{"id":39573,"date":"2026-10-25T12:27:10","date_gmt":"2026-10-25T11:27:10","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=39573"},"modified":"2026-10-25T12:27:10","modified_gmt":"2026-10-25T11:27:10","slug":"linfra-ordinario-traccia-operativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2026\/10\/25\/linfra-ordinario-traccia-operativa\/","title":{"rendered":"L\u2019INFRA-ORDINARIO &#8211; TRACCIA OPERATIVA"},"content":{"rendered":"<h1><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center\">L\u2019INFRA-ORDINARIO<br \/>\nSpazi identitari e Geografie di relazioni<\/h1>\n<h4 style=\"text-align: center\"><strong>Soglie del vedere quotidiano<\/strong><br \/>\n<strong>Un laboratorio per imparare a guardare ci\u00f2 che abbiamo smesso di vedere<br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff\">.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h2>DA DOVE PARTIAMO<\/h2>\n<p><strong>Quando \u00e8 stata l\u2019ultima volta che avete fotografato qualcosa che vedete ogni giorno?<\/strong><\/p>\n<p>Non qualcosa che vi ha colpito improvvisamente.<br \/>\nNon un paesaggio spettacolare, un evento, una situazione eccezionale.<\/p>\n<p>Qualcosa che era gi\u00e0 l\u00ec.<\/p>\n<p>Un oggetto che usate ogni giorno.<br \/>\nUn gesto che ripetete senza pensarci.<br \/>\nUn angolo della vostra casa.<br \/>\nUna strada che percorrete da anni.<br \/>\nUna traccia lasciata da qualcuno.<br \/>\nUna superficie consumata dal tempo.<\/p>\n<p>Quante cose attraversiamo ogni giorno senza realmente vederle?<\/p>\n<p>Siamo immersi in un flusso continuo di immagini e, paradossalmente, proprio ci\u00f2 che ci \u00e8 pi\u00f9 vicino rischia di diventare invisibile.<\/p>\n<p>L\u2019Infraordinario nasce da questa contraddizione.<\/p>\n<p>\u00c8 un invito a fermarsi.<br \/>\nA rallentare.<br \/>\nA sostare davanti a ci\u00f2 che normalmente attraversiamo distrattamente.<\/p>\n<p>Non per cercare qualcosa di straordinario nel quotidiano, ma per <strong>scoprire quanto di inatteso possa esistere dentro ci\u00f2 che consideriamo normale<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>INTERROGARE L\u2019ABITUALE<\/h2>\n<p>Il punto di partenza \u00e8 Georges Perec e il suo invito, semplice e radicale:<\/p>\n<p><strong>Interrogate l\u2019abituale.<\/strong><\/p>\n<p>Perec ci chiede di rivolgere lo sguardo verso ci\u00f2 che normalmente non consideriamo degno di attenzione: il quotidiano, l\u2019ovvio, il comune, il rumore di fondo della nostra esistenza.<\/p>\n<p>Ci siamo abituati.<\/p>\n<p>E proprio l\u2019abitudine \u00e8 il problema.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che vediamo ogni giorno finisce per non essere pi\u00f9 visto.<br \/>\nCi\u00f2 che tocchiamo continuamente smette di sorprenderci.<br \/>\nCi\u00f2 che conosciamo troppo bene diventa trasparente.<\/p>\n<p>L\u2019abitudine non \u00e8 soltanto una consuetudine: pu\u00f2 diventare una forma di anestesia.<\/p>\n<p>E allora la domanda diventa:<\/p>\n<p><strong>dove si trova la nostra vita mentre smettiamo di guardarla?<\/strong><\/p>\n<p>Nei nostri spazi.<br \/>\nNei nostri oggetti.<br \/>\nNei nostri corpi.<br \/>\nNei nostri gesti.<br \/>\nNei nostri ritmi.<br \/>\nNelle cose che lasciamo dietro di noi.<\/p>\n<p>L\u2019Infraordinario ci chiede di tornare l\u00ec.<\/p>\n<p>Non pi\u00f9 verso l\u2019esotico, ma verso ci\u00f2 che ci appartiene intimamente.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>INFRAORDINARIO NON SIGNIFICA BANALE<\/h2>\n<p>Questa distinzione \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p>Il banale \u00e8 ci\u00f2 che abbiamo smesso di interrogare, l\u2019Infraordinario, al contrario, \u00e8 ci\u00f2 che <strong>torna a interrogarci quando impariamo a guardarlo davvero<\/strong>.