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"I Discorsi di Dante" da ITAca – Storie d'Italia, Marie-Michèle Bertin – Caron

I Discorsi di Dante

Portfolio ITAca 2012

Queste sequenze sono composte da fotogrammi scattati in Italia, tra il 2008 e il 2011, in casa di Dante e Gabriella nei pressi di Civitella Casanova in Abruzzo.

Dopo pranzo, comincia “ il teatro”.

Dante, con una voce da far tremare i muri, racconta la sua visione della vita.

I suoi discorsi si riversano come un fiume in piena e risuonano nel piccolo spazio della loro casetta lassù alle pendici del Gran Sasso.

Il carattere unico di Dante, il suo calore umano, la sua spontaneità , il suo coraggio, l’orgoglio delle sue imprese e la sua gestualità ne fanno un personaggio unico.

Gabriella, sua moglie, spesso rimane pensosa ma attentissima nel suo silenzio. Ogni tanto, pero’ si inserisce nel discorso quando non è d’accordo ed ecco che Dante si ferma prestando ascolto al suo ragionamento.

Buk , con estrema attenzione, segue le sceneggiate pronto a intervenire per difendere il suo padrone se qualcuno si agita troppo vicino a lui. Dante allora lo prende in braccio e lo stringe forte a sé accarezzandolo.

Lassù non c’è bisogno della televisione per distrarsi.

Lo spettacolo è continuo e gratuito.

Il fuoco arde nel camino, la tavola è bandita e c’è spazio per tante risate…

Marie-Michèle Bertin – Caron

Pescara, giugno 2012


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11 commenti

  1. Per chi ancora non la conosce dal nome intuirà che Marie Michéle Bertin-Caron è una signora francese che vive in Italia, dal suo profilo pubblicato su Agorà Di Cult ne trarrà gli altri elementi per conoscerla. Marie Michéle è una delle poche presenze di cultura fotografica estera presente nel nostro ambiente e anche per questo quando partecipa a un’attività ci sentiamo arricchiti. Il suo esprimersi con la fotografia con la cultura artistica francese, inevitabilemente la porta a scegliere temi e ad esprimersi con segni distintivi di quella cultura. L’opera “I discorsi di Dante” rappresenta per lei, che è una raffinata fotografa formalista, un salto di linguaggio notevole. Infatti il linguaggio fotografico col quale si è espressa è basato sulla dinamica mimesi della maschera e l’espressione gestuale del soggetto. La sua fotografia formalista si limita a scegliere nella composizione le proporzioni del soggetto e la sua messa in relazione con l’ambiante domestico, poi come in un film muto i fotogrammi si susseguono quanto serve a far rappresentare dal suo “speciale “ Mimo il messaggio annunciato nella didascalia.

  2. pieno di calore e forza il lavoro di Marie Michele e allo stesso tempo carico di affetto e simpatia per il personaggio ripreso nel suo ambiente famigliare.Le immagini forse un po’ troppo piccole come formato non consentono di cogliere l’espressività di Dante….peccato, ma comunque complimenti vivissimi

    1. Caro Massimo,
      grazie per il tuo commento molto gradito.
      Purtroppo è vero che non è facile assaporare a pieno le mimiche di Dante visto la piccolezza dei fotogrammi dunque se lo desideri ti mandaro’ i discorsi più grandi.
      Basta il tuo contatto Email.
      Nell’attesa Migliori Auguri per 2013.
      Marie-Michèle.

      1. Grazie Marie-Michéle mi farebbe molto piacere poter apprezzare le tue foto in formato più grande . Nel frattempo contraccambio gli auguri per un felice e sereno 2013

  3. Guardando queste serie di fotografie mi viene spontaneo dire: manca il sonoro! Così come immediatamente mi viene alla mente il recente film pluripremiato “The Artist”: muto, in bianco&nero, che profumava di nostalgia come una granita al gusto di tamarindo. Nel film la mimica dei bravissimi attori, cagnolino compreso, cambiava continuamente in funzione alla scena, mentre in questa sequenza di fotogrammi, muti, in bianco e nero, che hanno il gusto aspro di un yogurt magro ma anche quello di uno spinello del sessantanove, l’espressione dell’attore principale non muta mai. Identico a se stesso qualunque argomento stia trattando. La serie e i temi della conversazione potevano protrarsi all’infinito e tutto resta immutato. La forza e la suggestione dell’interessante lavoro fotografico a mio parere sono proprio in questi aspetti, ripetersi all’infinito, con affetto e dolcezza come la recita di una cantilena, di una preghiera di un mantra. La fotografia ha il grande difetto di mostrarci sempre e solo quello che era ieri, mai quello che sarà domani.

