SEBASTIÃO SALGADO a BASSANO DEL GRAPPA (VI)
RIDUZIONE INGRESSO per i TESSERATI FIAF a 11 € (comprensiva dell’accesso alla collezione permanente del Museo Civico)
Inoltre
- Biglietto ridotto a 6 €: accesso alla collezione permanente di Palazzo Sturm
- Biglietto cumulativo ridotto a 14 €: accesso alla mostra, alla collezione permanente del Museo Civico e alla collezione permanente di Palazzo Sturm
https://www.museibassano.it/it
Sede della mostra: MUSEO CIVICO DI BASSANO DEL GRAPPA
Piazza Garibaldi 34, 36061 Bassano del Grappa (VI)
Info sulla mostra: https://www.museibassano.it/it/mostra/sebastiao-salgado#
SEBASTIÃO SALGADO.
FOTOGRAFIE DELLA COLLEZIONE MAISON EUROPÉENNE DE LA PHOTOGRAPHIE, PARIGI
dal 24 OTTOBRE 2026 al 4 APRILE 2027
A cura di Pascal Hoël
Dopo le retrospettive dedicate a Ruth Orkin, Dorothea Lange e Brassaï, la grande fotografia torna protagonista a Bassano del Grappa. Dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Museo Civico di Bassano del Grappa omaggia un altro artista il cui “sguardo” ha fatto la storia di questa forma d’arte cambiando, di fatto, il modo di guardare il mondo: Sebastião Salgado (1944-2025).
Promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa, MEP – Maison Européenne de la Photographie di Parigi e Silvana Editoriale e patrocinata dalla Regione del Veneto, la mostra presenta per la prima volta in Italia una selezione ampia e significativa dell’opera di Sebastião Salgado che, in 50 anni di carriera, ha saputo immortalare il dolore e la bellezza restituendo al pubblico il punto di vista di un artista divenuto immortale – a un anno dalla sua scomparsa.

Sebastião Salgado, Monti Brooks, Arctic National Wildlife Refuge, Alaska, Stati Uniti, 2009. Collezione MEP, Parigi. Dono di Sebastião Salgado e Lélia Wanick Salgado, 2018. © Sebastião Salgado
“Ci sono artisti che non fotografano il mondo: lo cambiano. Sebastião Salgado era uno di loro, capace di restituire dignità all’umanità sofferente e bellezza alla natura minacciata” dichiara Alberto Stefani, Presidente della Regione del Veneto. “I suoi scatti — dalla Serra Pelada alle foreste dell’Amazzonia, dagli esodi africani alla Genesi del pianeta — ci hanno costretti a guardare ciò che preferivamo non vedere, e lo hanno fatto con una bellezza che non si dimentica. La Regione del Veneto ha voluto patrocinare questa mostra perché ritiene che portare per la prima volta in Italia una selezione ampia e articolata dell’opera di Sebastião Salgado a un anno dalla sua scomparsa, sia un atto dovuto verso uno dei più grandi artisti del Novecento. Bassano del Grappa è il luogo giusto: un museo che ha saputo costruire negli anni un rapporto autentico con la fotografia d’autore e con il suo pubblico dimostrando che i nostri territori sanno guardare lontano”.

Sebastião Salgado, Periferia di Città del Guatemala, Guatemala, 1978. Collezione MEP, Parigi. Dono di Sebastião Salgado e Lélia Wanick Salgado 1988. © Sebastião Salgado
“La mostra dedicata a Sebastião Salgado, con il suo prestigio e la sua contemporaneità, arriverà a degna conclusione di un anno importante per la nostra città in ambito culturale. Un anno caratterizzato dall’avvio del percorso di candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029 e dall’atteso ritorno del Cavallo colossale di Antonio Canova. Nel mezzo di questo fermento siamo pronti a far rivivere l’anima di un artista internazionale, scomparso di recente, attraverso le sue opere, che hanno lasciato il segno raccontando le contraddizioni di un mondo complesso, che vive un precario equilibrio tra le sue meraviglie e le sue ingiustizie. Daremo così seguito ad un percorso consolidato e coerente dedicato alla grande fotografia internazionale e ai suoi autori più rappresentativi per intercettare l’interesse di un pubblico crescente ed eterogeneo” afferma Nicola Ignazio Finco, Sindaco di Bassano del Grappa. La mostra è curata da Pascal Hoël, Responsabile delle Collezioni della MEP – Maison Européenne de la Photographie, la principale istituzione francese dedicata alla fotografia. Le collezioni della MEP sono un viaggio attraverso il tempo e lo sguardo dell’uomo. Dagli anni ’50 fino ai giorni nostri, queste raccolte straordinarie custodiscono la memoria visiva di decenni di storia, emozioni e trasformazioni del mondo. Ogni opera è un frammento di realtà catturato nell’istante fuggente in cui la luce incontra l’obiettivo.

