Cronache

Cronache: In gita con la Foto Stenopeica – di Enrico Maddalena

Cronache di Agorà Di Cult: in gita con la Foto Stenopeica – di Enrico Maddalena, email del 27/06/2014

Caro Silvano,

ti metto al corrente dei miei ultimi entusiasmi. Ho costruito altre camere stenopeiche. Ad evitare di dover tornare ogni volta in camera oscura a ricaricarle, ho progettato degli chassis in cartone che si sono mostrati funzionare benissimo. Ne ho fatti 7 e sono tantissimi per un tipo di fotografia agli antipodi del digitale dove ogni scatto è soppesato nella scelta del soggetto, nell’inquadratura e… nel tempo. Nel gruppo che trovi più sotto, ci siamo messi in posa immobili ed in silenzio per due minuti e mezzo. Domenica scorsa sono stato con il mio circolo fotografico a Gioia Vecchio ed al paese abbandonato di Sperone. Mentre i miei amici scattavano a raffica con le loro Nikon e Canon, io mi muovevo lentamente con le mie due camere da collaudare. Sono stato il soggetto più fotografato. Gaetana ha detto che sembravo un uomo dell’ottocento e mi è sembrato un gran bel complimento.

L’altra camera è per foto 3D. Ho realizzato al suo interno un prisma a quattro facce ciascuna caricata con mezzo foglio 13 x 18 e quindi ho una autonomia di 4 scatti stereoscopici semplicemente facendo ruotare il prisma o, utilizzando un tappo, 8 scatti monoscopici.

Sto realizzando ora una camera decentrabile.

Intanto sto scrivendo per la Hoepli un libro sulla fotografia stenopeica ed altro.

Mentre ero a Gioia Vecchia a fotografare la chiesa (5 minuti di esposizione), si è fermata una famiglia che ha aspettato in silenzio che finissi. Poi mi han chiesto cos’era quel coso e cosa stessi facendo perché li avevo incuriositi. Ho risposto loro che la fotografia è una cosa assai semplice, anche se l’industria vuole farci credere il contrario. Ho aperto la scatola ed è stato bello sentire il loro stupore: “Ma è vuota, non c’è nulla dentro!”

Ti mostro le mie due ultime camere e le immagini con esse realizzate. A quanto pare posso essere soddisfatto. Cosa si può fare con una scatola ed un foro…

Qualche settimana fa ho tenuto un workshop sulla fotografia stenopeica intitolato: “Come cavare una foto da un buco” ed è stato entusiasmante vedere l’interesse dei partecipanti, il recarsi nel paese ciascuno con la sua scatola di scarpe sotto il braccio fra la gente che guardava stupita. Ciascuno aveva la possibilità di scattare una sola foto e quella foto diveniva per ciò preziosa. E poi, quanta fotografia dentro una cosa così semplice. Il calcolo del valore dell’apertura, la costruzione accurata del foro con le nozioni sulla diffrazione ed il disco di Airy, il calcolo dell’esposizione non più automatica ma su cui occorreva ragionare.

Grazie per la pazienza se mi hai letto sin qui. Buona giornata

Enrico.

Pubblica pure, non può che farmi piacere.

Per il libro ho già scritto 48 pagine piene di foto, disegni e schemi. Mi sto divertendo tantissimo e mi sto rendendo conto che in una scatola ed un foro c’è tanta, tanta fotografia. La tecnologia ci fornisce tutto già pronto, mentre impariamo davvero quando costruiamo con le nostre mani. Buona serata.

Enrico

p.s. ti allego due foto che mi han fatto gli amici

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10 commenti

  1. Con questo primo Post di Enrico Maddalena iniziamo un nuova serie di pubblicazioni che chiamiamo “Cronache di Agorà Di Cult” e sono immagini fotografiche corredate da un messaggio epistolare scritto per raccontare cosa si sta facendo, quali sono i sentimenti vissuti e i temi affrontati. Quindi nulla di già concluso!
    I carteggi pubblicati dall’Istituto Superiore per la Storia della Fotografia, curati dal Prof. Paolo Morello, sono un patrimonio straordinario per entrare con profondità nella cultura fotografica del 2° dopoguerra. Le “Cronache di Agorà Di Cult” vorrei diventassero il modo spontaneo di condividere tra noi non i risultati ma gli slanci, i tentativi, i desideri, i sogni… Insomma penso sia interessante condividere le esperienze fotografiche, ancor prima della realizzazione dell’opera, nel bel mezzo del processo creativo che stiamo vivendo!
    E’ stata questa bella email ricevuta da Enrico Maddalena che mi sono reso conto dell’importanza di darle una diffusione pubblica, per lo spirito di autentico sperimentatore che Maddalena in essa esprime ma anche per il suo modo entusiasmo di voler progredire e realizzare sempre nuove pubblicazioni editoriali.
    Penso che un bel esempio sia sempre un buon modo per stimolare chi sente il bisogno di fare ma non ha ancora capito cosa intraprendere, quale forma dare alla propria energia interiore.
    Grazie a Maddalena e complimenti per il suo percorso straordinario.

