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SPIRITUAL HERO – di Antonio Strafella

SPIRITUAL HERO – di Antonio Strafella

 

Spiritual Hero è una riflessione sul significato dell’icona nella cultura contemporanea. Sostituendo le teste d’icone sacre con teste di super- eroi, l’artista propone un parallelo fra queste due figure, riflettendo sul concetto del “super-uomo”. Crea dei collegamenti concettuali fra la figura iconografica e il super-eroe, come nel caso di Dart Fener e il Gesù della Misericordia, che entrambi muoiono per i figli compiendo l’atto massimo di misericordia. Strafella trova diverse caratteristiche che si ripetono in tutte le icona accoppiate; il santo fa miracoli e il super-eroe ha dei super poteri, entrambi sono venerati e qui la fine linea fra il credo e il fanatismo. Attraverso questi paralleli, l’artista vuole però ricordare che i santi, la Madonna e Gesù stesso sono stati di pelle ed ossa, mentre icona contemporanee come possono essere i super-eroi sono frutti dell’immaginazione.

Le immagini fotografiche vengono affiancate da un QR code che riporta ad un video del super-eroe, con l’audio che fa riferimento all’icona religiosa.

http://www.antoniostrafella.it/project/spiritual-hero/
 

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6 commenti

  1. “Spiritual Hero” di Antonio Strafella è un’opera animata da un’idea artistica per il dispositivo visivo ideato per promuovere una riflessione sui miti.
    Tra tutte le opere di giovani autori questa sicuramente è la più difficile da condividere per chi ha più di quarant’anni. Se l’opera non si sente non la si può spiegare oltre quanto al già fatto nella buona presentazione, perché occorre avere un’immaginazione carica di certi miti e scaricata di altri cioè quindi appartenere a un determinata generazione. L’azione artistica si prende libertà sempre maggiori rispetto a quella goduta nella vita ordinaria. Nell’epoca postmoderna abbiamo visto crollare ideologie e religioni nella forma simbolica in cui le abbiamo conosciute nel dopoguerra. Ciò che mi colpisce favorevolmente è l’esercizio compiuto dall’autore nel cambiare il valore simbolico dell’icona sacra cambiando il volto con altri miti che portano con loro anche la connotazione nera. E’ un modo per generare nuovi significati suggestivi che si rafforzano con il fascino che sempre ha il non senso. Ringrazio l’autore per la sua disponibilità alla pubblicazione di quest’opera particolarissima e rappresentativa di un particolare immaginario della sua generazione.

  2. Alle…sperimentazioni contemporanee non c’è limite, i baffi alla Mona Lisa del “genio” Duchamp li trovo meno invasivi e più ironici anche se pure quelli, lasciamo perdere, ben mi sfogai in altra sede ! Trovo un montaggio assai strambo questo delle teste ultra-tecno dei personaggi eroi nelle vesti ancestrali e classiche dei santi, un gioco di fanti più che sul blasfemo, senza senso. Che Dart Fener sia paragonabile ad un Gesù pur irato con i mercanti al tempio mi suona un tantinello fuori luogo, magari la prochaine-fois vogliamo provare la testa di Papa Giulio II montata su un esoscheletro ??

  3. Anche la fotografia architettonica, la macro, la moda, la fotografia astratta e, se vogliamo, la foto della natura, il ritratto, il reportage, ecc., riprendono soggetti che già esistono. Il fotografo si avvale dell’opera preesistente dell’architetto, della natura; scruta il modo di muoversi, di agire, di vestire, gesticolare, gioire, pensare, morire…..
    Il problema è che stentiamo a concepire la fotografia come arte, cioè come visione creativa, come realizzazione di un’idea, di un concetto istintivo che spesso va perfino al di là della consapevolezza dell’autore ed altre è recepibile solo da una ristretta cerchia di conoscenze, esperienze, sensibilità.
    Noi pensiamo che le opere del passato, in quanto figurative, siano comprensibili. Invece anch’esse sono riservate alla comprensione di pochi.
    Di un Michelangelo cogliamo solo aspetti superficiali. La simbologia contenuta nelle sue opere cela volutamente concetti di filosofia, teologia, mitologia, storia, scienze; sfuggendo alla comprensione dei più e richiede l’intermediazione dei critici. Ed anch’essi si ritrovano davanti a veri e propri enigmi.
    Non conosciamo la complessità dell’arte moderna, che ha finalità completamente diverse da quelle del passato. Perché ogni epoca ha una sua visione specifica, un mito diverso dell’arte: la bellezza, l’estetica pura, la comunicazione di sensazioni, la divulgazione di concetti religiosi, politici, la polemica e la rottura col passato che col tempo si dimostrano costruttive, perché riaprono i termini della discussione e della creatività artistica.
    Se dovessimo fermarci a quello che gà esiste non esisterebbe neanche la fotografia; infatti……
    “Voler fissare visioni fuggitive confina con il sacrilegio”. Questo il giudizio della Chiesa all’alba dell’invenzione della fotografia. Siamo a Parigi, è il 6 gennaio 1839, all’accademia delle Scienze viene annunciata la scoperta di Daguerre. “Voler fissare visioni fuggitive, non soltanto è una cosa impossibile, come hanno dimostrato esperimenti assai seri, ma confina con il sacrilegio. Dio ha creato l’uomo a propria immagine e nessuna macchina umana può fissare l’immagine di Dio. Egli dovrebbe tradire improvvisamente i suoi principi per permettere che un francese lanciasse nel mondo un’invenzione così diabolica”.
    Solo l’umiltà, la disponibilità, la conoscenza, il coraggio di varcare i propri limiti, lanciandosi verso orizzonti sconosciuti, hanno consentito all’uomo di uscire dal buio delle caverne, dal medioevo e dalle segrete dell’inquisizione.
    Non fermiamoci davanti a quello che pare noto e giusto. L’arte richiede sperimentazione. Di cento solchi scavati solo uno produrrà i suoi frutti.
    Ma lo conosceremo solo in futuro.
    Antonino Tutolo

