{"id":7400,"date":"2014-08-03T20:30:00","date_gmt":"2014-08-03T18:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/?p=7400"},"modified":"2014-08-03T20:30:00","modified_gmt":"2014-08-03T18:30:00","slug":"tino-petrelli-di-orietta-bay","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/2014\/08\/03\/tino-petrelli-di-orietta-bay\/","title":{"rendered":"Tino Petrelli &#8211; di Orietta Bay"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\">TINO PETRELLI \u2013 a cura di Orietta Bay<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando nel 1937 un ragazzino di nome Valentino \u201cTino\u201d Petrelli si trasferisce con la famiglia a Milano dal paese di Fontanafredda, in provincia di Pordenone, la Fotografia ha quasi cento anni e sta vivendo un momento di grande fermento tra pittorialismo e cambiamento con l\u2019affermarsi della fotografia cosiddetta modernista o delle avanguardie ma anche con l\u2019importante filone del reportage agli albori del \u201cNeorealismo\u201d e di stretto legame con gli avvenimenti del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Petrelli \u00e8 un ragazzo intelligente, intraprendente e forte che riesce a farsi assumere con mansioni di garzone alla Publifoto di Vincenzo Carrese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Considerando che Publifoto, per diverse ragioni, ha fatto la storia del fotogiornalismo in Italia raccontandone la vicissitudini, dal 1927 per pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, attraverso le sue fotografie con scrupolo e attenzione e lasciandoci un patrimonio iconografico che per quantit\u00e0 e variet\u00e0 non ha uguali, si intuisce di quale importanza sia stata la <em>porta<\/em> che si \u00e8 aperta per il giovane Tino. \u00a0E sapendo che quello che rese speciale questa agenzia \u00e8 stata anche la profondit\u00e0 delle relazioni che Vincenzo Carrese, il fondatore, seppe stringere con i propri collaboratori, ne abbiamo una decisa conferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1938 Tino era gi\u00e0 passato a lavorare alla stampa in camera oscura. Un po\u2019 per prova un po\u2019 per sfida viene mandato a fotografare l\u2019arrivo del Gran Premio delle Nazioni\u00a0 all\u2019ippodromo di Milano. La sua foto che coglie la narice del cavallo vincitore nel momento in cui taglia il traguardo viene pubblicata dal Corriere della Sera su tre colonne. Da quel momento diventa uno dei pi\u00f9 stretti collaboratori di Carrese ed ha inizio la <em>sua vita da<\/em> <em>reporter.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un mestiere che da subito, in un periodo storico quale fu il fascismo in Italia, non si rivel\u00f2 facile. Le immagini dovevano sempre dare una buona propaganda del regime. Non era consigliato, perch\u00e9 facilmente tagliato, riprendere disastri, furti e arresti, tutto doveva procede con tranquillit\u00e0, infondere attraverso le immagini sicurezza e fiducia nel potere politico. Le stesse caratteristiche dovevano essere adottate per i numerosi lavori che fece per le grandi aziende, sia per foto industriali vere e proprie che per le attivit\u00e0 particolarmente interessanti del dopolavoro, come feste, manifestazioni sportive e gite. Tutto doveva apparire bello e pulito. Certo una limitazione non da poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche fisicamente era un mestiere duro. Lo stesso Petrelli precisa<em>: \u201cle macchine di allora erano veramente pesanti perch\u00e9 oltre c\u2019erano i cos\u00ec detti \u201cmagazzini\u201d che contenevano le lastre. Il tutto pesava diversi chili. Si andava via con tre quattro magazzini pi\u00f9 la borsa che era enorme che noi adoperavamo come sedile e per salirci sopra e stare pi\u00f9 in alto. Ho ancora la spina dorsale mal messa per questo. Le lastre si sono usate fino al \u201955 \u2013 \u201956. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>In seguito siamo passati alla 6&#215;6 e al 24&#215;36 ed abbiamo utilizzato tutti i tipi di macchina, anche perch\u00e9 per le case costruttrici era una buon pubblicit\u00e0 se usavamo le loro macchine. La stampa era quasi sempre compito mio perch\u00e9 ero il pi\u00f9 svelto e avevo l\u2019occhio per le inquadrature\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sua collaborazione con Publifoto \u00e8 durata ininterrottamente fino al 1981.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con i suoi reportage ci ha raccontato il nostro Paese non solo con l\u2019attenzione ai fatti ma come andando alle scoperta delle persone, dei loro ideali e delle situazioni materiali in cui si trovavano a vivere. Ogni sua fotografia \u00e8 un racconto e i servizi tematici una rappresentazione dei momenti salienti dell\u2019esistenza umana in tutte le varie possibili sfaccettature di spazio, tempo e situazione. Immagini, quelle di Petrelli, che grazie alla forza della sua visione ci trascinano dentro l\u2019avvenimento e il come supera il cosa, offrendoci la possibilit\u00e0 di vedere in profondit\u00e0 e dandoci l\u2019opportunit\u00e0 di interrogarci e capire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella realt\u00e0 che ci presenta \u00e8 nascosta la metafora per altre realt\u00e0 simili per situazioni e sentimenti. Tanti i temi e le storie trattate, molto diverse tra loro, in apparenza distanti, ma accomunate da un filo conduttore. Tutte, mentre costruiscono un documento che propone una vicenda, raccontano al contempo un\u2019emozione. Sono immagini intense, dense che rimangono impresse nella memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le sue riprese su Africo sconvolsero talmente per la potenza del messaggio che il governo decise uno stanziamento straordinario per la costruzione di un Africo nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u00e8 certo che anche molte sue altre narrazioni come il reportage sul lavoro delle mondine del novarese, o il rispetto e la dignit\u00e0 con cui ha ripreso le persone dopo la catastrofe della guerra, furono fonte di ispirazione per quello che nel nostro cinema fu definito <em>il filone neorealista<\/em> che tanto successo ha riscosso nel mondo cinematografico anche internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le sue fotografie viste oggi ci riportano a un periodo storico preciso, a vicende umane di anni trascorsi ma in realt\u00e0 come dice Giuliana Scim\u00e8 <em>\u201csono immagini che nei contenuti e nei significati, nella struttura formale appartengono alla grande epopea dell\u2019umanit\u00e0\u201d. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E come sottolinea Lanfranco Colombo \u201c<em>per le ultime generazioni \u00e8 la summa pi\u00f9 eccezionale di una memoria storica\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Veramente possiamo fare nostra anche l\u2019affermazione di Franco Di Bella che dice: <em>\u201cogni sua immagine\u00a0 vale pi\u00f9 di mille parole, secondo un facile slogan del giornalismo americano\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\n<\/em><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TINO PETRELLI \u2013 a cura di Orietta Bay Quando nel 1937 un ragazzino di nome Valentino \u201cTino\u201d Petrelli si trasferisce &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":7401,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[7,22],"tags":[],"class_list":["post-7400","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio","category-galleria-fotografica"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7400","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7400"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7400\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7401"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7400"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7400"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/agoradicult\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7400"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}