{"id":683,"date":"2020-03-18T00:34:47","date_gmt":"2020-03-17T23:34:47","guid":{"rendered":"https:\/\/fiaf.net\/social\/?p=683"},"modified":"2020-03-18T00:34:47","modified_gmt":"2020-03-17T23:34:47","slug":"avviata-la-collaborazione-con-il-magazine-cities","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fiaf.net\/social\/2020\/03\/18\/avviata-la-collaborazione-con-il-magazine-cities\/","title":{"rendered":"Avviata la collaborazione con il magazine CITIES"},"content":{"rendered":"<p>Prende il via da questo numero la collaborazione fra CITIES (sfogliabile qui: <a href=\"https:\/\/issuu.com\/isp-italianstreetphotography\/docs\/cities6\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/issuu.com\/isp-italianstreetphotography\/docs\/cities6<\/a>) e la FIAF, la cui redazione social curer\u00e0 di volta in volta una selezione critica di quattro Storie D\u2019Autore.<\/p>\n<p>Lo scouting di questo avvio \u00e8 affidato a Susanna Bertoni, Antonio Desideri, Giuseppe Scalora e Debora Valentini, il cui criterio di selezione \u00e8 ispirato alla capacit\u00e0 degli Autori di interpretare e raccontare il contemporaneo urbano attraverso un\u2019articolazione narrativa vicina allo storytelling, piuttosto che con il singolo scatto: luoghi, atmosfere, storie minime e tutto ci\u00f2 che possa contribuire a fare emergere elementi di decodifica del mondo in cui siamo immersi come i pesci che non sanno dell\u2019acqua, e che al tempo stesso esplorino espressioni linguistiche lontane dagli stereotipi visuali di genere. Il che, con un percorso a ritroso, rimanda ad un ulteriore senso riferibile al titolo di questa sezione, che ospita storie in cui il \u201ccome\u201d del raccontare racconti al tempo stesso qualcosa di chi \u00e8 dietro il mirino.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, attraverso i lavori di Jonathan Higbee, Stuart Paton, Marietta Varga e\u00a0 Giedo Van Der Zwan si suggerisce un percorso di intrecci che nel declinare tematiche dai numerosi punti di contatto, da un\u2019apparente classico linguistico si apre alla sperimentalit\u00e0.\u00a0 Se ad un primo sguardo le \u201cCoincidences\u201d di Jonathan Higbee appaiono come un modello di genere, quelle \u201cfugaci giustapposizioni e intersezioni assumono in realt\u00e0 nuovi significati e nuova vita\u201d, rileva Antonio Desideri, divenendo \u2013 nella stratificazione temporale &#8211; la trama di un diario urbano lungo una vita, che partecipa al racconto corale di una metropoli gi\u00e0 cos\u00ec esageratamente iconica come New York.<\/p>\n<p>Ma il luogo come spazio del ricordo, oltre che del vissuto, \u00e8 anche il tema dei lavori di Giedo Van Der Zwan e Marietta Varga, ciascuno esemplare di declinazioni coerenti con un\u2019idea narrativa: se i toni di quest\u2019ultima, che Giuseppe Scalora definisce \u201cpastello, desaturati, quasi evanescenti\u201d si prestano ad esprimere con grande efficacia una dimensione intima, legata all\u2019adolescenza dell\u2019Autrice ancor prima che alle vicende storiche della citt\u00e0 di Si\u00f3fok, altrettanto felice \u00e8 la scelta dal colore urlato di Van der Zwan, che al ricordo dei luoghi della propria infanzia contrappone il disincanto dell\u2019ironia rispetto all\u2019avanzare di un modello socioeconomico omologante, come sottolinea Debora Valentini nell\u2019accostamento a Martin Parr.<\/p>\n<p>Infine, Stuart Paton, attraverso il quale Susanna Bertoni propone il linguaggio di una \u201cfotografia street che sconfina nel surrealismo\u201d, dove \u201ctutto \u00e8 nitido eppure sfuggente\u201d, e i luoghi metropolitani divengono stranianti, teatro dell\u2019inquietudine e del disagio esistenziale.<\/p>\n<p>Un intreccio, si diceva, che ricorre al personale per una visione decodificatrice del contemporaneo, in ossequio alla consapevolezza che senza memoria si \u00e8 ridotti a spettatori passivi del presente, incapaci di interpretarlo e rappresentarlo: \u201creminisco, ergo sum\u201d, come la declina Franco Ferrarotti con grande felicit\u00e0 di sintesi. Ma c\u2019\u00e8 un ulteriore livello di proposta nella selezione di questi lavori, che per quanto aleggi come un non detto, attiene alla sfera della riflessione teorica: esiste davvero, nel raccontare, una differenza fra \u201cserie\u201d e \u201cportfolio\u201d che non sia semplice artificio da contest?