<\/p>\n<p>Non dobbiamo quindi cercare il \u201cbello\u201d nascosto nelle cose comuni.<\/p>\n<p>Non dobbiamo trasformare ogni oggetto quotidiano in qualcosa di spettacolare e nemmeno costruire artificialmente l\u2019eccezione.<\/p>\n<p>La sfida \u00e8 pi\u00f9 difficile:<\/p>\n<p><strong>dare dignit\u00e0 fotografica a ci\u00f2 che non la reclama.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Infraordinario non \u00e8 ci\u00f2 che resta quando l\u2019eccezionale scompare.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 ci\u00f2 che c\u2019era da sempre e che, finalmente, abbiamo imparato a vedere.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>CAMBIARE LA DOMANDA<\/h2>\n<p>Forse siamo abituati a cominciare un progetto fotografico chiedendoci:<\/p>\n<p><strong>Che cosa voglio fotografare?<\/strong><\/p>\n<p>Questa volta proviamo a partire da un\u2019altra domanda:<\/p>\n<p><strong>Che cosa sto guardando senza vedere?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 uno spostamento apparentemente piccolo, ma radicale.<\/p>\n<p>Non si tratta pi\u00f9 di andare alla ricerca dell\u2019immagine.<\/p>\n<p>Si tratta di <strong>educare lo sguardo alla presenza<\/strong>.<\/p>\n<p>Fotografare l\u2019Infraordinario significa accettare che il progetto possa nascere da qualcosa di estremamente vicino, apparentemente insignificante, persino invisibile.<\/p>\n<p>Un dettaglio.<\/p>\n<p>Una ripetizione.<\/p>\n<p>Una traccia.<\/p>\n<p>Un\u2019assenza.<\/p>\n<p>Un gesto.<\/p>\n<p>Un ritmo.<\/p>\n<p>Un luogo.<\/p>\n<p>Un oggetto.<\/p>\n<p>Qualcosa che ritorna.<\/p>\n<p>Qualcosa che rimane.<\/p>\n<p>Qualcosa che, proprio perch\u00e9 \u00e8 sempre stato l\u00ec, non abbiamo mai veramente osservato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>TERRITORI DI ESPLORAZIONE<\/h2>\n<p>Non sono temi da scegliere necessariamente, ma <strong>possibili territori nei quali allenare lo sguardo<\/strong>.<\/p>\n<h3>Gli oggetti<\/h3>\n<p>Gli oggetti consumati dall\u2019uso.<br \/>\nQuelli che ci accompagnano per anni.<br \/>\nQuelli che conservano impronte, graffi, modificazioni, riparazioni.<\/p>\n<p><strong>Cosa racconta un oggetto della persona che lo usa?<\/strong><\/p>\n<h3>I gesti<\/h3>\n<p>I movimenti che ripetiamo ogni giorno senza pensarci.<\/p>\n<p>Preparare il caff\u00e8.<br \/>\nAprire una porta.<br \/>\nApparecchiare.<br \/>\nAspettare.<br \/>\nLavorare.<br \/>\nCamminare.<\/p>\n<p><strong>Quanto della nostra identit\u00e0 vive nei gesti che consideriamo automatici?<\/strong><\/p>\n<h3>Gli spazi<\/h3>\n<p>Le architetture anonime.<br \/>\nLe periferie dello sguardo.<br \/>\nGli spazi di passaggio.<br \/>\nI luoghi che utilizziamo senza mai osservarli.<\/p>\n<p><strong>Che cosa racconta un luogo quando smettiamo di guardarlo come semplice sfondo?<\/strong><\/p>\n<h3>Geografie di relazioni<\/h3>\n<p>Esistono luoghi che non sono semplicemente luoghi.<\/p>\n<p>Spazi nei quali abbiamo vissuto, amato, lavorato, atteso, incontrato qualcuno. Strade che conosciamo senza pi\u00f9 guardarle. Case che conservano presenze anche quando le persone non ci sono pi\u00f9. Quartieri che cambiano insieme a noi. Territori nei quali la nostra storia personale si \u00e8 intrecciata con quella degli altri.<\/p>\n<p>Gli spazi che abitiamo contribuiscono a costruire la nostra identit\u00e0, cos\u00ec come noi, attraverso le nostre presenze, i nostri spostamenti e le nostre relazioni, trasformiamo continuamente i luoghi Che attraversiamo.