“Edith Tudor Hart. Tra fotografia e spionaggio” la mostra a BOLOGNA

RIDUZIONE INGRESSO per i TESSERATI FIAF a 12 €

Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna

via Castiglione, 10 40124 Bologna

Orari:

Lunedì: 10:00 – 19:00

Martedì: Chiuso

Mercoledì: 10:00 – 19:00

Giovedì: 10:00 – 19:00

Venerdì: 10:00 – 19:00

Sabato: 10:00 – 19:00

Domenica: 10:00 – 19:00

Variazione orari:

06.11.26: 10:00 – 16:00

Info sulla mostra: https://palazzopepoli.it/calendario-eventi/mostra-edith-tudor-hart/

Maurizio Guidoni e Vittoria Mainoldi, co-curatori della mostra

La mostra è realizzata in collaborazione con Fondazione Bologna Welcome, Dipartimento Cultura del Comune di Bologna, Fondazione Carisbo e con il sostegno di Card Cultura. Con il patrocinio del Comune di Bologna, FAF – International Research Centre, Forum austriaco di Cultura di Milano.

La mostra è inoltre realizzata con il supporto di BCC Felsinea. Travel Partner, Gattinoni.

 

Edith Tudor Hart.

Tra fotografia e spionaggio

dal 24 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027

 

Il caos che stiamo vivendo oggi in Europa

è frutto del caos non risolto nella prima metà del secolo scorso.

Per la prima volta in Italia Ergo Expo presenta un’ampia retrospettiva dedicata alla fotografa anglo-austriaca Edith Tudor Hart (1908 Vienna – 1973 Brighton). Curata da ONO arte in collaborazione con l’archivio FOTOHOF di Salisburgo ora sede dell’intero archivio di Tudor Hart, la mostra, ospitata a Palazzo Pepoli – Museo della Città di Bologna dal 24 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027, non è solo occasione di riscoprire una delle figure più brillanti della fotografia sociale del primo Novecento, restituendole centralità e riconoscimenti nel panorama della fotografia d’autore mai giunti duranti la sua vita, ma anche di immergerci nei segreti della sua seconda vita come agente per l’unione sovietica.

Edith Tudor Hart: il lavoro e la vita

Edith Tudor Hart, nata Suschitzky, è stata una figura di spicco della fotografia documentaria sociale tra gli anni ’30 e ’50 del Novecento. Nel suo lavoro ha messo in luce attivamente le ingiustizie sociali, affrontando temi quali la povertà, l’integrazione e i diritti delle donne, documentando al contempo le condizioni di vita della classe operaia. Ha fotografato la vita nei cortili di Vienna, lungo il Danubio e nel Prater, le proteste contro l’ascesa del fascismo austriaco e – una volta trasferitasi in Inghilterra – i minatori, gli operai e i pescatori del Galles, il movimento femminista del dopoguerra e le nuove istituzioni dell’educazione progressista.

Edith Tudor-Hart, Bambina davanti ad una panetteria, London, ca.1935 – Edith Tudor-Hart © Suschitzky Estate
courtesy Fotohof

Proveniente da una famiglia ebrea laica di Vienna e convinta sostenitrice del comunismo, la sua vita è stata segnata dalla persecuzione politica e dalle difficoltà personali. Inizialmente formatasi come maestra d’asilo montessoriana, a Vienna e a Londra, dove ha anche esercitato la professione, alla fine degli anni ’20 ha studiato fotografia e grafica al Bauhaus di Dessau, dove ha sviluppato il suo stile oggettivo e socialmente critico. Nel 1933 fu incarcerata per il suo coinvolgimento con il Partito Comunista e fuggì dal nascente regime fascista di Dollfuss andando in esilio in Inghilterra, sposando il medico britannico Alexander Tudor Hart, presso l’Ambasciata britannica a Vienna in modo da poter partire per la Gran Bretagna come sua moglie. A Londra continuò con successo il suo lavoro fotografico, pubblicando numerosi reportage su giornali e riviste, tra cui Arbeiter Illustrierte Zeitung (AIZ), Kuckuck e anche il Picture Post.

Edith Tudor-Hart, Upton County Primary School, Kent, ca. 1950 – Edith Tudor-Hart © Suschitzky Estate courtesy Fotohof

Si ritiene che Edith Tudor Hart collaborasse con i servizi segreti e di intelligence sovietica sin dall’adolescenza. Tuttavia, le sue attività di agente rimasero segrete per tutta la sua vita: se i documenti ancora in possesso della Russia sono tuttora inaccessibili, quelli britannici, recentemente desecretati, confermano che ebbe un ruolo chiave nel reclutamento dei membri della famosa rete di spionaggio dei “Cambridge Five”. Temendo di essere sorvegliata e smascherata, negli anni ’50 Tudor Hart distrusse gran parte dei suoi negativi e, a causa delle pressioni dei servizi segreti britannici e per motivi di salute, mise fine alla sua carriera di fotografa. Per mantenersi, aprì un piccolo negozio di antiquariato.

