{"id":3918,"date":"2013-04-30T21:04:33","date_gmt":"2013-04-30T19:04:33","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=3918"},"modified":"2013-04-30T21:04:33","modified_gmt":"2013-04-30T19:04:33","slug":"il-calotipo-di-enrico-maddalena-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2013\/04\/30\/il-calotipo-di-enrico-maddalena-seconda-parte\/","title":{"rendered":"Il calotipo &#8211; di Enrico Maddalena, seconda parte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><strong>Il calotipo &#8211; di Enrico Maddalena, seconda parte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Talbot brevetta la sua invenzione l\u20198 febbraio del 1841 e descrive il procedimento ai membri della Royal Society:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cSi prenda un foglio della migliore carta da scrivere e lo si ricopra con una soluzione debole di nitrato d\u2019argento, la si faccia asciugare e la si immerga in una soluzione di ioduro di potassio. Questa carta iodizzata si pu\u00f2 conservare per qualsiasi periodo di tempo senza che si sciupi o subisca alcuna trasformazione, purch\u00e9 sia protetta dalla luce. Questa \u00e8 la prima parte della preparazione della carta per calotipia, che si pu\u00f2 compiere in qualsiasi momento. Conviene invece ritardare la parte rimanente fino a poco prima del momento in cui la carta \u00e8 richiesta per l\u2019uso. Venuto il momento, prendere un foglio di carta iodizzata e lavarlo con un liquido preparato come segue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sciogliere 100 grani di nitrato d\u2019argento cristallizzato in due once di acqua distillata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questa soluzione aggiungere un sesto del suo volume di acido acetico forte. Indicare con A questa miscela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Preparare una soluzione satura di acido gallico cristallizzato in acqua distillata fredda; la quantit\u00e0 che si scioglie \u00e8 molto piccola. Si indichi questa soluzione con B .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando occorre un foglio di carta, mescolare insieme i liquidi A e B in volumi uguali, mescolandoli ogni volta in piccole dosi, perch\u00e9 la miscela non si conserva a lungo senza sciuparsi. Chiamer\u00f2 questa miscela gallo-nitrato d\u2019argento .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendere quindi un foglio di carta iodizzata e spennellarlo con questo gallo-nitrato d\u2019argento usando un pennello morbido e avendo cura di spennellare la faccia precedentemente contrassegnata. Questa operazione va fatta a lume di candela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lasciare riposare la carta per mezzo minuto e poi immergerla nell\u2019acqua. Quindi asciugarla leggermente con carta assorbente e infine farla seccare con cautela davanti a un fuoco, tenendola da esso a distanza considerevole. Una volta asciutta, la carta \u00e8 pronta all\u2019uso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E pensare che oggi col digitale basta inserire un cavetto usb nel computer\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ancora:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cL\u2019impressione \u00e8 latente e invisibile e nessuno potrebbe sospettarne l\u2019esistenza senza esserne stato preavvertito da un precedente esperimento. Il metodo per rendere visibili queste impressioni \u00e8 semplicissimo e consiste nel sottoporre ancora una volta la carta a un bagno in gallo-nitrato d\u2019argento preparato nella maniera precedentemente descritta e quindi nello scaldarla delicatamente davanti al fuoco. In pochi secondi le parti della carta su cui ha agito la luce cominciano ad annerirsi e alla fine diventano completamente nere, mentre le altre parti della carta restano bianche. E\u2019 un fenomeno molto bello e interessante assistere alla formazione spontanea dell\u2019immagine, che prima delinea i tratti pi\u00f9 marcati e gradualmente riempie tutti i numerosi e complicati particolari. L\u2019artista deve osservare l\u2019immagine man mano che si sviluppa e, quando a suo giudizio ha raggiunto il massimo grado di intensit\u00e0 e nitidezza, deve arrestare l\u2019ulteriore progresso immergendola nel liquido fissatore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Talbot all\u2019inizio usava come fissatore il bromuro di potassio poi, su consiglio di Herschel, l\u2019iposolfito. Al contrario di Herschel che comunicava gratuitamente le sue scoperte, Talbot brevettava tutto, anche l\u2019acido gallico di cui non era lo scopritore, e citava in tribunale tutti coloro che riteneva ne facessero uso senza pagargli la licenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Port\u00f2 in tribunale anche James Henderson che utilizzava il metodo del collodio umido e l\u2019acido pirogallico al posto dell\u2019acido gallico. Ma per Talbot si trattava di una variante del suo metodo. La causa fu persa da Talbot e cos\u00ec la fotografia ed il processo negativo-positivo poterono diffondersi senza pi\u00f9 alcun freno legale. La calotipia venne poi superata dal nuovo processo al collodio e definitivamente abbandonata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo libro fotografico della storia: \u201cThe Pencil of Nature\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019autunno del 1843 Talbot organizz\u00f2 a Reading un laboratorio di stampa: \u201cil Talbotype Establishment\u201d e ne affid\u00f2 la direzione a Nicholas Henneman, uno dei suoi domestici. Fra il giugno 1844 e l\u2019aprile 1846 Talbot pubblic\u00f2 una raccolta di 24 calotipi dal titolo: \u201cThe Pencil of Nature\u201d, accompagnate da testo. I calotipi venivano preparati mettendo i negativi di carta a contatto con carta sensibilizzata con il cloruro d\u2019argento. Il telaio che conteneva il tutto, veniva chiuso ed esposto alla luce per un tempo da alcuni minuti a pi\u00f9 di un\u2019ora. La carta veniva quindi fissata, lavata ed asciugata.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3919\" aria-describedby=\"caption-attachment-3919\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/Talbot_Pencil_of_Nature.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3919\" title=\"Talbot_Pencil_of_Nature\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/Talbot_Pencil_of_Nature.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"810\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/Talbot_Pencil_of_Nature.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/Talbot_Pencil_of_Nature-215x300.jpg 215w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3919\" class=\"wp-caption-text\">La copertina del libro: \u201cThe pencil of nature\u201d<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_3920\" aria-describedby=\"caption-attachment-3920\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/CalotipiaTalbot.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3920\" title=\"CalotipiaTalbot\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/CalotipiaTalbot.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"445\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/CalotipiaTalbot.jpg 580w, https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2013\/04\/CalotipiaTalbot-300x230.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3920\" class=\"wp-caption-text\">Un calotipo di Talbot<\/figcaption><\/figure>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il calotipo &#8211; di Enrico Maddalena, seconda parte Talbot brevetta la sua invenzione l\u20198 febbraio del 1841 e descrive il &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":3920,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[7,19],"tags":[],"class_list":["post-3918","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio","category-eventi-di-studio-della-fotografia"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3918"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3918\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3920"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}