{"id":26791,"date":"2021-05-02T15:00:54","date_gmt":"2021-05-02T13:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=26791"},"modified":"2021-05-02T15:00:54","modified_gmt":"2021-05-02T13:00:54","slug":"ambiente-clima-futuro_-elaborazione-del-concept_08","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2021\/05\/02\/ambiente-clima-futuro_-elaborazione-del-concept_08\/","title":{"rendered":"Ambiente Clima Futuro_ Elaborazione del Concept_08"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Ambiente Clima Futuro_ Elaborazione del Concept_08<\/strong><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center\">di Renza Grossi, Gabriele Bartoli<\/h3>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIn occasione dell\u2019avvio del nuovo progetto nazionale della Fiaf, \u201cAmbiente Clima Futuro\u201d, il Gruppo Fotografico Grandangolo inizia un percorso di avvicinamento al tema attraverso la visione di progetti autoriali volti ad indagare fotograficamente gli sviluppi climatici contemporanei. Il tema generale \u00e8 stato concettualmente suddiviso in sotto temi per ognuno dei quali sono stati scelti due autori con punti di vista differenti o diametralmente opposti.<br \/>\nPartiamo dal presupposto che A<em>mbiente<\/em>, C<em>lima<\/em> e<em>\u00a0Futuro<\/em> sono tre termini differenti, che possono convivere insieme ma anche rappresentare punti di partenza e di arrivo molto distanti:<\/p>\n<ul>\n<li>L\u2019AMBIENTE \u00e8 permeato nel presente, nel mondo contemporaneo, ma al tempo stesso ci pu\u00f2 fornire un racconto preciso delle nostre azioni nel passato.<\/li>\n<li>Il CLIMA \u00e8 oggi al centro di innumerevoli discussioni e confronti ed \u00e8 divenuto negli ultimi anni una vera e propria urgenza.<\/li>\n<li>Il FUTURO \u00e8 un invito a rivolgere lo sguardo personale e collettivo a ci\u00f2 che accadr\u00e0 domani, dopo di noi e verso chi erediter\u00e0 il nostro mondo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sono tre direzioni solo all\u2019apparenza diverse che in realt\u00e0 possono coesistere ed essere conciliabili.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Vivere i contrasti<\/strong><\/h3>\n<p>Da queste riflessioni abbiamo provato a trarre ipotesi per definire dei sotto-temi da indagare. Il primo preso in considerazione \u00e8 <strong>VIVERE I CONTRASTI<\/strong>. Nel momento in cui si parla di Ambiente, segnato dalla presenza umana, ma anche di un Clima che va degradando e condizionando il futuro delle prossime generazioni, la prima parola che \u00e8 emersa \u00e8 <strong><em>contrasto<\/em><\/strong>, quello che affiora nel rapporto critico tra uomo ed ambiente naturale.<br \/>\nAbbiamo raccolto l\u2019esempio di due fotografi che hanno deciso di mostrare ci\u00f2 che avviene in quelle parti del mondo in cui l\u2019uomo cerca faticosamente di convivere con particolari situazioni ambientali o in cui l\u2019uomo \u00e8 la causa primaria della degenerazione dell\u2019equilibrio naturale.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<figure id=\"attachment_26792\" aria-describedby=\"caption-attachment-26792\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26792\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/010_Mitch-Epstein-America-Power-2003-2009.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/010_Mitch-Epstein-America-Power-2003-2009.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/010_Mitch-Epstein-America-Power-2003-2009-300x233.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26792\" class=\"wp-caption-text\">Mitch Epstein, America Power, 2003-2009<\/figcaption><\/figure>\n<strong>Mitch Epstein<\/strong> \u00e8 un autore americano che a partire dl 2003 ha intrapreso un percorso fotografico molto interessante nato dall\u2019incontro del fotografo con la comunit\u00e0 di una piccola cittadina dell\u2019Ohio.