ManifestazioniMostreRiconoscimento FIAF

RF25 Le & Gli Autori / 3

Giò Tarantini / Come un dipinto

Benvenuti alla mia mostra, un viaggio visivo attraverso la luce e il colore, ispirato ai maestri del Rinascimento. Le opere qui esposte sono il risultato di un’intensa ricerca artistica, dove la fotografia si fonde con la pittura, creando un dialogo tra passato e presente.

In questo progetto, ho cercato di catturare l’essenza della luce, un elemento fondamentale nell’opera di artisti come Caravaggio, Gherardo delle Notti e altri pittori La loro abilità nel manipolare l’illuminazione ha influenzato profondamente il mio lavoro, portandomi a esplorare come la luce possa trasformare la percezione di un’immagine.

Ogni fotografia è stampata su tela, conferendo a queste immagini un aspetto tattile e tridimensionale, simile a quello di un vero dipinto. Questo approccio non solo esalta i dettagli e le sfumature, ma invita anche lo spettatore a immergersi completamente nell’opera, come se stesse osservando un quadro dal vivo.

Spero che queste opere vi ispirino e vi trasportino in un mondo dove la fotografia diventa arte e la luce racconta storie. Grazie per essere parte di questo viaggio.


Luca Zampini / Whispering Trees – Alberi che sussurrano

LUCA ZAMPINI (Ferrara, 1961) è un artista visivo e fotografo freelance che da oltre dieci anni dedica la sua ricerca agli alberi. Nel progetto WHISPERING TREES | alberi che sussurrano ogni albero invita a un dialogo visivo e interiore da cui nascono immagini che parlano di ascolto, amore e tempo. L’utilizzo di scatti sovrapposti – per lui pensieri – dà forma a visioni poetiche che raccontano l’emozione dell’incontro. Il suo lavoro è stato pubblicato ed esposto a livello internazionale. Le sue stampe fine art fanno parte di collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti. IG: @luca.zampini


Valentina Poddi / L’occhio che ascolta

Valentina fotografa ciò che la colpisce, la incuriosisce, la emoziona. Il suo sguardo trasforma la realtà in poesia visiva, guidato da una sensibilità pittorica e da una luce che diventa linguaggio.
Le sue immagini, riconoscibili e sognanti, rivelano più che descrivere: sono incontri silenziosi tra il mondo esterno e il suo paesaggio interiore.
Ogni scatto è un atto di ascolto, un gesto di fiducia verso ciò che vive davanti all’obiettivo.
Nelle sue fotografie la vita non è fermata, è sentita, respirata, accolta.


Paola Limena / Legàmi invisibili

Tutto sembra casuale, linee, archi, angoli, corpi che passano.
Eppure c’è un ordine silenzioso che tiene tutto insieme.
Le foto raccontano queste connessioni sottili.
Una curva ripetuta in un muro, un’ombra che disegna lo stesso arco, una figura isolata che completa la geometria di uno spazio vuoto.
I legàmi non sono tra le persone, ma tra forme che si rincorrono, tra strutture e gesti, tra pieni e vuoti.
In queste immagini, urbane e non, l’invisibile prende forma.
E chi guarda diventa parte di quella stessa composizione.


Carlo Galliotto / Dittici

La musica, il canto e il ballo: arti vive che esprimono la voglia e la volontà di connettere le persone tra loro regalando momenti intensi tra l’artista e lo spettatore. Con le fotografie, monocromatiche e a colori, i soggetti statici e in movimento, orizzontali e verticali, ho voluto esprimere il messaggio di pura vitalità percepito durante gli spettacoli.


Mario Sguotti / Dreamy door

Mario Sguotti è nato nel 1966 a Padova dove vive e lavora. Diplomato al Liceo Artistico di Treviso e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Bologna in decorazione. Dal 2008 si dedica alla fotografia di ritratto, danza e jazz, generi che predilige  per coglierne le sfumature e l’aspetto spettacolare e intimo. Nelle foto proposte si svela la tensione che precede l’evento, c’è il ritorno ad una riflessione artistica della dimensione intima e sentimentale della danza, quella parte di realtà, quella porzione indescrivibile che sta prima dello spettacolo che testimonia difficoltà, speranze, stati d’animo e le emozioni che convivono con il realismo della vita. Le foto raccontano l’impegno, la fatica e la perseveranza nell’acquisire la padronanza del proprio corpo attraverso un allenamento costante e rigoroso e diventano un esempio per spingere i giovani a osare, rischiare e scommettete sui grandi ideali del futuro.