<\/p>\n<p>L\u2019Infraordinario pu\u00f2 allora diventare anche una ricerca sulle geografie delle relazioni: una mappa non necessariamente geografica, ma affettiva, personale, sociale.<\/p>\n<p>Il territorio non \u00e8 soltanto uno spazio fisico.<\/p>\n<p>\u00c8 uno spazio vissuto, costruito dall\u2019incontro tra memoria, appartenenza e relazioni.<\/p>\n<p>Anche in questo caso la ricerca pu\u00f2 muoversi tanto dentro quanto fuori di noi: nei luoghi che ci hanno formato e nelle tracce che abbiamo lasciato, negli spazi condivisi e in quelli intimi, nelle distanze che separano e nelle prossimit\u00e0 che uniscono.<\/p>\n<p>Possiamo chiederci:<\/p>\n<ul>\n<li>Quali luoghi raccontano chi siamo?<\/li>\n<li>Quali spazi sentiamo realmente nostri?<\/li>\n<li>Quanto della nostra identit\u00e0 \u00e8 contenuto nei luoghi che abitiamo?<\/li>\n<li>E quanto, invece, abbiamo modificato quei luoghi attraverso il nostro passaggio?<\/li>\n<li>Quali relazioni rendono un luogo un territorio?<\/li>\n<li>Cosa rimane di una relazione quando la persona non \u00e8 pi\u00f9 presente, ma il luogo continua a esistere?<\/li>\n<li>Possiamo raccontare un\u2019appartenenza senza fotografare direttamente le persone?<\/li>\n<li>Esiste una geografia della memoria?<\/li>\n<\/ul>\n<p>In questa prospettiva, anche una strada, una stanza, una panchina, un bar, una stazione o un cortile possono diventare luoghi identitari.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 possiedano un significato universale, ma perch\u00e9 hanno assunto un significato per qualcuno.<\/p>\n<p>La fotografia pu\u00f2 allora provare a rendere visibile questa dimensione invisibile dei luoghi: le relazioni che li attraversano, le memorie che li abitano, le assenze che li modificano, i segni che il tempo e le persone vi depositano.<\/p>\n<p>Il progetto pu\u00f2 diventare cos\u00ec una sorta di mappa personale: non la rappresentazione di un territorio, ma la rappresentazione delle relazioni che ci legano ad esso.<\/p>\n<p>Una geografia intima dell\u2019appartenenza.<\/p>\n<h3>Le tracce<\/h3>\n<p>Segni, impronte, residui, cancellazioni, stratificazioni.<\/p>\n<p>La presenza degli altri pu\u00f2 essere raccontata anche attraverso ci\u00f2 che hanno lasciato.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 possibile fotografare qualcuno senza fotografarlo?<\/strong><\/p>\n<h3>Il tempo<\/h3>\n<p>Il tempo che si deposita sulle superfici.<br \/>\nSulle cose.<br \/>\nSui muri.<br \/>\nSugli oggetti.<br \/>\nSul corpo.<\/p>\n<p><strong>Come appare il tempo quando non lo misuriamo, ma lo osserviamo?<\/strong><\/p>\n<h3>I rituali<\/h3>\n<p>Le azioni che si ripetono e costruiscono le nostre giornate.<\/p>\n<p><strong>Quando un\u2019abitudine smette di essere routine e diventa racconto?<\/strong><\/p>\n<h3>Il corpo<\/h3>\n<p>Il corpo dentro gli spazi quotidiani.<br \/>\nIl corpo che attraversa, occupa, ripete.<\/p>\n<p><strong>Quanto del nostro modo di abitare il mondo \u00e8 scritto nel corpo?<\/strong><\/p>\n<h3>Il margine<\/h3>\n<p>Ci\u00f2 che resta ai bordi dell\u2019immagine e dell\u2019attenzione.<\/p>\n<p><strong>Che cosa succede quando spostiamo il centro dello sguardo?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>LE DOMANDE CHE POSSONO APRIRE UN PROGETTO<\/h2>\n<p>Non cerchiamo necessariamente delle risposte.<\/p>\n<p>Cerchiamo <strong>domande fotografiche<\/strong>.<\/p>\n<ul>\n<li>Che cosa vedo ogni giorno senza guardarlo?<\/li>\n<li>Quale oggetto della mia vita racconta pi\u00f9 di me di quanto immagino?<\/li>\n<li>Quali gesti ripeto sempre nello stesso modo?