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[INCONTRO CON L’AUTORE] – Giancarla Lorenzini – Universo Donna – Fotoclub effeunopuntouno BFI – Moie di Maiolati Spontini (AN)

Sabato 12 Marzo alle ore 17:30, a pochi giorni dalla Giornata Internazionale dei diritti della donna, il nostro Fotoclub rende omaggio all’universo femminile invitando presso la Biblioteca La Fornace di Moie, in via della Fornace 23, la fotografa marchigiana Giancarla Lorenzini.

L’autrice presenterà il suo “Universo donna”, una serie di lavori fotografici intensi e delicati, vividi ed evocativi che raccontano la bellezza e la complessità dell’essere donna.

Non mancate!

Per accedere all’evento sarà richiesto il Green Pass.

Chi è Giancarla Lorenzini
Quando ero piccola mio padre sapeva fotografare e stampare, ma non parlammo mai di questo; ricordo però che custodivamo gelosamente in una piccola valigetta tutte le fotografie di famiglia come fossero preziose reliquie.
Diciottenne provai per curiosità a realizzare alcuni scatti con la sua vecchia Ferrania a pozzetto. Un paio di anni dopo, nel 1981, acquistai una  reflex e da quel momento ebbe inizio la mia grande passione per la fotografia!
Le immagini che realizzavo, seppur belle, mi sembravano che non comunicassero abbastanza, così le abbandonai in un cassetto e lì vi rimasero per 10 anni.
Nel 2004 una nuova amica mi spinse a tirarle fuori e ad entrare in una Associazione Culturale dove maturai le prime esperienze espositive collettive. In una di queste occasioni mi fu offerta  l’opportunità di una mostra personale che tenni nel 2006  a Porto Recanati, la mia città.
Questo è stato il punto di partenza di un nuovo percorso fotografico.
Sono entrata a far parte di due circoli fotografici, così ho conosciuto tanti fotografi, tanti modi di fare fotografia, la Fiaf: mi si è aperto tutto un mondo nuovo, affascinante ed entusiasmante che mi ha letteralmente travolta!
Ho capito che fare fotografia non è soltanto fare delle belle immagini ma che la fotografia è un linguaggio, un mezzo per esprimersi, per comunicare. Negli anni successivi mi sono appassionata in particolar modo alla fotografia concettuale, alla fotografia creativa e alla
sperimentazione.​
La fotografia è per me il mezzo privilegiato di riflessione per oltrepassare le apparenze delle cose e delle situazioni e così penetrare la vita,  per cercare di comprendere me stessa e il mondo.
Le mie immagini nascono dalla considerazione dell’unicità e del valore di ogni creatura, dalla meraviglia di fronte a tutto ciò che mi circonda, dalla meditazione sul ruolo e sul valore dell’uomo. Quindi la fotografia è per me quell’istante sospeso tra cielo e terra, in un mondo in continuo mutamento, che ci fa comprendere che le nostre capacità sensoriali ed emozionali superano la nostra intelligenza e si sublimano nell’infinito a cui l’uomo
appartiene; attimi nell’attimo stesso della vita, ognuno con la sua sconvolgente capacità di raccontare, di evocare stati d’animo, emozioni.
Senza la fotografia molti momenti andrebbero irrimediabilmente perduti, perché nel tempo la memoria modifica, trasforma, cancella i ricordi.
Per esempio se ogni giorno guardo lo stesso albero mi accorgo che il suo aspetto, la sua forma, i suoi colori variano col variare della luce, delle condizioni atmosferiche; quindi niente è uguale ad un istante prima, tutto è in movimento, tutto è in continua trasformazione. E ritengo che la fotografia sia un’opera viva dal dal momento che l’attimo immortalato
diventa eterno e quindi è impossibile che sia morto, sarebbe una contraddizione. Ogni immagine resta viva per sempre ma sotto altra sembianza, quella della rappresentazione che si evolve e si arricchisce continuamente di nuovi contenuti ogni qual volta qualcuno, guardandola, si mette in relazione con essa.
In questo mio percorso lo stupore è per me fondamentale, perché mi permette di guardare sempre con occhi nuovi, quindi mi fa fare ogni giorno nuove scoperte, anche nelle cose più semplici. Il grande fotografo Kertesz diceva che “ogni cosa è degna di essere fotografata, basta saperla guardare”.
Tutto è sotto i nostri occhi eppure, presi dal caotico e frenetico modo di vivere del nostro tempo, a volte non riusciamo più a coglierlo;  guardiamo ma in realtà non vediamo;  non ci accorgiamo che ogni istante è unico e irripetibile.
Mi hanno sempre insegnato che il fotografo va a caccia di immagini … ma non sono io che catturo le cose, piuttosto sono loro che mi impongono di fermarmi: scatta una sorta di innamoramento, di relazione, di koinonia, con il conseguente forte appagamento spirituale.
Io non ritraggo ciò che esiste ma ciò che vedo, la mia realtà. E la macchina fotografica è la mia compagna che mi restituisce ciò che è nel mio mondo in una dimensione nascosta tra le pieghe del tangibile.Quando progetto un lavoro esso nasce da un imput, da un pensiero, da una riflessione, da una folgorazione, come un autentico dono.
La mia attenzione è rivolta sia alla natura che all’uomo; specialmente all’uomo, che non è più al centro dell’universo, come ci narrano le Scritture, ma spesso è considerato come oggetto di consumo in questa grande babilonia che è la cosiddetta “civiltà del progresso”, uno sviluppo che in realtà non è al servizio dell’uomo ma del denaro. Una società spesso grottesca in perenne contraddizione. La civiltà dei bisogni inventati e dei morti di fame, degli straziati dalla guerra ormai manovrata come un videogioco. La vita dell’era moderna è il teatro dell’assurdo, dove le necessità primarie diventano spesso quelle del superfluo, in una cultura in preda al delirio di onnipotenza, del possesso e dell’apparire, dell’egoismo,
del voglio quindi posso, senza appartenenza, senza riconoscimento della sacralità dell’altro. Dove il sangue degli innocenti grida incessante verso coscienze sopite, tra giochi di potere che elargiscono largamente una libertà apparente nello sfrenato divertimento del paese dei balocchi. Dove i telefonini e social fanno da mediatori delle relazioni; intanto l’individualismo prepara la strada alla solitudine.
Di fronte a questo scenario non posso restare insensibile perché molte storie mi colpiscono, mi scuotono, mi feriscono… ed io cerco di rappresentarle, spesso con una fotografia concettuale.
Mi dicono che le mie immagini sono intrise di buio e di dolore, ma il dolore esiste, c’è tanta gente che soffre …. dar voce al dolore forse è anche un modo per esorcizzarlo.
Mi piace però concludere ogni lavoro con una luce, una speranza, una resurrezione:
come ascoltai una volta in una intervista a Michel Comte: “bisogna trovare la bellezza ovunque, altrimenti la vita non vale la pena di essere vissuta”.
Ma per me la bellezza non è solo un fattore estetico, è il fondamento stesso della vita: la vera bellezza è desiderare il bene per sé e per gli altri, è l’Amore, o meglio l’Àgape, che crea e ricrea continuamente Vita.
Per me la vita è una melodia orchestrata fatta ora di gioia, ora di pianto, di luce, di ombre, di passione, di scoperta, di drammi, e anche la morte le appartiene; la vita è un canto d’amore, energia che spinge a superare ogni arresto per proiettare  l’uomo nella sua dimensione di infinito. E la fotografia ne è la testimonianza.

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