{"id":2434,"date":"2015-08-14T14:37:27","date_gmt":"2015-08-14T12:37:27","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/regioni\/emiliaromagna\/?p=2434"},"modified":"2015-08-14T14:37:27","modified_gmt":"2015-08-14T12:37:27","slug":"si-fest-savignano-sul-rubicone-11-12-13-settembre-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/si-fest-savignano-sul-rubicone-11-12-13-settembre-2015\/","title":{"rendered":"SI FEST   SAVIGNANO SUL RUBICONE  11.12.13 SETTEMBRE 2015"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2015\/08\/LOCANDINA-SIFEST-con-nomi1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2435 aligncenter\" alt=\"LOCANDINA SIFEST con nomi1\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2015\/08\/LOCANDINA-SIFEST-con-nomi1-212x300.jpg\" width=\"292\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2015\/08\/LOCANDINA-SIFEST-con-nomi1-212x300.jpg 212w, https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2015\/08\/LOCANDINA-SIFEST-con-nomi1.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 292px) 100vw, 292px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>SI FEST\u00b2\u2074 \u00a0\u00a0SAVIGNANO SUL RUBICONE\u00a0 11.12.13 SETTEMBRE 2015<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><b>[HABITUS]<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>DAGLI ABITI ALL\u2019ABITUDINE, DAI COSTUMI AL COSTUME<\/b><\/p>\n<p>LARRY FINK, MIKE BRODIE, MARTINA BACIGALUPO, CLAUDINE DOURY, PAOLO VENTURA, MUSTAFA SABBAGH, GIULIA MARCHI, TOMMASO TANINI, SIMONE DONATI, MONIA PERISSINOTTO, FRANCESCO FRANCAVIGLIA, THOMAS VANDEN DRIESSCHE, GABRIELE BASILICO, FELICE BEATO, ENRICO DE LUIGI, JACOPO BENASSI, GIANPAOLO BARBIERI, SETTIMIO BENEDUSI, TONI THORIMBERT, GIOVANNI GASTEL, MARCO PESARESI<br \/>\n<b><i>Habitus<\/i><\/b><i>. Sistema durevole e trasferibile di schemi di percezione, di valutazione e di azione, prodotto dal sociale che s\u2019istituisce nei corpi. L\u2019habitus \u00e8 una struttura strutturata: possiede, cio\u00e8, un legame di dipendenza dal mondo sociale. Ma \u00e8 anche una struttura strutturante, perch\u00e9 organizza le pratiche e la percezione delle pratiche. <b>(Pierre Bourdieu)<\/b><\/i><br \/>\n<b><i>Cultura<\/i><\/b><i>.<\/i> <i>Insieme complesso di conoscenze e credenze, capacit\u00e0 artistiche e tecnologiche, stili di vita, abitudini e valori appresi dall&#8217;uomo in quanto membro di una societ\u00e0.<\/i><b><i> (E.B. Tylor)<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Un viaggio di andata e ritorno, dagli abiti all&#8217;abitudine, dai costumi al costume. Punto di partenza, l&#8217;assunto che la cultura \u00e8 qualcosa che si indossa. Saranno <b>Mike Brodie<\/b>, fotografo statunitense che approda per la prima volta in Europa, <b>Larry Fink<\/b>, poliedrico autore dell&#8217;inedito <i>The Vanities,<\/i> e molte altre prestigiose firme del panorama fotografico nazionale ed internazionale a indagare il tema del <b>SI Fest<\/b><b>\u00b2<\/b><b>\u2074<\/b>, <b>[HABITUS]. Dagli abiti all&#8217;abitudine, dai costumi al costume<\/b>. Il festival,\u00a0 in programma a <b>Savignano\u00a0 sul Rubicone dall&#8217;11 al 13 settembre 2015<\/b> con apertura delle esposizioni fino al 27 settembre, propone 16 mostre, 21\u00a0 autori, 15 lettori di portfolio e un fitto calendario di talks, seminari, incontri con l&#8217;autore. Immancabili il <b>SI Fest Off<\/b> e il <b>SI Fest After, <\/b>appuntamenti di punta di una serie di occasioni di approfondimento e di divertimento che da sempre fa della tre giorni romagnola un evento irrinunciabile per appassionati, fotografi e tutti coloro che a vario titolo di occupano di fotografia <b>(www.sifest.it).