{"id":14321,"date":"2026-04-27T13:37:54","date_gmt":"2026-04-27T11:37:54","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/?post_type=convenzioni&#038;p=14321"},"modified":"2026-04-27T13:37:54","modified_gmt":"2026-04-27T11:37:54","slug":"100-fotografie-per-ereditare-il-mondo-la-mostra-al-mudec-di-milano","status":"publish","type":"convenzioni","link":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/convenzioni\/100-fotografie-per-ereditare-il-mondo-la-mostra-al-mudec-di-milano\/","title":{"rendered":"&#8220;100 fotografie per ereditare il mondo&#8221; la mostra al MUDEC di Milano"},"content":{"rendered":"<h2><strong><span style=\"color: #ff0000\">RIDUZIONE INGRESSO per i TESSERATI FIAF a 10 \u20ac<\/span> <\/strong><\/h2>\n<p>(biglietto acquistabile direttamente in cassa oppure online \u2013 con un <span style=\"color: #ff0000\"><strong>extra di 2 \u20ac per la prevendita<\/strong><\/span> &#8211; e valido su presentazione della tessera in biglietteria)<\/p>\n<p>Qualora le associazioni lo desiderassero \u00e8 possibile organizzare una visita guidata per gruppi che ha una durata di 75 minuti e accompagna i partecipanti nel percorso espositivo, offrendo strumenti di lettura delle immagini come testimonianze, ma anche come chiavi di conoscenza, memoria e visione del futuro.<\/p>\n<p>Il costo \u00e8 di 125 \u20ac in lingua italiana (non comprensivi di prevendita) a cui si aggiunge il costo del biglietto ridotto a 10\u20ac. Per un gruppo si intende minimo 10 e max 25 persone.<\/p>\n<p>Per prenotazioni inviare una mail a: <a href=\"mailto:ufficiogruppi.24ore@vivaticket.com\">ufficiogruppi.24ore@vivaticket.com<\/a> specificando che <u>si tratta di una visita guidata per un gruppo di tesserati FIAF convenzionati<\/u>.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile organizzare anche giornate verticali con le associazioni interessate; \u00e8 possibile progettare attivit\u00e0 ad hoc per gli iscritti ai circoli fotografici come laboratori e attivit\u00e0 didattiche personalizzate.<\/p>\n<p>Per info: <a href=\"mailto:education@mudec.it\">education@mudec.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Location<\/strong>: MUDEC \u2013 Museo delle Culture di Milano &#8211; via Tortona 56, CAP 20144 Milano<\/p>\n<p><strong>Orari:\u00a0 <\/strong>luned\u00ec chiuso<br \/>\nmarted\u00ec, mercoled\u00ec, venerd\u00ec, sabato e domenica 09:30 \u2013 19:30<br \/>\ngioved\u00ec 09:30 \u2013 22:30<br \/>\nULTIMO INGRESSO UN\u2019ORA PRIMA DELLA CHIUSURA<\/p>\n<p><strong>Sito web: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.mudec.it\/100-fotografie-per-ereditare-il-mondo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.mudec.it\/100-fotografie-per-ereditare-il-mondo\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 style=\"text-align: center\"><span style=\"color: #0000ff\"><strong><em>dal 7 marzo al 28 giugno 2026<\/em><\/strong><\/span><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center\"><span style=\"color: #0000ff\"><strong><em>\u201c100 FOTOGRAFIE<\/em><\/strong><\/span><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center\"><span style=\"color: #0000ff\"><strong><em>PER EREDITARE IL MONDO\u201d<\/em><\/strong><\/span><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>200 anni di fotografia per 100 scatti.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>Per ricordare chi eravamo e dove stiamo andando,<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>attraverso l\u2019obiettivo dei pi\u00f9 grandi fotografi di sempre<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>e dei giorni nostri.