<\/li>\n<li>Quali tracce lascio e quali tracce lasciano gli altri?<\/li>\n<li>Cosa raccontano i miei spazi quando io non ci sono?<\/li>\n<li>Dove si deposita il tempo?<\/li>\n<li>Quali sono i luoghi che attraverso senza mai osservare?<\/li>\n<li>Che cosa accadrebbe se fotografassi la mia giornata senza cercare nulla di straordinario?<\/li>\n<li>Posso raccontare un\u2019abitudine senza semplicemente illustrarla?<\/li>\n<li>Posso fotografare una presenza attraverso la sua assenza?<\/li>\n<li>Cosa succede quando fotografo qualcosa per la decima, la ventesima, la centesima volta?<\/li>\n<li>Quanto devo restare davanti a una cosa prima che cominci davvero a parlarmi?<\/li>\n<\/ul>\n<p>E soprattutto:<\/p>\n<p><strong>Quanta parte della nostra vita attraversiamo senza realmente vederla?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>LA FOTOGRAFIA COME ESERCIZIO DELL\u2019ATTENZIONE<\/h2>\n<p>L\u2019Infraordinario non chiede necessariamente di fotografare di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Chiede di <strong>guardare meglio<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 una sorta di disintossicazione visiva.<\/p>\n<p>Un invito a rallentare il movimento incessante dello sguardo, a sottrarsi per un momento al flusso continuo degli stimoli e a restituire alle immagini il tempo necessario per diventare significative.<\/p>\n<p>Per questo il progetto non dovrebbe nascere necessariamente da una singola fotografia.<\/p>\n<p>Potrebbe nascere dalla ripetizione.<\/p>\n<p>Dal ritorno nello stesso luogo.<\/p>\n<p>Dalla raccolta sistematica.<\/p>\n<p>Da un inventario.<\/p>\n<p>Da una sequenza.<\/p>\n<p>Da una serie di fotografie apparentemente simili.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 che all\u2019inizio sembra non avere nulla da dire e che, osservato pi\u00f9 a lungo, comincia lentamente a costruire una relazione.<\/p>\n<p><strong>Non cerchiamo l\u2019immagine che sorprende. Cerchiamo l\u2019immagine che resiste.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>IL METODO<\/h2>\n<p>Il laboratorio \u00e8 un percorso condiviso.<\/p>\n<p>Ogni autore partir\u00e0 dal tema comune dell\u2019Infraordinario, ma sar\u00e0 chiamato a costruire <strong>un proprio progetto fotografico, una propria ricerca, un proprio modo di raccontare<\/strong>.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 quindi necessario arrivare subito a un\u2019idea precisa.<\/p>\n<p>Il progetto potr\u00e0 emergere progressivamente attraverso:<\/p>\n<p><strong>OSSERVARE<\/strong><br \/>\nguardare senza cercare immediatamente una fotografia.<\/p>\n<p><strong>RACCOGLIERE<\/strong><br \/>\naccumulare immagini, appunti, intuizioni, tracce.<\/p>\n<p><strong>RITORNARE<\/strong><br \/>\ntornare sugli stessi luoghi, oggetti, gesti o situazioni.<\/p>\n<p><strong>INTERROGARE<\/strong><br \/>\nchiedersi perch\u00e9 quella cosa continui ad attirare la nostra attenzione.<\/p>\n<p><strong>SELEZIONARE<\/strong><br \/>\ncapire quali immagini appartengono realmente alla ricerca.<\/p>\n<p><strong>METTERE IN RELAZIONE<\/strong><br \/>\ncercare connessioni, ritmo, ricorrenze, contrasti, assenze.<\/p>\n<p><strong>COSTRUIRE<\/strong><br \/>\ntrasformare la raccolta in un racconto fotografico personale.<\/p>\n<p>La metodologia condivisa non serve quindi a rendere uguali i progetti.<\/p>\n<p>Al contrario. Serve a creare un terreno comune dal quale possano nascere <strong>sguardi diversi<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>UNA SFIDA PER COMINCIARE<\/h2>\n<p>Per una settimana proviamo a non cercare nulla di straordinario.