\u00a0 <\/b><br \/>\n<b>Habitus.<\/b><br \/>\nLa nozione di <b><i>costume<\/i><\/b>, come quella di <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/cultura_(Enciclopedia_delle_scienze_sociali)\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cultura<\/a><b>,<\/b> costituisce uno degli strumenti di lavoro dell&#8217;antropologia sociale e culturale. Autorevoli precursori di questi studi fecero nelle proprie opere riferimento ai costumi, nell&#8217;accezione morale di usi, abitudini, tradizioni caratteristici di una data societ\u00e0 o di una data cultura.<br \/>\nNella formulazione di <b>Edward Burnett Tylor<\/b> la cultura ingloba al proprio interno i costumi, i quali acquistano ordine e fondamento. D&#8217;altro canto, la dimensione dell&#8217;esteriorit\u00e0, gi\u00e0 propria dei costumi, viene ereditata dal nuovo concetto<b><i>: dagli abiti all&#8217;abitudine, dai costumi al costume<\/i><\/b> ritorna, in una sorta di gioco di parole, l&#8217;idea che la cultura sia qualcosa che &#8216;si indossa&#8217;<i>. <\/i><br \/>\nDa queste brevi considerazioni emerge la linea sottile che separa il costume, nell&#8217;accezione sopra ricordata di stile di vita, dal costume inteso in senso materiale quale abito che copre il corpo. Nei suoi richiami pi\u00f9 antichi, la parola fa dunque riferimento alla sfera della condotta, del comportamento e dell&#8217;abitudine. Lo studioso <b>Marcel Mauss<\/b>, preferiva parlare di <b>habitus <\/b>piuttosto che di abitudine perch\u00e9 la radice stessa di questa parola, dal latino, ne sottolinea l&#8217;origine esterna rispetto ai corpi. Secondo il sociologo francese <b>Pierre Bourdieu<\/b>, l<b>&#8216;habitus <\/b>contribuisce alla costruzione dell&#8217;universo sociale.<br \/>\n<b>La moda non \u00e8 frivola.<\/b><br \/>\nQuando si parla di moda vengono alla mente una serie di luoghi comuni accomunati dall\u2019idea che l\u2019entourage della moda sia la quintessenza della frivolezza, della vacuit\u00e0 e della superficialit\u00e0.<br \/>\n<b>Roland Barthes,<\/b> con la sua serie d\u2019interventi critici raccolti in <i>Il senso della moda,<\/i> ci aiuta a far piazza pulita di questi stereotipi e ci aiuta a cogliere un diverso aspetto della moda. Scriveva Barthes in premessa al suo \u201cSistema della moda\u201d: \u00abquesto libro \u00e8 un libro di metodo\u00bb. \u00c8 il punto. <i>In storia e sociologia del vestito<\/i> Barthes suggerisce di distinguere tra costume e abbigliamento che sono \u2018la langue e la parole\u2019 del sistema linguistico moda.<br \/>\nAlla fine degli anni cinquanta il Barthes \u00abmitologo\u00bb affermava dunque perentoriamente, \u00abla moda \u00e8 linguaggio\u00bb. E almeno su questo concetto non sembra tramontato il sole sessant\u2019anni dopo.<br \/>\n<b>Il distretto della moda del Rubicone. Made in Italy sul Rubicone.\u00a0 <\/b><br \/>\nL\u2019industria della moda in Italia non \u00e8 soltanto un settore produttivo come un altro. Sostiene l\u2019export, stimola creativit\u00e0 e innovazione, \u00e8 anche forma d\u2019arte.