<\/p>\n<p>Ancora una volta, le \u201cCoincidences\u201d di Jonathan Higbee sembrerebbero allontanarsi, in una lettura limitata ad una ristretta selezione di immagini, dall\u2019articolazione che caratterizza il portfolio, segnando la differenza con la serie il cui elemento distintivo dovrebbe risiedere in una qualche forma di omogeneit\u00e0, che sia tematica, di ripresa o di altro genere. Se per\u00f2 &#8211; come in questo caso &#8211; quella serie assume un\u2019estensione temporale che vale a conferirle dimensione di ricerca, ecco che in questa diversa prospettiva non si pu\u00f2 non parlare di racconto \u2013 o di storytelling, detta in maniera cool -, come del resto accade in Smoke, il citatissimo film di Paul Auster. Cos\u00ec come per Higbee, con Auggie, il protagonista del film, siamo dinanzi al racconto di una vita, fatto di 4.000 fotografie realizzate nel corso di 14 anni che riprendono tutte lo stesso angolo di strada newyorkese: \u201c\u00c8 il mio progetto. Quello che puoi chiamare il lavoro della mia vita. \u00c8 la documentazione del mio angolo\u201d. Il che introduce un\u2019ulteriore riflessione sulla coincidenza fra progetto autoriale e foto documentaria, ma questa la rimandiamo ad una prossima. Qui interessa rilevare come sia la libert\u00e0 di linguaggio, il modo cio\u00e8 di raccontare una storia, piuttosto che una qualche caratteristica rappresentativa rintracciabile nelle foto, oggetto di distinguo: in altri termini, ammesso che le categorie servano a qualcosa, le modalit\u00e0 \u201cserie\u201d e \u201cportfolio\u201d sono definibili in assoluto, o il loro \u201cinquadramento\u201d non dipende forse dal contesto pi\u00f9 che dalla forma in cui si presentano?<\/p>\n<p>Higbee sta li a dirci che alla lunga tutto si compone, e che perci\u00f2 sarebbe bene non arrischiare degli assoluti, sebbene nel caso degli altri Autori sia pi\u00f9 facile cadere in tentazione.<\/p>\n<p>Se in Giedo Van Der Zwan la forma di presentazione \u00e8 la serie, all\u2019interno della quale la struttura narrativa coincide con un luogo che ne rappresenta l\u2019omogeneit\u00e0 tematica, nella Varga il racconto si dipana nella combinazione fra le scelte rappresentative di un\u2019architettura minimale, del dettaglio che funziona cio\u00e8 come la Madeleine di Proust, e il linguaggio di cui abbiamo gi\u00e0 detto. Quanto a Paton, il racconto aderisce esattamente al linguaggio usato, e sebbene ogni singola foto potrebbe vivere comunque di vita autonoma<\/p>\n<p>&#8211; come del resto in altri lavori -, in questo caso si rischierebbe l\u2019enfasi su una dimensione estetica lontana dal senso d\u2019insieme.<\/p>\n<p>La relativit\u00e0 e il dubbio sono dunque il nostro mantra, che ci inducono la consapevolezza che quella proposta \u00e8 solo una delle letture possibili, diverse a seconda delle coordinate con cui ci si orienta; ma \u00e8 questo percorso di ricerca, che si muove per sconfinamenti fra tematica e declinazione linguistica, che segner\u00e0 il senso della nostra proposta critica. Alla prossima!<\/p>\n<p><em>Attilio Lauria<\/em><\/p>\n<p><em>Direttore Redazione FIAF Social<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/03\/cities6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-684 aligncenter\" src=\"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/03\/cities6-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/03\/cities6-213x300.jpg 213w, https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-content\/uploads\/sites\/25\/2020\/03\/cities6.jpg 650w\" sizes=\"auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a><\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div> \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prende il via da questo numero la collaborazione fra CITIES (sfogliabile qui: https:\/\/issuu.com\/isp-italianstreetphotography\/docs\/cities6) e la FIAF, la cui redazione social &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":64,"featured_media":684,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[6,7],"tags":[],"class_list":["post-683","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-autori","category-news"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/683","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/users\/64"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=683"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/683\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/media\/684"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=683"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=683"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fiaf.net\/social\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=683"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}