{"id":32723,"date":"2023-10-12T16:50:40","date_gmt":"2023-10-12T14:50:40","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=32723"},"modified":"2023-10-13T08:40:10","modified_gmt":"2023-10-13T06:40:10","slug":"staged-photography-a-cura-di-maurizio-cintoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2023\/10\/12\/staged-photography-a-cura-di-maurizio-cintoli\/","title":{"rendered":"Staged Photography &#8211; a cura di Maurizio Cintioli"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400\">La \u201cstaged photography\u201d \u00e8 oggi una delle pratiche pi\u00f9 diffuse nell\u2019ambito del linguaggio visivo contemporaneo.\u00a0 I fotografi che si avvalgono di questo espediente narrativo divengono registi, scenografi, costumisti e a volte interpreti delle immagini realizzate. Le location possono essere ricostruite da zero o essere il risultato di lunghe ricerche. A monte di tutto questo, una decisiva fase progettuale per mettere ben a fuoco significati e messaggi da veicolare. La foto non viene estrapolata dalla realt\u00e0, come nella tradizione della fotografia del Novecento, ma costruita a tavolino dall\u2019artista e modellata sulle sue scelte narrative. Tutto \u00e8 controllato: luci, ambientazioni, posture dei soggetti e atmosfere. Spesso si tratta di produzioni complesse del tutto assimilabili a ci\u00f2 che avviene nel cinema. Siamo in questo caso molto lontani dalla \u201ccattura del momento decisivo\u201d piuttosto si avverte una vicinanza con il teatro e la performance.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_32726\" aria-describedby=\"caption-attachment-32726\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32726\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2023\/10\/Oscar_Gustave_Rejlander_The_Two_Ways_of_Life-e1697122409589.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"314\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-32726\" class=\"wp-caption-text\">Oscar Gustav Rejlander &#8220;Two Ways of Life&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Anticipatori della \u201cstaged photography\u201d possono essere considerati i tableau vivant realizzati gi\u00e0 a partire dal XIX secolo. Uno dei pi\u00f9 celebri \u00e8 senza dubbio \u201cTwo Ways of Life\u201d di Oscar Gustav Rejlander, un&#8217;allegoria raffigurante la giovinezza divisa tra le possibilit\u00e0 offerte da una vita virtuosa e le tentazioni pi\u00f9 evidenti del piacere peccaminoso. Da un lato la saggezza, la religione e la virt\u00f9, dall\u2019altro la dissolutezza e la sensualit\u00e0. La foto, ispirata al dipinto di Raffaello \u201cLa scuola di Atene\u201d, \u00e8 composta da 32 immagini fatte in tempi diversi. Venne esposta per la prima volta alla Manchester Art Treasures Exhibition nel 1857 e acquistata dalla regina Vittoria per regalarla al principe consorte Alberto. In precedenza, nel 1840, Hyppolite Bayard si era autoritratto nei panni di un morto affogato per contestare il mancato riconoscimento dell\u2019invenzione del procedimento fotografico. Forsa la prima vera messa in scena della storia della fotografia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_32727\" aria-describedby=\"caption-attachment-32727\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32727\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2023\/10\/roger-fenton-e1697122553156.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"425\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-32727\" class=\"wp-caption-text\">Roger Fenton, Valley of the Shadow of Death, 23 April 1855<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><span style=\"font-weight: 400\">Narrazioni di taglio molto vicino a quello cinematografico caratterizzano, invece, l\u2019opera di Duane Michals che negli anni 70 del XX secolo produsse alcune delle sue sequenze pi\u00f9 famose e riuscite. Vicine alle performance sono le fotografie di Cindy Sherman che tra il 1977 e il 1980 si impose all\u2019attenzione con i suoi <em>Untitled Film Stills<\/em> in cui impersonava gli stereotipi femminili pi\u00f9 classici, dando vita ad un corpus di opere\u00a0<\/span>destinato a rappresentare le infinite maschere imposte dalla societ\u00e0 e indossate dalla donna contemporanea.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Anche il reportage e il giornalismo non disdegnano l\u2019uso della messa in scena. Oggi come ieri alcuni fotografi hanno fatto uso della \u201cstaged photography\u201d per documentare guerre ed eventi di vario genere secondo i principi della docu-fiction.