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Peter Keetman – di Antonino Tutolo

Peter Keetman – di Antonino Tutolo

Il fotografo tedesco Peter Keetman (Elberfeld, 1913 – Marquartstein, 2005) è uno dei principali rappresentanti della “Fotografie Subjektive” (fotografia soggettiva) e membro e fondatore del gruppo Fotoform (ispirato al Bauhaus tedesco, la più avanzata scuola di sperimentazione fotografica nella Germania tra le due guerre mondiali.) insieme ad Otto Steinert, Toni Schneiders, Siegfried Lauterwasser ed altri.

Dopo aver frequentato la Bayerische Staatslehranstalt für Lichtbildwesen a Monaco di Baviera, lavora nello studio del fotografo Hesse Gertrud a Duisburg e come fotografo industriale per la ditta di CH Schmeck ad Aquisgrana. Completa i suoi studi con Adolf Lazi (1884-1955) a Stoccarda nel 1948.

Espone le sue opere nella prima Photokina nel 1950, dimostrandosi uno dei rappresentanti più rigorosi e coerente della ‘Fotografie Subjektive’.

Preferisce fotografare in B/N, impegnandosi in modo sperimentale sugli effetti di luce sul soggetto, su gocce d’acqua, tubi e meccanismi, che vengono ripresi in modo astratto.


Nella “fotografia soggettiva” teorizzata da Otto Steiner e seguita da Keetman la tematica realista si arricchisce di una nuova oggettività (realismo magico); attribuendo all’immagine, attraverso scelte personali, estetiche e ideologiche dell’autore, significati che vanno al di là di quanto è rappresentato nel soggetto, ambiente, paesaggio o persona, ed implicazioni diverse e più profonde o inquietanti.

 

 La fotografia soggettiva dà notevole importanza all’influenza che la visione del mondo dell’autore può apportare all’immagine creata. E’ un’influenza che a livello inconscio normalmente già condiziona qualsiasi attività artistica, ma che, utilizzata a livello del conscio, porta l’arte verso la ricerca della forma astratta, derivata sia dai modelli presenti in natura che dalle manipolazioni dell’immagine in camera oscura.

Otto Steinert, infatti, ipotizza la “creazione fotografica assoluta”, che “nelle sue forme più avanzate si libera di ogni riproduzione dell’oggetto, o lo dematerializza grazie a variazioni del processo fotografico, o lo astrae dal punto di vista visivo fino a trasformarlo in un puro elemento costruttivo, in un elemento che fa parte della composizione”

L’opera più famosa di Keetman è la raccolta di foto sperimentali denominata “gocce iridescenti d’acqua”, una serie di quadri sistemici concepiti su temi che includono i primi piani di gocce d’acqua e di olio. Altro splendido lavoro è “Volkswagen: a Week at the Factory”, realizzato nel 1953 negli stabilimenti della Wolkswagen.

Antonino Tutolo

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3 commenti

  1. La fotografia di Peter Keetman mi riporta indietro nel tempo negli anni delle certezze, dopo le devastazioni e i lutti della seconda guerra mondiale, e dei passi da gigante della tecnologia meccanica. Le sue fotografie col tutto a fuoco e la massima nitidezza alimentano il mito delle macchine che possono tutto, che continuamente polverizzano ogni traguardo. A parte le prime tre immagini creative che rimandano alle ricerche al Bauhaus e a Lazlo Mholi Nagy, le altre sono fotografie pubblicitarie dell’industria meccanica dove si esalta la serialità e la perfetta ripetizione dell’eccellenza manifatturiera. Sono icone dell’occidente proteso alla conquista dello sviluppo tecnologico e alla formazione delle società industrializzate. Grazie a Antonino Tutolo per questa coraggiosa proposta in un ambiente come il nostro molto lontano da queste intenzioni fotografiche.

  2. Fotografie splendide con una profondità di campo che rende al massimo quello che l’autore, che non conoscevo, voleva comunicare. Sono immagini di materiali che raccontano tutto il lavoro e la perfezione che l’uomo ha potuto raggiungere nel campo tecnologico. Complimenti a Tutolo che ce le ha proposte!! Lugo

  3. Interessante questa serie di fotografie, autore che non conoscevo per niente se non ora , voi non ci crederete ma ho iniziato da poco una ricerca su questo tipo di immagine avendo vicino a casa mia un’azienda che ricicla il ferro e ogni giorno passando vicino al grande cortile dove sono ammassati frammenti del ferro e dei metalli pesanti ho chiesto il permesso di fotografare soprattutto con le luci diagonali e vedere che bellezza di riflessi che cambiano il colore del piombo e del ferro in rossastri e giallognoli.
    Il mio occhio si sofferma sulla estetica formale dell’immagine e ringrazio il direttore con la sua analisi ,mi ha approfondito il concetto, i rimandi storici e i contenuti mi fanno riflettere nell’ approfondire la ricerca .

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