<br \/>\nIl villaggio di cui racconta nei primi anni del 2000 viene materialmente acquistato dall\u2019American Electrich Power la societ\u00e0 nazionale dell\u2019energia americana, una delle multinazionali pi\u00f9 potenti del mondo. Il paese venne dunque smantellato pezzo per pezzo perch\u00e9 territorialmente la sua presenza risultava disturbante in quanto occupava un territorio destinato all\u2019edificazione di centrali destinate alla produzione di energia. Epstein parte da qui per cercare di comprendere cosa sta accadendo all\u2019America, la nazione che per decenni ha rappresentato un modello economico e che oggi si ritaglia il nuovo ruolo di esempio negativo da rifiutare e non perseguire. Il fotografo \u00a0nel suo <strong><em>American Power<\/em><\/strong> percorre 25 stati cercando di raccontare e ritrarre il rapporto spesso difficile tra l\u2019uomo e l\u2019energia, tra l\u2019uomo e il mondo naturale. Centrali elettriche, a vapore, nucleari, appaiono nelle sue immagini marcatamente ingerenti rispetto al mondo abitato e quotidiano, ma lo sguardo del fotografo si sofferma ad indagare anche sulla principale conseguenza della crescita economica determinata dal monopolio energetico: il distanziamento sempre pi\u00f9 marcato tra le classi sociali. \u00a0Il suo \u00e8 un ampio lavoro di reportage costruito sui forti contrasti contenutistici e che nel corso degli anni ha avuto esiti inaspettati: oltre al progetto fotografico hanno preso forma articoli, libri e addirittura uno spettacolo teatrale, costruito sull\u2019interazione tra parola e immagine.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<figure id=\"attachment_26793\" aria-describedby=\"caption-attachment-26793\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26793\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/020_HannHartung-The-Beauty-and-the-Beast-2015-2016.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"449\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/020_HannHartung-The-Beauty-and-the-Beast-2015-2016.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/020_HannHartung-The-Beauty-and-the-Beast-2015-2016-300x232.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26793\" class=\"wp-caption-text\">Hann+Hartung, The Beauty and the Beast, 2015-2016<\/figcaption><\/figure>\n<strong>\u00a0<\/strong><strong>Hann e Hartung<\/strong> sono due fotografi tedeschi che indagano le realt\u00e0 territoriali e la convivenza delle comunit\u00e0 all\u2019interno dei loro territori di provenienza. <strong><em>The Beauty and the Beast<\/em><\/strong> \u00e8 un lavoro del 2015-2016 realizzato nelle isole indonesiane, molte delle quali presentano vulcani attivi, il cui territorio \u00e8 stato colpito dallo tzunami del 2002 e da svariate eruzioni avvenute nel tempo.<br \/>\nSe nel nostro immaginario comune l\u2019Indonesia \u00e8 un luogo prettamente turistico, Hann e Hartung partono da questo tipo di visione per raccontare come realmente vivono i suoi abitanti.<br \/>\nI due aprono il loro lavoro con le classiche fotografie da catalogo o rivista di settore per mostrarci via via la vera natura del paese. Vengono mostrati i vulcani, chi \u00e8 deputato al loro controllo, ma anche gli esiti della nascita di una politica sociale della prevenzione e messa in sicurezza degli abitanti. Le fotografie di luoghi e persone si alternano a quelle di oggetti significativi, come un frammento di lava o un telefonino abbandonato, ma anche gli strumenti scientifici di misurazione e controllata dell\u2019intensit\u00e0 degli eventi, fino ad arrivare ai cartelli ed ai segnali acustici che avvertono la popolazione del pericolo incombente. Un modo di indagare territorio e l\u2019ambiente che stride con l\u2019immaginario collettivo dell\u2019Indonesia evidentemente caratterizzato da una certa superficialit\u00e0. L\u2019immagine di chiusura del lavoro riprende la fotografia di una barca ripiegata su se stessa e corredata da una frase la cui traduzione \u00e8 \u201cnon basta solo la fortuna per salvarsi\u201d.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Nuova Botanica<\/strong><\/h3>\n<p>Dopo aver indagato come il reportage pu\u00f2 rendere visibili questi nuovi contrasti, subentra la necessit\u00e0 di esplorare pi\u00f9 a fondo i differenti ambiti naturali. Ed ecco allora che il nostro punto di vista si sposta verso il racconto di una <strong>NUOVA BOTANICA<\/strong>. I progetti scelti sono lucidi e disincantati e ci conducono in due luoghi molto diversi, che mostrano presupposti, contesti e pensieri estremamente lontani tra loro.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26794\" aria-describedby=\"caption-attachment-26794\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26794\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/030_Alexis-Pike-Claimend-Landscape-2012-2016.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"458\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/030_Alexis-Pike-Claimend-Landscape-2012-2016.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/030_Alexis-Pike-Claimend-Landscape-2012-2016-300x237.