{"id":5933,"date":"2014-02-09T21:37:01","date_gmt":"2014-02-09T19:37:01","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=5933"},"modified":"2014-02-09T21:37:01","modified_gmt":"2014-02-09T19:37:01","slug":"scatti-fugaci-di-roberto-roda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2014\/02\/09\/scatti-fugaci-di-roberto-roda\/","title":{"rendered":"SCATTI FUGACI &#8211; di Roberto Roda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\">SCATTI FUGACI \u2013 di Roberto Roda<\/p>\n<p>Scatti fugaci. Prove tecniche per l\u2019Osservatorio Nazionale sulla Fotografia.<br \/>\nRoberto Roda*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Centro Etnografico del Comune di Ferrara (CEF) si occupa, dal 1973, di ricerca demo-etno-antropologica e di promozione culturale di base. La fotografia \u00e8 uno strumento fondamentale nelle attivit\u00e0 dell\u2019istituto. I risultati delle ricerche e le attivit\u00e0 culturali sono raccolti in oltre 3.000 pubblicazioni (centinaia sono quelle fotografiche) e hanno permesso la realizzazione di un insieme di importanti archivi etno-storici fra loro correlati (archivio dei documenti, archivio sonoro o delle fonti orali e archivio della fotografia): quello fotografico dispone di oltre 140.000 immagini analogiche sia storiche sia prodotte dalle numerose ricerche sul campo. Le immagini digitali sono gi\u00e0 diverse decine di migliaia e incrementano la dotazione complessiva. Nel 2000 \u00e8 stato creato l\u2019Osservatorio Nazionale sulla Fotografia che non \u00e8 un istituto autonomo, ma uno strumento del CEF, utilizzato per meglio gestire l\u2019archivio fotografico e le tante attivit\u00e0 fotografiche (ricerche, mostre, didattica, ecc.). All\u2019inizio del decennio 2000 era ormai evidente ci\u00f2 che gli anni a seguire avrebbero confermato pienamente: la dimensione \u201cantropologica\u201d della fotografia non era pi\u00f9 limitata alla sola fotografia di documentazione sociale ma aveva ormai invaso anche la concettualit\u00e0 artistica. Da ci\u00f2 l\u2019idea di un Osservatorio in grado di muoversi senza limiti nelle esperienze fotografiche contemporanee. Il Centro Etnografico Ferrarese e l\u2019Osservatorio Nazionale sulla Fotografia, promuovono e coordinano ricerche sul campo, favoriscono la formazione disciplinare, intrattengono rapporti con l\u2019associazionismo, interagiscono con organismi culturali (istituti, musei\u2026) in Italia e all\u2019estero, sperimentano metodologie di ricerca pertinenti. Il CEF \u00e8, dalla sua fondazione, un luogo di incontro e di confronto ove, fra gli altri, i fotografi (sia amatori sia professionisti) possono ottenere assistenza critica sul loro lavoro, proporre progetti espositivi, acquisire metodologie per essere coinvolti nelle campagne fotodocumentarie, promosse o curate dall\u2019organismo ferrarese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle discipline fotografiche, la conoscenza della tecnologia \u00e8 importante. Per questo il CEF e l\u2019Osservatorio cercano di tenersi aggiornati sulle attrezzature immesse in commercio. L\u2019avvento del digitale ha determinato un\u2019accelerazione nelle produzioni, le attrezzature di ripresa si affacciano ora sul mercato a ritmo forsennato, cos\u00ec come esasperati e misurabili in pochi mesi appaiono gli incrementi prestazionali delle fotocamere. In sinergia con Foto Pandini di Ferrara, il Centro Etnografico\/Osservatorio sulla fotografia da molti anni sta provando sul campo le nuove fotocamere, cercandone le vocazioni di utilizzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel caso specifico degli \u201cscatti fugaci\u201d che sono qui presentati, con la curatela di Emiliano Rinaldi, evidenzio che dopo tre decenni passati a far riprese per il CEF, scarpinando con molti chili di fotocamere analogiche sulle spalle, dal 2004 ho volontariamente inseguito nella nuova tecnologia digitale l\u2019idea di fotocamere compatte ma capaci di alte prestazioni. Ho privilegiato qualit\u00e0 e luminosit\u00e0 delle ottiche, facilit\u00e0 dei men\u00f9, contenimento del rumore alle alte sensibilit\u00e0, in maniera da poter lavorare a mano libera anche in luce scarsa sempre salvaguardando le atmosfere ambientali. \u00c8 questa una necessit\u00e0 nella fotografia etno-antropologica, che tuttavia amo praticare anche nella fotografia \u201ccreativa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando provo una fotocamera difficilmente faccio sedute ad hoc, il pi\u00f9 delle volte mi ritaglio momenti fugaci (da cui il titolo con cui sono state presentate queste immagini) fra mille impegni, magari mentre cammino per spostamenti lavorativi o mentre in auto, guidano altri e io osservo attraverso i finestrini. Sono situazioni difficili vuoi per la luce, spesso serale, vuoi per il movimento del veicolo, che per\u00f2 impongono di trovare forme e atmosfere interessanti nella apparente banalit\u00e0 di ci\u00f2 che passa accanto. Si tratta di un esercizio utile perch\u00e9 permette di mantenere l\u2019occhio allenato e di conoscere i limiti delle attrezzature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando Foto Pandini, festeggiando i 50 anni di attivit\u00e0 commerciale, mi ha chiesto alla fine del 2013 di preparare una piccola mostra di quegli scatti di prova, che avevo accumulato nel corso di quasi un decennio, mi sono accorto che molte immagini erano, linguisticamente parlando, fra loro sintonizzate e che alla fine potevano formare un racconto espositivo esteticamente coerente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ROBERTO RODA, \u00e8 nato nel 1953 a Ferrara, ove vive e lavora. Studioso di etnografia e antropologia culturale, storico della fotografia e critico d\u2019arte, dal 1982 si occupa delle attivit\u00e0 espositive e di ricerca del Centro Etnografico del Comune di Ferrara e presso questo istituto coordina l\u2019Osservatorio Nazionale sulla Fotografia. \u00c8 autore e curatore di moltissimi volumi a carattere etno-antropologico e fotografico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 direttamente attivo nella produzione d\u2019immagini sia come fotografo impegnato nella documentazione etno-antropologica e del territorio sia come artista che privilegia il mezzo fotografico. Ha iniziato a fotografare nei primissimi anni settanta. Sue mostre sono state accolte da prestigiose gallerie d\u2019arte pubbliche e private e da importanti musei, in Italia e all\u2019estero (Francia, Stati Uniti, Slovenia, ecc.)<\/p>\n\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SCATTI FUGACI \u2013 di Roberto Roda Scatti fugaci. Prove tecniche per l\u2019Osservatorio Nazionale sulla Fotografia. 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