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Una via d'uscita – di Paolo Zannini

Una via d’uscita

di Paolo Zannini

Opera vincitrice ex aequo del Photo Happening di Sestri Levante 2012.

Durante una visita in un istituto per anziani, mentre apprezzavo la bella struttura, mi sono soffermato a scambiare due parole con una delle persone sedute in una sala. Le ho chiesto se, in passato, abitava nella zona: “ Certamente” mi ha risposto “Vede la mia casa è proprio lì ”, indicando con dito attraverso una finestra del grande soggiorno, una casa poco distante.

In quella frase, in quello sguardo, in quel gesto ho colto la profonda malinconia di quella donna. Subito è nata l’idea di usare la fotografia non per descrivere il luogo, ma i sentimenti racchiusi in quelle poche parole che quella donna mi aveva donato. Ho voluto infine indicare una via d’uscita, come il sogno di ritrovare la propria casa e anche la propria vita.

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8 commenti

  1. Il Photo Happening è un’attività volta a porre il fotografo di fronte all’opportunità e all’urgenza del fare un portfolio, perché si hanno le poche ore di un pomeriggio per realizzarlo. Una volta entrato nella location il problema diventa scegliere l’idea più adatta alle potenzialità fotografiche della realtà nella quale ci si è voluti immergere. Paolo Zannini ben spiega questo processo creativo nella presentazione del suo lavoro.
    “Una via d’uscita” affronta il dramma degli ultimi anni della vita trascorsi in Casa di riposo. Un tema divenuto storico per la fotografia italiana, con l’opera di Mario Giacomelli “Vita d’ospizio” (1954 – 1956).
    Il portfolio è costruito con un’idea narrativa tematica tendente a raccontare la condizione ambientale e psicologica delle anziane degenti. Lo fa alternando scenari della struttura a frammenti colti sulle persone. Mentre gli scenari ci pongono a contatto con le forti limitazioni imposte dall’età, i frammenti costruiscono un contatto caldo col soggetto, nel quale troviamo rappresentata la ricca umanità dell’anziano. L’ideazione letteraria della via d’uscita indotta dal titolo, genera un punto di vista dell’opera che, attraverso i segni iniziali del sentiero e quelli finali della porta, costruisce una leggera trama di senso nel portfolio.

  2. Ma quanti bei lavori riusciamo ad ammirare sull’Agorà!Una serie di fotografie, queste di Paolo Zannini, piene di sensibilità, di nostalgia, ma anche sapiente costruzione dell’inquadratura e felice resa del bianco e nero.Davvero complimenti vivissimi all’autore.

  3. Oh si quando l’espressione fotografica si investe di sentimento di umanità, (fare un portfoilio in poche ore non è facile ) la ricerca sapiente e l’intuizione accompagnata dalla sensibilità del fotografo, rendono l’opera significativa. Purtroppo la costrizione a restare nelle strutture, per molti anziani l’unica via d’uscita è il ricordo. Il ricordo dilata spazio e tempo

  4. Arriverà la morte e avrà i tuoi occhi
    Mario Giacomelli
    http://www.youtube.com/watch?v=bWW2itqKghQ
    Su la stessa lunghezza d’onda
    “Morire di classe” Berengo Gardin
    http://www.informatissimafotografia.it/art011.asp
    Immagini da “I grandi fotografi” (ex ma attuale RCS) Gruppo Editoriale Fabbri 1982
    Luciano D’Alessandro e Gianni Berengo Gardin
    Quando l’immagine denuncia
    http://www.uildm.org/archivio_dm/160/societa/02fotografiweb.shtml
    Luciano D’Alessandro
    Reportage Ospedale psichiatrico Materdomini (Sa) 1967
    Siché mentre i Grandi hanno impiegato tempo e risorse, un mordi e fuggi domenicale, festivo o altro per risolvere l’”urgenza” di un reportage a ore. E l’immagine ne risente, concludendosi in un inizio passato per fine. Quando, casomai ripassando rivedendo è rifotografando, nel caso, aiuta a fermarsi oltre il momento estemporaneo e contingente; a veder con occhi fotografici ben diverso da quello che uso pensare della fotografia. Si apprezza lo sforzo ma le immagini sono ancora e molto acerbe.
    Ps. L’illustre “sconosciuto” D’Alessandro, reporter anche del terremoto di Basilicata e Campania (è errato la sola dizione Irpinia con cui si tende a scrivere la storia drammatica dell’evento) fotografo del Mattino di Napoli è stato per la prima volta a rivestire il ruolo di photo editor, che al cambio odierno e smemorando, fa bella figura appuntata (su troppe disinvolte ignoranze) al petto degli emuli odierni, al netto di quello che passa il (loro) convento d’immagini.

  5. A me sembra che il sig. Annunziata, spesso, paragoni “Agorà” con Arles. Infatti, non tiene conto che siamo in una piazza di “appassionati di fotografia” . Il suo eloquio scivola sempre nell’ermetismo. E così non permette, a chi lo legge, di accrescere la cultura fotografica di molti comuni appassionati di fotografia (citare qualche sito non è sufficiente). Un mio vecchio professore di Università diceva. Non sono io che devo scendere al vostro livello per farmi capire, ma siete voi che dovete salire al mio livello. Ebbene, nella valutazione finale, sulle schede di valutazione del prof. c’era sempre zero! Tornando a bomba, proprio perché il reportage è stato fatto “a ore”, come scrive il sig. Annunziata, l’autore è da encomiare. E non credo che l’inizio sia la fine come egli annota. Invertendo le immagini siamo allo stesso punto. Un problema interpretativo. Non vedo perché si debba stravolgere quanto l’autore (a mio giudizio bravo e lodevole) significa. Come fotoamatore merita un voto massimo (senza se senza ma). A proposito, il sig. Annunziata evidenzia il valore di grandi autori dimenticandosi di dire che essi producevano foto anche per scopi commerciali. E’ ovvio che impiegassero settimane a farlo. A mio giudizio le immagini non sono acerbe ma essenziali. (lo sarebbero se fossero state fatte dagli autori che cita o da egli stesso come autore).

    1. Argumentum ad hominem? Ermetismo. Arles?
      Un sano consiglio all’autore di ritornare, con tempo, sullo stesso luogo e di fermarsi a ri-fotografare è quanto si è consigliato.
      Niente di più e niente di meno. Poiché non membro di giuria, né difensore di “piedistallo” alcuno ma a titolo liberale mi pare di consigliare. Consiglio per quello che è. Il resto è polemica bar sport e poco ci azzecca.

  6. …..di ritornare, con tempo, sullo stesso luogo e di fermarsi a rifotografare è quanto si è consigliato”… Bene, bastava dirlo così in prima istanza. Un consiglio, infatti, quale suggerimento per aiutare qualcuno (se ce ne fosse bisogno) deve essere chiaro. E in effetti tutto ciò che non è chiaro è polemica bar sport!
    Cordialmente.

  7. E’ uso dire, Santa Lucia:
    “Quando, casomai ripassando rivedendo è rifotografando, nel caso, aiuta a fermarsi oltre il momento estemporaneo e contingente; a veder con occhi fotografici ben diverso da quello che uso pensare della fotografia”.
    Più eloquente di così, c’è solo malanimo.

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