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26794\" class=\"wp-caption-text\">Alexis Pike, Claimend: Landscape, 2012-2016<\/figcaption><\/figure>\n<strong>Alexis Pike<\/strong> \u00e8 una fotografa americana originaria dei territori dell\u2019Idaho, ancora presenti nell\u2019immaginario comune come lo scenario delle grandi epopee del west. Vallate immense, ricchezze naturali straordinarie, bellezza e fascino insuperabili. Ma la Pike racconta come sia cresciuta in un mondo in cui la vegetazione \u00e8 preclusa ad alcune classi sociali. Del 63% del territorio dell\u2019Idaho, spazio pubblico appartenente al governo federale, il 39%, di fatto inadatto all\u2019agricoltura e all\u2019allevamento, risulta il solo rimasto effettivamente pubblico. Il restante 24% \u00e8 stato venduto a privati cittadini che sono arrivati cos\u00ec a possedere complessivamente il 64 % circa del territorio dello stato. Si \u00e8 creata quindi, una situazione particolarmente ambigua poich\u00e8 gli abitanti dell\u2019Idaho per poter raggiungere i grandi parchi naturali pubblici devono attraversare territori privati e frequentemente preclusi al transito libero se non a seguito del pagamento di una tassa o di un biglietto. E\u2019 da qui che parte <strong><em>Claimend: Landscape<\/em><\/strong> il lavoro in cui la Pike sceglie di ritrarre non il paesaggio reale, ma il ricordo della grande epopea naturale del passato focalizzando l\u2019attenzione sui murales che secondo la tradizione locale riprendono i paesaggi del luogo diventando inaspettatamente l\u2019unica natura a disposizione di tutti.\u00a0 Se l\u2019ambiente naturale non \u00e8 accessibile l\u2019unico modo per approcciarsi ad esso \u00e8 la sua riproduzione e ci\u00f2 che rimane sono solo segni, tracce di un mondo inaccessibile che emerge con tragicit\u00e0 tra le mura delle case, dietro alle lamiere, sotto lo strato artificiale costruito dall\u2019uomo.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<figure id=\"attachment_26795\" aria-describedby=\"caption-attachment-26795\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26795\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/040_Yang-Wang-Preston-Forest-dal-2102.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/040_Yang-Wang-Preston-Forest-dal-2102.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/040_Yang-Wang-Preston-Forest-dal-2102-300x240.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26795\" class=\"wp-caption-text\">Yang Wang Preston, Forest, dal 2102<\/figcaption><\/figure>\n<strong>\u00a0<\/strong><strong>Yang Wang Preston<\/strong> \u00e8 un autore anglo cinese che sposta il nostro sguardo dagli Stati Uniti alla Cina per andare ad indagare la megalopoli di Chongqing. Questa citt\u00e0 sta progressivamente diventando la pi\u00f9 grande del mondo, si parla infatti di quasi 30.000.000 di abitanti. L\u2019autore a partire dal 2012 con <strong><em>Forest<\/em><\/strong> sta costantemente seguendo l\u2019ampliamento del tessuto urbano della citt\u00e0, mostrandoci come oltre al costruire abitazioni e grattacieli si stia tentando anche di reinventare un rapporto con il mondo naturale, creando una nuova natura, una nuova botanica come abbiamo inizialmente detto.<br \/>\nSe abitualmente nelle citt\u00e0, nel momento in cui si pianifica l\u2019edificazione dei quartieri si progetta anche l\u2019inserimento di una piantumazione di arbusti indigeni, nel lavoro fotografico di Preston si nota invece come qui si sia scelto di piantare alberi gi\u00e0 adulti, strappati da altri contesti ambientali e quindi non autoctoni. Si passa quindi da un iniziale progetto ecologico di inserimento del verde all\u2019interno del cemento ad una scelta prettamente estetica nel modo di trattare l\u2019elemento naturale all\u2019interno della megalopoli. Dove sono stati piantati gli alberi pi\u00f9 belli, tanto pi\u00f9 le abitazioni sono aumentate di prezzo. Il business economico \u00e8 andato perci\u00f2 rincorrendo il verde urbano, pur fagocitato dalla citt\u00e0. Il Futuro in questo caso \u00e8 rappresentato dal tentativo di immaginarsi come potrebbe essere questo nuovo ambiente urbano nei prossimi anni e in tal senso le immagini risultano molto interessanti perch\u00e9 mettono in evidenza il drammatico contrasto tra le dimensioni ridotte degli alberi seppur adulti e la monumentalit\u00e0 strabordante degli edifici intorno a loro.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Umano o Animale?<\/strong><\/h3>\n<p><strong>UMANO O ANIMALE.<\/strong> Se si parla di nuova botanica \u00e8 fondamentale trattare anche il mondo animale e il suo rapporto spesso conflittuale con l\u2019uomo. I due lavori scelti hanno fotograficamente un sapore completamente diverso.