  4. Se per “fotografia” si intende il reportage, allora essa racconta quello che qualcuno ha “soggettivamente” visto e ripreso ieri, non quello che altri avrebbero visto e raccontato.
    Ma se per fotografia si intende il “tutto il resto” che la fotografia è, e che ancor di più può essere, allora il discorso cambia; ed anche il tempo in cui si svolge il racconto, lo stato emozionale che essa suscita possono essere indefiniti.
    Il portfolio “I discorsi di Dante” da Itaca, a mio aviso, raccontano, appunto, quel qualcosa di “diverso” dal semplice reportage.
    E’ difficile, per non dire singolare, che una foto sia comprensibile senza una presentazione, un commento dell’autore; perché in essa ciascuno vi legge quel che crede, “quel che ciascuno è”.
    Il commento di Marie-Michèle Bertin – Caron illumina e colora le foto in B/N del personaggio Dante, rappresentandolo nella sua intimità. Mi pare quasi di ascoltare questo personaggio che già in fotografia risulta simpatico con la sua filosofia e la sua spontaneità.

    1. Caro Antonino,
      grazie per il tuo commento molto gradito.
      Purtroppo è vero che non è facile assaporare a pieno le mimiche di Dante visto la piccolezza dei fotogrammi dunque se lo desideri ti mandaro’ i discorsi più grandi.
      Basta il tuo contatto Email.
      Nell’attesa Migliori Auguri per 2013.
      Marie-Michèle.

  5. Penso che per via della sua cultura francese l’autrice subisca in modo particolare il fascino della teatralità italica, con tutto il suo vociare e gesticolare.
    La scelta di costruire brevi sequenze di fotografie in bianco e nero scattate a tempi ravvicinatissimi riesce ad isolare il valore formale della vera e propria “performance” del protagonista, escludendo ogni ulteriore dato che avrebbe potuto recare disturbo: i colori, le voci, i discorsi, il resto dello spazio e le altre persone presenti.
    Penso che nella scelta del titolo del progetto e dei titoli delle sequenze l’autrice raggiunga quella compiutezza concettuale che è il sostegno fondamentale della sua operazione.
    In questo lavoro, l’uso della fotografia sequenziale è intrinsecamente necessario, anzi indispensabile. Qualsiasi altro mezzo o scelta progettuale, avrebbero alterato completamente il senso complessivo.
    Quando si raggiunge questa “indispensabilità” nel fotografico ritengo che il risultato sia davvero eccellente.

    1. Caro Fulvio,
      grazie per il tuo commento molto gradito.
      Purtroppo è vero che non è facile assaporare a pieno le mimiche di Dante visto la piccolezza dei fotogrammi dunque se lo desideri ti mandaro’ i discorsi più grandi.
      Basta il tuo contatto Email.
      Nell’attesa Migliori Auguri per 2013.
      Marie-Michèle.

  6. Sono andata a rivedere le fotografie di questo portfolio sul sito IlFotoclub per poter esaminare un po’ meglio le immgini, ma anche lì il formato è troppo ridotto per le mie capacità di osservazione. Allora mi rassegno alla visione così miniaturizzata che comunque ha il pregio, non da poco, di aiutarmi a collocare questo portfolio in un’area tematica precisa. Per le connessioni che sono capace di stabilire soffermandomi su queste fotografie, il poter avvicinare e legare le immagini di Marie-Michèl Bertin-Caron ad altre lontane nel tempo e nella forma, è un pensiero che mi piace molto e mi fa apprezzare maggiormente questo momento di conoscenza.
    Appartengono al cinema, queste sequenze lo affermano con molta immediatezza; per me sono fotogrammi di un film neorealista soprattutto per l’ambientazione, i linamenti e le espressioni del protagonista, per la scelta del bianco e nero piuttosto che del colore. Nonostante la loquacità di Dante, è’ un film muto, ma poco importa se Dante parla di politica o di amore; guardandole per noi non fa differenza. La capacità narrativa di Dante e il suo desiderio di comunicare teatralmente, che scaturiscono con forza dalle espressioni del volto e dai gesti, sono il vero protagonista del film.
    Per me, che l’epoca del Neorealismo l’ho conosciuta “dopo” attraverso il cinema e la letteratura, queste immagini raccontano una storia di nostalgia e di passato, di esistenze sempre più lontane dal vivere quotidiano comune, mi raccontano di una “favolosa” diversità.

    1. Cara Stefania, grazie per il commento molto gradito.
      Ti potrei mandare i discorsi in taglia + grande se mi mandi il tuo contatto Email.
      Nell’attesa Migliori Auguri per questo nuovo anno 2013.
      Marie-Michèle.

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