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>A cura di Denis Curti,<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14322\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/100FOTOGRAFIE_Banner_Square_1.jpg\" alt=\"\" width=\"1440\" height=\"1440\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/100FOTOGRAFIE_Banner_Square_1.jpg 1440w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/100FOTOGRAFIE_Banner_Square_1-300x300.jpg 300w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/100FOTOGRAFIE_Banner_Square_1-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/100FOTOGRAFIE_Banner_Square_1-150x150.jpg 150w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/100FOTOGRAFIE_Banner_Square_1-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>La fotografia \u00e8 un linguaggio che custodisce il mondo<\/strong>: conserva la memoria, rivela le trasformazioni, restituisce ferite, rinascite, cambiamenti, speranze. \u00c8 fascinazione, conoscenza, bugia e verit\u00e0 insieme, uno strumento capace di raccontare ci\u00f2 che siamo stati, ci\u00f2 che siamo e ci\u00f2 che possiamo diventare. \u00c8 il linguaggio della contemporaneit\u00e0 e, insieme, la memoria visiva dell\u2019umanit\u00e0. \u00c8 con questa consapevolezza che nasce la <strong>mostra fotografica \u201c100 fotografie per ereditare il Mondo\u201d<\/strong>, il nuovo progetto espositivo del MUDEC \u2013 Museo delle Culture di Milano, in programma <strong>dal 7 marzo al 28 giugno<\/strong>, <strong>a cura di Denis Curti, in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti. <\/strong><\/p>\n<p>Una mostra prodotta da <strong>24 ORE Cultura<\/strong>, sostenuta da <strong>Zurich <\/strong>come <strong>Main Sponsor <\/strong>e supportata da <strong>Turisanda1924<\/strong>, <strong>esclusivo brand di viaggi di Alpitour World<\/strong>, che <strong>intreccia la grande storia della fotografia con le tensioni, le domande e le ossessioni del presente<\/strong>, offrendo un viaggio per immagini lungo due secoli.<\/p>\n<p><strong>L\u2019idea di \u201cereditare il mondo\u201d, <\/strong>da cui il sottotitolo scelto per questa mostra, <strong>si traduce in una riflessione sul nostro tempo<\/strong>: un mondo complesso, segnato da trasformazioni tecnologiche, crisi ambientali, conflitti ibridi, multiculturalit\u00e0 crescente e un\u2019eccessiva saturazione visiva. In questo scenario, <strong>la fotografia diventa un modo per orientarsi<\/strong>, per costruire coscienza, per trovare un posto nella memoria collettiva. \u00c8 <strong>proprio da questa esigenza di leggere il presente che prende forma lo sguardo storico della mostra. <\/strong>Siamo entrati a pieno titolo ormai nel secondo venticinquennio degli anni Duemila, eppure il nostro modo di osservare il mondo resta ancorato al Novecento. Da qui nasce la necessit\u00e0 di avviare una riflessione sulla <strong>storicizzazione del presente<\/strong>, <strong>senza perdere di vista il passato<\/strong>. I criteri di selezione non rispondono a gerarchie tra valori storici, estetici, politici o culturali: tutto \u00e8 parte di un unico patrimonio collettivo. <strong>La scelta delle 100 fotografie<\/strong>, necessaria per circoscrivere un territorio visivo immenso, riflette dunque una visione curatoriale che definisce e sostiene questo viaggio nella storia dell\u2019uomo.<\/p>\n<p><strong><em>IL PERCORSO DI MOSTRA <\/em><\/strong><\/p>\n<p>La mostra si apre con una <strong>sezione introduttiva<\/strong>, <strong><em>\u201cSociet\u00e0 senza immagini \u2013 societ\u00e0 con le immagini\u201d<\/em><\/strong>, che attraverso silhouette, dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi e carte de visite restituisce il passaggio epocale da un mondo in cui l\u2019immagine era rara, preziosa e unica a un mondo in cui diventa strumento sociale, familiare e identitario. \u00c8 il momento in cui il ritratto entra nella vita quotidiana e la fotografia inizia a costruire una memoria condivisa. A partire da questa soglia storica, la mostra ripercorre l\u2019intera e globale storia della fotografia, avviando il percorso con la <strong>prima sezione<\/strong>, <strong><em>\u201cNascita della fotografia\u201d<\/em><\/strong>, dedicata alle prime sperimentazioni visive. Qui trovano spazio i tentativi tecnici di <strong>Ni\u00e9pce <\/strong>e <strong>Daguerre<\/strong>, i ritratti poetici e visionari di <strong>Julia Margaret Cameron<\/strong>, le elaborazioni politiche e allegoriche di <strong>Hippolyte Bayard <\/strong>e le fotografie di <strong>Roger Fenton<\/strong>, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855. In questa sezione \u00e8 presente anche <em>Femme \u00e0 la balle <\/em>(1887) di <strong>Eadweard Muybridge<\/strong>, realizzata in Inghilterra, che introduce la fotografia come strumento di analisi del movimento e anticipa una nuova concezione del tempo e del corpo nell\u2019immagine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14323\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2_Boulevard_du_Temple_by_Daguerre.jpg\" alt=\"\" width=\"1392\" height=\"1000\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2_Boulevard_du_Temple_by_Daguerre.jpg 1392w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2_Boulevard_du_Temple_by_Daguerre-300x216.jpg 300w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2_Boulevard_du_Temple_by_Daguerre-1024x736.jpg 1024w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2_Boulevard_du_Temple_by_Daguerre-768x552.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1392px) 100vw, 1392px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000\"><em>Daguerre &#8211; Boulevard du Temple (1839) \u00a9 Louis-Jacques-Mand\u00e9 Daguerre \/ pubblico dominio<\/em><\/span><\/p>\n<p>Alla prima sezione, si affianca la <strong>seconda sezione<\/strong>, <strong><em>\u201cFotografia: tra realt\u00e0 e finzione\u201d<\/em><\/strong>, che segna il passaggio decisivo verso la modernit\u00e0. Qui la fotografia, ormai tecnicamente matura, comincia a esplorare nuove possibilit\u00e0 linguistiche: abbandona l\u2019idea di essere soltanto uno strumento di registrazione e si apre alla sperimentazione, alla costruzione dell\u2019immagine, alla ricerca formale. In questo panorama si inseriscono le sperimentazioni surrealiste di <strong>Man Ray<\/strong>, le audaci inquadrature avanguardistiche di <strong>Aleksandr Rod\u010denko<\/strong>, e l\u2019ironia coreografata di <strong>Andr\u00e9 Kert\u00e9sz <\/strong>con la celebre <em>Satiric dancer <\/em>(1926).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14324\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/Kertes_Scala_RM06995.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"1465\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/Kertes_Scala_RM06995.jpg 1200w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/Kertes_Scala_RM06995-246x300.jpg 246w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/Kertes_Scala_RM06995-839x1024.jpg 839w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/Kertes_Scala_RM06995-768x938.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #008000\">Andr\u00e9 Kert\u00e9sz, Satiric dancer (1926) Luchi Collection \u00a9 Gestion droit d\u2019auteur Andr\u00e9 Kert\u00e9sz \/ RMN-Grand Palais \/Dist. Foto SCALA, Firenze<\/span><\/em><\/p>\n<p>Accanto a loro, opere come <em>Behind the Gare Saint-Lazare <\/em>(1932) di <strong>Henri Cartier-Bresson <\/strong>introducono una concezione nuova di fotografia, in cui l\u2019immagine restituisce un senso di imprevedibilit\u00e0 solo in apparenza spontanea, frutto invece di uno sguardo attentissimo alla composizione, mentre <em>Dali Atomicus <\/em>(1948) di <strong>Philippe Halsman <\/strong>sovverte ogni regola della fisica trasformando il gesto fotografico in performance. Le composizioni visionarie di <strong>Mario Giacomelli <\/strong>e le invenzioni concettuali di <strong>Joan Fontcuberta <\/strong>completano una sezione che mostra come, gi\u00e0 nel Novecento, la fotografia avesse saputo reinventarsi, oscillando tra documento e finzione e aprendo la strada ai linguaggi ibridi delle generazioni successive.