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Memorie – Lab. Di Cult 197 – On Line

Racconti ed immagini dal Laboratorio 197

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Anche questo laboratorio è giunto a conclusione dopo un percorso intenso, a volte agevole ed immediato a volte più sofferto, ma sempre comunque profondo e vissuto.
Il tema proposto apparentemente di facile svolgimento, ha richiesto attenzione e approfondimento per evitare di cadere nella banalità dell’ovvio e del “déjà vu”, ha permesso una profonda introspezione per trovare quegli elementi personali, culturali, collettivi o storici che dessero la giusta ispirazione per realizzare un progetto valido. Come nelle precedenti esperienze ogni partecipante ha avuto la massima libertà di interpretare la tematica proposta, tuttavia in questo laboratorio si è cercato di dare uno spazio particolare alle memorie legate ai luoghi del cuore, materiali o immateriali, una scelta che a molti ha dato la possibilità di esprimere il proprio vissuto elaborando esperienze talvolta autobiografiche piuttosto che di appartenenza socio-culturale, sempre comunque vissute con emozione e compartecipazione.
Questo laboratorio, come i precedenti da me condotti, si è svolto on line, la caratteristica apertura che distingue un laboratorio on line è quella di permettere l’incontro e la collaborazione tra persone di tante regioni diverse. Il confronto e la conoscenza di realtà e sensibilità lontane geograficamente ma affini per interessi ed intenzioni fa si che il tema centrale del laboratorio possa essere affrontato nel modo più vario ed arricchente.
Grazie a questa apertura abbiamo avuto l’opportunità di ampliare le relazioni personali e di costruire rapporti che non sarebbero stati possibili nelle normali condizioni di lavoro in presenza.
Questa ulteriore esperienza positiva mi convince ancora una volta che il futuro sarà sempre di più legato ad un uso intelligente, anche se non esclusivo, della rete e delle comunicazioni on line.

Monica Pelizzetti

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Selezione Opere Autori:

 

MEMORIE. LUOGHI DI GIOCO, RICORDI DI VITA – ASSOCIAZIONE FOTOGRAFICA ALESSANDRIA

 

NOSTALGHIA – BARBARA BALESTRA

Cosa significa aver vissuto la propria infanzia negli anni ’70? Aver assistito ad una piccola rivoluzione dove il mondo dei dolciumi cominciava lentamente a cambiare. Accanto ai sapori consueti, semplici e familiari, si affacciavano nuovi prodotti: caramelle dalle forme e dai colori diverse, bevande zuccherine dai nomi esotici, merendine e snack confezionati che promettevano qualcosa di diverso. Non cancellarono ciò che c’era, si aggiunsero, prendendo posto nella quotidianità. Per chi era bambino allora, quei dolci non sono stati solo una novità, sono diventati parte dell’infanzia, un’infanzia che oggi appartiene al passato, e che riaffiora all’improvviso nel ricordo di un gusto, nell’immagine sbiadita di un incarto, nel nome di una bibita da tempo sparita. Come la madeleine di Proust, anche quei dolci riportano a un tempo che non esiste più, ma che continua a vivere nella percezione di chi lo ha attraversato ormai adulto da tempo. Basta poco: un odore, una consistenza, un dettaglio minimo e in quell’attimo sospeso, il ricordo si fa materia viva, restituendo un mondo che non c’è più, ma che continua a esistere nella memoria dei sensi.

 

CONNESSIONI – GIAMPAOLO CARNEMOLLA

L’inconscio, nel momento in cui percepisce oggetti legati alla memoria, produce, di riflesso, una serie di legami con altri oggetti nascosti e realtà ambigue che sfidano la razionalità, divenendo quasi un mondo a parte.

Questa “sfida” crea delle connessioni che ci permettono di:

  • Confrontarci con l’inconscio

“Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.” (cit. Pirandello)

Ossessione e ingegno

  • Sfidare la razionalità
    • Goethe diceva che “La pazzia, a volte, non è altro che la ragionepresentata sotto diversa forma.”

La relaticità del tempo, la morte e la vita

  • Esplorare l’ambiguità
    • “Quando ci si muove su un livello “non-verbale”, l’ambiguità è inevitabile. Spiegare l’ambiguità non ha senso, ha solo un superficiale significato culturale buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere.” (Stanley Kubrick)

La passione e l’ambiguità

  • Sperimentare con immagini che sfidano la realtà

“I desideri creano la realtà.” (Man Ray

La famiglia le proprie radici ed il desiderio di luoghi lontani.
Tutto ciò è permeato da un riferimento al tempo che passa (la sabbia, la texture).

 

MEMORIA ESTERNA -NICOLA LOLLI

Quale legame costruiamo con la storia e la cultura quando la osserviamo attraverso uno schermo?