<br \/>\nDurante una una visita nel 2008 all\u2019America Museum of Natural History di New York, la fotografa americana Traer Scott.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26796\" aria-describedby=\"caption-attachment-26796\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26796\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/050_Traer-Scott-Natural-History-2012.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"742\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/050_Traer-Scott-Natural-History-2012.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/050_Traer-Scott-Natural-History-2012-235x300.jpg 235w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26796\" class=\"wp-caption-text\">Traer Scott, Natural History, 2012<\/figcaption><\/figure>\n<strong>Traer Scott<\/strong> realizza alcuni scatti, molto intriganti, ai diorami che ritraggono la messa in scena di composizioni animali. Nasce cos\u00ec <strong><em>Natural History<\/em><\/strong>. L\u2019immagine del marito riflessa sul vetro si \u00e8 andata a sovrapporre a quella degli animali tassidermizzati e l\u2019autrice ha iniziato a riflettere sul modo in cui i moderni visitatori osservano ed interagiscono con un mondo naturale che \u00e8 \u201ccostruito\u201d, che trasmette aggressivit\u00e0, paura, passivit\u00e0, ma che non \u00e8 la realt\u00e0. Eppure la maggior parte delle persone oggi ha solo questo tipo di approccio con la natura, distante, irreale e mediato dalla finzione costruita. Quello della Scott \u00e8 un piccolo lavoro a km zero, dove illusione e concretezza si mescolano in modo affasciante.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26797\" aria-describedby=\"caption-attachment-26797\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26797\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/060_Paolo-Marchetti-The-Price-of-Vanity-2018-2019.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"385\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/060_Paolo-Marchetti-The-Price-of-Vanity-2018-2019.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/060_Paolo-Marchetti-The-Price-of-Vanity-2018-2019-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26797\" class=\"wp-caption-text\">Paolo Marchetti, The Price of Vanity, 2018-2019<\/figcaption><\/figure>\nQuello di <strong>Paolo Marchetti<\/strong>,<strong> <em>The Price of Vanity<\/em><\/strong>, \u00e8 un grande progetto, di dimensione globale. L\u2019autore ha realizzato un imponente lavoro di reportage sul \u201cdietro le quinte\u201d della produzione dei capi di abbigliamento, che ancora oggi sono considerati status symbol. Ecco allora che il fotografo mostra gli allevamenti intensivi di tre animali, i visoni in Polonia, gli struzzi in Colombia e gli alligatori in Thailandia, interrogandosi, come dice il titolo, sul prezzo della vanit\u00e0 umana. Negli allevamenti intensivi si tende ovviamente ad ottenere il maggior risultato possibile con il minor costo produttivo possibile. Le fotografie di Marchetti ci restituiscono un mondo crudele non solo per la violenza delle azioni compiute sugli animali ma anche per la durezza delle condizioni lavorative. Osservando queste immagini verrebbe da chiedersi quale sua realmente l\u2019animale\u2026<br \/>\nIl fotografo non si limita a ritrarre gli allevamenti ma si spinge a documentare tutta la filiera produttiva fino alla sua esposizione nelle vetrine dei negozi. La domanda che si e ci pone riguarda non solo l\u2019etica, ma anche la sostenibilit\u00e0 di questo tipo di commercio in un mondo in cui molte specie animali anche a causa delle condizioni climatiche stanno via via scomparendo.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un altro modo di raccontare.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>UN ALTRO MODO DI RACCONTARE. <\/strong>Esistono altri modi per raccontare la fragilit\u00e0 del mondo naturale? E\u2019 la domanda che ci siamo posti e che ha trovato una prima forma espressiva nei due autori successivi.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<figure id=\"attachment_26798\" aria-describedby=\"caption-attachment-26798\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26798\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/070_Chris-McCaw-Sunburn-2012.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"719\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/070_Chris-McCaw-Sunburn-2012.