Mostre

RF25 Le & Gli Autori / 2

Massimo Bonutto / Il Mare del Nord – Norvegia

La mostra fotografica di quest’anno si intitola “Il mare del Nord ( Norvegia )”, visioni da uno dei miei viaggi in questo caso a bordo di un Postale della Hutigrutten.
Un viaggio originale lungo la costa norvegese, dalla città meridionale di Bergen, attraverso il Circolo Polare Artico, fino a Kirkenes.
Questi 12 giorni e 2.500 miglia nautiche presentano alcuni degli scenari più belli del pianeta, percorrendo I fiordi norvegesi in piena mostra, punteggiati da fattorie e affascinanti villaggi di pescatori.
Ammirando le montagne la nave si ferma in 34 comunità costiere, grandi e piccole, giorno e notte. Attraccando nei villaggi per 10-15 minuti o nelle città per alcune ore con la possibilità di scendere dalla nave.


Arianna Biscuola / Viaggio fra i colori delle nostre ombre

Mi sono avvicinata alla fotografia nel 2018 ed è entrata nella mia vita dopo la perdita del mio amato nonno materno.
Studiando i vari approcci, mi sono innamorata della streetphotography. Ritengo che sia la fotografia che mi rappresenta maggiormente perché vuole raccontare la quotidianità ed i gesti del momento.
Nel 2021 ho presentato la mia prima mostra a Rovigo, dal titolo Down the street (camminando per strada) che descrive ciò che ho vissuto nei miei viaggi in Italia tra Milano, Padova, Bologna e Venezia.
Ad ottobre 2024 ho esposto, con il patrocinio del Comune di Rovigo presso la sala Gran Guardia, una personale dal titolo “La Quotidianità dell’Amore”. Storie di Vita nella comunità LGBTQIA+, che è stata ripetuta l’anno successivo presso il Comune di Conselve (Pd).

“Viaggio fra i colori delle nostre ombre, sono fotografie che indagano il dialogo tra luce ed oscurità, tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto. Ogni fotografia diventa un passaggio tra il visibile e l’invisibile.
“E’ una operazione di oscuramento che illumina, che cancella per scrivere, un sottrarre per aggiungere. Le immagini sono rapite per un attimo dal buio che le circonda ma proprio grazie a quel buio ci appaiono più nitide, più definite, più chiare, più riconoscibili nella loro identità” .

(testo critico di Michele Ciolino).


Thomas Maggiolo / Anima e danza

Il progetto fotografico prova a dare una risposta alla relazione esistente tra anima e danza. Partendo da un’affermazione di Socrate, il quale riferendosi ad una danzatrice dice “guardate…ella gira…un corpo, con la sua semplice forza e con un suo atto, è abbastanza potente per alterare la natura delle cose, più profondo di quanto non sia mai toccato allo spirito nelle sue speculazioni e nei suoi sogni”.

Attraverso le immagini proposte provo a rispondere ad una semplice domanda: che cos’è la danza?

Così come un bambino giocando segue senza un’apparente ragione il volo di un aquilone, ed esprime tutto il senso della sua vita, la danza ci insegna che qualcosa può essere senza scopo e allo stesso tempo ricco di significato. Il danzatore non sta più eseguendo una danza, egli è la danza stessa: corpo, anima e spirito sono tutt’uno. La danza è estasi. Sia il bambino che il danzatore, dimenticano se stessi, si liberano dal peso dei legami terreni e dalle costrizioni della vita di ogni giorno.

Il fare danza, genera nell’essere che danza, un senso di gioia, di benessere, di beatitudine che si irradia agli altri. Il danzatore ha la capacità di spingersi verso quella soglia dove si arresta la parola. Il danzatore quando danza, manifesta un altro mondo che non è più quello che riusciamo a vedere, ma quello che tesse con i suoi passi e costruisce con i suoi gesti. Egli ci manifesta la sua vita interiore, fatta di slanci di energia, di risvegli emotivi e di fantasia. Il danzatore riesce ad andare a toccare le corde vitali di chi la osserva, risvegliando il senso del piacere, della bellezza e del mistero che emanano dal corpo che danza.


Franco Caccin / Il passato nel presente

Arsiè, camminando tra le vie di questo piccolo paese di montagna un pò fantasma,  la mia attenzione e curiosità è stata attratta da queste finestre e porte, aperte e chiuse, un pò abbandonate, ma ognuno di esse con una storia da raccontare.