Sebastião Salgado, Miniera d’oro di Serra Pelada, Stato del Pará, Brasile, 1986. Collezione MEP, Parigi. © Sebastião Salgado
La MEP ha sostenuto il lavoro di Salgado fin dagli anni ’80, affiancandolo in alcuni dei suoi progetti più significativi e costruendo nel tempo una collezione di raro valore. A coronamento di quarant’anni di collaborazione, nel 2018 Sebastião e Lélia Wanick Salgado hanno sostenuto a loro volta la MEP con una donazione straordinaria di 105 fotografie, alcune delle quali esposte in mostra.
La mostra Sebastião Salgado ripercorre attraverso una selezione di oltre 160 scatti tutte le principali serie della vasta produzione dell’artista. Il percorso è diviso in due grandi sezioni. La prima parte della mostra presenta una panoramica delle serie “Other Americas”, “Sahel”, “Serra Pelada Gold Mine – Brazil”, “Workers”, “Kuwait”, “Exodus” e “Children of the Exodus” e documenta i primi 25 anni di attività del fotografo che ha affrontato la furia e i tormenti dell’umanità in tutto il mondo, mentre la seconda è dedicata al suo più grande progetto, durato oltre sette anni: Genesis, un omaggio alla bellezza e alla fragilità di un pianeta rimasto al riparo dalla follia degli uomini, la cui salvaguardia è vitale ora più che mai.

Sebastião Salgado, Lotta contro l’incendio dei pozzi, giacimento petrolifero di Greater Burhan, Kuwait, 1991 © Sebastião Salgado
L’esposizione segue in ordine cronologico la carriera del fotografo e permette di restituire il senso complessivo della sua opera, così come lui stesso sosteneva: “Tutto quello che ho fatto, nell’insieme, è lo specchio della mia vita”.
“Organizzare una mostra che restituirà la ricchezza e la complessità della ricerca artistica di Sebastião Salgado, rappresenta un traguardo straordinario per la nostra programmazione museale. Fino ad oggi, nel nostro Paese, il pubblico ha potuto ammirare il lavoro di questo grande artista in modo parziale o focalizzato su singole serie. Questa esposizione offre invece un’opportunità critica e scientifica senza precedenti: permette di comprendere l’evoluzione stilistica e concettuale di un maestro, unendo il Salgado fotoreporter sociale delle origini a quello della conversione ecologica. Con questa proposta, Bassano del Grappa si conferma sulla scena nazionale quale vero e proprio centro di produzione culturale, fucina di progetti originali di altissimo profilo. Un luogo che vale la pena raggiungere anche da molto lontano, per ammirare la grande arte internazionale e scoprire le bellezze di un territorio unico” dichiara Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura di Bassano del Grappa.

Sebastião Salgado, Pinguini dal collare su un iceberg, Isole Sandwich Australi, 2009. Collezione MEP, Parigi. Dono di Sebastião Salgado e Lélia Wanick Salgado, 2018. © Sebastião Salgado
Nella mostra di Bassano, una sintesi del lavoro e della vita di Salgado, prende forma in un percorso di rara intensità ed emozione, in cui la bellezza incontaminata del pianeta si intreccia con le sfide ambientali e l’emergenza sociale, trasformandosi in un profondo messaggio di rinascita e in un invito urgente a riconnettersi con la natura e con il destino condiviso dell’umanità: un messaggio che ha reso – e rende tuttora – necessaria la sua arte.
“La storia che lega Sebastião Salgado alla Maison Européenne de la Photographie è quella di un impegno reciproco e duraturo.” dichiara Pascal Hoël, Responsabile delle Collezioni della MEP – Maison Européenne de la Photographie di Parigi e Curatore della mostra “Essa testimonia una fiducia rara tra un artista e un’istituzione, costruita nel tempo attorno a una visione comune della fotografia e del suo ruolo nel mondo.”
La mostra sarà accompagnata dall’omonimo catalogo in lingua italiana e inglese, edito da Silvana Editoriale, e da una ricca offerta didattica pensata per tutte le tipologie di visitatori.