Edith Tudor-Hart, Finsbury, London, 1934 – Edith Tudor-Hart ©Suschitzky Estate courtesy Fotohof

Per questo motivo molto del suo lavoro fotografico sopravvissuto alla distruzione è rimasto per lo più sconosciuto ed è stato riscoperto solo decenni dopo la sua morte, avvenuta a Brighton nel 1973.


Edith Tudor Hart. Tra fotografia e spionaggio: la mostra

La mostra, che si compone di oltre 100 fotografie, vuole quindi mostrate l’eccelso lavoro fotografico di Tudor Hart, presentandolo in cinque sezioni – che vanno dalla povertà sociale, agli eventi politici del suo tempo, dall’osservazione della vita quotidiana, alle immagini dei lavoratori fino a quelle dei bambini come protagonisti della società – per poi soffermarsi anche sulla sua attività di agente sovietica e sulle motivazioni sociali, culturali e politiche che l’hanno spinta ad agire in segreto per portare avanti una missione iniziata fin dalla giovane età.

Edith Tudor-Hart, Manifastazione di disoccupati, Trealaw, South Wales, 1935 -Edith Tudor-Hart ©Suschitzky Estate courtesy Fotohof

Ad arricchire l’esposizione, sarà presente quindi anche un’ampia parte documentaria in cui verranno mostrate non solo le riviste in cui i suoi lavori furono pubblicati, ma anche i documenti personali, le carte private e le intercettazioni da parte dei servizi segreti britannici per ripercorre la biografia affascinante dell’agente con la macchina fotografica.

Le cinque sezioni di mostra non seguono un percorso cronologico ma si vogliono focalizzare sulle tematiche costanti nella produzione di Tudor Hart. Tra esse troviamo immagini del lavoro delle classi proletarie e scatti che documentano dall’interno la quotidianità dei più poveri, le manifestazioni di piazza, gli scioperi, il fermento politico e sociale della vita in Austria ed Inghilterra tra le due guerre ma anche lo scorrere della vita di tutti i giorni a mostrare come la storia sia scandita anche da fatti ordinari.

Edith Tudor-Hart, Barricata in Operngasse, Vienna, 1933- Edith Tudor-Hart © Suschitzky Estate courtesy Fotohof

Centrale per Tudor Hart è la rappresentazione dell’infanzia: Edith d’altronde inizia a familiarizzare con la fotografia durante i suoi studi come maestra montessoriana, ambiente in cui si sperimenta con lo strumento a scopi pedagogici. I bambini sono quasi onnipresenti nei suoi scatti, e le serie a loro dedicate rappresentano anche una parte consistente del suo lavoro pubblicato in vita, oltre che essere gli ultimi servizi realizzati nel secondo dopoguerra quando ormai la morsa dei servizi segreti britannici si stava stringendo attorno a lei.

Edith Tudor Hart. Tra fotografia e spionaggio: la lettura dei curatori

In questo momento il lavoro di Tudor Hart è in fase di riscoperta a livello internazionale, e a lei sono state dedicate varie esposizioni, in Inghilterra, Austria e Germania, come quella appena conclusasi nel maggio 2026 al f³ – freiraum für fotografie di Berlino. La volontà di portare per la prima volta in Italia un’ampia retrospettiva su Edith Tudor Hart, che si insinua nel più ampio lavoro di studio di fotografe e fotografi rimasti ai margini della storia ufficiale portato avanti da ONO arte, è l’occasione per il pubblico italiano di avvicinarsi a un personaggio che ha attraversato da protagonista un periodo storico fondamentale come quello tra le due guerre mondiali. Un periodo che ha visto nascere totalitarismi e nazionalismo grazie soprattutto alla crisi economica che imperversa in occidente in quegli anni.

Nel caos tra le due guerre Edith Tudor Hart ha cercato di esercitare un’influenza positiva in una situazione storica complessa e corrotta. Lo ha fatto con strumenti che conosceva bene: l’educazione scolastica, la fotografia e la propria fede politica. Qualcosa non è andato per il verso giusto e, complice anche vicende personali, Tudor Hart ha perso quantomeno la sua battaglia politica. Ci lascia però una documentazione fotografica di straordinaria qualitĂ  e un esempio umano raro, entrambi elementi fondamentali che ci aiutano a comprendere quegli anni e come quel caos irrisolto sia arrivato fino a noi.

Edith Tudor-Hart, Salone di tolettatura per cani, London, ca. 1937 – Edith Tudor-Hart © Suschitzky Estate courtesy Fotohof

 

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