Mimmo Irrera

Osservando le fotografie di Mimmo Irrera, la mente si apre a spazi e tempi lontani, sospesi tra presente e memoria. I dodici scatti selezionati condividono un comune denominatore: un profondo senso di bellezza, uno sguardo capace di accogliere e incantare, restituendo l’unicità irripetibile dell’istante.
L’artista spiega di aver scelto immagini apparentemente “singole” perché legate al ricordo di un appagamento profondo: visioni capaci di infondere quiete interiore, una sorta di purificazione che lo allontanava dal rumore del quotidiano e lo immergeva in silenzi carichi di significato. Fotografare diventa così memoria di una condizione straordinaria, frutto del caso, del viaggio o della composizione, un momento in cui il flusso del tempo sembra arrestarsi e offrire una rivelazione laica, una conoscenza più alta della realtà.
L’arte di Mimmo Irrera assume quindi il valore di un diario interiore, costruito nell’arco di una vita. La fotografia è un taccuino di appunti che seleziona, tra migliaia di immagini, istanti capaci di restituire l’ebrezza di un sentire improvvisamente materializzato. Per descrivere questa esperienza, l’artista cita Victor Hugo, evocando l’attrazione irresistibile verso l’inesplorato e l’abbandono a una dimensione senza limiti.
Il grande formato, la stampa in soli tre esemplari e l’uso del cartoncino baritato secondo la tradizione analogica conferiscono alle opere una preziosità che coinvolge non solo lo sguardo ma anche la percezione materica. Il bianco e nero, scelto per il suo pathos, amplifica le sensazioni e muta con lo stato d’animo di chi osserva. Dopo oltre cinquant’anni di pratica e innumerevoli notti in camera oscura, questa tecnica rimane per Irrera una forma di espressione totale e liberatoria.
Oggi il bianco e nero e l’uso della pellicola non sono più solo evoluzioni tecniche, ma scelte estetiche che permettono una riflessione più profonda e distante dalla cronaca. Quando immaginazione e vissuto coincidono e lo scatto cattura l’attimo raro e perfetto, l’artista prova un appagamento assoluto: una “goccia di Valium”, ironicamente, che dà il titolo alla mostra.
Queste immagini sono autoritratti interiori, tracce della sensibilità di un uomo che riflette sul tempo che scorre, ama il fiorire consapevole del declino e ricerca la bellezza nascosta nelle forme minime, nelle geometrie improbabili, nella luce che racconta e salva dall’oblio.


Valentina Cavaliere / Riflessi

Si tratta di una mia personale appunto dal titolo “RIFLESSI”: quaranta scatti per offrire una chiave di lettura nuova, insolita e diversa ma al tempo stesso immediata, scatti colorati, cromati che rappresentano e raccontano scorci di una città come Este e momenti di vita tra le vie del paese.
Questa mostra vuole essere un racconto in cui la fotografia diventa linguaggio e mezzo di comunicazione, per offrire una visione nuova, diversa, particolare ma che contemporaneamente possa far ammirare luoghi conosciuti sotto una luce nuova.


Pierluigi Lucietto / La Casa sulla Collina

appena fuori,
appena sopra

lungo un piccolo sentiero in salita

uno sguardo intrigante verso la vallata
consapevole di non essere osservata

tranquilla e serena guarda lì in fondo
la vita frenetica della gente
che vede passare indifferente

qui sembra quasi che il tempo si sia fermato
e tutto appare un po’ incantato

gli alberi e i gigli, rigogliosi e forti
la proteggono da occhi curiosi
la difendono da occhi indiscreti

eppure una misteriosa presenza
si aggira, furtiva furtiva

a volte appare in lontananza
ma se la chiami è già volata via

sarà una strega
o una fata?

Un improbabile cacciatore di limoni
si aggira furtivo sul tavolo del giardino

le ranocchie aspettano
il momento di fare il bagno

gli uccelli aspettano
il momento di far sentire il proprio canto

le farfalle aspettano
il momento di spiccare il volo

tutti aspettano
il momento di risvegliarsi

tutti la cercano
tutti la sognano

ma lei rimarrà per tutti
la dimora incantata
la casa non trovata

la casa sulla collina…

Il conte Pigi


Rosario De Blasi / Carnem Levare

Nel 1094, mentre a Venezia il potere era in mano al Doge Vitale Falier, iniziava inconsapevolmente la prima edizione del carnevale di Venezia, come festeggiamenti pubblici nei giorni precedenti la Quaresima.

Successivamente, nel suo secolo d’oro, il 1700, il Carnevale si concentrava in sei settimane, dal 26 dicembre al Martedì Grasso.

Durante il Carnevale le attività e gli affari dei veneziani passavano in secondo piano, ed essi concedevano molto del loro tempo a festeggiamenti, burle, divertimenti e spettacoli che venivano allestiti in tutta la città, soprattutto in Piazza San Marco, lungo la Riva degli Schiavoni e in tutti i principali campi di Venezia.

