GIANNI BERENGO GARDIN – di Fausto Raschiatore

VENEZIA E LE GRANDI NAVI

 
 
Stimolante proposta culturale a Venezia. Un evento con al centro, da una parte, l’arte fotografica in bianco e nero di uno tra i più accreditati maestri della fotografia contemporanea, persona estremamente sensibile e, dall’altra, una città speciale, unica, fragile, amata e rispettata in tutto il mondo. Una proposta che ha suscitato polemiche e passioni oltre che infinite prese di posizione di ordine ambientale, culturale, economiche, politiche a livello internazionale sui media dei cinque continenti. Un evento straordinario, quindi, di alto profilo, con “attori” straordinari in un contesto straordinario. Presso il Negozio Olivetti in piazza San Marco, fino al 6 gennaio 2016, è visibile la mostra “VENEZIA E LE GRANDI NAVI” di Gianni Berengo Gardin, già ospitata nel 2014 dal FAI – Fondazione Ambiente Italiano, a Milano nei locali di Villa Necchi Campiglio, curata da Alessandra Mauro (Fondazione per la Fotografia Forma).
 
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Ventisette scatti realizzati dal grande fotografo negli anni 2012/2013/2014 che ritraggono il passaggio delle grandi navi da crociera nella laguna di Venezia (catalogo Contrasto). GBG è molto legato a Venezia città con la quale ha un rapporto d’amore speciale per via di una lunga frequentazione, tuttora attuale e alimentata da un reciproco rispetto che risale all’infanzia e che ha ispirato suoi importanti lavori dei quali alcuni molto conosciuti.
Venezia, autentico miracolo della natura e della creatività umana, è una città complessa, difficile da amministrare, articolata che nelle sue dinamiche strutturali necessita di competenze uniche e di sensibilità speciali. E’ tutto straordinario a Venezia anche la normalità. Come dimostra GBG nel lavoro sulle Grandi Navi da crociera mentre transitano in Laguna. Imponenti. Determinate. In qualche caso in atteggiamento di sfida. “Usurpante passaggio di mastodontiche navi da crociera nella laguna di Venezia” (Vittorio Gregotti). Si rifletta per un momento sulla fragilità di Venezia e sull’arroganza delle Grandi Navi.
 
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Un atteggiamento al quale GBG “risponde” con una proposta culturale elaborata attraverso il linguaggio della fotografia e un insieme di scatti col solo obiettivo di testimoniare in assoluta libertà e con semplicità espressiva i vistosi contrasti generazionali, e non solo, tra le esigenze delle Grandi Navi e quelle dell’ambiente lagunare che sono del tutto incompatibili. Più in particolare di come le Grandi Navi siano totalmente estranee al paesaggio veneziano, intruse e fuori contesto. Il bianco e nero evidenzia una trama iconica efficace che attraverso la fotografia diviene veicolo di un messaggio forte e autorevole. Una proposta che solo GBG poteva dare perché conosce a fondo il concetto di venezianità e si esprime con un linguaggio, il fotografico, in modo naturale e profondo. “Ero turbato – dice GBG – soprattutto dall’inquinamento visivo. Vedere la mia Venezia distrutta nelle proporzioni e trasformata in un giocattolo, uno di quei cloni in cartapesta come a Las Vegas mi turbava profondamente”.
 
Cover libro Venezia e le Grandi Navi
 
“Venezia e le Grandi Navi” approda al Negozio Olivetti mentre il dibattito intorno all’evento si fa politico e investe le sedi istituzionali. L’evento, lontano dal chiudere una polemica con punte di aspro confronto, si trasforma in un “dibattito mediatico” che ha tenuto e tuttora tiene banco sulle pagine dei giornali, in Italia e all’estero. Un vivace confronto che ha influito mettendo in discussione finanche la sede della mostra e, addirittura, la stessa sua realizzazione. Il FAI dà ospitalità a questa rassegna, come del resto già aveva fatto a Milano, per il valore artistico delle fotografie, opera di un grande della fotografia, ma anche perché questa “riflessione iconografica” è una importante “testimonianza incontrovertibile dell’attualità veneziana”, che sta a cuore al mondo intero. “Scopo di questa mostra – scrive nel testo di presentazione dell’allestimento il presidente del FAI – non è alimentare improvvisazioni e polemiche ma aprire, anche con avversari, una fase nuova per Venezia, basata finalmente non su chiacchiere, pensieri fissi e studi parziali ma su una ricerca il più possibile condivisa riguardante il miracoloso, complicato e fragile sistema naturale, sociale e culturale della città lagunare considerata nel suo meraviglioso complesso”. La mostra allo Spazio Olivetti rappresenta per il FAI un’opportunità per dare maggiore visibilità al tema dell’eccesso di turismo – va rilevato che ogni anno visitano Venezia da 25/30 milioni di persone – che interessa altre città d’arte italiane, come Firenze e Roma. Segnalo a chi volesse approfondire un bell’articolo di Andrea Carandini, titolato “Un Transatlantico di problemi. Una riflessione sulle molte criticità di una città fragile”. (Il Sole-24 Ore, supplemento della Domenica 25 ottobre 2015 n. 294.
 
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Si osservi attentamente la grande nave che esce dal canale della Giudecca nel Bacino di San Marco, tra l’Isola di San Giorgio e la Punta della Dogana (aprile 2013). Un gigante invadente in un mondo che non le appartiene. Uno scatto storico, da antologia, che semina preoccupazione e lancia messaggi in una trama iconica equilibrata nella quale una parte importante la recita l’atmosfera. La Grande Nave si muove imperiosa e condizionante creando un ambiente innaturale a cui il bianco e nero dà respiro e dimensione. Tra la Grande Nave e il contesto non c’è dialogo, c’è solo preoccupazione e tanta insensibilità insieme ad una comunicazione fredda e indifferente. Solo un rapporto di sensazioni … Un documento unico questo scatto, essenziale nella sostanza, nella forma, nella forza del linguaggio della fotografia. GBG deve aver sofferto nel prepararlo, veicolo di un messaggio vero, profondo, autenticamente sentito. Egli osserva il passaggio delle Grandi Navi e ascolta il contesto. E, guidato dalla propria sensibilità, definisce e aggiorna, di volta in volta, l’indice di “inquinamento visivo”.
 
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GBG è nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. Dopo essersi trasferito a Milano si è dedicato principalmente alla fotografia di reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale. Nel 1979 ha iniziato la collaborazione con Renzo Piano, per il quale documenta le fasi di realizzazione dei progetti architettonici. Nel 1995 ha vinto il Leica Oskar Barnack Award. È molto impegnato nella pubblicazione di libri (oltre 200) e nel settore delle mostre (oltre 200 individuali). Contrasto ha pubblicato di recente Il libro dei libri (2014) che raccoglie tutti i volumi realizzati dal maestro della fotografia (oltre 250) e Manicomi (2015). L’archivio di Gianni Berengo Gardin è gestito da Fondazione Forma per la Fotografia di Milano.
 

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