<br \/>\nIn tempi di crisi diffusa, pu\u00f2 diventare sacrilego parlare di moda, che \u00e8 sinonimo di lusso. Eppure, non \u00e8 cos\u00ec. I grandi marchi puntano all\u2019artigianato, a lavorazioni minuziose dei materiali per rendere il prodotto inimitabile, contro l\u2019invasione del \u201cfast fashion\u201d. Gli stilisti hanno fatto cordata per difendere la libert\u00e0 intellettuale del \u201cmade in Italy\u201d, e i risultati di recenti analisi economiche confermano che i fatturati del settore moda sono prevalentemente positivi, grazie in particolare ai mercati esteri.<br \/>\nIl nostro stesso territorio, <b>l\u2019area del Rubicone<\/b>, contiene il distretto produttivo del calzaturiero femminile ad altissima densit\u00e0 produttiva, nel segno dell\u2019alta innovazione creativa e qualitativa.<br \/>\nIl settore moda nel nostro territorio, sia per il calzaturiero sia per l\u2019abbigliamento, rappresenta un asse industriale di fondamentale importanza, fortemente radicato nella nostra dimensione culturale di comunit\u00e0.<br \/>\nNon \u00e8 quindi casuale che quest\u2019anno il <b>SI Fest<\/b>, proponga di indagare attraverso alcuni stilemi della fotografia di costume, anche la fotografia di moda, come vero e proprio omaggio a questo territorio che, anche attraverso le produzioni dell\u2019industria della moda, ha saputo affermarsi e rappresentarsi partendo dall\u2019asse del fiume Rubicone fino alle capitali di tutto il mondo.<br \/>\nModa e fotografia si relazionano con grande importanza: l\u2019immagine \u00e8 fondamentale per la diffusione di massa e per l\u2019affermazione dello stile. Scriveva <b>Arturo Carlo Quintavalle<\/b> alcuni anni fa: \u201c<i>La moda non \u00e8 stata considerata degna, salvo pochissime eccezioni, di considerazione nel nostro paese da parte degli accademici, e non \u00e8 stata ritenuta degna neppure di attenzione, di considerazione storica da parte degli specialisti\u2026<\/i><br \/>\n<i>Serve integrare, insomma, la moda alla nostra cultura non certo nei fatti, perch\u00e9 la moda si serve degli strumenti moderni del comunicare meglio di molte altre aree produttive della nostra societ\u00e0, ma serve integrarla nelle consapevolezze stesse degli intellettuali che, magari, la moda, in qualche maniera, tendono a leggere con critico distacco. Cos\u00ec intendiamo stabilire una precisa funzione della moda nel sistema delle coscienze della critica, e crediamo che questa operazione sia necessaria, anzi urgente, e comunque preventiva. Infatti o la moda assumer\u00e0 la funzione di segnaletica antropologica dei comportamenti e verr\u00e0 considerata alla stessa stregua del teatro sia pur \u201cdi strada\u201d e dei suoi differenti generi, oppure lasceremo che ci sfugga uno dei fatti pi\u00f9 rilevanti della nostra cultura\u2026\u201d<\/i><br \/>\n<b>Il LE MOSTRE E GLI AUTORI.<\/b><br \/>\n<b>MIKE BRODIE, <i>A Period of Juvenile Prosperity<\/i> + <i>Tones of dirt and bone.<\/i><\/b><br \/>\n<b><i>A Period of Juvenile Prosperity<\/i><\/b>, titolo della mostra fotografica che sar\u00e0 presentata al SI Fest di Savignano sul Rubicone in anteprima assoluta europea, \u00e8 un progetto del fotografo statunitense <a href=\"http:\/\/mikebrodie.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mike Brodie<\/a>, che racconta la sottocultura giovanile punk e squatter\u00a0 in viaggio tra treni merci e stazioni: lo stile di vita basato sul movimento costante in treno, in giro per tutta l\u2019America, saltando sui vagoni senza farsi vedere. L\u2019esposizione verr\u00e0 arricchita anche dalla proiezione, appositamente prodotta per il SI FEST, del suo primo lavoro fotografico su Polaroid <b><i>Tones of dirt and bone.