{"id":11681,"date":"2024-05-25T15:00:11","date_gmt":"2024-05-25T13:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/?p=11681"},"modified":"2024-05-06T21:54:52","modified_gmt":"2024-05-06T19:54:52","slug":"mostre-verbum-imago-factum-est-il-pensiero-immaginato-di-luciano-giuliodori-e-parole-di-vittorio-graziosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/mostre-verbum-imago-factum-est-il-pensiero-immaginato-di-luciano-giuliodori-e-parole-di-vittorio-graziosi\/","title":{"rendered":"[MOSTRE] &#8211; Verbum Imago Factum Est &#8211; &#8220;Il pensiero immaginato&#8221; di Luciano Giuliodori e parole di Vittorio Graziosi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Luciano Giuliodori<\/strong> ha il piacere di invitare tutti alla sua <strong>mostra dal titolo Verbum Imago Factum Est &#8211; &#8220;Il pensiero immaginato&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p>La mostra verr\u00e0 <strong>inaugurata domenica 2 giugno 2024 alle ore 18 presso l&#8217;Oratorio di San Rocco a Torre di Palme.<\/strong><br \/>\nLa mostra sar\u00e0 visitabile <strong>fino a sabato 8 giugno 2024 secondo i seguenti orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.<\/strong><\/p>\n<p>Non mancate<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-11682\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2024\/05\/locandina-A4_2-724x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"724\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2024\/05\/locandina-A4_2-724x1024.jpg 724w, https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2024\/05\/locandina-A4_2-212x300.jpg 212w, https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2024\/05\/locandina-A4_2-768x1086.jpg 768w, https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2024\/05\/locandina-A4_2-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2024\/05\/locandina-A4_2-1448x2048.jpg 1448w, https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2024\/05\/locandina-A4_2-scaled.jpg 1810w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/p>\n<h3><strong>Presentazione da parte degli autori<\/strong><\/h3>\n<p><em><strong>Il paesaggio fra immagine fotografica e scrittura. Luciano Giuliodori e Vittorio Graziosi<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>La fotografia paesaggistica come genere si presta a alcune schematiche considerazioni.<\/em><br \/>\n<em>Se escludiamo Ansel Adams, Franco Fontana, Mario Giacomelli, Salgado, il tedesco Peter Keetmann (1916-2005) con i suoi alberi in negativo, Edward Weston e il figlio Brett, possiamo dire che nella fotografia del Novecento il paesaggio assoluto \u00e8 piuttosto marginale. Il Novecento ci offre nudi, ritratti, moda (per Vougue o Harper&#8217;s Bazaar), fotogiornalismo, scene nello spirito della fotografia umanistica, della Street photography o della Staged photography, ma ben poco del paesaggio naturale, fatto salvo il naturalismo pittorialista, quello di un Gustav Le Gray (1820-1884), ove il paesaggio \u00e8 soggetto preferito perch\u00e9 consente di ricreare il momento dell\u2019io di fronte all\u2019infinito, quasi nella crociana unit\u00e0 di intuizione e espressione. \u00a0<\/em><br \/>\n<em>Per inciso, tale marginalit\u00e0 potrebbe avere una sua spiegazione culturale. Se la fotografia \u00e8 parte integrante della modernit\u00e0, essa non pu\u00f2 pi\u00f9 attingere a quello che E. Auerbach definisce il figurale proprio della concezione medievale. Se, come in Dante, realt\u00e0 terrena e realt\u00e0 celeste formano un unicum, la fotografia, orfana ormai di ogni unit\u00e0, non pu\u00f2 pi\u00f9 nemmeno intendere il paesaggio come lontano retaggio di una visione capace di conferire all&#8217;esperienza un valore eterno. Lo stesso Viaggio in Italia (1984) opera spartiacque di Barbieri, Basilico, Battistella, Chiaramonte, Cresci, Ghirri, Guidi, White e altri, per uno sguardo radicalmente nuovo del paesaggio, \u00e8 comunque privo di ogni unitariet\u00e0 figurale.