<\/p>\n<p>Scegliamo una cosa soltanto.<\/p>\n<p>Un luogo.<br \/>\nUn oggetto.<br \/>\nUn gesto.<br \/>\nUna traccia.<br \/>\nUna finestra.<br \/>\nUna strada.<br \/>\nUn angolo della casa.<\/p>\n<p>E torniamo a guardarla\u2026Ogni giorno.<\/p>\n<p>Fotografiamola senza preoccuparci di ottenere subito una bella immagine.<\/p>\n<p>Osserviamo cosa cambia. E soprattutto osserviamo <strong>cosa cambia in noi<\/strong>.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 forse il vero soggetto del progetto non sar\u00e0 quella cosa, sar\u00e0 il nostro modo di guardarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>DALLO STRAORDINARIO ALL\u2019INFRAORDINARIO<\/h2>\n<p>Siamo abituati a pensare che la fotografia debba cercare ci\u00f2 che emerge.<\/p>\n<p>L\u2019evento.<br \/>\nLa sorpresa.<br \/>\nL\u2019eccezione.<br \/>\nLa bellezza.<br \/>\nIl conflitto.<br \/>\nL\u2019anomalia.<\/p>\n<p>L\u2019Infraordinario propone un percorso inverso.<\/p>\n<p>Ci chiede di fermarci sul ciglio della strada e osservare un filo d\u2019erba che si muove nel vento.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 sia pi\u00f9 importante di una montagna, ma perch\u00e9 <strong>quasi nessuno si accorge che esiste<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che la fotografia pu\u00f2 diventare qualcosa di pi\u00f9 di uno strumento per registrare il mondo.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 diventare un esercizio di presenza.<\/p>\n<p>Un modo per restituire attenzione a ci\u00f2 che non fa notizia.<\/p>\n<p>Un modo per ascoltare il rumore di fondo della nostra esistenza.<\/p>\n<p>Un modo per salvare dall\u2019invisibilit\u00e0 ci\u00f2 che, proprio perch\u00e9 quotidiano, rischia di scomparire.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>PER CONCLUDERE<\/h2>\n<p>L\u2019Infraordinario \u00e8 un diario aperto, un atlante in divenire di fotografie, frammenti, annotazioni, domande.<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019alleanza tra <strong>sguardo e tempo<\/strong>.<\/p>\n<p>Non ci invita a cercare qualcosa di nuovo, ci invita a guardare <strong>come se fosse nuova<\/strong> la parte di mondo che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 forse il compito della fotografia non \u00e8 soltanto mostrarci ci\u00f2 che non avevamo mai visto.<\/p>\n<p>A volte \u00e8 molto pi\u00f9 radicale: <strong>farci vedere ci\u00f2 che avevamo sempre avuto davanti.<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 tutto \u00e8 soglia, <strong>se guardi bene.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>TROVARE LA PROPRIA CALLIGRAFIA<\/h2>\n<p>Ogni autore ha una propria calligrafia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 necessariamente riconoscibile attraverso uno stile estetico preciso e non significa ripetere sempre le stesse soluzioni.<\/p>\n<p>\u00c8 piuttosto un modo personale di guardare il mondo.<\/p>\n<p>Una sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Una distanza.<\/p>\n<p>Un ritmo.<\/p>\n<p>Un modo di scegliere cosa includere e cosa escludere.<\/p>\n<p>Per questo possiamo chiederci:<\/p>\n<p>Questa fotografia potrebbe essere stata scattata da chiunque, oppure contiene qualcosa che appartiene soltanto al nostro modo di vedere?<\/p>\n<p>Non cerchiamo necessariamente una fotografia spettacolare.<\/p>\n<p>Cerchiamo una fotografia necessaria alla nostra storia.<\/p>\n<p>La tecnica, quando \u00e8 al servizio dell\u2019idea, smette di essere esercizio e diventa linguaggio.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>LA CURA DELLA SERIE<\/h2>\n<p>Un progetto, come sappiamo, non \u00e8 necessariamente una raccolta di belle fotografie.