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1826-2026, UNA STORIA LUNGA DUE SECOLI – 4° Puntata: Il pittorialismo negli USA.

Saggistica Di Cult - Storia e pensiero sulla fotografia

Alfred Stieglitz e il Photo Secession

 

Nel passaggio fra Ottocento e Novecento la fotografia si trasforma in un mezzo più democratico e fruibile da un pubblico sempre più vasto, grazie all’introduzione di fotocamere economiche e compatte e di pellicole flessibili realizzate in celluloide trasparente e sottile. Contestualmente all’allargamento della platea di fruitori si va affermando per converso un tipo di fotografia con ambizioni artistiche, che si diffonde anche negli Stati Uniti attorno a una schiera di fotografi di formazione europea.

Alfred Stieglitz, poliedrico personaggio dotato di grandi capacità organizzative unite a una profonda formazione culturale, è la figura più importante attorno alla quale ruota l’esperienza pittorialista statunitense. Seguendo le orme della Secessione viennese, riunisce attorno a sé un gruppo di fotografi amatoriali “eurofili”, per costituire nel 1902 il movimento nazionale del Photo-Secession, e nel 1903 fonda la rivista Camera Work.

Questo raffinato periodico di fotografia svolge la funzione di portavoce del Photo-Secession: “lo scopo principale della rivista consisteva nel pubblicare ottime riproduzioni di quelle che, secondo Stieglitz, erano le migliori fotografie del momento” (Stieglitz, 2018, p. 191). È dunque lui che cura personalmente le selezioni, presentando immagini di elevata qualità stampate con il metodo della fotoincisione: da quelle dei fondatori del Photo-Secession, Edward Steichen, Frank Eugene, Clarence H. White, a quelle di altri fotografi americani, come Alvin Langdon Cobrun, Paul Strand e Gertrude Käsebier, sino a quelle di fotografi europei come Margaret Cameron e Constant Puyo.

“Il suo obiettivo era quello di mostrare come la fotografia fosse un’entità con un proprio statuto, più che cercare di emulare l’arte del passato la fotografia poteva diventare la forma artistica del XX secolo e oltre” (Hacking, 2023, pp. 176-179).

Dopo l’apertura della Galleria 291 a New York nel 1905 da parte di Stieglitz e Steichen, che fanno conoscere per la prima volta al pubblico statunitense l’arte moderna francese (da Cézanne a Renoir, da Matisse a Rodin), la rivista inizierà a pubblicare anche riproduzioni di opere d’arte di artisti contemporanei.
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Il riconoscimento della fotografia pittorialista come forma d’arte

 

Clarence_H._White_1871-1925-_Drops_of_rain_1903

 

Il pittorialismo raggiunge il suo apice nel 1910 con l’International Exhibition of Pictorial photography tenuta a Buffalo con la regia di Stieglitz. La mostra segna il punto più alto dell’esperienza pittorialista europea e statunitense (con la presenza di 594 immagini di 65 autori pittorialisti provenienti da tutto il mondo) e dà impulso alla vendita delle opere a musei e gallerie private.

Con questa mostra, che presenta una varietà di stili e linguaggi influenzati anche da particolari fattori culturali o geografici, il pittorialismo si afferma come il primo vasto movimento fotografico internazionale, guadagnandosi in questo modo uno spazio di autonomia fra le arti maggiori.

L’eterogeneo insieme di teorie e pratiche che imita i canoni artistici della pittura ci presenta sia immagini eteree, poetiche e d’atmosfera di autori europei come Demachy, Cameron e Puyo o americani come Steichen – prima della svolta modernista – ed Eugene, sia immagini più “dirette” e obiettive, prive di manipolazioni.

Sono per lo più i fotografi americani a privilegiare la “purezza del mezzo fotografico”, prendendo le distanze – come farà in seguito lo stesso Steichen – dalle forme del pittorialismo più tradizionale, anticipando una nuova forma di linguaggio fotografico che si imporrà con il nome di straight photography.

Già negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale, il movimento Photo-Secession inizia a perdere coesione e conclude la sua parabola nel 1917, quando Stieglitz chiude la rivista Camera Work.

Il declino del movimento pittorialista si manifesterà definitivamente con l’avvio della rivoluzione delle Avanguardie storiche, ma troverà modo di ripresentarsi con nuove forme di neo-pittorialismo all’interno del confronto dialettico tra pittoricità ed extrapittoricità che caratterizzerà gran parte del dibattito artistico del Novecento, come vedremo più avanti (Marra, 2012, p.120).

 

Le atmosfere pittorialiste di Alfred Stieglitz

 

Per Stieglitz la missione dei “camera workers”, dei fotografi moderni è quella di guardare al futuro, non più al passato: le immagini che imitano la pittura e che sembrano provenire da realtà senza tempo sono copie mal riuscite di quadri, mentre la fotografia deve dimostrare di essere un mezzo indipendente, capace di creare nuove realtà, puramente fotografiche.

Il suo modo di fotografare, influenzato dal naturalismo di Emerson, trova ispirazione tra i grattacieli e le strade trafficate della città di New York. Illuminante al proposito, è il commento di David Bate: nelle sue fotografie “lasciava che l’impatto di pioggia, neve, vapore e calore generasse un effetto atmosferico nel momento in cui la fotografia veniva scattata, e poi lo enfatizzava in seguito, durante il processo di sviluppo e stampa” (Bate, 2018, pp.59-60). Il suo stile è ben rappresentato da due celebri scatti eseguiti in giornate contigue nel 1893 con una macchina portatile 4×5 pollici: la prima, Winter 5th Avenue, è uno scorcio di città battuta da una tormenta di neve, la seconda, Terminal, la stazione del tram a cavalli nei pressi della Quinta Strada. L’ approccio si stacca decisamente dai tradizionali metodi pittorialisti europei: le immagini ottenute senza artifici sono il risultato diretto del gioco delle luci e delle ombre e dell’abilità nello scatto, che ci restituiscono in pieno le atmosfere della città avvolta dalla neve.

 

Street-scene-with-snow-Fifth-Avenue-New-York-Alfred-Stieglitz-1893-copia

 

The-Terminal-photograph-by-Alfred-Stieglitz-1892-New-York

 

Lorenzo Ranzato AFIAP


Riferimenti bibliografici:

Bate D. (2018), La fotografia d’arte, Einaudi;

Hacking J. (a cura di) (2023), Fotografia la storia completa, Atlante;

Marra C. (2012), Fotografia e pittura nel Novecento (e oltre), Mondadori;

Stieglitz A. (2018), Camera Work The Complete Photographs 1903-1917, Taschen.

Sullo stesso argomento si possono consultare gli articoli di Monica Mazzolini,

con una rassegna di fotografie dei principali pittorialisti americani:

http://www.fiaf.net/agoradicult/2018/09/23/manifesti-virtuali_07-1-di-monica-mazzolini/

http://www.fiaf.net/agoradicult/2018/09/30/manifesti-virtuali_07-2-di-monica-mazzolini/

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