#GeneriFotografici: Architettura

LA FOTOGRAFIA DI ARCHITETTURA, di Massimiliano Tuveri

Tecnica e Fotografia - 2° parte

“Qual è la migliore attrezzatura per la fotografia di architettura?”

Questa è una delle domande che più spesso mi sento rivolgere nei vari workshop o incontri dedicati a questo filone fotografico che è diventata la mia professione ormai da diversi anni.

C’è un assortimento di attrezzature fotografiche disponibili per aiutare tutti noi a realizzare splendidi scatti di fotografia di architettura. Abbiamo parlato, nello scorso articolo, della macchina fotografica migliore per questo genere fotografico, dedichiamoci ora, velocemente, al resto della dotazione del fotografo di architettura e di interni.

 

Fotografia di Jeanette Hägglund dal progetto Muralla Roja

 

Treppiede

Che voi stiate utilizzando un normale obiettivo, un tele pesante o scattando una lunga esposizione di un soggetto architettonico, un cavalletto aiuterà a stabilizzare la vostra fotocamera e porterà, come per magia, a realizzare immagini finali più nitide (considerate che, spesso, avere come risultato un’immagine finale poco nitida deriva dalla presenza di micro-mosso negli scatti). Il treppiede, utilizzato insieme ad un comando per lo scatto remoto (o banalmente ad un timer di scatto da impostare in macchina) ci permetterà di avere sempre risultati perfetti dal punto di vista del fuoco e della tridimensionalità delle immagini.

Flash

Utile in particolare per gli scatti d’interni, completare la nostra attrezzatura con un flash esterno può aiutarci a sviluppare un nuovo tipo di percorso visivo, facilitando la possibilità di poter creare contrasti di ombre e di luci e anche per ottenere immagini con colori più vividi e saturi. Potremmo anche pensare di espandere il nostro kit e includere luci fisse, pannelli e diffusori per un aiuto ancora maggiore nell’illuminazione delle stanze con maggiori problematiche, oppure nel caso avessimo bisogno (ma ne parleremo in uno dei prossimi appuntamenti) di realizzare uno storytelling particolare.

 Obiettivi grandangolari 

Le lenti a lunghezza focale corta, diciamo dagli 8 ai 28mm (ne esistono anche di più corte), ci permettono di ampliare di molto (rispetto all’occhio umano) l’angolo visivo che poi sarà riprodotto nelle nostre immagini. Io personalmente, per motivi di linguaggio fotografico soggettivo, difficilmente scendo sotto i 21mm (per via delle ovvie distorsioni laterali che tali lunghezze focali creano come risultato e che io cerco di limitare nella mia fotografia), ma queste ottiche ci permettono di includere tantissimo spazio nelle immagini e ci fanno superare anche alcune difficoltà pratiche, in particolare nella fotografia di interni, dove, spesso, le misure delle stanze che stiamo fotografando ci obbligano ad un punto di vista con una distanza data dalla parete che “incombe”, fisicamente, dietro di noi.

 

Fotografia di Jeanette Hägglund dal progetto Muralla Roja

 

Obiettivi normali 

Un obiettivo zoom standard oppure lenti a focale fissa saranno particolarmente utili  per fotografare i dettagli, sia nelle riprese all’interno che in quelle all’esterno. Vedremo più avanti quanto siano importanti i dettagli in questo tipo di fotografia.

Obiettivi speciali 

Le lenti speciali consentono a un fotografo di sperimentare la prospettiva e la profondità in modo creativo. 

Ad esempio, un obiettivo tilt-shift crea una profondità di campo ridotta (e particolare) e questo ci permette di giocare con il senso di scala dello spettatore, mentre una lente fish-eye (fortemente grandangolare) può distorcere gli scatti in modi interessanti aiutandoci a rendere meno banali scatti altrimenti abbastanza comuni.

Come fotografare l’architettura

Facciamo le nostre ricerche. Ogni struttura architettonica ha una storia, ed è proprio da quella che noi dobbiamo partire per realizzare un lavoro fotografico che non sia solo una mera rappresentazione della realtà, ma che risponda al nostro modo di tradurre la stessa.  Insomma, se vogliamo superare il luogo comune per il quale le fotografie di architettura sono belle solamente se lo è il soggetto che fotografiamo (e quindi il merito non è il nostro), dobbiamo dare sfogo alla nostra creatività, mostrare il nostro modo di vedere le cose.

Ricerchiamo l’architetto e le sue influenze come punto di partenza, insieme allo stile e alla data in cui l’edificio è stato costruito o ristrutturato, e da lì andiamo ad analizzare tutti gli aspetti che ci interessano.