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Il rapporto tra immagine e testo in<\/strong> <strong>Luciano Giuliodori e Vittorio Graziosi<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Intanto, tale rapporto non \u00e8 nuovo. Pensiamo al Lied, a Debussy e Faur\u00e9 di Nell, op. 18. Pi\u00f9 a ritroso, la poesia era accompagnata dalla musica, tanto che i poeti erano chiamati aedi, rapsodi, citaredi, termini che in greco hanno in s\u00e9 sempre la radice aiod\u00f2s, cio\u00e8 canto.<\/em><br \/>\n<em>Detto ci\u00f2, cosa accomuna in questa mostra le fotografie alle note scritte che le accompagnano? La forma dell&#8217;idillio. Non il \u2018vagheggiamento della bellezza in una quiete serena dell&#8217;anima\u2019, n\u00e9 l\u2019idillio come eidyllion cio\u00e8 piccolo quadro, bozzetto, bens\u00ec, nell&#8217;accezione leopardiana, il componimento dell&#8217;io nella sua rappresentazione dell&#8217;universo naturale (Francesco de Sanctis), scaturito dall&#8217;impressione immediata frutto di un originario legame, nella forma del colloquio dell&#8217;anima con se stessa. Le fotografie di Giuliodori, come il commento \u2018poetico\u2019 di Graziosi, accadono nell&#8217;io come luogo originario della rappresentazione stessa. Nella forma dell&#8217;idillio troviamo la capacit\u00e0 dell\u2019occhio fotografico di profondarsi nei ritmi stagionali del nascere e sfiorire, del freddo del caldo, della luce e dell&#8217;ombra: nella fotografia l&#8217;autore imita se stesso non la natura (imitatio naturae).<\/em><br \/>\n<em>Ancora leopardiani sono due caratteri in Giuliodori: la semplicit\u00e0 non artefatta e la mirabile verit\u00e0, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di dare testimonianza della condizione umana senza ricorrere ad artefatti tecnici e narrativi.<\/em><br \/>\n<em>Non so se in Giuliodori potrebbe essere accostato ancora al poetica crociana del puro e alto (high-key) di un Giuseppe Cavalli. Giuliodori, peraltro medico come altri membri del gruppo Misa, va comunque preso in seria considerazione. Lo dimostra soprattutto il riverbero, la risonanza sull\u2019idilliaco dello scrittore, Vittorio Graziosi.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Scrivere sulle fotografie<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>La fotografia d&#8217;arte \u00e8 tale nel senso di un venirci incontro, verso chi guarda (Heidegger), verso il poeta che commenta l\u2019immagine. Questo venirci incontro non \u00e8 mai una totale \u2018fusione di orizzonti\u2019, ma accrescimento, espansione di idee e sentimenti (per Gregorio Magno Scrittura cum legentibus crescit); cos\u00ec, nella prima didascalia, una trafila infinita di aquiloni, che sembra buchino il cielo, o da esso discenda, allo scrittore risuona come l&#8217;occhio onnisciente di Dio -o, aggiungo, la scala di Giacobbe, nell\u2019esterno dell\u2019abbazia di Bath in Inghilterra.\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Altrettanto \u00e8 quello che Giuliodori suggerisce mentre fotografa un lago. Ricordiamo qui l\u2019immagine antica di un lago dantesco o quello di The Mermidaid del cineasta russo Svyatoslav Pogdaievskiy, dalle cui acque affiorano presenze oscure. Come in Brett Weston o in Ansel Adams, anche qui affiorano secchi rami, simili a secchi pensieri che abbiamo gi\u00e0 vissuto -visto che siamo ogni cosa che abbiamo vissuto. Nella quinta didascalia troviamo ancora lo stesso soggetto; ora suggerisce allo scrittore quell\u2019amore che, entrando troppo in profondit\u00e0, causa traumi quando se ne va. La foto farebbe pensare a qualcosa di tetro, al lago di Natron in Tanzania, reso celebre dalle foto di Nick Brandt, che per eccesso di salinit\u00e0 mummifica gli animali che entrano nelle sue acque. Eppure Vittorio ritrova qui &#8220;un sazio mio vivere e un silenzio perfetto&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Cos\u00ec le onde (foto 4), sono &#8220;una pantomima che distrae la morte, perch\u00e9 la vita abbia il sopravvento&#8221;. Il loro stesso moto perpetuo acquieta lo spirito in un magico \u201crespirare dell&#8217;universo\u201d. Esse poi (foto 7) diventano verdi curve femminili, per quando nel modo di una divinit\u00e0 ctonia, personificazione di elementari forze che sconvolgono il suolo.