Tribe NO NAME – di Romina Remigio

Tribe NO NAME [tribù senza nome], di Romina Remigio

Monti dell’Udzungwa, Tanzania centro-meridionale.

9920 sono i chilometri che in 38 ore di viaggio ho percorso in aereo, fuoristrada e a piedi per arrivare dai Watoto wa mateso.

I watoto wa mateso, wa shetani, figli del dolore, del demonio, sono una tribù sconosciuta composta da più di 1500 persone, confinata da circa ottant’anni a 2400 metri, in piena foresta. Sono stati isolati e cacciati dalla regione dell’Iringa, solo perché affetti da una forma di epilessia rarissima, sconosciuta quanto loro adesso. A causa delle reazioni provocate dall’epilessia venivano considerati posseduti dal demonio e per questo ammazzati e scacciati. Di conseguenza negli anni, si sono spinti sempre più all’interno della foresta e così hanno continuato a vivere senza alcuna dimensione temporale. Il futuro non esiste, tutto viene considerato a partire dal momento presente.

L’intensità della pioggia, come lancette di un orologio segna le stagioni, quindi il lavoro dei campi e la kifafa, la malattia, definisce il tempo della vita. Ogni gesto è sacro e per questo interpretato dal baba mkubwa, il capo villaggio e dai guaritori-stregoni.

La causa generante la kifafa, è un parassita che creando una grave infezione cerebrale, genera attacchi di epilessia che a sua volta non essendo curati, provocano cadute con relative conseguenze, a chi ne è affetto. Inoltre ci sono cause genetiche dovute alla consanguineità e al forte abuso di alcol.

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