<\/p>\n<p>\u00c8 una relazione fra immagini.<\/p>\n<p>Una fotografia pu\u00f2 essere molto potente da sola e perdere forza accanto alle altre.<\/p>\n<p>Al contrario, un\u2019immagine apparentemente semplice pu\u00f2 diventare fondamentale all\u2019interno di una sequenza.<\/p>\n<p>Per questo dobbiamo prestare attenzione a:<\/p>\n<ul>\n<li>scelta delle immagini;<\/li>\n<li>numero delle fotografie;<\/li>\n<li>ordine della sequenza;<\/li>\n<li>ritmo;<\/li>\n<li>alternanza fra pieni e vuoti;<\/li>\n<li>rapporto fra immagini forti e immagini pi\u00f9 silenziose;<\/li>\n<li>coerenza formale;<\/li>\n<li>eventuali ripetizioni;<\/li>\n<li>immagine d\u2019apertura;<\/li>\n<li>immagine conclusiva.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La selezione \u00e8 parte dell\u2019atto fotografico.<\/p>\n<p>Anche decidere quale fotografia non mostrare \u00e8 una scelta d\u2019autore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>NON ILLUSTRARE UN CONCETTO -COSTRUIRE UN\u2019ESPERIENZA<\/h2>\n<p>Il rischio di lavorare su un tema cos\u00ec forte \u00e8 cercare un\u2019immagine che spieghi il concetto.<\/p>\n<p>Ma una fotografia non deve necessariamente spiegare.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 suggerire.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 lasciare una domanda.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 creare una sensazione.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 generare una contraddizione.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 persino disorientare.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo non \u00e8 che il pubblico comprenda immediatamente ci\u00f2 che l\u2019autore voleva dire.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 che qualcosa accada nello sguardo di chi osserva.<\/p>\n<p>Che un\u2019immagine continui a lavorare nella mente anche dopo essere stata superata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h2>UNA FOTOGRAFIA HA ANCHE UN CORPO<\/h2>\n<p>L\u2019ESPOSIZIONE<\/p>\n<p>Pensare alla fotografia significa pensare anche alla sua presenza fisica.<\/p>\n<p>Quando il progetto arriver\u00e0 nello spazio espositivo, le immagini non vivranno pi\u00f9 soltanto sullo schermo.<\/p>\n<p>Avranno una dimensione, una materia, una distanza dal pavimento e dalle altre fotografie.<\/p>\n<p>Potranno essere grandi o piccole.<\/p>\n<p>Ravvicinate o separate.<\/p>\n<p>Silenziose o accompagnate da parole.<\/p>\n<p>La scelta del formato, della carta, della stampa, della cornice e dell\u2019allestimento pu\u00f2 contribuire al significato del progetto.<\/p>\n<p>Anche il modo in cui un\u2019immagine entra nello spazio pu\u00f2 modificare il modo in cui viene guardata.<\/p>\n<p>Se contenuto e forma cominciano a diventare inseparabili, allora il progetto sta trovando la propria voce.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: left\">Se ritieni utile condividire queste riflessioni puoi <a href=\"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2026\/10\/Infraordinario-traccia-operativa.pdf\">scaricare il relativo pdf<\/a><br \/>\nBuona riflessione, ideazione, ricerca, realizzazione della tua opera.<\/p>\n<p><strong>Stefania Lasagni, Massimo Mazzoli <\/strong><br \/>\n<strong>Team Di Cult Fiaf<\/strong><\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019INFRA-ORDINARIO Spazi identitari e Geografie di relazioni Soglie del vedere quotidiano Un laboratorio per imparare a guardare ci\u00f2 che abbiamo 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