<\/i><\/b><br \/>\nNel 2004 a 19 anni Brodie ha iniziato un viaggio concluso nel 2009 e andato avanti per 50.000 chilometri attraverso 46 stati americani, senza una meta precisa, fotografando i suoi compagni di viaggio, gli incontri, le situazioni, i paesaggi, prima con una macchina <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Polaroid_SX-70\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Polaroid SX-70<\/a>(guadagnandosi quindi il soprannome di Polaroid Kid) e poi con una pellicola 35 mm.<br \/>\nBrodie non ha mai studiato fotografia ma la sua composizione sembra richiamarsi a fotografi come Robert Frank, William Eggleston e Nan Goldin. Le storie assomigliano a narrazioni moderne di Mark Twain o Jack Kerouac.<br \/>\nDice Alec Soth: &#8220;Volevo davvero che questo libro non mi piacesse, ma sono stato totalmente sedotto dalle fotografie, dal disegno grafico e persino dal testo scritto da Brodie&#8221;.<br \/>\n<b>LARRY FINK, <i>The vanities + The beats<\/i><\/b><br \/>\nLarry Fink \u00e8 fotografo professionista da oltre 55 anni. Ha esposto al Museum of Modern Art, il Whitney Museum of Modern Art, il San Francisco Museum of Art, il Mus\u00e9e de la Photographie, in Belgio, e il Mus\u00e9e de l&#8217;Elys\u00e9e in Svizzera, il Festival Rencontres Arles. Il premio Infinity Award che Larry FInk ha vinto quest&#8217;anno presso l&#8217;ICP di New York ha accresciuto ulteriormente il prestigio dell\u2019artista. La mostra Vanities, inedita in Italia, s\u2019inserisce perfettamente nel tema di quest&#8217;anno, <i>Habitus<\/i>. Uno specchio completamente originale della mondanit\u00e0 hollywoodiana. Il libro pubblicato da Schirmer&amp;Mosel, ha ottenuto enorme attenzione. Egli \u00e8 personaggio poliedrico, musicista appassionato, insegnante eccezionale, figura autentica e quindi controversa del mondo dell&#8217;arte. La seconda mostra esposta al SI Fest, <i>The Beats<\/i>, completa il percorso espositivo su Larry Fink, in quanto rappresenta il suo primissimo lavoro, quando non era ancora maggiorenne: l&#8217;inizio di tutto. L&#8217;insieme delle immagini ritrae una generazione che ha fatto storia, un&#8217;esperienza sociale e culturale che ha inserito nella vita di tutti noi costumi, stili e abitudini nuovi.<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<b>FELICE BEATO, un omaggio. <i>La fotografia in Giappone e la scuola di Yokohama<\/i><\/b><br \/>\nLa Fratelli Alinari presenta le pi\u00f9 belle fotografie di Felice Beato conservate nelle Raccolte Museali Fratelli Alinari di Firenze. Le prime fotografie sul Giappone al momento della sua apertura all&#8217;Occidente sono infatti rappresentate dalle meravigliose immagini realizzate dal fotografo veneziano naturalizzato inglese, che istituir\u00e0 una nuova produzione fotografica conosciuta come la &#8220;scuola di Yokohama&#8221;. Il corpus presentato \u00e8 costituito da venti preziosissime e raffinate stampe all&#8217;albumina colorate a mano da negativo al collodio.