{"id":1340,"date":"2021-09-13T07:30:38","date_gmt":"2021-09-13T05:30:38","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/social\/?p=1187"},"modified":"2021-10-26T18:08:17","modified_gmt":"2021-10-26T16:08:17","slug":"la-fotografia-e-analgesica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/social\/2021\/09\/13\/la-fotografia-e-analgesica\/","title":{"rendered":"La fotografia \u00e8 analgesica?"},"content":{"rendered":"<p>Del rapporto fra l\u201911 settembre e le immagini, del suo essere stato un atto di guerra concepito in funzione mediatica si \u00e8 gi\u00e0 scritto molto in questi anni; per pura casualit\u00e0 qualche giorno fa mi \u00e8 capitato di vedere in tivv\u00f9 \u201c1917\u201d, il film\u00a0di Sam Mendes vincitore di tre Oscar, tra cui uno per la fotografia, e due Golden Globe, un film di guerra e sulla guerra, che mi ha riportato al senso di un uso \u2013 o forse \u00e8 meglio dire di una funzione &#8211; particolare delle fotografie, quelle che a volte capita di scorgere nei portafogli aperti di chi si appresta a pagare qualcosa, o sulle schermate d\u2019apertura degli smartphone. Sono foto di figli, di mogli, fidanzati, o di persone che non ci sono pi\u00f9, foto cio\u00e8 di persone con le quali c\u2019\u00e8 un legame familiare o comunque affettivo. Mi rendo conto che dalla guerra ad uno dei tanti insignificanti gesti della quotidianit\u00e0 come aprire un portafoglio o accendere uno smartphone il salto pu\u00f2 sembrare ardito, ma nell\u2019enfasi spesso si annida lo spunto di una riflessione. Che rivela come l\u2019uso attualizzi la funzione: e a questo punto \u00e8 necessaria un\u2019avvertenza per chi ha intenzione di vedere il film, perch\u00e9 sto per spoilerarne un elemento importante della trama. La storia raccontata dal film \u00e8 quella di due soldati, i caporali Schofield e Blake, ai quali viene affidata una mission impossible, durante la quale uno dei due viene ucciso, in una modalit\u00e0 che ricorda oltretutto quel soldato del tuo stesso identico umore ma con la divisa di un altro colore della guerra di Piero, che si volta, ti vede, ha paura e imbracciata l\u2019artiglieria non ti ricambia la cortesia. Nel breve tempo in cui Blake si sta dissanguando, chiede all\u2019amico commilitone di prendergli nella tasca una foto della famiglia, che poi stringer\u00e0 sul cuore; alla fine del film, Schofield, poggiato ad un albero in una scena che rimanda a quella iniziale, tiene fra le mani alcune foto della sua famiglia, sul retro di una delle quali si legge una frase, \u201ccome back to us\u201d, torna da noi.<\/p>\n<p>In entrambi i casi c\u2019\u00e8 una relazione in assenza che sembra conferire alla fotografia un carattere di magia, quasi avesse la capacit\u00e0 di trattenere con se qualcosa della persona amata, che \u00e8 un po\u2019 come dare ragione a quelle culture che ritengono che fotografare una persona equivalga a rubarne l\u2019anima. Una magia che la Sontag definisce il lato oscuro della fotografia, residuo di un\u2019irrazionalit\u00e0 primitiva che porta ad un\u2019identificazione sacrale fra ritratto e persona amata; e proprio questa credenza di consustanzialit\u00e0, che naturalmente ha accenti diversi fra il soldato del 1917 e i nostri contemporanei, come le migliaia di persone intrappolate nelle torri gemelle che hanno dedicato gli ultimi istanti della propria vita a telefonare ai propri cari o a stringere anche una semplice fototessera, fa parlare di queste foto in termini di reliquie contemporanee. E irrazionale o meno che sia questa relazione con le foto delle persone care, c\u2019\u00e8 comunque uno studio pubblicato su PLoS One, una delle pi\u00f9 autorevoli riviste scientifiche internazionali (consultabile qui <a href=\"https:\/\/journals.plos.org\/plosone\/article?id=10.1371\/journal.pone.0013309\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>https:\/\/journals.plos.org\/plosone\/article?id=10.1371\/journal.pone.0013309<\/strong><\/a>) che dimostra come le fotografie delle persone amate allevino il dolore; \u201clove analgesia\u201d la chiamano, riferendosi appunto all\u2019effetto placebo delle fotografie per cui il guardare il ritratto della persona cara riduce significativamente la percezione di uno stimolo termico doloroso, addirittura con una efficacia pari allo stringere la mano dell\u2019amato\/a.