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ULTIMO WEEKEND DEL FESTIVAL DELLA FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA 2026

Si avvicina il weekend di chiusura del Festival della Fotografia Italiana 2026, con alcuni appuntamenti da non mancare per vivere insieme giornate indimenticabili:

– 𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲, VISITA GUIDATA con ritrovo alle ore 9.30 presso il Centro Italiano della Fotografia d’Autore – CIFA, di Bibbiena, via delle Monache 2, a cura di 𝗖𝗹𝗮𝘂𝗱𝗶𝗮 𝗜𝗼𝗮𝗻, direttrice del Dipartimento Didattica di FIAF. Insieme, visiteremo tutte le mostre del 3° Festival della Fotografia Italiana 𝘙𝘪𝘵𝘪 𝘦 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪. 𝘛𝘳𝘢 𝘴𝘱𝘪𝘳𝘪𝘵𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘮𝘢𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦. Tutti i singoli progetti saranno illustrati e commentati, tracciando così anche un quadro delle tendenze della fotografia italiana contemporanea.
Il tema del Festival della Fotografia Italiana 2026 è RITI E VISIONI. TRA SPIRITUALE E MATERIALE.

 

Come si può rappresentare il sacro in fotografia? La domanda implica riflessioni ampie, quasi vertiginose. La dimensione del sacro in sé si direbbe invisibile e intangibile, e dunque difficilmente rappresentabile in modo diretto in termini visivi, ma l’esperienza terrena di ciò che è spirituale, religioso o mistico è certamente interpretabile dal medium fotografico; nondimeno, la sfera del sacro è infinitamente più ampia e pervade persino la realtà più prosaica. 

Il sacro può essere rappresentato come trascendente rispetto al reale o come immanente a esso; o in forma di opposto, come il profano e il materiale; può manifestarsi come complementare, tangente o deviante dall’ortodossia religiosa, come ad esempio nel caso della superstizione o della magia; infine, può confluire in un’opera consapevolmente desacralizzante o provocatoria, che implica in ogni caso un debito verso un’iconografia e dei valori consolidati.

A oggi, vi è un vuoto storiografico circa la Fotografia a tema religioso o sacro, né quest’ultima si configura come un genere a sé stante; ciò è ben evidenziato da Tommaso Caliò nell’introduzione al volume Santi in posa (2019). Eppure, sin dalla sua invenzione, la fotografia ha avuto un ruolo vitale anche nella promozione religiosa, agiografica e delle pratiche devozionali. Tra i primi esempi, la creazione di tableaux vivants artistici firmati da Julia Margaret Cameron, autrice pittorialista degli albori che ha attinto generosamente all’immaginario biblico per le sue opere; o gli straordinari autoritratti di Fred Holland Day, che alla fine dell’Ottocento veste personalmente i panni di Cristo interpretandone con immedesimazione e accuratezza maniacali la Passione in una serie leggendaria, lodata da Edward Steichen come uno dei massimi esempi di rappresentazione dello spirituale e del sacro, a suo giudizio di gran lunga superiore rispetto a larga parte della pittura. Non a caso, l’opera di Fred Holland Day è oggetto di trattazione anche in Oltre lo specchio di Joan Fontcuberta (2024), in un capitolo dal titolo Rappresentare Dio in un ritratto.

Non vi è arte che non si sia occupata del religioso e del sacro: pittura, letteratura e cinema ne hanno fatto una tematica ricorrente e variegata. Nei suoi due secoli di vita, la fotografia non è stata da meno: pensiamo alla fotografia artistica, creativa, antropologica, reportagistica, documentaria e di costume, che ne ha esplorato ogni sfumatura e variante possibile sul pianeta. Pensiamo a immagini iconiche e storiche, tra cui la fotografia della Sacra Sindone di Secondo Pia del 1898 e consideriamo l’effetto potente della sua diffusione. Ricordiamo il fenomeno delle mariofanie (apparizioni mariane) e le fotografie di miracoli e santi (tra cui Maria Goretti e Bernadette) ripresi in vita; e poi gli ex-voto e i cosiddetti “santini” con valore di reliquie; fino all’utilizzo più contemporaneo dell’immagine fotografica per Padre Pio e Don Bosco.

Il caleidoscopio delle poetiche autoriali che hanno esplorato immanenza e trascendenza, sacro e profano, spirituale e terreno, è virtualmente infinito, con risvolti sempre attuali. Come Maria Giulia Dondero ha ben approfondito nel suo libro Fotografare il sacro. Indagini semiotiche (2007), l’intreccio tra fotografia e sacro si inserisce in uno sviluppo del visivo che precede l’invenzione della fotografia, la quale ha prontamente abbracciato questa sfera tematica, espandendone le opportunità interpretative. A titolo di esempio, in secoli diversi e distanti, autori di levatura internazionale quali Duane Michals e David LaChapelle hanno affrontato la materia estensivamente, ciascuno con il proprio linguaggio originale e riconoscibile, sottolineandone le implicazioni per l’individuo e la collettività.

RITI E VISIONI. TRA SPIRITUALE E IMMATERIALE tocca così tante corde interiori perché riguarda tutti, affrontando una questione nata con l’uomo stesso: il bisogno o la speranza di superare la caducità della vita e la brevità del passaggio terreno attraverso la ricerca, non sempre fruttuosa e a tratti contestataria, di qualcosa di superiore. 

La fotografia ha per l’appunto una vocazione primaria: quella di consegnare ciò che è transitorio all’eterno. È la concentrazione del tempo e dello spazio di cui scriveva il filosofo Pavel Florenskij a proposito della natura dell’arte. La fotografia può narrare “la meraviglia di vivere e l’angoscia di esistere”; può insistere sull’elevazione verticale rispetto alla dimensione terrena o muoversi a livello orizzontale nella realtà materiale del mondo: a tal proposito, l’esempio contrapposto della filmografia di Andrej Tarkoskij e Béla Tarr è illuminante, come scrive Luigi Gaggero in Tra cielo e fango (2024). Per Tarkoskij, l’immagine è sacra e si configura come una finestra tra umano e divino. La fotografia può contenerne uno o entrambi, ed esserne cerniera. Ed è ancora Luigi Gaggero, musicista e direttore d’orchestra, a dirci che l’arte, tutta l’arte, è un atto di fede che tocca l’uomo, trasformandolo. Trasformandoci.

Claudia Ioan

Per chiudere il Festival, partecipate anche a questi eventi:
– Sabato 5 settembre alle ore 21 presso il CIFA il fotografo e regista Filip Gour terrà il talk 𝘊𝘩𝘢𝘴𝘪𝘯𝘨 𝘵𝘩𝘦 𝘋𝘪𝘷𝘪𝘯𝘦 – 𝘐𝘯𝘴𝘦𝘨𝘶𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘭 𝘋𝘪𝘷𝘪𝘯𝘰, aperto a tutti, e domenica 6 settembre il workshop 𝘉𝘦𝘺𝘰𝘯𝘥 𝘓𝘪𝘨𝘩𝘵 – 𝘖𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘓𝘶𝘤𝘦, della durata di 6 ore, tra mattina e pomeriggio.
Giulio Di Sturco, Ganga Ma ©

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