ArchivioDai tavoli di portfolio

Zanichelli: giugno 1971 – di Pierluigi Cottarelli

Zanichelli: giugno 1971 – di Pierluigi Cottarelli

 

Opera presentata al Face to Face del “Portfolio Tornado Ghedi” di Ghedi (BS) organizzato dal Circolo fotografico Lambda.

Progetto “Zanichelli: giugno 1971” è un documento storico della cultura italiana ma soprattutto il mio vocabolario di famiglia, del mio vissuto scolastico e non.

Ho voluto sfidarmi trasformando un elemento estremamente razionale (ma indispensabile) in un lavoro estremamente creativo/razionale –avevo pensato – a ricordo di coloro (future generazioni) che lo vedranno tra 20 anni. In quanto aggettivi, sostantivi, avverbi e verbi cambieranno in maniera incisiva del futuro modo di scrivere, di esprimersi, di oggetti e lavori che scompariranno dal lessico italiano.

Concludo provocatoriamente lasciando una riflessione al lettore di oggi…

I grandi maestri della fotografia hanno sempre e giustamente sostenuto che scattare fotogrammi è scrivere con la luce; io nel mio piccolo, ho cercato di andare oltre, ovvero di scrivere un tema con la fotografia.

Pierluigi Cottarelli
03/05/2013
 

Tema svolto

 Zanichelli non è soltanto un dizionario, ma è elemento compositivo del crescere interiore di ogni persona, partendo dall’adolescenza fino miglior vita.

Siano le nuove generazioni con la loro forza fantastica, la loro voglia di scoprire se stessi e migliorarsi, se il mio lavoro E/ o RESTERA’ studio di lettura universale nel tempo.

Solo il loro giudizio rimarrà a me caro , in quanto li considero incorruttibili di falsi moralismi e pieni di benessere emotivo.

Pierluigi Cottarelli

22/12/2012

Articoli correlati

6 commenti

  1. Pierluigi Cottarelli è un artista concettuale, lo dico perché al Face to Face di Ghedi in tutti i lavori che ha presentato nelle varie edizioni ha mantenuto la natura concettuale delle sue opere e anche perché è rarissimo trovare fotografi che hanno la necessità interiore orientata a questa particolare estetica . “Zanichelli: giugno 1971” è un opera animata da un’idea concettuale pura, cioè le immagini sono giustificate da un concetto che non viene sviluppato nell’elaborazione dell’icona ma solo nel pensiero espresso con le parole. Come è di norma nell’arte concettuale, la fotografia è il mezzo che consente all’autore solo di comunicare la sua appassionata riflessione. Ma la scelta dello spot di luce nel buio, sulle pagine del vocabolario, è segno del sentimento lirico che egli ha provato nel realizzare il suo progetto, liricità rafforzata anche dalla necessità di scrivere le conclusioni di proprio pugno. La calligrafia è segno di una soggettività che anima di un vissuto le idee da essa scritte. L’opera concettuale chiede alla fotografia di essere solo testimone dell’azione artistica, attraverso il segno indicale che essa certifica. Per quanto riguarda il concetto dell’obsolescenza degli oggetti e delle parole non aggiungo nulle in quanto è stato ben espresso dall’autore ed ha in indubbia forte carica rivelatrice. Complimenti vivissimi a Pierluigi Cottarelli.

  2. Ringrazio vivamente Silvano Bicocchi di avermi scelto per essere pubblicato su Agorà; è un onore presentare nella “Piazza della Polis odierna” quello che provo ad esprimere e lottare giornalmente. Grazie ancora, Pierluigi

  3. Ben arrivato su Agorà di cult, il tuo lavoro merita questa visione, è stato ben pensato e realizzato,ti aspetto con un nuovo progetto, complimenti.

  4. Essendo nata nel 1971 e amando moltissimo i dizionari (ho anch’io uno Zanichelli, giusto di fronte ai miei occhi in questo momento), sono stata subito attratta da questo lavoro.
    Lì per lì, però, non avevo capito che i singoli scatti erano stati inseriti nel foglio protocollo: l’ho scoperto solo ingrandendoli e sfogliandoli una per una. Nel compiere questo gesto, sono tornata indietro nel tempo, agli anni Settanta, ben rievocati dalle ombre proiettate dalle pagine del vocabolario su quel tavolo marroncino, che mi pare identico a quello tuttora posseduto dai miei genitori.
    E’ sicuramente un’operazione concettuale, come osserva Silvano, ma intrisa di una malinconia molto potente per chi è stato bambino in anni tesi, sì, ma anche assai vivi, distanti anni luce dagli attuali, comunque. E non solo perché allora ero piccina e adesso non lo sono più.
    Grazie all’autore e ad Agorà di Cult per averne parlato.
    Alla prossima!

  5. Spesso le opere concettuali non vengono comprese.
    Per esempio spesso l’arte moderna rischia di apparire sterile se non viene spiegata, esplicitata.
    Ma non è questo il caso: Pierluigi Cottarelli ci spiega bene cosa ha voluto rappresentare.
    Un MEZZO, il vocabolario, divenuto già desueto e sostituito dalle velocissime e inevitabili ricerche su Internet.
    Un RICORDO, nella riscoperta di antichi termini e mestieri, quasi ormai d’altri tempi.
    L’ECO degli oggetti, mestieri e del ricordo scolastico nel vissuto dell’Autore .. la carta protocollo indice di un immancabile necessità di ordine nel caos dei ricordi, quasi un compito in classe!
    Il TEMPO, immoto negli scatti quasi a consacrare il senso del ricordo e del passato.
    I termini che ha individuato sono già parte di nostri sfocati ricordi, ma cosa significheranno nelle generazioni future?
    Saranno oggetto di una archeologia semantica, o riusciranno ad essere sempre vivi?
    Mi permetto un unica osservazione: a mio modestissimo avviso i contenuti del tema con il quale ha terminato la sua opera mi sembrano un po’ confusi, non offrendo quel valore aggiunto o una diversa e ulteriore chiave di lettura e comprensione, che invece la bella immagine con la calligrafia fornisce.
    Ma spesso nell’immagine è il tratto che valorizza e amplifica il significato, più del contenuto.
    In tal senso definisce e completa l’opera, apprezzabile nel complesso della progettualità e nella sua realizzazione.

  6. Sono felice di vedere pubblicato un lavoro che avevo “incontrato” e del quale avevo parlato con l’autore.
    Se è vero che le opere concettuali sono meno immediate e, come sottolinea Andrea meno capite senza una linea guida, io penso pure che costringendoci ad una maggior riflessione ci siano di aiuto.
    Quanta riflessione infatti ci fa fare questo Zanichelli: giugno 1971.
    Un‘opera ben realizzata con una scelta compositiva che, nella ripetitività dell’impostazione aggiunge intensità. Nel mettere in evidenza, con un’appropriata scelta di luce, parole o oggetti oggi poco usati ci porta alle radici della nostra lingua, melodiosa e ricca di sfumature, facendoci apprezzare la bellezza della sua conoscenza.
    Un lavoro che nasconde un soffuso senso di nostalgia per un mondo più meditativo, meno affrettato, ricco di parole lette, dette e comprese.
    E in perfetta coerenza con l’idea espressa dalla presentazione ci troviamo davanti al supporto più amato e temuto da milioni di studenti nell’ora di italiano: Il foglio protocollo.
    Grazie a Pier Luigi e a questa, importante per noi tutti, Agorà
    Orietta Bay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button