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“Fragile” Le Cinque Terre di Piero Papa

Difendere l’ambiente, averne cura , insomma essere ecologisti o credere in una nuova  ecologia significa rallentare, dare valore alla bellezza delicata dei nostri paesaggi e proteggerli. All’apparenza sembra un rimedio semplice ma richiede una trasformazione culturale. È eccessivo definirla così?

Vogliamo godere della bellezza, è giusto. A patto di sapere che il turismo, di gran lunga più redditizio e meno faticoso  dell’agricoltura in luoghi difficili come i borghi delle Cinque Terre, ha indotto cambiamenti nel modo con cui gli abitanti del posto si rapportano con il territorio. I sentieri, che un tempo venivano utilizzati per trasportare l’uva, ora sono escursioni alternative per i turisti. La conseguenza  è stata l’abbandono delle pratiche agricole e la minore manutenzione ha contribuito al dissesto idrogeologico dell’area. Le Cinque Terre, inserite dal 1997 nella World Heritage List dell’UNESCO, a prima vista colpiscono per la verticalità del paesaggio: piccolissimi e incantevoli paesi incastonati su promontori a picco sul mare.

Celebrate e amate da artisti, poeti, romanzieri come Eugenio Montale, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Renato Guttuso e molti altri , nel tempo sono diventate mete del turismo di massa. A risentire del sovraffollamento è l’ambiente naturale che mal sopporta uno sfruttamento eccessivo in favore dell’accoglienza e il conseguente grande accumulo di rifiuti da smaltire.

Piero Papa, fotografo che da anni si dedica allo studio della fauna selvatica con lavori pubblicati su riviste del settore, ha a cuore questa tema : il territorio e la sua fragilità. È possibile che il terremoto del 2009 che gli ha fatto crollare la  casa nel centro storico di L’Aquila abbia incoraggiato la sua  ricerca. Nel 2015 ha documentato il dissesto e la difficile opera di ricostruzione di questa striscia di terra ligure che nel 2011 è stata colpita da una devastante alluvione. Il 25 ottobre  di quell’anno le strade si sono trasformate in fiumi in piena che hanno travolto e sommerso i negozi e tutto ciò che hanno incontrato nella loro furia. La violenza dell’acqua e del fango ha spazzato via la prosperità del luogo e la vita di 13 persone. Una catastrofe simile era già avvenuta nel 1966 ma se ne era persa memoria ed è mancata la previsione che un evento di tale portata potesse ripetersi. Lo abbiamo imparato che certe sciagure hanno perso l’eccezionalità, di cui per molto tempo siamo stati convinti. La ricostruzione ha richiesto anni. Papa racconta il dissesto che non si vede, quello delle zone interne, meno battute, che si fa più chiaro quando la bella stagione è finita e inizia l’autunno delle piogge, quelle  che  possono far scattare l’allerta rosso. Il mare e la natura cambiano acquisendo il fascino dei colori più melanconici. Il paesaggio si fa di una bellezza struggente. La mitica via dell’Amore è chiusa dal 2012, da quando un fronte franoso si è sgretolato in una pioggia di sassi investendo quattro turiste  australiane, in una giornata fortunatamente poco affollata. La causa pare sia stata la siccità, pericolosa come le alluvioni. La riapertura è prevista nel 2023.

L’autore ci dà la possibilità di  vedere il dietro le quinte della spettacolarità estiva, dove l’altra bellezza, più commovente, si manifesta con le sue ferite. Emblema sembrano i cavi d’acciaio che imbrigliano la roccia, nella speranza che non arrivi un’ondata di piena e che la loro resistenza non risulti inadeguata.

Piera Cavalieri

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