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/070_Chris-McCaw-Sunburn-2012-242x300.jpg 242w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26798\" class=\"wp-caption-text\">Chris McCaw, Sunburn, 2012<\/figcaption><\/figure>\n<strong>\u00a0<\/strong><strong>Chris McCaw<\/strong> \u00e8 un autore che ha sempre amato giocare con particolari processi fotografici. Il fotografo americano racconta che durante una gita in campeggio organizzata con l\u2019intenzione di scattare, con una fotocamera di grande formato, l\u2019arco delle stelle che si muoveva nel cielo notturno si \u00e8 imbattuto in un esito tecnico inaspettato. McCaw si addormenta e la mattina successiva non sente la sveglia puntata per poter chiudere l\u2019otturatore di quella lunga e singola esposizione, ed essendo gi\u00e0 sorto il sole, la pellicola risulta ovviamente rovinata. Ma la sorpresa del fotografo \u00e8 grande quando scopre che la luce ha letteralmente bruciato la pellicola, creando un buco, un solco. Una volta stampati i negativi ci\u00f2 che appare \u00e8 una immagine consumata dalla luce che diviene emblematica rispetto alla forza e al potere che il sole ha sul mondo. McCaw decide cosi di realizzare <strong><em>Sunburn<\/em><\/strong>, una serie di scatti, singoli, dittici e trittici, che mostrano poeticamente squarci nel cielo, strappi ardenti, divenendo piccole opere d\u2019arte uniche e preziose.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26799\" aria-describedby=\"caption-attachment-26799\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26799\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/080_Florian-Ruiz-The-Invisible-Pain-2015.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/080_Florian-Ruiz-The-Invisible-Pain-2015.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/080_Florian-Ruiz-The-Invisible-Pain-2015-300x140.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26799\" class=\"wp-caption-text\">Florian Ruiz, The Invisible Pain, 2015<\/figcaption><\/figure>\nIl fotografo francese <strong>Florian Ruiz<\/strong> si \u00e8 recato a visitare la prefettura di Fukushima a seguito della fuga di nube tossica dopo il terremoto e lo tsunami che si sono abbattuti sul territorio. Come fare per riprendere una zona contaminata e riprodurla in fotografia, mostrando quindi un ambiente naturale apparentemente normale ma riuscendone a raccontare la radioattivit\u00e0 che lo avvelena? Questa \u00e8 la domanda che si \u00e8 posto l\u2019autore nel realizzare <strong><em>The Invisible Pain<\/em><\/strong>. Ruiz ha utilizzato una sorta di macchina a foro stenopeico scattando tante piccole immagini e andandole in seguito ad assemblare come un mosaico ed infine inserendo in basso a destra dei numeri in rosso che documentano il grado di radioattivit\u00e0 della porzione di territorio fotografato. \u00a0Sono immagini di grande formato che si impongono con un notevole impatto estetico visivo che se ad primo sguardo attraggono per la bellezza ed eleganza, colpiscono poi per la resa della frammentariet\u00e0 angosciante di un ambiente violato.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Segni del Cambiamento<\/strong><\/h3>\n<p>Ma quanti e quali sono i <strong>SEGNI DEL CAMBIAMENTO<\/strong>? Alcuni sono visibili, altri meno, spesso sono drammatici anche quando vengono raccontati con grande eleganza o sottile ironia come in questi due progetti.<br \/>\nLontana, eterea, magnifica. L\u2019Antartide appare ancora oggi ai nostri occhi come una delle poche terre incontaminate del pianeta, un luogo in cui si pu\u00f2 realmente respirare, affascinante ed ancestrale. Terra anelata da esploratori e viaggiatori, oggi l\u2019Antartide \u00e8 un archivio ambientale, il Punto Zero per conoscere lo stato climatico del mondo e comprendere quindi il nostro destino.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26800\" aria-describedby=\"caption-attachment-26800\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26800\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/090_Jean-de-Pomereu-Sans-Nom-2014.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"453\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/090_Jean-de-Pomereu-Sans-Nom-2014.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/090_Jean-de-Pomereu-Sans-Nom-2014-300x234.