  2. Che meraviglia e che entusiasmo coinvolgente!
    Enrico ci fa veramente venir voglia di darsi da fare.
    Gli esempi così stimolano in modo straordinario e fanno tanto riflettere.
    Aspettiamo con interesse il libro.
    Grazie!
    Orietta Bay

  3. Guarda caso stavo proprio scrivendo poco fa di Paolo Morello e di quanto mi piace leggere il suo “Ferruccio Ferroni. Carteggio 1952-1959”. Un libro che trovo appunto interessante per il racconto dei rapporti tra i vari fotografi, la loro stima reciproca ma anche i dissensi, i sentimenti, le loro ragioni di fare e di intendere fotografia. Ritornando invece ad Enrico lo ringrazio per la passione con cui ci comunica la sua esperienza e mi complimento per il suo impegno a favore di questo genere fotografico; la fotografia stenopeica è un mondo affascinante ed unico e resterà sempre tale, senza nulla invidiare alle nuove tendenze e tecnologie.
    Le foto n.12 e 13 sono quelle realizzate con la camera per foto 3D?

  4. Ho iniziato con il digitale e grande è il mio interesse nei confronti della fotografia analogica e per tutto ciò che la riguarda, particolarmente per il foro stenopeico.
    Seguo Enrico Maddalena e i suoi esperimenti da tempo su facebook, dalla costruzione della scatola alla trasformazione di una stanza di casa con buco alla finestra. Attendo che esca il suo libro per saperne di più, intanto lo ringrazio per voler condividere con noi la sua passione.

  5. Che dire Enrico, non posso che concordare su tutta la linea e soprattutto sulle ultime tre righe. Buon divertimento a tutti!!

  6. Grazie Silvano, è per me un onore essere stato scelto per aprire un nuovo filone di discussioni in questo già interessantissimo portale di cultura fotografica. Grazie a tutti gli intervenuti. Per Giancarla, sì sono foto 3D ed in particolare anaglifi.

  7. Straordinario e magico oggetto, richiede sapienza, conoscenza pazienza questo semplice oggetto trattiene in se tante materie di studio non solo fotografia ma la straordinaria storia è che dopo tanta attesa il frutto è piu’ gustoso.
    La foto stenopeica ha l’effetto sorpresa della magia, a volte bisognerebbe davvero dedicarsi un attimo di pausa ,di attesa, e lo stupore è davvero grandioso. Enrico complimenti sei geniale. Unico rammarico è non abitarti vicino per vivere queste esperienze, non basta avere in mano una scatola di legno ci vuole anche il maestro che indirizzi il percorso e la conoscenza.

  8. Leggo e seguo da sempre gli articoli e gli esperimenti di Enrico , e devo dire che lo ammiro tantissimo: per il suo entusiasmo, per la sua genialità, per la sua semplicità e per tutto quello che riesce a trasmetterci in termini di esperienza. Non vedo l’ora di poter leggere il suo libro.
    Concordo in pieno con Franca Catellani: grande rammarico non abitare vicino ad Enrico per potere condividere con lui tutte queste belle esperienze!!

  9. Un’esperienza veramente indescrivibile! fatta con una grandissima competenza ed entusiasmo coinvolgente!
    Complimenti Enrico! Aspetto il tuo libro e tanti auguri!

  10. Enrico è un chimico; quindi non ha destato eccessivo stupore che fosse in grado di ripercorrere il cammino chimico delle origini della fotografia.
    Ma, una volta abituata la famiglia a sopportare in giro per casa bacinelle e bottiglioni di acido (molte delle procedure di sensibilizzazione e sviluppo di una volta usavano sostanze pericolose), evidentemente il passo verso il processo di ripresa con gli “accrocchi” di un tempo deve averlo solleticato e conquistato.
    Qualche mese fa sono stato sono stato incuriosito dal formato 4×5 su folding.
    Come è mio solito mi sono procurato tutti i libri e gli articoli che sono riuscito a trovare in merito al grosso formato; ho imparato a fare i soffietti, ed ho iniziato a reperire il materiale per costruirmi una foldig in legno…
    Penso che tra “qualche anno” riuscirò a terminarla…..
    Magari appena sarà riuscito a trovare tutti gli elementi necessari; perché, a parte l’elementare ed insoddisfacente “Formicula 2”, tutti i progetti di costruzione reperibili sono in francese, tedesco o inglese, talvolta volutamente incomprensibili per costringerti a comprarli già realizzati, oppure gli elementi meccanici non sono reperibili e devono essere progettati e realizzati ad hoc.
    Potrei accontentarmi di un banco ottico che è più semplice, non dovendo poi essere ripiegato, per sparire all’interno del suo stesso guscio, come una folding.
    Soprattutto devo convincermi a limitare le mie aspirazioni in merito al formato.
    Perché tanto si costruisce una 4×5 portatile in legno tanto si costruisce un formato più grande, con una lastrona di vetro di un metro di lato; insomma un apparecchione alla “fratelli Alinari in Firenze”. Ad esempio:
    https://www.youtube.com/watch?v=6LhVAWxrINo&feature=endscreen&NR=1
    Ma Enrico è Enrico. Oltre ad essere “teorico” egli è concreto e ben preparato. Ed i frutti si vedono.
    Da notare la estesa profondità di campo che presentano le sue foto, caratteristica del foro stenopeico.
    Con questi apparecchi ogni uscita consente la realizzazione di poche foto (con le folding ancora meno), perché non ci sono automatismi, ed ogni particolare (inquadratura, esposizione, ecc.) deve essere accuratamente studiato e preordinato
    Affermavo in un mio post che è veramente emozionante veder comparire l’immagine nella bacinella del rivelatore; ma lo è ancora di più se essa è stata catturata con uno strumento che sappiamo di aver progettato e costruito con le nostre mani; utilizzando, inoltre, soluzioni di sensibilizzazione e sviluppo preparate ad hoc, sempre da noi.
    Ma questo è già un lavoro per pochi: senz’altro per Lui, l’Enrico.
    Complimenti

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