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"Cento e Cinquanta" da ITAca – Storie d'Italia, di Maria Rosa Randoli

Cento e Cinquanta

Nel 2011 l’Italia ha festeggiato i 150 anni dell’Unità del Paese.

Per una ricorrenza così particolare ed unica ho voluto raccogliere le testimonianze di persone altrettanto uniche.

Ho cercato quindi nella provincia di Ferrara i “Centenari” in grado di raccontarmi qualche cosa del loro passato.

Attraverso le fotografie ho provato a far rivivere un loro ricordo lontano. In base alle chiacchierate nate di volta in volta, ho pensato a quale immagine poteva accompagnare il ritratto della persona, magari una vecchia foto, un oggetto oppure un luogo del loro passato.

Ho così scoperto che siamo un popolo di “Centenari”, questa ne è solo una piccola rappresentanza. Sono stata accolta nelle loro case con l’ affetto e la disponibilità che si riserva alle persone care e di questo ne sono profondamente grata.

Attraverso le fotografie ho cercato di rendere “immortali” coloro che già stanno sfidando la natura con la loro longevità e ho provato a rubare dai loro sguardi il segreto che li rende cosi “unici”.

Maria Rosa Randoli

Maria (detta Alma) Biavati è nata a Gambulaga di Portomaggiore (Fe) il 13 luglio 1904 - "Ho vissuto diversi anni nel Fondo Bertolda a Maiero di Portomaggiore (Fe)...eravamo 17 in famiglia...della vecchia casa oggi è rimasto solo il pozzo..."
 
Bruno Tumaini è nato ad Ambrogio di Copparo (Fe) l'1 novembre 1910 - "La mia grande passione è l'Opera...prima della guerra partivo da Jolanda di Savoia (Fe)in bicicletta, per il Teatro Comunale di Ferrara. Quando mi sono trasferito a Verona ho fatto per anni l'abbonamento alla stagione teatrale dell'Arena..."
 
Elsa Cattabriga è nata a Ferrara il 18 luglio 1910 - "Ho iniziato a lavorare a 16 anni presso il Setificio Reggio-Rietti di Ferrara. Facevamo gli scialli e li coloravamo spruzzando le vernici. Durante la seconda guerra mondiale il Setificio è stato bombardato..."
 
Giulio Lupi è nato a S.Egidio (Fe) il 27 dicembre 1909 - "Ho lavorato come muratore per 18 anni, al Polo chimico ex Montedison di Ferrara..."
 
Clinia Castaldini è nata a Ostellato (Fe) il 6 giugno 1911 - "In questa foto è ritratta tutta la mia famiglia...eravamo in 11 fratelli...8 femmine e 3 maschi...io sono la prima in piedi da sinistra..."
 
Giuseppina Cornacchia è nata a Pontelagoscuro (Fe) il 17 giugno 1910 - "Quando avevo 17 anni d'estate, andavo con gli amici sull'Isola Bianca a Pontelagoscuro (Fe)...si mangiava, si beveva, si scherzava...era lo svago della gente di Ferrara..."
 
Marcello Querzoli è nato a Baura (Fe) il 29 luglio 1906 - "Ho vissuto in questo fondo, il Magnanina, fino al 1920...fino a 9 anni ho dormito nel fienile perchè in famiglia eravamo in 35 e in casa non c'era posto...io sono nato qui, all'ombra di un noce...la mamma stava lavorando nei campi, ha sentito le doglie, ma non è riuscita ad arrivare fino a casa..."
 
Cesarina (Pepita) Spinelli di Tarsia è nata il 5 marzo 1911 sulla nave che portava la madre dal Brasile in Italia - "Se mi chiedessero cos'è la vecchiaia risponderei...non lo so, non mi appartiene...sono stata e sono sempre giovane, vivendo con semplicità le fasi alterne di ogni giorno, senza mai chiedere di più e ...fissando ad ogni istante, le vie ariose del cielo..." "Da "I miei primi 100 anni " di Pepita Spinelli di Tarsia"
 
 
 
 
 

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13 commenti

  1. “Cento e Cinquanta” di Maria Rosa Randoli è un portfolio di struttura concettuale volta a delineare i tratti identitari della generazione dei centenari ferraresi. L’opera è strutturata in microstorie, realizzate coerentemente secondo un medesimo schema formale così costituito: il ritratto del soggetto ripreso in primissimo piano (come una foto tessera); l’immagine di ciò che ha caratterizzato la sua vita; un brevissimo racconto di ciò che secondo il soggetto ha segnato la propria lunga storia.
    La coerenza dello schema formale consente il confronto delle esperienze esistenziali, da qui si sente il respiro misterioso delle vicende umane: ognuno ha un’origine e una storia diversa, vissuta nello stesso periodo storico.
    Mi colpisce il raccontare spesso della propria nascita, si avverte in ciò la necessità intima di essere fedeli alle proprie origini.
    Le immagini che mostrano nel dittico com’è oggi il luogo in cui sono nati, sono fortissime per la vertigine del tempo con la quale riescono a rappresentare l’ultimo fragile legame con le loro antiche radici.