<br \/>\n<b>GABRIELE BASILICO, <i>Iran 1970<\/i><\/b><br \/>\nNell\u2019estate 1970 Gabriele Basilico parte da Milano con una Fiat 124, ipotetica destinazione Kabul. \u00c8 il viaggio iniziatico della generazione dei figli dei fiori, la strada verso l\u2019India, e Basilico ha intenzione di realizzare una serie di foto da vendere a qualche rivista. Il progetto non giunger\u00e0 a compimento, ma nell\u2019archivio personale quegli scatti furono accuratamente custoditi e il fotografo milanese pens\u00f2 qualche volta di farci un libro. Come scrive Luca Doninelli nell\u2019introduzione \u00e8 un \u201cBasilico prima di Basilico\u201d, il reportage tra Jugoslavia, Turchia e Iran che sar\u00e0 la meta del viaggio nel quale si colgono i segni della nascita di una vocazione.<br \/>\nGiovanna Calvenzi, compagna di Gabriele e testimone di quel viaggio, racconta sulle pagine della curatissima pubblicazione da poco data alle stampe, quest\u2019avventura e un\u2019epoca di grande libert\u00e0.<br \/>\n<b>MARTINA BACIGALUPO \/ <i>Gulu real art studio<\/i><\/b><br \/>\n<i>Martina <\/i>Bacigalupo, \u00e8 nata a Genova nel 1978 e attualmente vive in Africa orientale.<br \/>\nL\u2019autrice racconta di un viaggio di lavoro in Uganda. In uno studio fotografico artigianale di Gulu, seconda citt\u00e0 del Paese, vide un mucchio di fotografie di persone da cui la faccia era stata rimossa con uno stampino. Era cos\u00ec infatti che il fotografo locale, Obal Denis, preparava le foto per i documenti. Faceva accomodare nel suo studio gli interessati, magari fornendogli una giacca o altro indumento, li fotografava a figura intera, stampava l\u2019immagine, tagliava la sola testa per il documento e buttava via il resto. Ma proprio questa <i>rimanenza<\/i> racconta una storia, mostrando gli abiti, le scarpe, le mani rugose di questi uomini e donne. E l\u2019assenza del viso pare alludere a come essi in particolare, e l\u2019individuo in genere, gestiscano la loro personalit\u00e0, la loro condizione di uno fra mille e milioni, in Africa come altrove. Sicch\u00e9 Martina si \u00e8 fatta dare dall\u2019amico fotografo queste <i>rimanenze<\/i> e le ha trasformate in un lavoro d\u2019arte fotografica. In questo caso l\u2019attivit\u00e0 del fotografo sta nel creare un\u2019immagine dove non c\u2019era, non fisicamente realizzandola, ma riconoscendola, estrapolandola dal suo contesto, facendola parlare e dandole un nuovo senso.<br \/>\n<b>PAOLO VENTURA, <i>Short stories<\/i><\/b><br \/>\nIllustratore e fotografo milanese, classe 1968, porta i sogni nella sua arte per creare micro-mondi. \u00abPiccoli teatri animati\u00bb li ha definiti Ventura, in cui recitano diversissimi personaggi, sempre interpretati dal fotografo-trasformista, dai suoi familiari e dall&#8217;inseparabile fratello gemello. Ma non sono classici autoritratti: \u00abIl motivo principale della mia autorappresentazione \u00e8, banalmente, perch\u00e9 sono sempre disponibile. Poi, considerando che sono cresciuto con un gemello identico &#8211; uno specchio scomodo &#8211; \u00e8 stata anche l\u2019occasione per affermare la mia identit\u00e0\u00bb.<br \/>\n\u00abAll\u2019inizio cercavo delle immagini come le cerca un fotografo andando in giro per strada\u00bb, spiega Ventura. \u00abPoi, dato che non riuscivo a trovare quello che cercavo, le ho prese all\u2019interno, costruendole come si fa nel cinema\u00bb. E sono proprio dei cortometraggi su carta le sette <i>Short stories<\/i> che saranno esposte a Savignano.