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"Periferia" da ITAca – Storie d'Italia di Marco Fogarolo

PERIFERIA

di Marco Fogarolo

 
Periferia… ciò che non è centro, che sta fuori.
Luoghi o non luoghi?
Spazi vuoti o da vivere?
Pianificazione urbana o casualità?
Ma pur sempre il luogo dove vivere, dove sentirsi “a casa” per molta gente.
Una ricerca per immagini sulla periferia della mia città, alla luce del crepuscolo. Non un racconto, non un reportage, ma una ricerca sugli spazi, sulle forme, sui volumi.
Marco Fogarolo
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Marco Fogarolo

Nasce a Padova nel 1968. Architetto, si occupa di progettazione e realizzazione di spazi espositivi. Dopo una serie di esperienze giovanili, nel 1998 si riavvicina alla fotografia e inizia un percorso che lo porta ad indagare la percezione della città contemporanea.

Utilizza quasi esclusivamente il bianco e nero, che permette una astrazione dalla realtà per cercare di arrivare a immagini di interpretazione della realtà.

Ama sperimentare nuove tecniche, specialmente per la stampa delle immagini.

Iscritto al gruppo fotografico Antenore di Padova ne è stato Vicepresidente per quasi 10 anni.

 Ha esposto in una serie di personali e collettive a Padova, Treviso , Venezia e Arezzo. Secondo classificato al portfolio in rocca (San felice sul panaro) 2003, autore inserito nella pubblicazione Fotopadova 2007.

 

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10 commenti

  1. Noto che si tratta di immagini riprese tutte nello stesso momento della giornata. Immagino all’alba, quando i luoghi della periferia sono quasi deserti. Non lo sarebbero al vespero. Una consapevole scelta espressiva quindi. Sbaglio?
    Complimenti per il lavoro.
    Enrico

  2. “Periferia” di Marco Fogarolo è un’opera che si basa su due coerenze: la prima tematica indagando i quartieri della periferia di Padova, la seconda concettuale dovuta alla costanza del fattore tempo scattando sempre al crepuscolo. L’intreccio del tematico con il processo concettuale genera un’opera che può essere letta da numerosi punti vista: urbanistico per l’ampia varietà di quartieri considerati, sociologico per le differenze nella scala sociale delle abitazioni riprese, antropologico per la ritualità esistenziale scandita dagli orari, estetico per le tante intense atmosfere rappresentate, artistico per i sentimenti che può accendere nel lettore sensibile. Un’opera che si deve leggere nel contesto del Progetto ITAca-storie d’Italia perché è in quell’ambito che è nata e che trova pieno senso.

  3. Impeccabili dal punto di vista tecnico e di immagine.
    Appena viste, le foto mettono un disagio al pensiero di abitare li, forse succede solo a me, non abituato alla periferia di una città come Padova, ma con un po di ascolto, in quei posti inanimati ho percepito il vivere di chi, come dice l’autore, ci si sente “a casa”.

  4. Grazie a tutti.
    Solo una precisazione. Tutte le foto sono state scattate nei giorni di Sabato e Domenica tra le 16.30 e le 18.00, in aututnno.
    La scelta era quella degli spazi vuoti, ma devo dire che è stato molto semplice ottenerli. Questa mancanza di vita, di presenze umane ha colpito molto anche me, mentre realizzavo le foto.

  5. Questo è un progetto fotografico che mi ha colpito molto, fin dalla sua apparizione sul sito IlFotoclub, per coerenza ed espressività.
    Con la parola espressività intendo che queste fotografie sono portatrici di molti contenuti, che per me sono significative.
    In alcuni casi il loro significato può dare adito ad interpretazioni diverse: questa ambiguità, come è stato sottolineato, tocca aspetti che ritengo marginali mentre offrono una precisa e forte idea della moderna “casa dell’uomo” dei sui luoghi di vita, di lavoro, di svago, di transito.
    Personalmente mi trovo coinvolta da queste immagini, i luoghi illustrati dalle fotografie sono quelli che tutti noi possiamo riconoscere: sono luoghi del nostro tempo minuziosamente descritti; fotografa un paesaggio urbano in cui la presenza umana è fisicamente appena accennata, ma allo stesso tempo è preponderante attraverso i segni . Trovo perciò che il portfolio di Marco Fogarolo sia attuale e di ampio respiro, per niente improvvisato, frutto di un’attenta e scrupolosa indagine.