Nel 1797 la Repubblica di Venezia cadde, e gli occupanti francesi, prima, e austriaci, poi, preferirono abolire quella che era divenuta una festa conosciuta in tutta Europa, per mantenere l’ordine pubblico. Fine dei divertimenti.

Il Carnevale rimase in letargo fino al 1979 quando alcuni cittadini e associazioni Veneziane lo fecero risorgere dalle ceneri e inaugurarono così la prima e ufficiale edizione del Carnevale di Venezia.

Sono passati secoli ma il Carnevale è Venezia e Venezia è il Carnevale.

Venezia non può fare a meno delle sue tradizioni e le stesse sono fuse nelle sue architetture e nel suo tessuto sociale.

Con queste doppie esposizioni, fatte direttamente in camera, ho voluto documentare il mio punto di vista sul Carnevale.


Giovanni Diliberti / Antichi mestieri in Sicilia

Nel cuore della tradizione artigiana siciliana, la falegnameria conserva gesti antichi che resistono al tempo.
A Castelbuono nelle Madonie, sopravvive l’unica falegnameria della zona, dove le scale in legno nascono da mani esperte, assemblate senza macchine moderne ma con martello, pialla e pazienza.
Ogni colpo, ogni levigatura, racconta una sapienza tramandata di generazione in generazione, dove il lavoro manuale non è solo fatica, ma arte e identità.


Sabrina Canola / Professione Pastore

Nel cuore di una terra che ancora conosce il ritmo lento delle stagioni e il respiro antico della natura, la famiglia Schivo custodisce con orgoglio un sapere che affonda le radici nel tempo: l’arte della pastorizia.
Con questo lavoro fotografico ho voluto raccontare non solo un mestiere, ma vera e propria scelta di vita fatta di gesti ripetuti, di presenze silenziose, di giornate che iniziano prima dell’alba e non conoscono tregua.
Qui, il tempo non è scandito dall’orologio, ma dalla luce del giorno, dai ritmi del pascolo, dal respiro degli animali.
Proprio gli animali — compagni di viaggio e di lavoro — diventano lo specchio di una relazione tra
l’uomo e la natura. Una relazione fatta di silenzi, fiducia e rispetto reciproco, costruita nella
quotidianità di piccoli gesti e grandi responsabilità.
In un’epoca che corre veloce e tende a dimenticare, questo progetto desidera rallentare. Vuole
offrire uno spazio al racconto lento, alla testimonianza visiva di una realtà che resiste con dignità, fedele a se stessa. Non per nostalgia, ma per convinzione. Perché oggi, scegliere la pastorizia non significa guardare indietro, ma abitare il presente in modo consapevole, con radici profonde e lo sguardo rivolto al futuro.
È un racconto fatto di mani segnate, di occhi attenti e di storie che si intrecciano con la terra. È la storia di chi, giorno dopo giorno, con fatica e bellezza, continua a camminare sulle orme degli
antenati, lasciando impronte nuove.


Mara Zancanaro / Fiocchi di Neve

Mi chiamo Mara Zancanaro sono nata Venezia dove risiedo, la fotografia mi ha sempre affascinato e da più di dieci anni cerco di immortalare le immagini che mi circondano.
Da anni sono iscritta ad un gruppo fotografico di nome La Tangenziale, ho esposto le mie fotografie in varie mostre personali e associative.
Questa mia esposizione si intitola “Fiocchi di Neve” foto scattate in un viaggio in Estonia, a Gennaio. Immaginavo di trovare tanto freddo, ma che nevicasse tutti i giorni della mia permanenza, non credevo proprio.
E’ stata una bella esperienza, visto che i miei viaggi precedenti erano per lo più in paesi caldi. Qiu ho scoperto la magia della neve, la neve che scende piano che tutto rallenta, si modifica e ti fa fermare per ammirare meglio. A volte poi è violenta, i fiocchi arrivano gelidi e veloci che sembrano lame taglienti.
L’ho paragonata alla vita, a quello che ci può succedere…..si va a letto in un tipo di mondo e ci si sveglia in un altro, completamente diverso.
La neve ti fa pensare!


Ornella Bernardi / Saranno così i nostri cieli?

In un pianeta che ha ormai superato il punto di non ritorno e dove stiamo solo ora cominciando ad intuire a cosa ci potrebbero portare i cambiamenti climatici in corso, la domanda che ci poniamo è:
saranno così i nostri cieli?
Sono delle foto di paesaggi dove ho modificato le curve di colore del cielo, dando rilievo a colori
che sono già presenti nello scatto, aumentando o diminuendo le dominanti di colore, agendo sulla loro intensità e distribuzione tonale e creando così dei possibili cieli futuri…


 

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