\u00a0 \u00a0<\/em><br \/>\n<em>Interessante la personificazione degli elementi naturali. Come la grande quercia (foto 8): unica, sola, dalla chioma potente, che si staglia maestosa come il cosmico Axis Mundi, come la quercia sacra a Zeus o ai Druidi, intenti a interpretare nei loro riti divinatori il fruscio delle foglie. Per questo Vittorio fa dire alla quercia solitaria: mi sento pieno di parole struggenti. \u00a0<\/em><br \/>\n<em>Le stesse parole struggenti pare di auscultare nel bosco che sale in cerca di una luce suadente e misteriosa (foto n. 10). \u00c8 il mistero della coniunctio cielo-terra: il salire del bosco dalla terra al cielo. Ma sono le strade del cielo che, per Vittorio, servono \u201cper capire meglio le meraviglie dei panorami sulla terra\u201d (didascalia n. 9). E sempre alla foto 10 compare il \u2018dio antico del Bosco\u2019, quel Pan il cui nome significa la totalit\u00e0 e impulsivit\u00e0 della natura. Il bosco, nel progredire di rami verso l&#8217;alto, esprime come Pan, un&#8217;idea arcana di espansione, un tutto che avanza e si innalza; \u201ctronchi eretti come per la disciplina di soldati\u201d (didascalia n.16).<\/em><br \/>\n<em>Se per Vittorio le strade del cielo servono \u201cper capire meglio le meraviglie dei panorami sulla terra\u201d, ecco la meraviglia-stupore che opprime Dante, perch\u00e9 qualcosa di potente \u00e8 davanti a noi e non riusciamo a spiegare, dunque ci toglie la parola. Cos\u00ec pare accadere nella foto 11, dove uno squarcio rompe e illumina una porzione di terra. La foto, una delle migliori, \u00e8 potente, magica, come potente \u00e8 l\u2019azione colta dal fotografo. A ben vedere, due sono i momenti: il togliere la parola agli umani e, una volta privati di essa, \u201cla luce che rischiara le anime\u201d (didascalia 11), anzi svela la storia degli uomini pur \u201cnella trama di un mondo mai scoperto del tutto\u201d.<\/em><br \/>\n<em>Questo rischiarare-svelare \u00e8 tale anche di fronte a strati di rocce della foto 12.\u00a0 Se la foto \u00e8 simile a un sipario, ad una cortina di grigi modulati, senza fratture, la natura anche qui parla: con la sua coerenza, essa ci avverte che nonostante tutto, non ci estingueremo.<\/em><br \/>\n<em>Stesso messaggio di speranza nella didascalia 17. Il fuoco che brucia e riduce in carbone che scalda: grande metafora di una trasformazione che non si ferma al ridurre in cenere (il tempus edax rerum di Ovidio, Metamorfosi, XV, 234) ma permette la vita: \u00e8 il rotolare avanti per guardare il mondo, nel segno del rinnovamento, del far sorgere nuova vita, vitale, libera -il contrario dal fuoco-cherosene di \u00a0Fahrenheit 451.<\/em><br \/>\n<em>Con il commento alla foto 18 il rinnovamento \u00e8, attraverso rivoli di neve, il trascinarsi gi\u00f9, fino a valle, tra gli umani. Certo, il monte \u00e8 di un quasi nero antracite, come se annerito da un fuoco che tutto ha mandato in fumo. Eppure, per Vittorio, quel trascinare gi\u00f9 \u00e8 trascinare gi\u00f9 una luce pura fra gli umani, potenza di miracolo.<br \/>\nCome ha del mirabile permettere di nuovo la vita o conservarla come per miracolo. Ecco un tronco antico, spossato tra i sassi della battigia (foto 20), il cui riposo \u00e8 necessario perch\u00e9 carico delle storie di uomini d\u2019avventura.<\/em><br \/>\n<em>Alla fine, stupore e metamorfosi, querce sacre e fuoco che brucia e rinnova vita, tutto pare indurre a un silenzio senza parole (didascalia 19): \u201cnessuna parola si assoggetta davvero alla mia volont\u00e0 di raccontare\u201d. Le stesse istantanee di Luciano Giuliodori nel loro realizzarsi, sono la perfezione che ha raggiunto lo stadio di &#8216;nessuna parola&#8217;, cio\u00e8 lo stadio di un&#8217;ermeneutica del silenzio, anzi del &#8220;silenzio perfetto&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>A conclusione, la fotografia di Giuliodori e le parole di Graziosi ci interrogano. Ma, ripeto, nella forma dell&#8217;idillio scaturito dall&#8217;impressione immediata di un soggetto che ancora prova la stessa contemplazione che fu del preromantico Williams Wordsworth in Il Preludio. Forse c&#8217;\u00e8 la dis-tensione di anime pronte a cogliere echi lontani in momenti di ritiro e solitudine, nella forma \u2018antica\u2019 del colloquio dell&#8217;anima con se stessa. La sincerit\u00e0 di un tale nucleo potr\u00e0 solo addurre un costante perfezionamento stilistico, una maturazione che pu\u00f2 prendere altre strade, oltre il paesaggio stesso nella sua nudit\u00e0 e essenzialit\u00e0.