Incontro con la fotografa e poetessa DANIELA GOBETTI e inaugurazione della sua mostra venerdì 16 gennaio dalle ore 21,00 in GALLERIA FIAF a Torino

DANIELA GOBETTI, fotografa e poetessa bilingue, vissuta in America dal 1979 al 2021 poi rientrata in Italia, prima a Milano e poi a Torino dove attualmente vive. Della sua fotografia dice: “La fotografia, cui mi dedico seriamente da circa quindicina anni, per me appartiene alla grande famiglia delle lingue. Sulla scia di fotografi come Guido Guidi e Luigi Ghirri, mi interessa di più capire che cosa possiamo vedere, e vedere meglio, grazie al linguaggio delle immagini, di quanto non mi interessi ciò che esse rappresentano.”

Nel corso del tempo
(Wim Wenders, Im Lauf der Zeit, 1976)
Nel corso del tempo raccoglie cinque progetti che ho realizzato tra il 2016 e il 2021.
Sono partita, con Motown, con il linguaggio classico della fotografia modernista, il bianco e nero, per rendere il genius loci di una città controversa e tormentata come Detroit.
In Driving Detroit ho approfondito il linguaggio fotografico affidando all’algoritmo della funzione Soglia di Photoshop la scelta di dividere l’immagine in elementi solo bianchi o solo neri, utilizzando poi la maschera che ne deriva per lasciare alcune parti della fotografia a colori ed altre parti nelle originali sfumature del grigio.
In Out of Nowhere questi elementi sono stati estratti dal contesto per sottolinearne l’insospettabile potenza, mentre la loro maschera, che non è la loro ombra, ci ricorda l’archetipo immortale dal quale discendono le loro manifestazioni concrete, ed il grigio nel quale sono immersi, lo spazio infinito che le circonda od il mistero che le avvolge.
In Metamorfosi, che si avvale della possibilità di sovrapporre due immagini ed ottenere quello che chiamo un palimpsesto, ho voluto sottolineare il fatto che il nostro complesso rapporto con la “natura”, può dare esiti imprevedibili per noi esseri umani .
In Fratture/Kintsugi, le immagini sono appaiate: in Fratture ho sottolineato le ferite con delle inserzioni nere, mentre Kintsugi offre uno strumento per ripararle, riempiendole con del pietrisco: la ferita rimane visibile ma l’oggetto è stato ricostruito. Trasformando il file digitale in una lastra incisa ho potuto stampare delle immagini con il classico torchio, tecnica che dà una dimensione tridimensionale all’immagine definitiva.