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><span style=\"font-weight: 400\">La foto di Roger Fenton del 1855 &#8220;The Valley of the Shadow of Death&#8221; pu\u00f2 essere considerata la prima fotografia di guerra e raffigura una strada arida disseminata di palle di cannone sparate durante la guerra di Crimea. Esiste per\u00f2 una seconda foto della stessa strada senza palle di cannone, che ha portato gli storici della fotografia e, in particolare, la scrittrice e regista americana Susan Sontag, ad affermare che la \u201cfamosa\u201d foto \u00e8 una messa in scena. La foto senza palle di cannone \u00e8 stata scattata per prima e le palle di cannone sono state sistemate e immortalate nel secondo scatto. Potremmo dire uno still life en plein air.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_32731\" aria-describedby=\"caption-attachment-32731\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32731\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2023\/10\/Jeff-Wall-e1697122920788.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"323\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-32731\" class=\"wp-caption-text\">Jeff Wall \u201cDead Troops Talk&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Sempre restando nel campo delle immagini di guerra, impressionante per drammaticit\u00e0 e realismo, \u00e8 l\u2019opera di Jeff Wall. In una delle sue immagini pi\u00f9 rappresentative e conosciute \u201cDead Troops Talk (A vision after an ambush of a Red Army patrol, near Moqor, Afghanistan, winter 1986)\u201d, realizzata nel 1992, mette in scena, una finta istantanea di un combattimento tra soldati in uniforme sovietica e mujaheddin afgani. L\u2019atmosfera, ricostruita nei minimi dettagli, trasporta lo spettatore al centro della scena anche grazie alle dimensioni del lightbox realizzato (229 x 417 cm). Un\u2019immagine che, ad una lettura pi\u00f9 attenta, rivela tutta la sua scarsa veridicit\u00e0. Una \u201cvisione\u201d della guerra e delle sue atrocit\u00e0, come suggerito anche nel titolo, pi\u00f9 che una riproduzione del reale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_32728\" aria-describedby=\"caption-attachment-32728\" style=\"width: 582px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-32728\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2023\/10\/sandy-skoglund.jpg\" alt=\"\" width=\"582\" height=\"324\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2023\/10\/sandy-skoglund.jpg 600w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2023\/10\/sandy-skoglund-300x167.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-32728\" class=\"wp-caption-text\">Sandy Skoglund<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Un posto a parte, tra gli artisti che si dedicano agli allestimenti fotografici, merita Sandy Skoglund. Le immagini create dall\u2019artista americana lasciano lo spettatore disorientato, in un limbo dove realt\u00e0 e finzione spesso si confondono. Set di grande complessit\u00e0 vengono allestiti dalla fotografa in una commistione tra performance, scultura e fotografia, in uno stile unico nel suo genere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Oggi tra i maestri indiscussi della \u201cstaged photography\u201d troviamo artisti indiscussi della fotografia come Gregory Crewdson, che costringono ad interrogarci, ancora una volta, sull\u2019eterno dualismo della fotografia tra realt\u00e0 e finzione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Una fotografia che per sua natura \u00e8 portata a mentire, costretta dai suoi limiti intrinsechi a mentire o comunque a non dire fino in fondo la verit\u00e0. Per Walter Guadagnini \u201cil mezzo privilegiato per inventare realt\u00e0 parallele, menzogne credibili, mondi fantastici&#8221;. Ogni fotografia \u00e8 quindi soltanto una rappresentazione parziale e soggettiva del mondo che ci circonda. Nel caso della \u201cstaged photography\u201d la soggettivit\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 marcata, forgiata dal fotografo su un palcoscenico ideale, orchestrata nei minimi dettagli e servita al pubblico.<\/p>\n<p>Maurizio Cintioli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cstaged photography\u201d \u00e8 oggi una delle pratiche pi\u00f9 diffuse nell\u2019ambito del linguaggio visivo contemporaneo.\u00a0 I fotografi che si avvalgono &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":32728,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[31],"tags":[],"class_list":["post-32723","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-saggistica-archivio"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32723","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32723"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32723\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32734,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32723\/revisions\/32734"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32728"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32723"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32723"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32723"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}