<\/p>\n<p>A seguire, <strong>si aprono quattro sezioni tematiche <\/strong>che interpretano la fotografia come <strong>documento, diario, evocazione <\/strong>e, pi\u00f9 in generale, come <strong>uno degli strumenti attraverso cui l\u2019immagine partecipa al racconto dell\u2019esistenza umana. <\/strong><\/p>\n<p>Seguendo la distinzione formulata da John Szarkowski al MoMA negli anni Sessanta, la mostra entra nella sua terza sezione, <em>\u201cFotografia come documento\u201d<\/em>, dedicata alla fotografia Window: quella che osserva il mondo e registra gli eventi reali. In questo capitolo trovano spazio le immagini che hanno raccontato le guerre del Novecento, lo sbarco dell\u2019uomo sulla Luna e, pi\u00f9 in generale, quei momenti che hanno segnato in modo indelebile la storia contemporanea. In questa sezione trovano spazio alcune delle immagini pi\u00f9 emblematiche della storia contemporanea: dalla <em>Migrant Mother <\/em>di <em>Dorothea Lange <\/em>(1936), icona assoluta della Grande Depressione e simbolo universale della fragilit\u00e0 e della resilienza umana, allo storico sbarco dell\u2019uomo sulla Luna (1969), simbolo assoluto della conquista scientifica e del potere delle immagini come prova dell\u2019impossibile. Si prosegue con la forza drammatica della caduta del Muro di Berlino, immortalata nel 1989 da Carol Guzy, che documenta la gioia e la fragilit\u00e0 di un momento di svolta epocale, fino alle ferite dell\u201911 settembre, catturate da Joel Meyerowitz a Ground Zero nel 2001, unico fotografo autorizzato a oltrepassare le barriere di sicurezza per mostrare al mondo l\u2019impatto emotivo e materiale dell\u2019attacco. Sono immagini che hanno scosso coscienze e contribuito a costruire la nostra memoria collettiva: nel Novecento il fotografo era davvero l\u2019\u201cocchio del mondo\u201d. La sezione accoglie anche alcune fotografie di Mart\u00edn Chambi provenienti dall\u2019archivio del MUDEC, conservato nelle collezioni del Museo. Queste immagini rappresentano una testimonianza preziosa del suo straordinario lavoro di documentazione delle comunit\u00e0 andine tra il 1927 e il 1944: attraverso uno sguardo rigoroso e poetico, Chambi ha saputo restituire con rara intensit\u00e0 la dignit\u00e0, la forza culturale e l\u2019identit\u00e0 dei popoli del Per\u00f9, offrendo un contributo fondamentale alla storia della fotografia documentaria latino-americana. A questa prospettiva si affianca la <strong>quarta sezione<\/strong>, <strong><em>\u201cFotografia come diario\u201d<\/em><\/strong>, dedicata alla <strong>fotografia Mirror<\/strong>, che indaga il mondo interiore, le identit\u00e0, i desideri, le ambiguit\u00e0 del s\u00e9 e quella dimensione della memoria che va oltre l\u2019evidenza visibile. La mostra riunisce alcuni autori che hanno saputo usare la messa in scena, il corpo e l\u2019autorappresentazione come strumenti di indagine identitaria. Tra questi emerge <strong>Claude Cahun<\/strong>, che gi\u00e0 nel 1927 mette in discussione i codici di genere attraverso autoritratti costruiti come veri e propri dispositivi psicologici; <strong>Pierre Molinier<\/strong>, che negli anni Sessanta esplora il desiderio e la metamorfosi del corpo in immagini volutamente trasgressive e teatrali; e <strong>Robert Mapplethorpe<\/strong>, la cui ricerca, esemplificata in mostra dalla fotografia <em>Bob Love <\/em>(1979), esprime una potenza formale e simbolica capace di trasformare il corpo in scultura, gesto e icona. Questi due emisferi, un tempo distanti, nell\u2019ultimo quarto di secolo convergono verso un linguaggio <strong>ibrido<\/strong>, in cui documentazione e introspezione non sono pi\u00f9 opposti ma coesistono in una tensione continua. Oggi viviamo in un\u2019epoca caratterizzata da un\u2019iperproduzione di immagini: <strong>nel tempo necessario per pronunciare una frase si scattano pi\u00f9 fotografie che in tutto il XIX secolo<\/strong>. Questo ridisegna il nostro modo di vedere e di stare nel mondo. La fotografia diventa parte costante e pervasiva delle nostre vite, influenzando la percezione, il ricordo, il modo stesso in cui interpretiamo la realt\u00e0. Allo stesso tempo, le nuove generazioni, cresciute nel <strong>post-digitale<\/strong>, vivono un\u2019eredit\u00e0 del Novecento che non \u00e8 pi\u00f9 trauma, ma sottofondo: una memoria che continua a vibrare mentre il futuro impone nuove priorit\u00e0 e nuovi immaginari. Molti autori contemporanei <strong>non <\/strong>cercano <strong>pi\u00f9 l\u2019evento da registrare<\/strong>, <strong>ma <\/strong>la sua <strong>risonanza emotiva<\/strong>: ci\u00f2 che resta, ci\u00f2 che si sedimenta, ci\u00f2 che cambia prospettiva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14325\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/ERE1955XXXW01162-37C-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1640\" height=\"1100\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/ERE1955XXXW01162-37C-1.jpg 1640w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/ERE1955XXXW01162-37C-1-300x201.jpg 300w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/ERE1955XXXW01162-37C-1-1024x687.jpg 1024w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/ERE1955XXXW01162-37C-1-768x515.jpg 768w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/ERE1955XXXW01162-37C-1-1536x1030.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1640px) 100vw, 1640px\" \/><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #008000\">Elliot Erwitt, California. Berkeley, 1956 &#8211; Courtesy Paolo Clerici \u00a9Elliott Erwitt \/ Magnum Photos<\/span><\/em><\/p>\n<p>La <strong>quinta sezione<\/strong>, <strong><em>\u201cFotografia come evocazione\u201d<\/em><\/strong>, \u00e8 dedicata all\u2019ambiguit\u00e0 del linguaggio fotografico: un territorio in cui la fotografia diventa evocazione, metafora e costruzione simbolica. Qui le immagini reinventano il reale attraverso la finzione, l\u2019allestimento e la stratificazione visiva. Tra gli autori presenti figurano <strong>Newsha Tavakolian <\/strong>(<em>Listen<\/em>, 2010), <strong>Sandy Skoglund <\/strong>con il suo immaginario surreale, <strong>Nancy Burson <\/strong>e le sue sperimentazioni sull\u2019identit\u00e0 (<em>Androgyny<\/em>, 1982), <strong>David LaChapelle <\/strong>con le sue scenografie visionarie, e <strong>Mat Collishaw<\/strong>, che con <em>Last meal on death row <\/em>(2012) unisce estetica, simbolismo e riflessione etica.<\/p>\n<p>Dalle ambiguit\u00e0 del linguaggio si approda alla <strong>sesta sezione<\/strong>, <strong><em>\u201cFotografia come bussola per il domani\u201d<\/em><\/strong>, dedicata ai nuovi autori e ai nuovi immaginari del XXI secolo, un panorama in cui reale e post-digitale si sovrappongono continuamente. \u00c8 qui che la fotografia contemporanea affronta in modo diretto e radicale i <strong>temi che definiscono il nostro tempo<\/strong>: la multiculturalit\u00e0, le questioni di genere, le migrazioni, i conflitti civili, la crisi ambientale e i nuovi modelli di appartenenza. Tra gli autori presenti figurano <strong>Ebrahim Noroozi<\/strong>, che in <em>Lake Undecided <\/em>(2016) riflette sulla fragilit\u00e0 del rapporto tra essere umano e natura; <strong>Carlos Ayesta e Guillaume Bression<\/strong>, che nella serie <em>Fukushima No-Go Zone <\/em>(2011\u20132016) esplorano il vuoto e l\u2019assurdit\u00e0 dei territori contaminati dopo il disastro nucleare; e <strong>Gohar Dashti<\/strong>, che in <em>Home #8 <\/em>(2017) mette in scena la casa come luogo di resistenza e memoria nelle aree colpite dalla guerra. Accanto a loro emerge il lavoro di <strong>Alba Zari<\/strong>, che con <em>About the Y <\/em>(2021) indaga l\u2019identit\u00e0 attraverso un linguaggio visivo analitico e post-digitale, e quello di <strong>Carlos Idun-Tawiah<\/strong>, che con <em>Hold Me Close <\/em>(2024) restituisce con intensit\u00e0 il legame tra comunit\u00e0, affetti e storia individuale. Insieme, queste opere mostrano come il nostro secolo abbia ormai sviluppato una propria morfologia: un <strong>tempo rapido, instabile e iper-connesso<\/strong>, ma al contempo <strong>ricco di possibilit\u00e0 che le generazioni precedenti non hanno mai avuto. <\/strong>In questo contesto, la fotografia non \u00e8 pi\u00f9 soltanto strumento di osservazione, ma diventa un dispositivo capace di <strong>riscrivere il futuro<\/strong>, intrecciando culture, popoli, amori e generazioni e restituendo la complessit\u00e0 del mondo in cui