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Oltre il buio – di Albertina Vago

Oltre il buio

Quello che ho provato nello stare nella miniera, nel sentire le spiegazioni molto vive del nostro giovane accompagnatore, è stato quasi un immedesimarmi, come se fossi io stessa ad avere il desiderio di salire quelle scale, di cercare di uscire dal quel buio prigioniero. Come se avessi dentro di me un inconscio desiderio di libertà.

Lì è scattato il desiderio di comporre un insieme di immagini che via via lungo il percorso andavo ricercando per questo scopo, fin quando verso l’uscita allo scorgere della luce ho visto dei rami in alto appoggiati ai vetri (quasi un gioco grafico in controluce), poi altre scale e, uscendo completamente libera mi sono guardata intorno, finalmente lontana dal buio, con gli uccelli in attesa appollaiati, con il volo meraviglioso di quello che, solo, invece sta costruendo libero il suo nido non si sa dove, con le forme identificative della struttura: l’apparecchiatura per la discesa con il lampione capace di illuminare con parsimonia, la sagoma nera di una porzione della costruzione che racchiude tutto il grande buio ancora incombente e infine la stessa in lontananza, quasi fantasma che finalmente sparisce..

Tutta la prima parte nei toni caldi di un buio rotto da scarsa illuminazione è qualcosa che riconduce a sensazioni di spazi angusti e di lavoro soffocante dai quali ci aspettiamo solo di allontanarci, con il rumore assordante dei martelli e delle macchine che rimbombano nella mente in un silenzio assoluto.

Non volevo documentare la miniera, ma piuttosto interpretarla, e volutamente non ho voluto mostrare alcun elemento che facesse pensare a un tempo o a un luogo dove la miniera si trova.

Ma più ancora la miniera è diventata il pretesto per mostrare con delle immagini delle sensazioni provate.

Albertina Vago

 

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3 commenti

  1. “Oltre il buio” di Albertina Vago è un’opera animata da un’idea tematica che interpreta la miniera Museo di Carbonia con la fotografia emozionale. Sono molto contento di poter mostrare due diverse interpretazioni di questo tema che ha contraddistinto la partecipazione al 65° Congresso FIAF di Carbonia, perchè il Congresso può essere anche un’occasione straordinaria per conoscere storie italiane che come questa sono sconosciute. L’autrice ha interpretato la miniera come luogo in cui il lavoro è costato sacrifici impressionanti. Nel suo racconto Albertina Vago prima dalle gallerie e poi dagli stretti cunicoli rumorosi e polverosi, lentamente emerge dal sottosuolo e rappresenta il mondo plumbeo della miniera fatta di macchine enormi e migliaia di uomini che osservano ritmi di lavoro massacranti.
    A Carbonia è percepibile l’atmosfera surreale accesa della fabbrica estrattiva ferma e la mitezza dell’ambiente naturale; la colomba che costruisce e il nido nelle torri degli ascensori ormai fermi, diventa simbolo della memoria verso chi qui si è ammalato, ha sofferto o, morendo, è stato sottratto all’affetto dei propri cari.

  2. Ritrovo in queste immagini lo stile ricercato con cui Albertina caratterizza le proprie fotografie. E mi fa piacere!
    Già la cromia e la grafica delle piccole icone raggruppate nella pagina incuriosisce ed invita ad una lettura più approfondita.
    Molte di queste immagini hanno un “forza evocativa” notevole, lavorando sapientemente sui diversi piani di messa a fuoco e sulla ricercata distribuzione delle masse e delle luci.
    Il titolo definisce appropriatamente il progetto di lavoro ma propone anche un programma di vita, che mi sento di sostenere e condividere.

  3. grazie infinite per il commento così ben articolato e ricco di sfumature. sai cogliere l’anima delle immagini. bravissimo.
    albertina

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