ANDERSEN FESTIVAL 2026_ Adesso si sogna! – Sestri Levante (GE) – A cura di Daniela Calafato
Cronache Di Cult
“Le fotografie aprono porte nel passato, ma permettono anche di dare uno sguardo al futuro.” — Sally Mann
Ci sono eventi che si limitano a occupare uno spazio nel calendario e altri che riescono a trasformare una città, cambiandone il ritmo, i colori e perfino lo sguardo di chi la attraversa. L’Andersen Festival appartiene certamente a questa seconda categoria.
Dal 4 al 7 giugno 2026 Sestri Levante, meta turistica rinomata del Tigullio Ligure, in provincia di Genova, ha ospitato la ventinovesima edizione della manifestazione dedicata al mondo della fiaba, della narrazione e dello spettacolo. Ideato attorno alla figura di Hans Christian Andersen, il Festival continua a rappresentare uno degli appuntamenti culturali più significativi del panorama nazionale, capace di coinvolgere bambini, famiglie, artisti e appassionati provenienti da tutta Italia.
Il tema scelto per questa edizione, “Adesso si sogna”, ha posto al centro il valore del presente: un invito a fermarsi, a vivere il momento e a riscoprire la meraviglia delle cose che accadono qui e ora. Sotto l’eccellente Direzione artistica di Duccio Forzano, teatro, musica, letteratura, spettacoli di strada, incontri e laboratori hanno animato le piazze, i vicoli e le baie della città trasformandola, per quattro giorni, in un grande palcoscenico a cielo aperto.

Tra i momenti più significativi si sono distinti il tradizionale corteo dei bambini delle scuole

la cerimonia di premiazione del Premio Andersen – Baia delle Favole e le numerose esibizioni diffuse sul territorio. Oltre cinquanta spettacoli hanno coinvolto artisti provenienti da ambiti diversi, confermando la vocazione multidisciplinare di una manifestazione che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità.
Anche quest’anno l’Associazione di Promozione Culturale e Sociale Carpe Diem di Sestri Levante, ha coinvolto me ed altri quattordici Soci per documentare l’intera manifestazione, organizzando una copertura capillare degli eventi. Attraverso una pianificazione condivisa e turni che si sono protratti dalla mattina fino a tarda notte, abbiamo seguito spettacoli, laboratori, incontri e momenti di vita del Festival, con l’obiettivo di restituirne la complessità e l’atmosfera.
Un lavoro impegnativo, spesso svolto in condizioni di luce difficili e in contesti molto diversi tra loro: dalle piazze affollate alle esibizioni serali, dagli artisti di strada ai momenti più intimi e raccolti.

Ma proprio questa complessità si è trasformata in una preziosa occasione di crescita per tutti noi, che amiamo la fotografia.
Fotografare un evento come l’Andersen significa confrontarsi continuamente con il tempo. Occorre anticipare i gesti, prevedere le azioni, leggere la luce, interpretare le emozioni. Significa passare dal racconto d’insieme al dettaglio significativo, mantenendo sempre viva l’attenzione verso ciò che accade.
Per molti soci di Carpe Diem questa esperienza ha rappresentato un vero laboratorio sul campo. Non soltanto un esercizio tecnico, ma un’opportunità per affinare lo sguardo, sviluppare capacità narrative e imparare a raccontare una storia collettiva attraverso sensibilità individuali.
Le fotografie pubblicate in queste pagine non vogliono essere una semplice cronaca del Festival. Sono interpretazioni personali di uno stesso evento, quindici modi diversi di osservare il presente e trasformarlo in memoria.

Il tema “Adesso si sogna” suggerisce una riflessione che riguarda anche il nostro modo di fotografare. Siamo abituati a pensare alla fotografia come memoria del passato o testimonianza di ciò che è accaduto. Eppure ogni fotografia nasce nel presente, nell’istante esatto in cui decidiamo di osservare il mondo e attribuirgli significato. Fotografare significa fermare un momento che esiste solo per una frazione di secondo e trasformarlo in esperienza condivisa.
Le immagini realizzate durante il Festival mostrano spettacoli, volti, sorrisi, attese, giochi di luce, incontri casuali e momenti di partecipazione collettiva. Ma raccontano anche qualcosa di più universale: la capacità dell’immaginazione di creare connessioni tra persone diverse, generazioni diverse e modi diversi di guardare la realtà.
Perché fotografare non significa soltanto essere presenti davanti a ciò che accade. Significa riconoscere, nell’istante che sta per svanire, qualcosa che merita di essere ricordato.
E forse il sogno evocato dal Festival nasce proprio qui: nella capacità di fermarsi abbastanza a lungo da vedere, davvero, ciò che abbiamo davanti agli occhi.
Se il Festival invita a sognare il presente, la fotografia non è forse uno dei modi più autentici per accorgerci che quel presente esiste?

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