viviamo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14326\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2013.AgnesePurgatorio.NellaClandestinita.jpg\" alt=\"\" width=\"1467\" height=\"1100\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2013.AgnesePurgatorio.NellaClandestinita.jpg 1467w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2013.AgnesePurgatorio.NellaClandestinita-300x225.jpg 300w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2013.AgnesePurgatorio.NellaClandestinita-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-content\/uploads\/sites\/22\/2026\/04\/2013.AgnesePurgatorio.NellaClandestinita-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1467px) 100vw, 1467px\" \/><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #008000\">Agnese Purgatorio, Nella Clandestinit\u00e0 (2013), Collezione Privata<\/span><\/em><\/p>\n<p>In questo intreccio di epoche, linguaggi e immaginari, \u201c<strong>100 foto per ereditare il Mondo\u201d <\/strong>ribadisce la vocazione del MUDEC come luogo dedicato alla comprensione delle culture attraverso l\u2019immagine. Le fotografie selezionate non sono soltanto tasselli di un archivio visivo, ma <strong>frammenti di memoria che ci invitano a rallentare lo sguardo e a riconoscere, nella storia dell\u2019immagine, una chiave per leggere pi\u00f9 consapevolmente il nostro tempo<\/strong>. Attraversando la mostra, ogni visitatore \u00e8 chiamato a raccogliere questa eredit\u00e0: un patrimonio condiviso che non appartiene solo al passato, ma continua a trasformarsi nel presente e ad aprire nuove prospettive sul mondo che verr\u00e0.<\/p>\n<p>Uno <strong><em>spin-off <\/em>della mostra <\/strong>sar\u00e0 ospitato, <strong>dal 7 marzo al 28 giugno<\/strong>, nella <strong>sede <\/strong>di <strong>Zurich <\/strong>in <strong>Via Santa Margherita 11 <\/strong>a <strong>Milano<\/strong>. L\u2019iniziativa, a ingresso gratuito, rappresenta <strong>un\u2019estensione del percorso <\/strong>espositivo e offre alla comunit\u00e0 una nuova occasione di approfondimento e condivisione attraverso l\u2019esposizione di una selezione di 7 fotografie presenti in mostra.<\/p>\n<p><strong>Sabato 14 marzo <\/strong>alle ore <strong>17:00<\/strong>, l\u2019Auditorium del MUDEC ospiter\u00e0 un <strong>dialogo tra il curatore Denis Curti ed Ettore Molinario<\/strong>, collezionista e fondatore della Casa Museo Molinario Colombari. Partendo dall\u2019anniversario dei duecento anni dalla prima fotografia di Nic\u00e9phore Ni\u00e9pce, i due interlocutori attraverseranno alcune tappe fondamentali della storia del mezzo fotografico per interrogarsi su come le immagini abbiano modellato il nostro modo di osservare e raccontare la societ\u00e0. La partecipazione al talk \u00e8 gratuita, con info e iscrizione sul sito di mudec.it (eventbrite).<\/p>\n<p>Il <strong>volume \u201c100 foto che sconvolsero il mondo\u201d, <\/strong>edito da 24 ORE Cultura e <strong>curato da Denis Curti<\/strong>, \u00e8 disponibile presso il Design Store del MUDEC, in tutte le librerie e online.<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"featured_media":14327,"menu_order":0,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false},"regioni":[34],"tipologie":[116],"class_list":["post-14321","convenzioni","type-convenzioni","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","regioni-lombardia","tipologie-mostra"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-json\/wp\/v2\/convenzioni\/14321","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-json\/wp\/v2\/convenzioni"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-json\/wp\/v2\/types\/convenzioni"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14327"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"regioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-json\/wp\/v2\/regioni?post=14321"},{"taxonomy":"tipologie","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/nazionale\/wp-json\/wp\/v2\/tipologie?post=14321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}