<br \/>\n<b>GIULIA MARCHI,<i> Sull\u00f2rlo<\/i><\/b><br \/>\nGiulia Marchi nasce a Rimini nel 1976, dove vive e lavora. Frequenta la Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia con indirizzo classico all\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Costruisce da sola le proprie macchine fotografiche rubando l\u2019anima a scatole di carta o a piccole cassettine di legno. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all\u2019estero, sia di carattere collettivo che personale ottenendo consensi di pubblico e critica.<br \/>\n<b>MUSTAF\u00c0 SABBAGH,<\/b> <b><i>#000 &#8211; tuxedo riot<\/i><\/b><br \/>\nMustafa Sabbagh nasce ad Amman (Giordania). Italo &#8211; palestinese, cresciuto tra l&#8217;Europa e il Medio Oriente, il suo imprinting \u00e8 cosmopolita, mentre il suo atteggiamento \u00e8 nomade. Dopo una carriera di successo come fotografo di moda riconosciuto dalle pi\u00f9 prestigiose riviste del mondo, Sabbagh concentra la sua ricerca ridefinendo la storia dell&#8217;arte attraverso la fotografia contemporanea, creando una sorta di contro canone estetico al cui interno il punctum \u00e8 la pelle, diario dell\u2019unicit\u00e0 dell&#8217;individuo. Un\u2019estetica del disagio, armonia dell\u2019imperfezione, indagata attraverso il medium fotografico, cos\u00ec come attraverso la videoarte. Scatti unici, capaci di trattare la pelle al pari di un tessuto pregiato: non un semplice fotografo di moda, ma un poeta dell\u2019immagine, innamorato del corpo umano e della sua sinuosa bellezza.<br \/>\n<b>CLAUDINE DOURY, <i>Loulan beauty<\/i><\/b><br \/>\nClaudine Doury \u00e8 una fotografa francese e vive a Parigi. Ha ricevuto il Premio Leica Oscar Barnack nel 1999, il World Press nel 2000 e il Premio Niepce per il suo lavoro nel 2004. Claudine Doury \u00e8 membro della prestigiosa Agenzia VU\u2019 di Parigi.<br \/>\nLa mostra esposta al SI Fest \u00e8 una storia di una lenta scomparsa, nella sabbia e nel tempo. La fine di un mondo, un viaggio attraverso la parte centrale della provincia sovietica dell&#8217;Asia e nello Xinjiang in Cina.<br \/>\n\u201cAvevo letto <i>Djamila<\/i>, dal poeta di Kirghizistan Tchinguiz Aitmatov, e mi ha fatto sognare i kolkhos persi nelle steppe e dei suoi popoli: uzbeki, kazaki, kyrgyzs, karakapalks \u2026\u201d, scrive Claudine.<br \/>\nDal 2002 al 2005, sono riuscita a recarmi nella regione Aral in Kazakistan, Uzbekistan, sulle rive del lago di Ysykk\u00f6l in Kirghizistan e nello Xinjiang. Loulan Beauty \u00e8 la storia di questi popoli dal centro del mondo, eredi di regni affondati, di pescatori senza un mare, di bambini che ballano in attesa di riabbracciare i loro genitori che lavorano lontano, di Lola che sogna l&#8217;America, di uomini che ascoltano il canto delle sabbie.<br \/>\n<b>TOMMASO TANINI<i>, H. said he loved us<\/i><\/b><br \/>\nTommaso Tanini, di madre ungherese ha vissuto indirettamente l\u2019esperienza dell\u2019oppressione governativa di regime attraverso i racconti dei nonni paterni e dei parenti che vivevano in Ungheria durante il governo di K\u00e1d\u00e1r.