<\/p>\n<p>Oggi che i portafogli sono in via d\u2019estinzione, le foto si sono smaterializzate e trasferite sugli smartphone in forma di file, e non solo nelle cartelle interne: sono in tanti che alla schermata di default sostituiscono una foto di famiglia, che appare ogni qualvolta vi si acceda. Ed \u00e8 quella la foto \u2018del cuore\u2019, quella che il caporale Blake stringe fino alla morte e che ciascuno di noi avrebbe custodito con cura perch\u00e9 unica, che se si fosse rovinata o addirittura persa, si sarebbe sentito ancora pi\u00f9 solo e smarrito. \u00a0Foto che a volte tornano a casa insieme a poche altre cose, cariche di un pathos ancora pi\u00f9 straziante. Non sar\u00e0 magia, ma anche a noi, ormai cos\u00ec smaliziati e culturalmente accorti, questa fisicit\u00e0 da accarezzare con il dito da i brividi&#8230;<\/p>\n<p><strong>Attilio Lauria<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/attilio.lauria\/posts\/10226563425620986\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.facebook.com\/attilio.lauria\/posts\/10226563425620986<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"width: 576px;\" class=\"wp-video\"><video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-1340-1\" width=\"576\" height=\"320\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/09\/video-1629756377.mp4?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/09\/video-1629756377.mp4\">https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/09\/video-1629756377.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/09\/wallet11_9a.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1189 aligncenter\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2021\/09\/wallet11_9a-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Portafoglio appartenente a Robert Joseph Gschaar, al cui interno ci sono fotografie, carte di credito, carte d&#8217;identit\u00e0 e altri documenti. Nato nel Bronx, Robert Joseph Gschaar, ha vissuto a Spring Valley, New York, con sua moglie Myrta. Durante il loro matrimonio di 11 anni, i due portarono ciascuno una banconota da 2$, un promemoria da parte di Robert che erano due della stessa natura. Quando Robert Gschaar ha chiesto a Myrta di sposarlo, le ha donato una banconota da 2 dollari. Entrambi erano stati precedentemente sposati e si erano impegnati a tenere una banconota da 2$ nei rispettivi portafogli come simbolo della loro seconda possibilit\u00e0 di felicit\u00e0. L&#8217;11 settembre 2001 Robert aveva 55 anni ed era al lavoro al 92\u00b0 piano della Torre Sud; telefon\u00f2 a sua moglie per riferire che c&#8217;era stato un incidente al World Trade Center, rassicurandola che aveva intenzione di evacuare e che l&#8217;avrebbe chiamata quando avesse raggiunto la strada. Pi\u00f9 di un anno dopo, il portafoglio e la fede di Robert sono stati recuperati a Ground Zero. Nel suo portafoglio c&#8217;era ancora quella banconota da 2 dollari.<br \/>\n<a class=\"oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl py34i1dx gpro0wi8\" role=\"link\" href=\"https:\/\/collection.911memorial.org\/Detail\/objects\/4497?fbclid=IwAR3DTVgFu1yjOLciExM_kU_NEKHsfEKpTtmmMyl6YaQaHJrpnqy9CiSwVh8\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">https:\/\/collection.911memorial.org\/Detail\/objects\/4497<\/a>#<\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Del rapporto fra l\u201911 settembre e le immagini, del suo essere stato un atto di guerra concepito in funzione mediatica &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":64,"featured_media":1297,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[7,13,14],"tags":[],"class_list":["post-1340","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","category-home","category-archivio-riflessioni"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1340","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/users\/64"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1340"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1340\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1372,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1340\/revisions\/1372"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1297"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1340"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1340"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}