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26800\" class=\"wp-caption-text\">Jean de Pomereu, Sans Nom, 2014<\/figcaption><\/figure>\nin <strong><em>Sans Nom<\/em><\/strong>, <strong>Jean de Pomereu<\/strong> si \u00e8 concentrato nel ritrarre gli iceberg senza nome, immensi blocchi di ghiaccio vulnerabili ed al tempo stesso eterni, avvolti nel silenzioso e magico nulla, protetti dall\u2019uomo ma guardati come cartina tornasole per il nostro futuro. Ed ecco che attraverso gli occhi del fotografo improvvisamente si apre davanti a noi una crepa, che si fa sempre pi\u00f9 ampia, prodotta dallo scioglimento primaverile, che sancisce per\u00f2 simbolicamente la frattura dell\u2019equilibrio perfetto di questo luogo incontaminato.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26801\" aria-describedby=\"caption-attachment-26801\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26801\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/100_Marco-Zorzanello-Snow-Land-2015-2016.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"497\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/100_Marco-Zorzanello-Snow-Land-2015-2016.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/100_Marco-Zorzanello-Snow-Land-2015-2016-300x257.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26801\" class=\"wp-caption-text\">Marco Zorzanello, Snow Land, 2015-2016<\/figcaption><\/figure>\nDal ghiaccio si passa alla neve con il lavoro <strong><em>Snow Land<\/em><\/strong> di <strong>Marco Zorzanello<\/strong> che ci propone un reportage realizzato sulle nostre Dolomiti e che mostra come la carenza di neve stia mettendo in difficolt\u00e0 tutto ci\u00f2 che ad essa \u00e8 collegato, dall\u2019indotto economico a quello turistico a quello sportivo. E\u2019 un lavoro intelligente, ironico, amaro, che ci racconta come siamo gi\u00e0 ampiamente circondati dagli effetti reali dell\u2019acuirsi dei cambiamenti climatici. Qui il pensiero e lo sguardo dell\u2019autore sono sapientemente rivolti in avanti costringendo gli osservatori a domandarsi costantemente cosa accadr\u00e0 nel prossimo, immediato, futuro.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Punto di Non Ritorno?<\/strong><\/h3>\n<p>Siamo giunti al <strong>PUNTO DI NON RITORNO<\/strong> per quanto riguarda il nostro rapporto con l\u2019ambiente e la natura?<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26802\" aria-describedby=\"caption-attachment-26802\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26802\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/110_Daesung-Lee-On-the-Shore-of-a-Vanishing-Island-2012-2015.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/110_Daesung-Lee-On-the-Shore-of-a-Vanishing-Island-2012-2015.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/110_Daesung-Lee-On-the-Shore-of-a-Vanishing-Island-2012-2015-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26802\" class=\"wp-caption-text\">Daesung Lee, On the Shore of a Vanishing Island, 2012-2015<\/figcaption><\/figure>\nNel suo lavoro <strong><em>On the Shore of a Vanishing Island<\/em><\/strong>, <strong>Desung Lee<\/strong> racconta dell\u2019Isola di Ghoramara, che si trova nella regione del delta del Bengala Occidentale e che a causa del drammatico aumento del livello del mare rischia di scomparire. A partire dagli anni \u201980 le coste dell\u2019isola hanno subito l\u2019erosione del 50% del terreno da parte del mare e due terzi della popolazione, dedita alla pesca e all\u2019allevamento, ha abbandonato la terra natia. Secondo il governo nel giro di circa 20-25 anni l\u2019isola potrebbe scomparire completamente e sarebbe quindi cancellata anche dalle carte geografiche. La popolazione che ancora vive sull\u2019isola verrebbe evacuata e gli abitanti, che Lee fotografa in piedi su di un frammento di terra lambito dal mare, potrebbero vedere svanire completamente le tracce del loro passato. E\u2019 emblematico il fatto che il fotografo ritragga non solo persone, ma anche piante le cui radici senza terreno sono sofferenti come le persone che non riescono pi\u00f9 a porre i propri piedi sulla terraferma, esposti tutti al nulla incombente, all\u2019incertezza del futuro.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26803\" aria-describedby=\"caption-attachment-26803\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26803\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/120_Guia-Besana-Poison-2016.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/120_Guia-Besana-Poison-2016.