<br \/>\n<i>H. Said He Loved Us<\/i> \u00e8 un progetto che attinge alla storia della DDR e al Ministero Tedesco per la Sicurezza dello Stato (Stasi) per indagare i sentimenti di paura e di oppressione causati dal vivere in una condizione di costante sospetto e diffidenza. Il progetto combina e sovrappone ricerca archivistica e documentaria con una ricerca fotografica personale e soggettiva ispirata dal libro <i>L\u2019uomo \u00e8 forte<\/i> scritto nel 1938 dallo scrittore Corrado Alvaro. I ritratti insieme ai paesaggi urbani della Ex-Germania Est e agli interni anonimi creano una tensione irrisolta tra l\u2019atto di spiare e l\u2019essere spiati. Dal 1994 il materiale distrutto viene conservato e ricostruito dalla Commissione Federale per gli Archivi della Stasi (BStU). L\u2019obiettivo \u00e8 quello di rendere il materiale restaurato accessibile. In molti casi le persone coinvolte scoprono di essere state controllate e denunciate da familiari, amici e colleghi di lavoro. Tommaso Tanini con questo libro ha vinto: <b><i>2015 Le Prix du Livre de Les Rencontres d\u2019Arles, Author Book Award; 2015 Premio Marco Bastianelli per il miglior libro fotografico autoprodotto; 2014 Premio Marco Pesaresi per la fotografia contemporanea.<\/i><\/b><br \/>\n<b>FRANCESCO FRANCAVIGLIA, <i>Le donne del digiuno<\/i><\/b><br \/>\nFrancesco Francaviglia, fotografo siciliano, nasce a Palermo nel 1982. A Palermo studia violoncello con Giovanni Sollima e regia alla scuola T\u00e9ates diretta da Michele Perriera.<br \/>\nNel 2009 vince una borsa di studio per la fotografia ad un concorso promosso dalla Provincia di Firenze dove si trasferisce per frequentare la Scuola Internazionale di Fotografia Apab coadiuvata dalla Fondazione Fratelli Alinari. Frequenta poi l\u2019Istituto Europeo di Design a Roma e a Milano dove approfondisce il proprio interesse per la fotografia pubblicitaria e il ritratto fotografico.<br \/>\nTra il 2013 e il 2014, a Palermo, da vita al lavoro \u201cLe donne del digiuno\u201d, che nel 2014 si aggiudica il Premio Portfolio Italia.<br \/>\n<b>MONIA PERISSINOTTO, <i>Tokyo nights<\/i><\/b><br \/>\n<i>Tokyo nights<\/i> \u00e8 un lavoro molto articolato e di non facile comprensione, perch\u00e9 l\u2019autrice \u00e8 la sola a possederne la chiave di lettura pi\u00f9 profonda. Tokyo \u00e8 solo una scenografia davanti alla quale si muovono diversi attori, ma \u00e8 la regia di Monia che riesce a rendere la complessit\u00e0 dell\u2019opera.<br \/>\nOgni lavoro pu\u00f2 essere considerato autobiografico, ma questo lo \u00e8 in maniera particolare, perch\u00e9 gi\u00e0 dalla ripresa (il mosso, le inquadrature non convenzionali), l\u2019autorialit\u00e0 \u00e8 preponderante nella narrazione. Con questo lavoro l\u2019autrice ha vinto nel 2014 il Premio SI Fest Portfolio.<br \/>\n<b>THOMAS VAN DEN DRIESSCHE, <i>How to be a photographer<\/i><\/b><br \/>\nVolete diventare fotografi? <b>Thomas Vanden Driessche<\/b> vi insegna come fare in 4 semplici lezioni. Le lezioni vengono dispensate sulle pagine di un carnet dal sapore retr\u00f2 e vissuto dove per\u00f2 nulla \u00e8 lasciato al caso, nemmeno le cancellature. Un piccolo capolavoro di ironia realizzato da un professionista che pu\u00f2 tranquillamente permettersi di scherzare: Thomas \u00e8 un fotogiornalista con un nutrito numero di mostre e premi all\u2019attivo. Dopo aver collaborato a progetti patrocinati dalle Nazioni Unite e dalla Croce Rossa, oggi \u00e8 contributor di diverse testate, assieme al collettivo Out of Focus dell\u2019agenzia francese Picturetank.<br \/>\n<b>SIMONE DONATI, <i>Hotel Immagine<\/i><\/b><br \/>\nA San Giovanni Rotondo, a pochi passi dal santuario di Padre Pio, c&#8217;\u00e8 un albergo che promette soggiorni all&#8217;insegna della spiritualit\u00e0. Si chiama Hotel Immagine e sulla facciata campeggia il volto del Santo di Pietrelcina. Da qui prende le mosse l\u2019omonimo progetto fotografico di <b>Simone Donati,<\/b> un viaggio attraverso i riti collettivi d\u2019Italia, sacri e profani, per tradurre in 48 immagini la forza dell\u2019aggregazione.