  2. Trovo questo lavoro interessante, con un bellissimo soggetto, formalmente rigoroso da divenire concettuale. I testi aiutano nella comprensione e collocazione del dittico. Come sempre le immagini piccole non rendono giustizia alle opere, pero’ sarebbe stato apprezzabile lavorare di piu’ sulla luce sui volti, un tocco fotografico per dare una traccia di continuita’ come l’eta’ biologica che accomuna queste persone.
    Quanto aggiungo vuole essere al massimo una rflessione, perche’ di fronte ad un cosi’ inestimabile capitale umano, mi sarebbe piaciuto vedere questi personaggi ambientati nella loro realtà quotidiana, magari attorniati dai loro ricordi che ci avrebbero dato maggiore emozione ed evocazione del loro vissuto. Le foto posate con il vestito buono in formato tessera mi deprimono, forse perche’ non e’ molto che ho perso mio padre e la foto posata che gli feci, tecnicamente bellissima, che riassumeva il suo portamento, il suo animo, da forza e rinquora tutti coloro che vanno a trovarlo. Quale straordinaria atmosfera invece richiamano le ambientazioni dei volti e luoghi di Piergiorgio Branzi o di Mario Lasandra solo per citare autori ancora a noi vicini. Spesso quando incontri queste persone sei impietrito dalla loro grande umanita’, quando prendono uno dei loro ricordi e ti raccontano una storia che sembra lontana, a volte un po’ sbiadita, ma nello stesso tempo avvincente. Ricordo le immagini di Giovanni Marozzini ed il suo racconto in “Echi”. Direttore scusami della lunga riflessione!

  3. Mi piace molto ritrarre le persone, in particolare gli anziani, i cui volti raccontano…Pertanto mi sento molto vicina a Maria Rosa che, con rigore formale, ha dato vita, con i suoi dittici, a storie diverse ed intense. Due immagini e poche parole riescono ad esprimere il senso profondo del tempo.

  4. Emozione. Ripetuta emozione, mi coglie anche adesso, intatta, come la prima volta che mi aveva preso vedendo l’egregia ricerca fotografica di Maria Rosa. La stessa immutata emozione presente nella sua voce quando mi ha raccontato del suo lavoro, questo insieme con quelli di Letizia, Marisa (già presente sull’Agorà), Stefania e Antonio dovevano essere parte di un evento Fiaf che il terremoto ha poi cancellato.
    Emozione forse provocata anche nel ritrovarci dentro il viso di una persona speciale, Pepita, che avevo conosciuto anni fa e poi persa di vista. La fotografia quando è capace di smuovere i sentimenti non abbisogna di altri commenti.

  5. Per me la fotografia oltre che un valore formale ed estetico riveste anche un valore di documento e di racconto (scrivere con la luce) ; ritengo quindi estremamente importante questi “documenti” che testimoniano la storia del nostro popolo e che con i loro racconti ci arricchiscono interiormente, perchè ci comunicano umanità.
    Giancarla Lorenzini

  6. UNA PICCOLA E PERSONALE RIFLESSIONE
    Il Presente e il Passato. Anzi: un “passato” che è ancora “presente” e un “presente” che non è solo “passato”. Storia di ministorie o, forse, piccoli segmenti di vicende tra la storia di un luogo, di un contesto, di una comunità, che coniugati tra loro, costruiscono una trama di relazioni, tra il passato (nella sua dimensione attuale) e il presente (nella sua dimensione attuale). Una trama che racconta, su piani interpretativi diversi e in una logica strutturale che mette in relazione il Luogo e le ministorie, di un universo particolare, nei dettagli e con alcune definite specificità. Entità narrative ricche di contenuti, di esperienze, di concretezze che coniugate e collegate tra loro dalla sensibilità dell’autrice, identificano uno spazio, un ambiente, una comunità, quello che sono state e sono. Ognuna con una propria identità, una propria dimensione, un forte legame con la propria origine. Una interessante tessitura di frammenti narrativi raccolti e coordinati in una argomentazione iconica coerente e genuina che evidenzia una strutturale staticità progettuale e una flessibilità interpretativa che la fusione (teorica) delle due foto di ogni dittico permette al lettore di fantasticare sul passato e sul presente di ogni ministoria. Ogni dittico è un contesto nel contesto, un presente come parte del passato e viceversa. Un insieme di piccole storie nella Storia del luogo, un omaggio al soggetto ritratto e a un suo preciso vissuto. Colpisce la semplicità del portfolio, la narratività delle segmentazioni create dalla Randoli, la spontaneità della forma e dei contenuti. Una certa sensibilità domina ed è frammista a un taglio romantico che ha un tratteggio storico e una studiata ambiguità narrativa che dona al book di immagini un leggero respiro concettuale. Poche “cose” collocate con coerenza e tematizzate con sensibilità da Maria Rosa Randoli.
    FAUSTO RASCHIATORE