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/120_Guia-Besana-Poison-2016-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26803\" class=\"wp-caption-text\">Guia Besana, Poison, 2016<\/figcaption><\/figure>\nAnche <strong>Guia Besana<\/strong> con <strong><em>Poison<\/em><\/strong> ci mostra la sua interpretazione di una umanit\u00e0 ormai arrivata al collasso. Siamo davanti ad un raffinatissimo esempio di Staged Photography in cui la Besana, una vera maestra del genere, ci mostra le cause della imminente fine del mondo, ecco che nelle sue fotografie scorrono temi importanti come la terra che brucia, la morte delle api, la siccit\u00e0, la sovra produzione della plastica, l\u2019avvelenamento da pesticidi, lo smog, la natura costretta dall\u2019uomo, l\u2019uomo che diventa un simulacro da esporre come gli animali-trofeo, l\u2019inquinamento. Ed infine l\u2019ultima immagine piena di speranza, che consegna il futuro nelle mani delle nuove generazioni.<br \/>\nLe sue non sono rappresentazioni urlate, ma sussurrate, accennate per lasciare noi spettatori pieni di stupore, meraviglia, bellezza, paura, disperazione ed infine fiducia.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Cercare l\u2019Armonia<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019ultimo lavoro \u00e8 stato scelto anche per la sua carica poetica e positiva, per poter guardare al futuro del mondo non solo in modo pessimistico ma lasciando aperta una speranza, seppur fragile, di poter nuovamente <strong>CERCARE L\u2019ARMONIA <\/strong>\u00a0apparentemente perduta tra uomo e natura.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<figure id=\"attachment_26804\" aria-describedby=\"caption-attachment-26804\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26804\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/130_Ellie-Davies-Stars-2014.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/130_Ellie-Davies-Stars-2014.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/05\/130_Ellie-Davies-Stars-2014-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26804\" class=\"wp-caption-text\">Ellie Davies, Stars, 2014<\/figcaption><\/figure>\nCon <strong><em>Stars<\/em><\/strong>, lavoro del 2014, la fotografa americana <strong>Ellie Davis<\/strong> racconta il suo profondo desiderio di poter ritrovare quell\u2019equilibrio tra la connessione con il mondo selvaggio, che lei stessa ha vissuto fin dalla prima infanzia, e quel senso di disconnessione con il mondo naturale che \u00e8 andata sperimentando allontanandosi progressivamente dai luoghi natii durante la sua vita da adulta. Oggi la maggior parte delle persone vive in ambienti urbani o semi urbani e percepisce il paesaggio naturale da una posizione distante, divenendone spettatore distaccato e non protagonista. Questo rapporto diventa ogni istante pi\u00f9 fragile e lontano dal senso di profonda magia e misticismo ancestrale che legava i nostri antenati al loro ambiente. Ed ecco allora che la Davies decide di creare nuovi paesaggi sovrapponendo le fotografie dei boschi della sua infanzia con quelle delle stelle della Via Lattea, di Omega Centauri, della Galassia Norma e della Nebulosa NGC 346 realizzate dal telescopio Hubble. Ritroveremo la meraviglia? Ritroveremo la magia? La speranza \u00e8 che meraviglia e magia non siano ancora scomparse del tutto, e che l\u2019armonia dell\u2019immensit\u00e0 del cielo possa essere ritrovata anche qua, nel nostro difficile rapporto con ci\u00f2 che ci circonda.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Renza Grossi<br \/>\n<\/strong>Tutor Fotografico FIAF<br \/>\nLettore della Fotografia FIAF<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>Gabriele Bartoli<br \/>\n<\/strong>Animatore Culturale FIAF<br \/>\nLettore della Fotografia FIAF<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ambiente Clima Futuro_ Elaborazione del Concept_08 di Renza Grossi, Gabriele Bartoli &nbsp; In &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":51,"featured_media":26802,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[7,11],"tags":[],"class_list":["post-26791","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio","category-comunicazioni-del-dipartimento"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26791","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/51"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26791"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26791\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/26802"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26791"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26791"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26791"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}