Francesco Verolino / Rihla – Dove soffia l silenzio

“Rihla” in arabo رحلة significa diario di viaggio. È un cammino reale e interiore, una narrazione visiva che raccoglie tappe, incontri, respiri.
Questa serie di quattordici fotografie nasce a Essaouira, città di vento e di mare, dove il tempo si consuma lentamente e il silenzio ha la forma della sabbia.
Il percorso si apre nel bianco e nero — dove la luce è ricerca, memoria, inizio — e si chiude nel colore – che non vive senza luce. E’ un viaggio nel viaggio.
Ogni immagine è una pagina di questo diario, una tappa di una personale ricerca, forse qualcosa di più profondo: le mie seconde radici, in un luogo dove il silenzio non è assenza, ma ascolto.
Rihla è il mio viaggio che non finisce, ma continua dentro chi guarda.


Duilio Avezzù / Persone

Ho voluto titolare questa mostra “PERSONE”, riscoprendo immagini degli anni 80 che erano rimaste in un cassetto finché, nel riordinare l’archivio e attualizzarlo attraverso le tecniche digitali, ho riscoperto tanti volti ed emozioni di una vita lontana che pensavo perduta.
“PERSONE” che non ci sono più, scomparse come i loro antichi mestieri, ma ancora vive nei ricordi e nelle emozioni che riaffiorano con vitalità grazie alla fotografia di questa mostra. volta a ricordare un vecchio mondo e le nostre radici.

BIO Nato a Cavarzere, dove tutt’ore risiede, nel 1948. La sua passione per la fotografia inizia negli anni 70. Dal 1978 frequenta il Fotoclub Cavarzere dove allarga il suo interesse per la fotografia amatoriale ed inizia la pratica dello sviluppo e della stampa in bianconero.  I suoi soggetti preferiti sono: Paesaggi,  figure ambientate e ritratto. Nel 1980 si iscrive alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni  Fotografiche) e inizia partecipare a concorsi fotografici valevoli per la statistica FIAF, ottenendo lusinghieri risultati. Nel 1985 dopo varie segnalazioni, primi premi,  partecipa ad una rassegna fotografica con i migliori fotografi del Triveneto ( Sergio Del Pero, Giorgio Rigon per citarne alcuni). Le oltre 40 ammissioni in concorsi nazionali gli valgono l’onorificenza AFI Artista Fotografo Italiano, e nel 1996 consegue a Perugia il BFI. La  passione per la fotografia e la storia del suo paese lo porta alla ricerca di foto di personaggi e avvenimenti successi negli anni addietro, per poter rifotografare, stampare e riproporre tali ricerche divenute un mezzo di conoscenza per le nuove generazioni, realizzandone fino ad oggi 15 accompagnate da 7 pubblicazioni. Dopo oltre 40  anni questo percorso prosegue con i mezzi fotografici digitali rispettando comunque il suo personale modo di fare fotografia.


Antonio TONY Baruffaldi / Antologica di Tony

Il percorso fotografico proposto dell’autore si articola in quattro temi che indagano il legame profondo tra l’uomo, la memoria e il paesaggio.

Il primo capitolo, Matera, colpisce con i suoi antichi affreschi custoditi nelle grotte, testimonianze delicate di una storia che ancora respira nelle cavità della roccia.

Nel secondo, Il lavoro dell’uomo, le fotografie raccontano alcuni mestieri della bassa padovana: attività umili e quotidiane, spesso appartenenti a un mondo che oggi sta scomparendo, ma ancora ricco di dignità e di gesti tramandati nel tempo.

Ne I segni del tempo, gli affreschi presenti all’interno delle chiese rivelano interventi e incisioni lasciate nei secoli: cuori, iniziali, segni di passaggi umani che hanno segnato – talvolta ferito – le superfici dipinte, rendendole uniche e irripetibili.

Infine, Gli Affreschi della Val Noana, evocano un fenomeno effimero: colate di cemento applicate alle pareti rocciose per contenere lo sgretolamento che, trasformate dall’erosione dell’acqua, danno vita a forme evocative e immagini spontanee oggi ormai scomparse.