Sebastião Salgado, Iguana marina, Galápagos, Ecuador, 2004. Collezione MEP, Parigi. Dono di Sebastião Salgado e Lélia Wanick Salgado, 2018. © Sebastião Salgado
Inoltre, sono previsti due appuntamenti cinematografici durante i quali verrà proiettato “Il sale della terra”, il documentario capolavoro diretto da Wim Wenders e da Juliano Ribeiro Salgado, che racconta la straordinaria vita dell’artista e che ha vinto il premio “Un Certain Regard – Premio Speciale della Giuria” al Festival del Cinema di Cannes nel 2014.
Il primo appuntamento si terrà domenica 21 giugno 2026, alle ore 21:00, in occasione dell’anteprima cinema di Operaestate al Giardino Parolini, in collaborazione con Gli Stati generali della letteratura in Veneto promossi da Villa Angaran San Giuseppe. Il secondo è previsto in autunno presso il Metropolis Cinemas di Bassano del Grappa.
“Poter ripercorrere, in un’unica mostra, cinquant’anni di carriera di Sebastião Salgado significa avere la rara occasione di approfondire la conoscenza di alcuni tra i più intensi e drammatici momenti della nostra epoca attraverso l’occhio di un maestro assoluto della fotografia internazionale. Le sue opere sono caratterizzate da un impareggiabile, magico equilibrio tra etica ed estetica e dalla capacità di raccontare il mondo con rara sensibilità e umanità: questo rende ognuno dei suoi scatti un capolavoro assoluto, un’opera d’arte in grado di segnare le coscienze e, al contempo, lasciare un’impronta poetica duratura nell’immaginario collettivo. I Musei Civici di Bassano del Grappa sono orgogliosi di poter presentare, per la prima volta in Italia e grazie ad una nuova, prestigiosa collaborazione internazionale, una selezione di opere così ampia e completa in grado di testimoniare, al più alto grado, l’intera parabola di questo artista, aggiungendo così un nuovo capitolo alla programmazione di grandi mostre di fotografia che fanno dei nostri Musei un punto di riferimento in Italia per questa forma d’arte”, conclude Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa.
La mostra è promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa con MEP – Maison Européenne de la Photographie, Parigi e Silvana Editoriale
Con il patrocinio di Regione del Veneto.
Sebastião Salgado, Performer al singsing di Paya, Provincia degli Altopiani Occidentali, Papua Nuova Guinea, 2008. Collezione MEP, Parigi. Dono di Sebastião Salgado e Lélia Wanick Salgado, 2018. © Sebastião Salgado
Scheda dell’artista
Sebastião Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nella fattoria di famiglia nello Stato del Minas Gerais, in Brasile. In questa regione dominata da colline e rilievi rocciosi la luce è intensa e i contrasti così marcati che il paesaggio appare talvolta in bianco e nero, come nelle sue future fotografie. È qui che prende forma il suo universo visivo, plasmato dalle immagini controluce di quegli anni.
Da giovane si trasferisce a Vitória, nello Stato dell’Espírito Santo, per studiare economia. È lì che incontra, presso l’Alliance Française locale, Lélia Deluiz Wanick, che diventerà la sua compagna di vita e di lavoro. Dopo essersi stabiliti a San Paolo, dove Sebastião consegue un master in macroeconomia, i due partono nel 1969 per nave alla volta di Parigi per sottrarsi alla dittatura militare che opprimeva il paese.
In qualità di economista, Sebastião ottiene nel 1971 un incarico presso l’Organizzazione Mondiale del Caffè a Londra. È nel corso dei suoi viaggi professionali in Africa che scatta le prime fotografie con l’apparecchio acquistato per Lélia nell’ambito dei suoi studi di architettura. Comprende ben presto di trovare nella fotografia una dimensione che la redazione di report economici non potrà mai offrirgli. Rifiutato un posto alla Banca Mondiale di Washington D.C., lascia tutto e rientra a Parigi con Lélia dove, a partire dal 1973, si dedica interamente alla fotografia.
Sebastião Salgado diventa uno dei grandi nomi della fotografia umanista e documentaria contemporanea. Nel corso degli anni collabora con le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum Photos. Nel 1994 fonda con Lélia Wanick Salgado una struttura autonoma interamente dedicata alla propria attività. Ha viaggiato in oltre cento paesi per i suoi progetti fotografici che, oltre ad essere pubblicati sulla stampa internazionale, hanno dato vita a numerosi libri ed esposizioni concepiti da Lélia.