  6. Coincidenze. Domenica sfogliando l’interessantissimo inserto “domenica” del sole2 ho letto l’articolo di carattere letterario “la periferia non ha più centro” tra le varie citazioni riportate mi ha colpito quella di Francesco Targhetta sulla periferia della città di Padova: è sfatta e triste come domeniche vuote in arterie lontane dai centri commerciali perché avevo ancora negli occhi le foto di Marco.
    Attinenze. Sono in sintonia le parole riportate con queste fotografie? Credo che la periferia di Padova città ricca, come molte altre del nord, possa essere descritta come liquida (termine tanto di moda) oppure cangiante ma anche pervasiva. Le sagge parole del nostro Direttore sottolineano le molte direzioni che una lettura attenta del portfolio possono introdurre, concordo pienamente anche se mi permetto un paio di considerazioni che forse spostano un poco la coincidenza di pensiero. L’ultima fotografia è “chiusa” e dotata di una sua morale con la presenza (l’unica della serie) delle persone, questa induce ad indirizzare il pensiero in un ambito troppo preciso. Anche se l’autore la pone giustamente alla fine del suo racconto io non l’avrei comunque inserita. L’uso del bianco & nero, bello ma per questo troppo patinato che da la sensazione di una ripresa fatta dietro ad un vetro, come se l’autore avesse avuto bisogno di uno schermo di protezione, in fondo vanifica la “realtà” del luogo descritto per spostare la questione prettamente sull’onirico, molto meglio usare il colore.

  7. Ho visto questa elegantissima opera a Rovereto. E’ accattivante l’idea dello scatto sempre al crepuscolo e credo che queste siano immagini destinate a durare felicemente nel tempo.

  8. Considerando l’attuale diffidenza e l’atteggiamento sempre sospettoso delle persone, concordo con Marco, autore delle fotografie, sulla facilità di ottenere queste immagini di “deserto urbano”.
    Il bianconero accentua e denuncia questo disagio, le inquadrature stesse “schiacciano” l’unica persona presente – il fotografo – ai loro margini (alla loro periferia…); il colore avrebbe dato “un’opportunità di vita” in più e quindi una giustificazione per sentirsi ugualmente “a casa”.
    Credo quindi che non si tratti di una sola ricerca sugli spazi-forme-volumi (che peraltro potrebbero essere esaltati da luci più appropriate in un altro orario), ma di una istintiva interrogazione sulla nostra condizione di vita, aperta alle nostre molteplici risposte e/o riflessioni.

  9. Un grande lavoro a mio parere di enorme rigore espressivo, credo di poter dire uno dei migliori lavori visionati su questo blog…mi è piaciuto tutto: la scelta del bianco e nero, la scelta dell’ora crepuscolare che dona un’atmosfera particolare a queste fotografie, il senso di solitudine quasi sospesa, che in alcune immagini diventa magia per la presenza della luce che emerge prepotente dai cieli drammatici, dalle porte e dalle finestre illuminate, quasi a suggerirci una complicità con le famiglie che abitano lì….insomma non posso che fare i miei più vivi complimenti a Marco

  10. Quest’opera da subito si fa apprezzare proprio per i molteplici significati e possibilità di lettura.
    In essa c’è tutta la capacità tecnica e il rigore compositivo che un architetto ha, sicuramente, tra il proprio bagaglio culturale, ma arricchita da uno sguardo attento che sa cogliere. Attraverso forme, volumi e scelta stilistica ci suggerisce riflessioni e messaggi che van oltre gli spazi e le loro valutazioni.
    In questa”periferia”, colta in un momento del giorno in cui si spegne il via vai c’è un silenzio profondo, un senso di solitudine. Ma le luci sono accese. La vita è presente ed allora si sente anche il senso di intimità. Gli spazi del vivere comune sono vuoti, non riescono a trasformarsi in forti centri di aggregazione, la “periferia” resta un luogo di solitudine.
    Un lavoro che può aiutarci a leggere la realtà in cui viviamo. Il progresso ha reso accoglienti, belli gli spazi del nostro vivere, ma ha come congelato i rapporti umani.
    Complimenti a Marco e grazie per la condivisione
    Orietta Bay

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