  4. Buongiorno,
    L’idea di deviare un’icona religiosa non è nuova, e come lo dice Gianni Quaresima, ci sono tanti che si sono provati prima. In quest’opera, sopratutto, non sembra essere un tentativo di blasfemo, ma piuttosto di ironia nel suo insieme. Ma ci sono delle cose che non capisco tanto ed avrei avuto bisogno di più spiegazioni che non ho trovato neanche sul sito del autore.
    Per esempio, sulla prima fotografia appaia la figura di Dark Vador se non mi sbaglio. Non sono una esperta, ma Dark Vador è il cattivo. In se quindi, questa foto è molto blasfematoria nel senso che è il padre di Luc, il “super ero” gentile, e “lavora” per il potere. Ma lui è anche sotto il potere nero, diabolico. Siamo quindi molto lontano della figura del super ero che salva l’umanità.
    Altra cosa : I super ero sono quasi tutti figure maschile. Non ho riconosciuto tutte le statue, ma ci sono che rappresentano la vergine. E su queste vergine, ci sono le figure di Iron man o di batman (e non mi ricordo degli altri). Sono molto destabilizzata con questa “trasgressione” di sesso e mi impedisce quindi di associare bene la statua alla figura. Mi sembra alla fine molto artificiale.
    Avrei anche aspettato una spiegazione sul perché di tal super ero su tale statua specifica. Forse ci sono delle specifiche “psicologiche” che coincidono benissimo con delle figure sacrale, ma non riesco a intravederle.
    Alla fine, mi dico che effettivamente devo essere molto vecchia (anche se ho “solo” 15 anni di differenzia con l’autore) per capire il senso profondo di questa opera.
    PS : ultima cosa che non capisco : “Anonimo”, perché dici che non è fotografia ????

  5. Ogni epoca certo ha prodotto arte nei modi e con gli intenti, e con i riferimenti, e con i messaggi dell’epoca stessa. Con questo non significa il non prendersi la libertà di dire quando ci si trova davanti a cose che non ci dicono un gran che. In fatto di immagini credo si debba partire sempre da esse, e vale anche per la pittura del “dugento”, del trecento, del quattrocento, del cinquecento come di quella classica, moderna, del novecento, informale astratta e delle cose nostre di oggi. La lettura è un mix di quello che si vuole, o di quello che dichiara l’autore, o il critico letterato, io posso dire che un Caravaggio sa ben emozionarmi anche se non colgo tutti i suoi riferimenti storici determinati dai personaggi che ha dipinto, perché la sua interpretazione pittorica della realtà, con le sue figure così iper reali e le luci ed ombre che descrivono ambienti senza confini geometrici mi attirano. Sanno stimolare le mie corde emotive, poi è molto utile imparare anche altre cose che stanno dietro all’opera, e l’intellettuale è sempre una figura chiave. Ma il puntino nero sulla tela bianca sarà anche il frutto della nostra epoca con diversi intenti e traumi, ma sento con tutta sincerità ( ed evitando di essere assolutista ) che non possiede lo stesso livello, carisma e qualità di comunicazione. Pochi giorni fa un fanatico ( così lo hanno definito, ma per me è un grande ) ha pisciato nell’orinatoio di Duchamp esposto in una mostra non ricordo dove. Perché per lui ( ed anche per me ) quell’oggetto non è un opera d’arte, ma è stata concepita e costruita come oggetto di uso comune, anche se esposta al Moma sempre un cesso è. La ruota di bicicletta lo stesso, ora pensiamo a vedere sia Duchamp che Caravaggio tra 1000 anni, entrambi saranno ricordati come i protagonisti delle loro epoche, ma chi tra loro avrà fatto davvero arte ? Io, almeno in questi casi, non ho dubbi. Ed oggi ce ne sono ben pochi di Caravaggio, ma avranno sempre il mio incondizionato sostegno !

  6. Un’opera di Caravaggio sembra solo superficialmente comprensibile. Essa raffigura delle prostitute o delle vergini, dei falegnami o dei santi? Senza l’iconografia che riassume lo scibile umano dell’epoca non comprendiamo i veri significati; vediamo solo figurine contorte o piegate. Ma anche altri pittori contemporanei di Caravaggio hanno disegnato splendide figure con colori meravigliosi. Dov’é la differenza?
    Michelangelo fece scandalo coi suoi nudi, gli impressionisti con le figure senza contorno, Picasso con le sue forme distorte, Matisse con l’uso dei contrasti di colore, Duchamp col water, Cattelan col dito medio rivolto in alto.
    Sono passati secoli o solo decenni, e le loro opere sono nei più grandi musei del mondo; non solo nelle case dei facoltosi collezionisti giapponesi.
    L’arte richiede un minimo di conoscenza e di sensibilità: almeno la stessa che fa della quinta di Beethoven molto più del noto “la la la la”.
    Per i suoi contemporanei Johaan Sebastian Bach era un maestro di cappella e non il padre della musica moderna. Invece molti dei miti del passato sono caduti nell’oblio. Chi sono d’Annunzio, Orazio, ecc.. Eppure erano i geni della loro epoca.
    Nessuno può dire cosa sarà domani l’arte. Baudelaire l’ha fatto con la fotografia ed è stato smentito dai fatti.

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