<\/em><\/p>\n<h3>\n<strong>Presentazione di Gabriele Bevilacqua<\/strong><\/h3>\n<p><em>Nell&#8217;epoca della riproducibilit\u00e0 tecnica dell&#8217;opera d&#8217;arte, Fotografia e consorelle come la Video Arte, proprio in virt\u00f9 della loro diffusione di massa in quanto media di dominio amatoriale, pare abbiano strappato quel testimone dell\u2019artisticit\u00e0 storicamente accordato alla Pittura. Tuttavia pi\u00f9 che il primato, oggi assistiamo a un profondo mutamento in corso nel campo delle poetiche contemporanee.<\/em><br \/>\n<em>Lo riassumo: la destituzione del bello a favore di concetti mutuati ad esempio dall\u2019Antropologia, come agency. Alla figura dell\u2019artista pertanto fa seguito quella di artefice di indici che generano nuovi riferimenti esperienziali al mondo. L\u2019esperienza estetica democratizza e l\u2019arte si fa espansa, ma lascia spazi a temi apparentemente d\u00e9mod\u00e9.<\/em><br \/>\n<em>Secondo la tradizione orientale in Tanizaki Jun\u2019ichir\u014d, la maestria (gei) sarebbe un perfezionamento infinito che si manifesta nel geinin, nel grande uomo d&#8217;arte, colui che sacrifica tutta la vita all\u2019arte (geijutzu).<\/em><br \/>\n<em>La maestria \u00e8 infatti evidenza che sgorga direttamente dalla profondit\u00e0 dell&#8217;anima e non da un intelletto calcolatore, come per gli artisti occidentali che puntano pi\u00f9 alla notoriet\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Graziosi e Giuliodori, ci interrogano sulla non-strana coppia di scrittura e immagine. Il fotografo avanza con le sue poesie visive, struggenti, silenziose -come mantra- mentre l&#8217;uomo, il dolore di Giobbe, \u00e8 tenuto fuori scena. Lo scrittore si abbandona a parole che sgorgano da una fonte limpida, dalla profondit\u00e0 dell\u2019anima.<\/em><br \/>\n<em>Si dice che la pittura o la fotografia di paesaggi poetici rivelino un&#8217;anima solitaria, incline alla contemplazione del bello.<\/em><br \/>\n<em>Pi\u00f9 probabilmente, questo connubio artistico produce una combinazione di immagini prototipi di una diversa esperienza del paesaggio. Per questo c&#8217;\u00e8 un continuum fra Giuliodori medico-fotografo e Graziosi scrittore.<\/em><br \/>\n<em>Non un\u2019improvvisazione accompagnata da calcolo e padronanza tecnica (che appunto non \u00e8 maestria). Qui \u00e8 in gioco altro.<\/em><br \/>\n<em>Per dirlo meglio, potremmo ricorrere all\u2019accezione leopardiana di idillio. Non il \u2018vagheggiamento della bellezza in una quiete serena dell&#8217;anima\u2019, non l\u2019imitatio naturae, bens\u00ec il colloquio dell&#8217;anima con se stessa nella rappresentazione dell&#8217;universo naturale, impressione immediata frutto di quell\u2019originario legame fra l\u2019io e quell\u2019infinito in cui \u201cdolce \u00e8 il naufragar\u201d.<\/em><\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luciano Giuliodori ha il piacere di invitare tutti alla sua mostra dal titolo Verbum Imago Factum Est &#8211; &#8220;Il pensiero &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":11683,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-11681","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mostre"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11681","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11681"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11681\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11685,"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11681\/revisions\/11685"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11683"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11681"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11681"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/marche\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11681"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}