<br \/>\n\u201cMi sono interessato a fenomeni di massa dove comunit\u00e0 eterogenee mostrano comportamenti simili tra loro \u2013 racconta il fotografo fiorentino del collettivo TerraProject &#8211; Il lavoro, oggi diventato <a href=\"http:\/\/terraprojectshop.tictail.com\/product\/hotel-immagine\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un libro (autoprodotto)<\/a>, ha preso avvio nel 2008 quando ho iniziato a seguire i supporter del popolo della Libert\u00e0 di Silvio Berlusconi L\u2019anno dopo, invece, \u00e8 stata la volta del culto di Padre Pio. Da queste due esperienze \u00e8 nata poi l\u2019idea di proseguire il \u201ctour\u201d alla ricerca di miti e icone dell\u2019immaginario contemporaneo, partecipando agli eventi pi\u00f9 disparati\u201d.<br \/>\n<b>No Panic Gallery\/ENRICO DE LUIGI, <i>Cosplayers<\/i><\/b><br \/>\nDa anni \u00e8 un sodalizio collaudato quello fra SI Fest e No Panic gallery \/Enrico De Luigi<br \/>\nE a vederlo, Chico, con la sua aria a met\u00e0 tra alieno e folletto, il volto plastico, si comprende che ci deve essere una sorta di fluido che da lui emana e contagia i soggetti delle sue fotografie, famosi e non, e che li spinge a rivelare il proprio spirito pi\u00f9 folle e irriverente. Per quest\u2019edizione del SI FEST saranno presentati una serie di curiosi ritratti di Cosplayers. <b>Cosplay<\/b> \u00e8 un termine formato dalla fusione delle parole inglesi &#8220;<i>costume<\/i>&#8221; (costume o maschera) e &#8220;<i>play<\/i>&#8221; (giocare o recitare) che indica la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire.<br \/>\n<b>BTOMIC\/Jacopo Benassi<\/b><br \/>\nPer comprendere la tecnica di Jacopo non ci sono regole o confini: basta comprare una qualsiasi fotocamera e leggere il manuale d&#8217;istruzioni, dove sta scritto: Uso con il flash. &#8220;Ecco, io utilizzo sempre il flash nelle mie fotografie, \u00e8 la mia luce, la mia penna&#8221;. Nelle fotografie di Benassi esiste una rinuncia in partenza, la luce \u00e8 l&#8217;eremita iniziale. Il fotografo, cos\u00ec attratto dai corpi e dalle consunzioni, mette in scena anche se stesso e sceglie soltanto volti che lo guardano e non sorridono quando scatta. Ad attirare Benassi \u00e8 la vita intima delle persone.<br \/>\n<i>Savignano sul Rubicone, 7 agosto 2015<\/i><\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SI FEST\u00b2\u2074 \u00a0\u00a0SAVIGNANO SUL RUBICONE\u00a0 11.12.13 SETTEMBRE 2015 [HABITUS] DAGLI ABITI ALL\u2019ABITUDINE, DAI COSTUMI AL COSTUME LARRY FINK, MIKE BRODIE, &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":2436,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2,6,8],"tags":[],"class_list":["post-2434","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attivita-circoli","category-generale","category-manifestazioni"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2434","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2434"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2434\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2436"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/emiliaromagna\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}