Storico della fotografia

1826-2026, UNA STORIA LUNGA DUE SECOLI – 7° PUNTATA: Introduzione alla fotografia documentaria

Saggistica Di Cult - Storia e pensiero sulla fotografia

 

La formazione di un’estetica documentaria

Nel corso dei primi decenni del Novecento si affermano i nuovi codici estetici della straight photography che aprono la strada alla formazione di un vasto e composito movimento, orientato alla ricerca di un rapporto diretto e non mediato con la realtà circostante e che costituisce la sua irrinunciabile cifra stilistica. Per comprendere a fondo l’articolazione geografica e la complessità di questa nuova corrente che chiameremo fotografia documentaria o documentarismo appare utile fare riferimento al testo di Olivier Lugon,Lo stile documentario in fotografia (2008). Il libro affronta in modo esauriente l’argomento, grazie alla raccolta di un’enorme massa di informazioni sulle vicende della fotografia documentaria e dei suoi principali esponenti, da August Sander a Walker Evans.

La nuova estetica fotografica del Novecento fonderà le sue basi proprio sul documentarismo che proveremo ad analizzare partendo da questa significativa affermazione di Lugon stesso: “documentario, l’avvento di un termine molteplice” (Lugon, 2008, p.15).

Senza dubbio la molteplicità di approcci al reale che il documentarismo ha manifestato nel corso della sua lunga e variegata storia trova la principale spiegazione sia nel progressivo sviluppo tecnologico del mezzo fotografico, sia nell’intricata complessità delle vicende economiche e sociali che hanno caratterizzato il Novecento. Il tentativo della fotografia di inseguire le continue trasformazioni del reale, costituite da luci e ombre, ha prodotto all’interno del linguaggio documentario una serie di variazioni o meglio ramificazioni, generalmente definite con il termine di sottogeneri: questi spaziano dal fotogiornalismo delle riviste illustrate, alla fotografia pubblicitaria e di moda, dal reportage di guerra alla fotografia umanista sino alla street photography, per arrivare con l’avvento del digitale e dei cellulari alle recenti forme di giornalismo diffuso o all’inesauribile “furia delle immagini” dei social network.

Innanzitutto è necessario chiarire quale sia la differenza in campo fotografico tra i termini “documento” e “documentario”. Il concetto di documento fotografico veniva impiegato già nella seconda metà dell’Ottocento per indicare esclusivamente il valore scientifico e archivistico delle immagini, mentre il termine documentario viene utilizzato prima nell’ambiente cinematografico ed entra poi a far parte del linguaggio fotografico alla fine degli anni ’20.

Catalogo della mostra sui fotografi della FSA a cura di Edward Steichen-tenuta-al-Moma nel 1962.

L’altro aspetto significativo riguarda lo sviluppo di un’estetica documentaria che a partire dalla straight photography matura negli Stati Uniti durante gli anni ’30 e trova un’ulteriore evoluzione nel “documentario sociale” con l’imponente esperienza della Farm Security Administration (Hacking, pp. 304-311). Già nella seconda metà degli anni ‘20 la fotografia documentaria raggiunge “una relativa autonomia rispetto alla funzione di documentazione in senso stretto” e accede rapidamente al rango di categoria artistica. Durante gli anni ‘30 i termini documento e arte, vengono considerati “indissociabili” nella costituzione della “forma documentaria” e trovano una sintesi compiuta in quello che sarà definito da Walker Evans lo stile documentario (Lugon, 2008, pp.16-19).

Infine, accenniamo alla controversa questione metodologica se si debba o meno individuare una distinzione – sostenuta da molti critici e che in qualche modo abbiamo seguito – tra due diversi approcci al reale: un iniziale atteggiamento più propenso al formalismo estetico che ha caratterizzato gli autori americani e europei (dal gruppo f/64 a Làslò Moholy-Nagy e Albert Renger-Patzsch) promotori della straight photography e un successivo orientamento verso tematiche sociali e umane che a partire dalla seconda metà degli anni ’30 contraddistinguerà il documentarismo (Lugon, 2008, pp.36-40).

Resta il fatto che ci troviamo di fronte a una svolta storica che chiude l’epoca del pittorialismo e inaugura una nuova importante e complessa stagione della fotografia con “il passaggio da un sistema che opponeva arte e documento a un sistema che li associa”(Lugon, 2008, p.31).