Ha documentato le guerre di decolonizzazione in Africa (1974–1976), le popolazioni dell’America Latina più profonda (1977–1984), poi la siccità e la carestia nel Sahel (1984–1985). Con il grande progetto La mano dell’uomo percorre ventisei Paesi per realizzare una vera e propria “archeologia visiva” dell’era industriale in cui il lavoro manuale era ancora predominante. Con Esodi affronta in profondità i grandi movimenti migratori che percorrono il pianeta. Con Gold/Serra Pelada restituisce immagini di straordinaria potenza della corsa all’oro in una miniera dell’entroterra brasiliano. Con Genesis intraprende per otto anni la ricerca dei luoghi più incontaminati della terra, ancora risparmiati dalla distruzione umana, attraversando trentadue paesi. Il suo ultimo grande progetto, di quasi sette anni, è Amazônia, un appello alla preservazione della più grande foresta del mondo e alla tutela delle comunità indigene che la abitano.
Era membro dell’Académie des Beaux-Arts de France, Cavaliere della Légion d’Honneur, Dottore Honoris Causa dell’Università di Harvard e membro onorario dell’American Academy of Arts and Sciences. Tra i principali riconoscimenti ricevuti figurano il Premio Primo Levi (Italia), il Premio per la pace degli editori tedeschi e il Premio Praemium Imperiale della Japan Art Association, considerato il Nobel delle arti.
I suoi progetti, sempre concepiti per cantieri pluriennali, rivelano una visione profondamente umanista e saldamente radicata nel proprio tempo. Sebastião non si considerava né un artista né un fotografo sociale o politico: raccontava storie attraverso le immagini — storie della terra, della natura e dei popoli che la abitano. Ha vissuto in prima persona tutti i grandi temi della sua opera: la migrazione, lo sradicamento, l’urbanizzazione, la globalizzazione. Sono le sue stesse esperienze ad aver forgiato la sua fotografia. “Quando scatto una fotografia, metto in campo l’intero mio patrimonio culturale, umano e sociale”, diceva. “È la mia vita, la mia personalità, il mio modo di vedere il mondo a confrontarsi con ciò che fotografo. È attraverso tutto questo, e attraverso la mia percezione, che riesco a comporre un’immagine. Una fotografia si scatta in una frazione di secondo, ma occorre un’intera vita per crearla.”
A metà degli anni Novanta documenta i genocidi, a stretto contatto con la morte e gli orrori dei campi profughi. Ne esce segnato nel fisico e nello spirito, smarrendo la fiducia nell’umanità. Sul finire del decennio, mentre si trova con Lélia nella fattoria di famiglia ad Aimorés, nasce un’idea apparentemente utopica. Su quelle terre gravemente degradate da decenni di allevamento e dall’erosione causata dalle piogge, Lélia propone di ripiantare la foresta che un tempo le ricopriva. Sebastião accoglie l’idea con immediato entusiasmo. Nel 1998 fondano insieme l’Instituto Terra, un’organizzazione non governativa che, a oltre venticinque anni dalla sua costituzione, è diventata un riferimento mondiale per la riforestazione, il ripristino degli ecosistemi e l’educazione ambientale. Ad oggi sono stati messi a dimora oltre 3,5 milioni di alberi, restituendo al luogo la biodiversità originaria e la flora e la fauna della Foresta Atlantica. L’Instituto Terra — al quale Sebastião si dedicava con profondo senso di missione — è la dimostrazione concreta che non è utopia trasformare una terra arida in una foresta viva e rigogliosa, ricreando la natura e migliorando la vita delle comunità, e che insieme è ancora possibile salvare il pianeta. Il successo di questo progetto di restauro naturale gli restituisce la speranza: “Vedendo con quanta forza ed eleganza la vita cominciava a tornare, ho iniziato a credere che forse esistesse una via, che forse vi fosse ancora qualcosa per cui sperare per il nostro pianeta”.
Sebastião Salgado ci ha lasciati il 23 maggio 2025, all’età di 81 anni, lasciando in eredità un’opera straordinaria, un testamento artistico umanista e universale in cui la potente poetica del bianco e nero diventa voce di un’umanità sospesa tra memoria e avvenire, tra bellezza e ferita, tra cambiamento climatico e resistenza.
« Torna all'elenco