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The Streets of San Francisco – di Chiara Paolucci

The Streets of San Francisco.

Di Chiara Paolucci

 
Da Face to Face di Carpi (Mo)

Di questa città mi sembra di conoscere ogni angolo, di averci vissuto, di averla amata e di averla guardata mentre lei cambiava. Di questa città porto nel cuore anche ricordi che non mi appartengono, scenario di una pacifica e allucinante lotta, abbandonata e mai vinta, contro il vecchio e il male che sembrava sopraffare la società occidentale. Questa città è il confine ovest, il sogno americano che si realizza ancora per qualcuno, nonostante tutto. Di questa città ho fotografato “il nulla di speciale” che mi ha impressionato, il silenzio lungo le sue strade come un attimo prima che si giri la scena di un film. In queste immagini ho idealizzato i colori e l’atmosfera per rendere ogni istante qualcosa di speciale e vicino, in modo che chiunque le guardasse avesse la sensazione di esserci già stato. Sono arrivata in questa città per rivedere un’amica. Lei mi aspettava all’aeroporto con tutta la sua nuova vita da mostrarmi. Di questa città rivedo le strade, chilometri percorsi in macchina discutendo di come le cose sono differenti qui rispetto alla profonda provincia italiana dove io e lei siamo cresciute e dove io continuo, testardamente, a vivere. Un senso di libertà e solitudine abilmente confuse in un unico stato d’animo e la confortante immagine di una porta aperta dall’altra parte del mondo.

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5 commenti

  1. “The Street of San Francisco” di Chiara Paolucci è un’opera narrativa tematica (la realtà secondo me) permeata da quell’aura sospesa, tra realismo e sogno, che solo il mito del viaggio alla Beat Generation sa accendere. Nell’incontro con Chiara ho avvertito tutta l’autenticità dei sentimenti da lei espressi nelle rappresentazioni dai colori saturi degli angoli solitari di San Francisco. In questo caso la fotografia ha offerto all’autrice gli spunti per l’elaborazione intima di un viaggio intensamente vissuto.

  2. American way of life, eh?
    L’America nasce a tavolino e nelle menti dei Frammassoni, come i tanti Presidenti che poi si sono succeduti e assassinati..
    Il Nuovo Mondo di Cristo+fero Colombo e la cosa si fa lunga, molto. Ecco il sogno che più di ogni altra cosa l’America è. Direbbe il buon Shakespeare (forse il siculo Crollalanza o Jonny Florio vai a sapere) che siamo fatti della stessa natura.
    Sia come sia è da provinciali, che è altro dal vivere in provincia senza ricordare che l’ossatura il nerbo dell’Italia è questa e non altri anche qui il buon Dante non mente, vedere il Nuovo Mondo come da turisti. Tutto è bello, ma allora alla Renzo Arbore:”Pecché nun’ ce ne jammo in America?” Non è necessario, per etica protestante versus cattolica per la tavola storia e cultura. E poi perché storpiare il nostro vocabolario che loro hanno saccheggiato, oops as big loan?
    Fotografie, quindi, da lontano troppo e meno male che la sia ama e quasi ogni piega è conosciuta. Pensa il contrario. Il vuoto, il nulla qui è ben rappresentato. Perfetto. Mortale. Si percepisce ottimamente bene “business as usual”. Street girls al posto d’altro, e storpiatura per via strata o costruita a strati che i Romani ben sapevano fare oltre che a menar le mani guarda caso uguale uguale agli Yankee, a volte le coincidenze della “Storia”. Ma come quelli avvitati al declino, senza se e senza ma. Una cartolina dall’America: La Misión de Nuestro Padre San Francisco de Asís . Comunemente Frisco oyee.
    NB.
    Renzo Arbore Orchestra italiana “Perché non ce ne andiamo in America?”
    http://www.youtube.com/watch?v=7fG8Nr3zjBY

  3. Un lavoro..sospeso, quello di Chiara Paolucci, leggero, a volte anche troppo forse, ….bella l’idea delle foto quasi rubate, quasi fossero fatte con un i-Phone (ma forse è così?), sempre però realizzate senza “osare” più di tanto da spettatore molto, forse troppo distaccato. Mi piacerebbe vedere altre cose di Chiara.

  4. Il Sogno Americano non esiste, non esiste alcun miracolo che ti attende oltre il confine. Il Sogno Americano è una memoria collettiva. E’ una possibilità che corre parallela alla nostra vita. E’ un racconto che ci accompagna da sempre, grazie alle esperienze dei parenti e amici emigrati, alla musica, alla diffusione di immagini tramite il cinema e la televisione. Tutto questo crea un ricordo, più o meno conscio, che non ci appartiene, ma che si confonde con il nostro vissuto.
    Le foto sono state realizzate con una OLYMPUS MJU 770 SW 7.1 Mb e abbandonate per diverso tempo in una cartella su un hard disk. Poi il materiale è stato ripreso e, sulle correzioni cromatiche e il taglio quadrato, ha avuto una forte influenza il potere del ricordo. Intendo dire che quando si ricorda una situazione particolare della propria vita, si ha la tendenza a sottolinearne determinati aspetti e ad eliminarne altri. No, non è la realtà quella che appare in queste immagini, ma icone di un sogno.

  5. Mi pare che l’intento che Chiara si era prefisso sia perfettamente riuscito: frammenti di memoria filtrati dal proprio vissuto e dalla propria sensibilità; nessuna velleità documentaristica o perfezione fotografica.
    Bel lavoro.

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