Francesca Artoni / Ruggine – 2° Premio ex-aequo

Opera finalista Portfolio Italia 2020

di Giuseppe Cicozzetti

Siamo portati a credere che i valori umani, quel sentire riconosciuto e condiviso attraverso cui comprendiamo il senso della nostra stessa esistenza, siano qualcosa di incorruttibile. La Storia ci ha insegnato che non è così, che tutto è mutevole come un’onda che si riversa su un’altra onda: ciò che ieri era considerato un valore, lo stesso che consentiva di sentirsi parte del consesso degli esseri umani, oggi pare essere discusso, inservibile, accantonato come se sui meccanismi delle relazioni umane si fosse depositata una fitta patina di ruggine. “Ruggine” – mai termine poteva essere più appropriato – è il titolo della serie di Francesca Artoni, un reportage che ci conduce diritti nel territorio della postfotografia, nel caso specifico in quella pratica autoriale che prevede l’utilizzo in chiave critica di immagini di repertorio. “Ruggine” riannoda fatti, collega episodi, si interroga – e ci interroga – se l’osservazione delle fotografie produca ancora una risonanza emotiva oppure se anche il “meccanismo” dell’empatia sia corroso e reso inservibile da un invisibile ma presente strato di ruggine. Siamo nel campo della metastoria, alla ricerca dell’esistenza nell’animo umano di qualcosa di duraturo, di incorruttibile, di resistente ai mutamenti della Storia. Le immagini di “Ruggine” riproducono un mondo drammaticamente veloce, così, nel passaggio da una società preglobalizzata a una iperconnessa, siamo invitati a interpretare non solo storiograficamente la portata di eventi mondiali, rivolte sociali, i gravi momenti luttuosi a seguito della stagione terroristica fino ai drammatici risvolti dei flussi migratori. No. Noi siamo invitati a testare il grado di risonanza che proviene dall’osservazione degli eventi, se ancora cioè la coscienza vibra oppure anch’essa è arrugginita dall’assuefazione al dramma e al dolore. A questa prova dobbiamo rispondere. E occorre farlo uscendo da un inganno di fondo, quello che ci vorrebbe insensibili a causa della mole di immagini del dolore. Se da un lato queste fotografie ci assalgono con l’interezza del dramma infiammando la nostra partecipazione, dall’altro innalzano inevitabilmente l’asticella dell’indignazione, per cui, per manifestare il nostro sdegno, abbiamo bisogno di immagini sempre più forti. “Ruggine” non partecipa a questo agonismo.

L’obiettivo di Francesca Artoni è più concentrato a intessere un rapporto tra Storia e individuo tra ricadute collettive e personali, cercando di comprendere se lo sguardo rugginoso con cui ci apprestiamo a vedere gli avvenimenti del mondo sia sempre esistito o se la ruggine si è inspessita alla luce di eventi nuovi. Questa è la materia che interessa la fotografa. E altrettanto materiche sono le sue fotografie. Così cosparse d’un velo di ruggine, le fotografie stabiliscono un valore filologico tra immagine e contenuto che suona come un ammonimento o, se vogliamo, una barra con cui seguire la rotta dei contenuti. E qui, in “Ruggine”, gli spunti si moltiplicano.

Biografia

Nata nel 1978, proviene da una formazione tecnico scientifica. Attualmente impiegata presso il comparto operatorio dell’ospedale di Guastalla (RE). Inizia frequentando nel 2013 il primo corso base di un nuovo gruppo a Boretto. Qui nasce il desiderio di approfondimento della cultura fotografica. Nel corso degli anni successivi aderisce alla FIAF e partecipa ai momenti di confronto proposti dalla federazione. Segue vari workshop con docenti come Enrico Genovesi, Alex Liverani, Silvia Camporesi e altri. Nel corso degli ultimi anni ottiene importanti riconoscimenti, quali: primo posto al festival di fotografia di Carpi e premio portfolio colore al festival fotografico di Colorno(PR) (2016); Finalista a Portfolio Italia con il lavoro ”Futopia Emilia” (2018); Finalista a Portfolio Italia con il lavoro ”Ruggine” (2020). Dal 2018 è tutor fotografico FIAF e dal 2019 è socia onoraria del Gruppo Fotografico Grandangolo di Carpi.

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