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La camera oscura – 1° parte di Enrico Maddalena

La camera oscura I° Parte

La Fotografia è nata agli inizi dell’Ottocento quando l’ottica e la chimica si sono incontrate. La sensibilità alla luce del cloruro d’argento (Talbot) e dello ioduro d’argento (Daguerre) hanno permesso di fissare le immagini effimere della camera ottica, strumento fino ad allora utilizzato dai pittori come Canaletto, per le precise prospettive dei loro dipinti.

“L’ontogenesi ricapitola la filogenesi”. Questa espressione del biologo tedesco Ernst Heinrich Haeckel, che ben conoscono gli studenti di medicina e biologia, sta a significare che le fasi dell’evoluzione dell’embrione ripercorrono quelle dell’evoluzione della specie cui appartiene.

Ho cominciato da bambino (proprio come aveva fatto Wegdwood prima e Talbot poi) a far imprimere dal sole le impronte degli oggetti che ponevo sulle carte fotografiche che papà mi regalava.

Alla stregua dei pionieri (Wegdwood non vi riuscì ma vi riuscirono poi Niepce e Talbot), solo qualche anno fa mi è venuta voglia di tornare a giocare provando a fissare le immagini di una camera obscura. Mio padre era venuto a mancare da poco e forse avevo trovato inconsciamente un modo per sentirmi di nuovo vicino a lui. Mi son lasciato prendere da questo gioco ed ho ripercorso, in una specie di archeologia sperimentale, le tappe dell’evoluzione della fotografia.

La prima cosa da fare era costruirmi una camera obscura. Ho preso a modello una di quelle che Talbot disseminava nella sua tenuta di Lacock Abbey  e che la moglie chiamava scherzosamente “trappole per topi”. Quando si progetta qualcosa, ci si trova di fronte a problemi inaspettati che occorre risolvere.


Per poter decidere le dimensioni della “scatola”, dovevo iniziare costruendomi un obiettivo. Il formato delle immagini infatti dipendeva dalla focale di questo e dal suo cerchio di definizione, cioè dal diametro del cerchio entro cui l’immagine prodotta avesse una definizione accettabile. Mi sono quindi recato dall’ottico per cercare una lente di circa 15 cm di focale, cioè di circa 7 diottrie. Non avendone una, ne ho acquistate due da 3 diottrie che ho montato assieme ottenendo un sistema da 6 diottrie con focale quindi di 16,7 cm.  La diottria è l’inverso della lunghezza focale. Quindi 1 / 6 fa 0,166666 metri, pari a 16,7 centimetri. Se avessi utilizzato una sola lente da 3 diottrie, la lunghezza focale dell’obiettivo sarebbe stata di 33,3 cm. Avrei dovuto allontanare del doppio la lente dal piano di messa a fuoco e, poiché il diametro della stessa era sempre di 6 cm utili, avrei avuto meno luminosità ed una macchina più ingombrante.

Ho così iniziato a realizzare, con compensato da 5 mm e base in legno da 1 cm, una macchina per un formato di circa 14 x 14 cm. Un formato quadrato, visto che non avrei avuto modo di coricarla per scegliere fra formato landscape o portrait. La diagonale è quindi di circa 19 cm e l’angolo di campo di 60°.

Eseguendo i calcoli, ho trovato che la mia macchina ha una focale 35 mm equivalente pari ad un 38 mm, quasi un grandangolo.

A causa dei due anelli (anteriore e posteriore) fissati all’interno del barilotto di cartone per bloccare le due lenti, il diametro effettivo si è ridotto a 60 mm.

Ne consegue che, a tutta apertura (senza dischi di cartoncino) il valore è esattamente f/2,8  (16,7 cm / 6 cm).

Per ottenere un’apertura f/4 ho ritagliato un disco di cartoncino con un foro del diametro di 41,7 mm. Per un  f/5,6 ne ho ritagliato uno con foro di 30,0mm. Con un foro di 20,8 mm ho prodotto un diaframma f/8.


Non conviene usare diaframmi più chiusi perché il tempo di esposizione diverrebbe eccessivo.
Enrico Maddalena

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12 commenti

  1. Con questo Post Enrico Maddalena inizia la pubblicazione di un progetto per Agorà Di Cult sulle tecniche dei primordi della fotografia. Il suo approccio tecnico e insieme ludico sarà generoso dispensatore di preziosi dettagli che completeranno le nostre conoscenze su questo passaggio storico straordinariamente affascinante. A lui i nostri complimenti vivissimi per l’ampiezza e la profondità della sua ricerca che ci accompagnerà per numerose puntate.

  2. C’e’ sempre un grande interesse per cio’ che si assimila dove si legge del professor Maddalena….sapiente ed artista….grazie di aver avuto la possibilita’ di conoscerla..
    Ippoliti Domenico

  3. Bravo Enrico Maddalena! un gioco scientifico che appassiona anche i matusalemme come me. Attendo le prossime puntate. Michele

  4. Dev’essere un’esperienza unica ripercorrere il cammino della fotografia dalle origini; progettare, sperimentare, costruire una camera obscura, risolvendo mille piccoli problemi tecnici, con le proprie mani, fino ad attenere il magico risultato finale.
    Complimenti. Con una “sana” invidia.

  5. Enrico Maddalena con questa sperimentazione ci stimola nella creatività che supporta la conoscenza.
    Sono davvero curiosa di vedere la prossima volta cosa ci mostrerà.
    Marina Giannotti

  6. Non ho conosciuto personalmente Enrico , voglio dire di persona fisica, ne mai ho parlato con lui -ma attraverso i suoi post ,i sui scritt, il suo sito, le sue fotografie ironiche, la sua conoscenza in tantissime materie che collega e le anella tra di loro con facilità e intelligenza . C’è molto da imparare da questo signore, mi rammarico di non abitarvi vicino e seguire i suoi corsi da vicino. con molta stima franca

  7. Ringrazio tutti di cuore. Spero di farvi rivivere le emozioni, le conquiste, le delusioni, gli insuccessi e le vittorie di questo affascinante viaggio nel tempo che mi fece trascurare e abbandonare per un bel pezzo alla polvere la costosa reflex appena acquistata. Ho superato via via tutte le difficoltà che mi si sono presentate lungo la strada, perché sapevo che ogni obiettivo era raggiungibile. Ma resto ammirato di fronte al coraggio dei pionieri per i quali nulla era scontato. Quello che ho imparato da loro è che, se abbiamo fede in noi stessi e nelle nostre idee, non esiste nulla di impossibile.

  8. Una cosa mi è sfuggiata: … quanti mega pixel ha?!
    Bellissimo articolo-manuale, da stampare e tenere da parte per metterlo in pratica alla prima occasione, sopratutto come strumento di formazione.

  9. Un’articolo interessantissimo che ci dimostra quanto sia stata affascinante la nascita della fotografia e quanta riconoscenza dobbiamo a quei pionieri….e quanta riconoscenza dobbiamo ad Enrico Maddalena per farci rivivere quelle emozioni; attendo con ansia le prossime puntate..grazie Enrico

  10. Un articolo molto interessante soprattutto perché affronta l’aspetto tecnico della focale. Anch’io ne ho costruita una mesi fa (in versione decisamente più semplificata, s’intende) e concordo pienamente sulla facoltà di questo piccolo e magico aggeggio di emozionare!!
    Massimo Cremonese

  11. Professore, anzitutto complimenti. Quindi, una domanda: a quanto può ammontare la spesa dall’ottico per due lenti identiche a quelle di cui sopra?
    la ringrazio infinitamente.
    Michele

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