Maria Rosa Montemezzo / Il Lager dentro

Una vecchia valigia di legno, due diari, lettere, testi di canzoni e altri cimeli che mio padre si portò a casa dal suo internamento in un campo di concentramento in Germania, tra il 1943 e il 1945. Da quel campo, in realtà, non è mai uscito davvero.
Un malessere profondo da cui cercava di fuggire parlandomene, e al quale, dopo tanti anni, forse posso finalmente dare un senso.


Roberto Iannitti / Immigrant Book

Immigrant book: la memoria attraverso immagini della migrazione dal Veneto verso il Sud America, sfogliate dalle mani di una anziana testimone diretta.

Angelo Fortunato Bizzotto nasce a Rosà il 2 ottobre del 1900.
Il 5 gennaio 1928, all’età di 27 anni, parte da Rosà (in Provincia di Vicenza) per Buenos Aires, alla ricerca di fortuna e di una nuova vita, dopo il fallimento dell’attività di famiglia e nel pieno della crisi economica del Veneto di allora.
Porta con sé Ottavio e Alberto, due dei suoi 7 fratelli maschi (aveva anche due sorelle), con un congedo senza abbracci “ciao ragazzi, ci vediamo”. In verità non tornò mai e morì a Buenos Aires il 10 ottobre del 1953 per un tumore ai reni.
In Italia rimane anche la fidanzata, Luisa Campari, nata a Fidenza il 5 febbraio 1902, conosciuta quando aveva 15 anni a Rosà, dove lei trascorreva le vacanze per aiutare nella gestione dei figli la sorella, sposata con un Capostazione assegnato al Veneto.
Il viaggio per il Sud America durava circa 40 giorni, salpando da Genova. Un viaggio infinito dove per giorni e giorni l’unico orizzonte era il mare.
Dopo vari lavori e diversi anni, Angelo riesce finalmente ad avere una stabilità e ad aprire un negozio di elettrodomestici. In quegli anni difficili ha sempre continuato a scriversi con Luisa lunghe lettere d’amore, promettendosi di aspettarsi e sognando di potersi riunire un giorno. Si sposano per procura e dopo 10 anni dal matrimonio finalmente Luisa può raggiungerlo a Buenos Aires per costruire insieme una nuova vita ed una famiglia.  Nascono Tita il 20.02.40 e Blanca il 22.10.41.
Sono anni felici, dove la famiglia riesce a raggiungere un discreto benessere e crea forti legami con le famiglie del quartiere adiacente a Calle Tucumàn, legami indissolubili che per le figlie dureranno per tutta la vita.
Dopo la morte di Angelo, Luisa decide di tornare in Italia con le figlie a Fidenza (una prima volta nel 1965 e definitivamente nel ’67).
La vita porterà poi Tita a vivere a Parma e Blanca a Padova (sue le mani nell’immagine con le foto di famiglia) ma questa è un’altra storia…
Non sono mai tornate in Argentina.


Donatella Tormene / L’amore nascosto nel tessuto dei ricordi

È il  racconto del ritrovamento di una vecchia scatola, che contiene una veste, che attiva una serie di ricordi, legati ad un incontro.
Gli abiti diventano custodi di storie personali, di momenti significativi e di esperienze di vita.
Il  progetto esplora il legame profondo che esiste tra l’abbigliamento e il proprio vissuto. Non sono solo indumenti di uso quotidiano, ma portatori di significati, emozioni e racconti che si intrecciano con la nostra identità, la nostra memoria e il nostro passato.


Claudio Piotto / Favignana

Favignana: gli ultimi lavoratori dell’ex stabilimento Florio raccontano…
La storia millenaria della pesca del tonno ha lasciato testimonianze profonde e importanti nella
cultura materiale degli abitanti dell’isola di Favignana.
Basta percorrere le piazze e le vie dell’isola per “incontrare“ manufatti, toponimi e particolari lapidi
che ricordano l’anno, il numero di tonni pescati, il nome del rais, la gabella.
Curiosità ed interrogativi trovano risposte all’interno del Museo dell’ “Ex Stabilimento Florio“  della
tonnara di Favignana e Formica.
Fra le sale espositive del Museo, mi ha particolarmente emozionato la sala “Torino“ dove,
attraverso una suggestiva video-installazione, un gruppo di “tonnaroti”, lavoratori e lavoratrici dello
stabilimento, ricordano e testimoniano al visitatore il loro lavoro mostrando e suscitando sentimenti
di dignità, rispetto e nostalgia.

 

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio