fotografia se non l\u2019attimo fermato dall\u2019otturatore?<br \/>\nDetto questo, \u00e8 possibile leggere una fotografia pubblicitaria come un\u2019immagine qualsiasi, utilizzando cio\u00e8 la semiotica? Roland Barthes ce lo ha dimostrato senza alcun dubbio, con la famigerata fotografia della pasta Panzani. In \u201cL\u2019ovvio e l\u2019ottuso\u201d c\u2019\u00e8 un intero paragrafo (pagina 23 e seguenti) in cui il semiologo<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23957\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Pasta-Panzani_Barthes_72.jpg\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Pasta-Panzani_Barthes_72.jpg 430w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Pasta-Panzani_Barthes_72-222x300.jpg 222w\" sizes=\"auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nfrancese dimostra da par suo tutta la potenza del messaggio \u201cculturale\u201d insito in una fotografia inequivocabilmente pubblicitaria. Eppure, per farla breve, ci\u00f2 che viene fuori dalla sua analisi \u00e8 che l\u2019osservatore non pu\u00f2 far altro che prendere atto di ci\u00f2 che vede: una certa aura di \u201citalianit\u00e0\u201d (ma attenzione la pasta Panzani \u00e8 un prodotto assolutamente francese\u2026) che questa azienda vuole comunicare per vendere meglio la sua merce. Ci\u00f2 che vediamo parla chiaro, persino lo stile di vita (la retina per la spesa, il pomodoro, il sugo, il \u201cparmesan\u201d\u2026) si rif\u00e0 chiaramente al nostro Paese. Oggi, forse, un\u2019immagine cos\u00ec non ingannerebbe pi\u00f9 nessuno ma all\u2019epoca ebbe la sua ragion d\u2019essere: funzionava. Persino come natura morta, appunto.<br \/>\nSe ora facciamo un piccolo passo indietro, tornando al libro di Bate, ci troviamo davanti due esempi dirimenti. Da una parte, \u201cRed apples\u201d di Irving Penn (1985, quasi gli stessi anni della pasta Panzani) e<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23955\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Irving-Penn_Red-Apples_72.jpg\" alt=\"\" width=\"432\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Irving-Penn_Red-Apples_72.jpg 432w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Irving-Penn_Red-Apples_72-223x300.jpg 223w\" sizes=\"auto, (max-width: 432px) 100vw, 432px\" \/><\/p>\n<p>dall\u2019altra \u201cHamburger\u201d di Brian Klutch. Considerando entrambi, quali sono, nature morte, troviamo una prima differenza: non esiste pi\u00f9 un contesto, un \u201cambiente\u201d in cui il soggetto ripreso sia immerso o di cui voglia parlarci. Gli oggetti si stagliano ora su fondi cos\u00ec bianchi che sembrano addirittura abbacinanti. Ci\u00f2 che importa non \u00e8 pi\u00f9 la societ\u00e0 a cui fanno riferimento ma la centralit\u00e0 del soggetto stesso, la sua unica presenza, assoluta.<br \/>\nInoltre, sfido chiunque a considerare la foto di Penn un\u2019immagine pubblicitaria: chi si farebbe convincere dall\u2019addentare una di quelle mele? Ecco allora che la natura morta, cio\u00e8 la vita fermata, assume un altro significato; probabilmente pi\u00f9 vicino al messaggio \u201cpolitico\u201d che vuole indicare lo stato che abbiamo raggiunto: cibo e consumismo sono tutt\u2019uno, possiamo permetterci di lasciar marcire queste mele. Ne avremo altre, domattina, sui banchi dei negozi, pi\u00f9 belle, succulente, come \u201cnuove\u201d. La natura \u201c\u00e8\u201d morta perch\u00e9 rinasce ogni volta, nel consumo. Noi non dobbiamo fare nulla, solo guardare queste mele, abbacinati dal bianco che le fa galleggiare per noi, in un limbo senza motivo.<br \/>\nBrian Klutch invece \u00e8 un vero fotografo di pubblicit\u00e0 e il suo hamburger ha secondo me un caratteristica peculiare che, a questo punto (ed ecco la seconda differenza) manca sia alle mele di Penn che alla pasta Panzani: l\u2019hamburger di Klutch da solo non fa niente, non dice. E\u2019 quasi pittoresco, ha caratteristiche che sono persino banali, le solite. La sua retorica \u00e8 allora quella di \u201cappropriarsi\u201d di noi consumatori. Lo sfondo bianco \u00e8 stavolta il vero invito: \u201cprendimi, sono qui e basta. Ci sono per te\u201d. Esso si incarna in noi, noi possiamo averlo, comprarlo e addentarlo (ri)dandogli finalmente senso. Ecco la sua potente retorica in azione: la pubblicit\u00e0 \u00e8 natura. Ma, senza consumatori, morta.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23956\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Klutch_Hamburger_72.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Klutch_Hamburger_72.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2020\/04\/Klutch_Hamburger_72-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/>Antonio Desideri<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. &nbsp; . &nbsp; . &nbsp; . &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Seconda parte &nbsp; La fotografia di paesaggio, croce e &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":23958,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[31],"tags":[47],"class_list":["post-23950","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-saggistica-archivio","tag-desideri"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23950","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23950"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23950\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23958"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}