A BOLOGNA la mostra fotografica “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”
RIDUZIONE INGRESSO per i TESSERATI FIAF a 12 €
Sede espositiva:
PALAZZO PEPOLI
Via Castiglione 10, Bologna
Orari di apertura:
Lunedì: 10:00 – 19:00
Martedì: Chiuso
Mercoledì: 10:00 – 19:00
Giovedì: 10:00 – 19:00
Venerdì: 10:00 – 19:00
Sabato: 10:00 – 19:00
Domenica: 10:00-19:00
INFO sulla mostra:
https://palazzopepoli.it/calendario-eventi/frida-kahlo-mostra-palazzo-pepoli/
La mostra è realizzata in collaborazione con Fondazione Bologna Welcome, Dipartimento Cultura del Comune di Bologna, Fondazione Carisbo e con il sostegno di Card Cultura. Con il patrocinio del Comune di Bologna e Quartiere Santo Stefano.
FRIDA KAHLO. LO SGUARDO COME IDENTITÀ
dal 28 MARZO al 27 SETTEMBRE 2026

Ergo Expo è lieta di presentare “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”, una mostra fotografica dedicata all’artista messicana e alla rappresentazione della sua immagine.
Ospitata negli spazi di Palazzo Pepoli, sede del Museo della Storia di Bologna, dal 28 marzo al 27 settembre 2026 e curata da ONO arte, l’esposizione presenta una serie di 70 fotografie originali di artisti quali Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Alvarez Bravo, Julien Levy, Nickolas Muray, Giselle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide.

©Julien Levy Frida Kahlo, 1938
Artista, attivista, donna, icona, Frida Kahlo è diventa negli ultimi anni un simbolo, spesso svuotato di contenuto, o dentro il quale sono stati riversati di volta in volta significati i più diversi. Possiamo dire che in Frida Kahlo la nostra epoca ha trovato una figura straordinariamente utile se non necessaria per pensare temi che ci riguardano quali identità, corpo, dolore, rappresentazione di sé.
©Imogen Cunnigham Frida Kahlo, 1951
Sebbene durante la sua breve vita Kahlo non abbia mai raggiunto il pieno successo artistico, e la sua arte sia stata riscoperta solo dalla metà degli anni ’80 del Novecento, oggi Frida Kahlo è l’artista donna più quotata al mondo. Ancora più significativo è però il fatto che sia proprio Kahlo come persona ad essere assunta al ruolo di celebrità post mortem; su di lei si sono scritte numerose biografie, realizzati film, la sua immagine – spesso stilizzata – è riprodotta su innumerevoli prodotti di merchandising fino a trasformarsi appunto in icona, nel senso letterale del termine, per non parlare del fatto che in Messico è a lei dedicata una venerazione pari a quella riservata ai veri e propri santi.
D’altronde Frida Kahlo stessa nel corso della sua vita è sempre stata molto conscia ed attenta alla sua immagine. L’ampio uso dell’autoritratto all’interno della sua pratica pittorica – cominciato a seguito dell’incidente che appena diciottenne la immobilizzò a letto per oltre tre mesi e la lasciò segnata a vita – non può essere che testimonianza di una costante lavoro sulla rappresentazione del sé. Ancora, l’utilizzo esclusivo di abiti della cultura messicana, contrariamente alla moda dell’epoca, diventa parte integrante della sua identità ed in seguito del suo mito. Ma Frida non si limita a curare e studiare la sua immagine, cura anche la sua biografia, arrivando a modificare il suo nome e a cambiare il suo anno di nascita per farlo coincidere con quello della rivoluzione messicana.
©Lola Alvarez Bravo Frida Kahlo, 1944
Kahlo aveva poi grande familiarità con la fotografia. Dopo la sua morte furono trovati tra i suoi averi oltre 6000 stampe fotografiche a cominciare da quelle realizzate dal padre, il fotografo Guillermo Kahlo che per primo la immortalò avviandola alle potenzialità del mezzo come fonte di espressione: è infatti nei suoi scatti che la giovane Frida inizia a sperimentare con l’abbigliamento, vestendosi spesso anche in abiti maschili.
Crescendo, Kahlo non avrebbe mai rifiutato l’opportunità di farsi fotografare, fosse da parte di amici o parenti o di artisti dei quali si circondava. Si fa infatti fatica ad individuare all’interno della storia dell’arte qualcuno altrettanto ritratto quanto Frida Kahlo, soprattutto considerando che in quegli anni il mezzo fotografico avevamo appena iniziato a diffondersi in modo autonomo.

©Leo Matiz. Frida a Casa Azul, Coyoacán, Messico. 1943 ca
Il grande numero di ritratti fotografici scattati a Frida Kahlo, ci rimandano però un’immagine spesso cangiante e diversa. C’è la Frida colta dall’occhio dell’amante, da quello del gallerista, quello delle amiche più intime, da quello dei fotografi e delle fotografe blasonati; e ancora da quello dei fotografi reportagisti e da quello dei suoi conterranei ispano-americani. La domanda che viene da farsi non è quindi quale di queste immagini sia la più autentica ma quanto Frida abbia influenzato questi sguardi.
E’ questo l’interrogativo che la mostra “Frida Kahlo. Lo sguardo come idenitità” pone, interrogativo che viene lasciato aperto all’interpretazione del pubblico. L’esposizione, quindi, non vuole essere una biografia per immagini ma una occasione per riflettere sull’immagine di Frida Kahlo e su come essa sia stata influenzata dall’artista stessa nella costruzione del suo mito in largo anticipo sulla cosiddetta “società dello spettacolo”, come la varrebbe chiamata Guy Debord.
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