“Memoria Esterna” è un progetto fotografico che indaga l’uso dei telefoni cellulari come strumento di archiviazione della memoria, a discapito dell’esperienza diretta e del ricordo personale. Ambientato nel suggestivo contesto del Sanxingdui Museum (San Xing Dui Bo Wu Guan), il progetto si propone di esplorare il contrasto tra l’antico e il contemporaneo, il tangibile e il virtuale, la memoria culturale e quella personale.

Le fotografie catturano i visitatori del museo mentre interagiscono più con i loro dispositivi che con i manufatti esposti: scattano foto, filmano video mentre intorno a loro si estende il silenzio enigmatico di antichi reperti di bronzo e maschere misteriose, testimonianze di una civiltà dimenticata. La luce delle vetrine, che dovrebbe richiamare l’attenzione sugli oggetti esposti, si mescola con quella degli schermi, creando una sovrapposizione di due epoche: una che costruiva la memoria attraverso il tempo e i manufatti, l’altra che delega questa funzione alla tecnologia.
Quando il filtro tecnologico diventa prioritario rispetto all’esperienza diretta si crea la frattura emotiva.

 

INVENTARIO DI QUEL CHE RESTA – ANNA MITRA

Quando una casa viene venduta, tutto ciò che la abitava scompare. Le stanze si svuotano, restano solo pochi oggetti dimenticati. Coperti di polvere densa diventano il segno materiale di una vita trascorsa lì.
Ma cosa accade se, tra le cose rimaste, appare anche un album fotografico di un matrimonio?
Le fotografie danno un volto ai proprietari della casa. Le immagini riempiono di presenza gli oggetti e allora, nella mia immaginazione, tutto prende la forma di una storia: i gesti quotidiani, le abitudini, gli affetti.
Gli oggetti, da trascurabili, sono diventati talismani, riverberi di una felicità semplice, forse effimera, ma vissuta.
Questo progetto nasce da un’intuizione: che anche ciò che resta indietro ha una voce, frammenti di vita quotidiana e quindi reale, che rimangono attaccati a ciò che sopravvive e per un istante sfida l’oblio.

 

I RÜSCA DELLA VALLE VIGEZZO: MEMORIA TRADIZIONE RIEVOCAZIONE – MONICA PELIZZETTI

La Valle Vigezzo ora ridente località turistica situata lateralmente da ovest a est rispetto alla valle d’ Ossola nel Piemonte nord orientale e luogo al quale sono da sempre legata per la bellezza e l’armonia che sa trasmettere, è nota in tutta l’Europa centrale per essere stata dal 1700 fino agli anni 40 del secolo scarso la patria degli spazzacamini chiamati rüsca nel dialetto locale.
Tradizioni, storie autentiche e dai risvolti a volte drammatici possono e devono essere riscoperte (anche grazie alla visita al Museo dello Spazzacamino di Santa Maria Maggiore).
Gran parte di questi rüsca erano bambini che le famiglie in povertà affidavano ad un impresario che per molti mesi viaggiava in tutta Europa con la sua squadra di piccoli lavoratori per pulire i camini di case e palazzi. I piccoli rüsca “dovevano” essere piccini e magri per potersi infilare nei cunicoli dei camini e pulirli dalla fuliggine, per questo venivano malnutriti dai loro impresari.
Fame, freddo, fuliggine, sporcizia, un trattamento duro per un lavoro pericoloso che veniva pagato pochi spiccioli direttamente alle famiglie rimaste al paese.
Sovente purtroppo avvenivano tragiche disgrazie per crolli di fuliggine che soffocavano questi poveri fanciulli e quando essi crescendo non potevano più infilarsi nei camini tornavano a casa e portavano per tutta la vita i segni dei maltrattamenti subiti e della polvere respirata.
Da più di 40 anni in questa Valle si organizza un raduno-rievocazione internazionale degli spazzacamini che oggi sono professionisti pienamente tutelati e dotati di strumenti moderni, per ricordare e rievocare il sacrificio di quei bambini e le caratteristiche di quel mestiere.
La rievocazione è una festa allegra e ricca di memorabili bevute e cantate goliardiche, sfilate con i costumi delle associazioni professionali, sorrisi e gadget distribuiti a volontà, ma sempre si commemora la storia e la figura di un piccolo rüsca che è rappresentato in un monumento nella piazza principale di Malesco a ricordo di tutti i suoi compagni di sventura che non sono più tornati a casa.
La memoria di un triste e doloroso passato ravviva e rafforza la volontà locale ed internazionale di stringere amicizie e rapporti duraturi nel nome di valori comuni che dal passato hanno saputo trarre insegnamento.

COORDINATORE LABORATORIO 197 : MONICA PELIZZETTI

 

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