  7. Nel mio viaggio verso Itaca ho avuto la fortuna di incontrare Giovanni Marrozzini. Mi ha insegnato a vedere con gli occhi della fantasia, mi ha insegnato ad ascoltare la voce del mio cuore. Sono cresciuta sicuramente come persona e questo è il regalo più bello del mio “viaggio”. Ho avuto anche la fortuna di incontrare Attilio Lauria (il mio tutor) che mi è stato accanto con una pazienza e bravura infinita. Grazie, continuerò a viaggiare verso Itaca…augurandomi di incrociare la mia strada con la vostra…prima o poi…
    Grazie dei commenti sino a qui pubblicati…fà molto piacere sentire condivisa tanta sensibilità.
    Maria Rosa Randoli

  8. Oltre a tutti i motivi esposti, trovo espressiva questa ricerca per lo spaccato di società in che ci offre attraverso una “vertigine” temporale, come sottolinea il Direttore, in cui passato e presente si intrecciano. Sono fotografati donne e uomini centenari, di diversa provenienza sociale e culturale, ma oggi accomunati da una anzianità che si direbbe vissuta in modo mirabile, raccontando frammenti di storia della loro terra.
    Brava Maria Rosa ad averli avvicinati, conosciuti ed essere entrata in sintonia con loro e i loro famigliari con un’empatia che traspare pienamente dal lavoro che ci ha presentato.

  9. Sabato scorso 8 settembre Itaca è approdata a Ferrara…una serata incredibile, ricca di emozioni…ho capito in quei momenti l’importanza del mio lavoro. Seduta sul palco insieme ai miei compagni di viaggio ho visto in fondo alla sala Ilario figlio di Elsa, scomparsa a metà agosto, accarezzare il volto della mamma ritratto in fotografia prima di uscire…ora so con certezza di avere regalato l’immortalità ai miei “Centenari”…

    1. Grazie Maria Rosa per questa rivelazione confidenziale che dimostra quanto sia importante che le opere di “ITAca – Storie d’Italia” vengano elaborate nella località in cui sono state svolte. Infatti chi può elaborare l’analisi che esse rappresentano se non la gente che vive in quello specifico territorio? Infatti l’appartenenza storica e culturale ad una popolazione porta alla comprensione profonda del significato dell’opera fotografica che va oltre la ragione e si spinge dentro, dentro… fino a far provare sentimenti nuovi e sorprendenti.

      1. Grazie Direttore…temevo di avere esagerato con il mio ultimo commento…in fondo chi sono io per avere la pretesa di regalare l’immortalità? Ma la Fotografia in effetti ha il potere di regalare sempre, ad ognuno di noi, l’immortalità…

  10. Uso lo spazio disponibile sotto questo pregevole lavoro di Maria Rosa, che, insieme alla sua emozione, mi ha fatto scaturire l’idea di portare all’interno di Ferrara Fotografia, organizzata dal Fotoclub Ferrara, una piccola ma indicativa parte del progetto ITAca. Serata veramente fantastica, principalmente per merito dei prestigiosi tutor Fiaf presenti: il Presidente, la Direttrice del Dipartimento Progetti Speciali, il Direttore del Dipartimento Cultura e Lorella. Insieme a loro Antonio, Letizia, Maria Rosa, Marisa e Stefania. Un’isola di serenità prima e dopo i temporali di stagione, un’isola di tranquillità prima e dopo le tragedie collettive e personali note e immaginabili. Grazie di cuore alla fotografia e a tutte le belle persone convenute nel giardino e nel loggiato della Palazzina Marfisa d’Este.

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