Fotografie della mostra: “La città” di Ralph Steineral Haggerty, Museum of Art 2019.

Vale la pena ricordare come gran parte della seconda metà dell’Ottocento sia centrata sul dibattito attorno alla “duplice identità della fotografia”: pura tecnica e/o nuova forma di manifestazione artistica? In effetti, ai tempi della requisitoria di Charles Baudelaire contro le aspirazioni artistiche della fotografia (1859), il documento fotografico era privo di ogni valore estetico o artistico, proprio perché intendeva riprodurre la realtà in modo oggettivo, senza alcun intervento creativo (un tipico esempio è costituito dal documento d’identità necessario per il riconoscimento della persona titolare del documento stesso e nulla più).

Come ci ricorda David Bate, va attribuito al filosofo tedesco Walter Benjamin il merito di aver ribaltato l’anacronistica concezione del poeta francese che per oltre mezzo secolo aveva diviso il mondo della pittura e dell’arte in due schieramenti contrapposti: da un lato gli immaginativi (i veri artisti che vogliono “illuminare le cose” con il loro spirito) e dall’altro i realisti (ovvero i positivisti, che intendono “rappresentare le cose come sono”). Ed è proprio grazie ai suoi scritti che l’arte ha potuto emanciparsi in modo definitivo da quella atavica dimensione spirituale o religiosa che aveva caratterizzato da sempre l’opera artistica tradizionale. In questo modo, con la liberazione dell’oggetto artistico da quella che Benjamin chiama ”aura”, si aprono nuove prospettive e inediti spazi soprattutto per i media emergenti quali la fotografia e il cinema, che rapidamente si affermano non solo come manifestazioni innovative del modernismo, ma anche come le forme iconiche del XX secolo che trasformeranno radicalmente il linguaggio dell’arte (Bate, 2018, pp.102-103).

La nascita della fotografia documentaria fra Stati Uniti ed Europa

Negli Stati Uniti, assieme ai promotori della straight photography, l’approccio documentarista si sviluppa grazie a un gruppo di giovani fotografi che, con atteggiamenti e sensibilità diverse, si avvicinano alle nuove forme del linguaggio realista rigorosamente legato ai fatti, rifiutando il pittorialismo accademico e gettando le basi della moderna estetica documentaria.

Foto di Berenice Abbott da Changing NY.

 

Foto di Walker Evans, Ossining New York 1932.

 

Fra i principali autori ci limitiamo a ricordare Berenice Abbott, Walker Evans, Ralph Steiner e Margaret Bourke-White, che saranno oggetto di specifici approfondimenti nelle prossime puntate.

Foto di Eugene Atget, 1990

 

Sono direttamente influenzati da autori europei quali: Eugène Atget, straordinaria figura di fotografo documentarista ante litteram e al tempo stesso artista riconosciuto malgré soi; allo stesso modo, August Sander fautore della “fotografia esatta” che, dopo un passato professionale di ritrattista, elabora l’ambizioso ritratto della società tedesca nell’epoca della Germania di Weimar, Uomini del XX secolo; analogamente riscoprono “la fotografia sociale” di Jacob Riis e Lewis Hine, che è stato tra i primi a comprendere le potenzialità del linguaggio fotografico e il suo potere persuasivo sull’opinione pubblica.

Foto di August Sander, Uomini del XX secolo, 1892-1952.

In Europa, accanto all’opera del tedesco August Sander, va segnalata la feconda stagione della fotografia umanista che si afferma in Francia a partire dagli anni ’30 e raggiungerà il suo apice nel secondo dopoguerra. L’obiettivo è quello di riportare l’attenzione sull’uomo, unendo il realismo della vita quotidiana di strada a un profondo senso di poesia, grazie ad autori quali Robert Doisneau, Brassaï, Willy Ronis e Henri Cartier-Bresson, interprete di quello che sarà definito “il realismo espressivo”.

Lorenzo Ranzato

Riferimenti bibliografici:

Bate D. (2018), La fotografia d’arte, Einaudi;

Benjamin W. (1936-39), L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (trad. it. 1966), Einaudi;

Gautrand J. C. (a cura di) (2016), Eugène Atget. Paris, Taschen;

Hacking J. (a cura di) (2023), Fotografia la storia completa, Atlante;

Lugon O. (2008), Lo stile documentario in fotografia, Electa;

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