Una volta scelta un’architettura, interna o esterna, da fotografare, proviamo a seguire alcune semplici linee guida per realizzare lo scatto in modo efficace.

 

Fotografia di Jeanette Hägglund dal progetto Muralla Roja

 

Facciamo una prima ricognizione con lo sguardo. Quando ci troviamo di fronte o all’interno di una struttura, guardiamoci prima intorno e facciamo il punto su tutto ciò  che vediamo. 

Cosa notiamo per prima cosa? Dov’è attirato il nostro occhio? Lasciamo che il nostro istinto sia la nostra guida iniziale a ciò che è interessante e ciò che probabilmente non lo è.

I dettagli. Se abbiamo fatto (e noi le abbiamo fatte) le nostre ricerche, potremmo notare piccoli dettagli che si allineano con la narrazione del nostro soggetto architettonico. Consideriamo la forma del tetto o i materiali del soffitto o del pavimento, cerchiamo elementi di design ripetuti o simboli insoliti. La fotografia di architettura riguarda tanto la cattura dei dettagli quanto la documentazione del tutto.

 

Fotografia di Jeanette Hägglund dal progetto Muralla Roja

 

Zoom sul paesaggio. È importante, basilare, esaminare il paesaggio e collocare l’architettura nel contesto. Se c’è uno specchio d’acqua nelle vicinanze, proviamo, ad esempio, a fotografare il riflesso dell’edificio nell’acqua accanto all’edificio stesso. 

Incorporiamo altre strutture o stanze. Se ci sono altre strutture che contrastano bene con il soggetto, proviamo a incorporarle nell’inquadratura. Per gli interni, proviamo a fotografare il nostro soggetto da un corridoio o da una stanza adiacente che offra una prospettiva diversa. Fotografare questi dettagli fornisce un ulteriore livello di complessità e interesse per la fotografia di architettura.

Elevazione. La fotografia di architettura non si limita semplicemente allo scatto dal livello del suolo: l’altezza può fornire una visione unica di uno scatto altrimenti comune. Poiché la maggior parte delle strutture sono molto più grandi del fotografo medio, gli angoli diventano importanti quanto un senso di avventura. Scale, scalette, skybox e tetti di altri edifici alti sono alcune piccole idee per iniziare ad esplorare le prospettive.

 

Fotografia di Jeanette Hägglund dal progetto Muralla Roja

 

Angolazioni e prospettive. Quando sentiamo di aver esaurito la rappresentazione del nostro soggetto architettonico, proprio allora, cominciamo a cercare diverse angolazioni, prospettive e punti panoramici che potrebbero offrire una nuova interpretazione. Possiamo scattare, ad esempio, un interno dall’alto o attraverso una finestra.

Momenti e condizioni meteorologiche diverse. Che aspetto ha il nostro soggetto architettonico in una giornata di pioggia? Oppure di notte? In che modo la luce di una lampada da scrivania influisce sulla sensazione di un interno? Diversi momenti del giorno e differenti condizioni meteorologiche possono aggiungere un’atmosfera unica alle nostre fotografie architettoniche.

 

Fotografia di Jeanette Hägglund dal progetto Muralla Roja

 

Per ora ci fermiamo qui; vi aspetto però il prossimo mese per continuare insieme questa passeggiata nel mondo della fotografia di interni, design e di architettura

Testi: Massimiliano Tuveri

Fotografie: Jeanette Hägglund ©

 

5 commenti

    1. Grazie, Paolo, per i complimenti. Stiamo cercando di lavorare per far scoprire (e ti assicuro che ce n’era bisogno) che la FIAF è fatta di persone generose, e spesso competenti, che si impegnano e prestano il loro tempo alla comunità con il sogno, mai nascosto, di una “fotografia condivisa” a tutti i livelli.
      Per quanto riguarda la selezione che ho scelto per questo articolo, oltre al fatto che trovo bellissime tutte queste immagini (forse l’ultima è un pò meno “minimal” rispetto alle altre) l’editing è basato su un percorso di colori, e l’ultima era tra le poche che si adattassero allo sviluppo che avevo scelto.
      Ti aspetto per il prossimo articolo.
      Massimiliano

  1. Molto interessante per sintesi e chiarezza espositiva. Utili consigli per chi si avvicina alla foto di paesaggio urbano e vuol catturarne gli aspetti architettonici.

  2. Bellissimi articoli entrambi molto interessanti con due temi così diversi… complimenti!
    Fulvio, un piccolo saggio sul tempo davvero splendido

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