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MAREGGIANDO, Ivano Zanchetta – di Fausto Raschiatore

MAREGGIANDO, Ivano Zanchetta – di Fausto Raschiatore

Dopo Cattedrali del lavoro (2003-2005) e Treviso. Percorsi notturni (2006-2008), Ivano Zanchetta, autore trevigiano noto per essere stato protagonista di alcune importanti performance fotografiche, presenta Mareggiando (2008–2013), l’ultimo suo lavoro di ricerca. Un vero e proprio progetto-studio realizzato sul mare. Per lo più al mattino, prima dell’alba, quando il buio sfuma e si colora di chiaro e il giorno dipinge di luce l’ambiente in un coacervo di sensazioni tra atmosfere estemporanee e inedite che stimolano alla riflessione e all’analisi. Un contesto poetico nel quale solo la macchina fotografica di Zanchetta, di tanto in tanto, vibra un suono col quale cattura e memorizza l’attimo, attraverso lo scatto, il momento sublime per un fotografo, uno di quelli che in sequenza hanno costruito Mareggiando. Un lavoro nel quale l’autore, in solitudine, colloca le sue riflessioni sulla nostra contemporaneità, tra spazi, poesia e silenzi maestosi, indagando lungo la battigia, lì dove la Terra, il Mare e il Cielo da sempre conversano tra loro.

Tre progetti fotografici interessanti, ideati, strutturati, meditati e realizzati, secondo una precisa logica d’indagine iconica che poi è, in sintesi, la cifra che caratterizza e connota il fare fotografia dell’autore veneto. Due momenti linguistico-espressivi importanti precedono Mareggiando: 1) – lo studio sulle cattedrali del lavoro di Porto Marghera, come performance espositiva, le cui immagini sono il risultato armonico tra l’analisi dell’architettura industriale e il pathos di una visione intimistica, magistralmente trasmessa all’osservatore; 2) – la pubblicazione del volume dedicato a Treviso e in particolare alla descrizione e all’interpretazione dei suoi Percorsi notturni. Tagli di realtà, intriganti e suggestivi, raccolti con amore e gratitudine. Ascoltando i silenzi e i rumori della notte.

Un invisibile filo conduttore collega tra loro le ricerche di Zanchetta, nelle quali confluiscono le linee portanti della sua fotografia coniugate con la propria sensibilità di fotografo creativo, con le intuizioni progettuali e le proprie scelte d’indagine. E questo emerge nei due portfolio sulle Cattedrali e i Percorsi notturni e si conferma con Mareggiando. In maniera inequivocabile. Con uno stile definito nel quale la stampa, elegante e ricercata, è speciale e la composizione è curata in modo quasi maniacale con un utilizzo essenziale e studiato degli elementi che compongono la fotografia. Quasi un artigiano della fotografia, rigoroso e severo, che sviluppa una poetica iconica personale le cui linee portanti, nella forma e nei contenuti, richiamano quella di Mimmo Jodice, maestro napoletano di grande sensibilità artistica.

Ivano Zanchetta indaga il paesaggio e le sue complesse dimensioni: non concede spazi alla presenza della figura umana. Lavora in bianco e nero e in analogico, utilizza il formato quadrato e fotografa prevalentemente di notte. Alcune foto di Mareggiando sono state scattate al mattino, mentre la luce del giorno gradualmente sostituisce il buio della notte. Traspare dalla trama iconografica una particolare attenzione per la narrazione, il racconto, l’osservazione degli spazi. Ha uno speciale interesse per l’osservazione e la riflessione dell’orizzonte, per le cose semplici, il senso logico del concreto, la meditazione, l’importanza di dare un senso alle cose e a quanto ci circonda. Stampa in proprio. Il taglio minimalista si fonde con l’essenzialità della concezione sulla progettualità compositiva, con molte pre-visualizzazioni di studio concernenti gli scatti che hanno nella loro sintesi espressiva una notevole forza linguistico-stilistico. Realizza i suoi progetti in un arco di tempo piuttosto lungo. Essi sono di ampio respiro la cui trama richiede, oltre a un numero di fotografie adeguato, tempi di realizzazione di medio, lungo periodo. Oltre naturalmente al momento della definizione del Progetto che precede la struttura e la realizzazione dell’opera. Come, del resto, è avvenuto, pur su piani di studio diversi, in “Cattedrali del lavoro”, “Treviso. Percorsi notturni” e “Mareggiando”. Vi è in ogni portfolio un attento e dettagliato studio preliminare che disegna a grandi linee i tempi presumibili di realizzazioni.

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5 commenti

  1. “Mareggiando”, di Ivano Zanchetta, è un’opera animata da un’idea narrativa artistica per la profonda riflessione estetica condotta con l’atto fotografico sulle rive dei mari.
    Ho avuto già nel 2005 l’occasione di scrivere la recensione del portfolio “Cattedrali del lavoro” che vinse Porfolio Italia 2005, un lavoro sulle fabbriche di Porto Marghera negli anni delle dimissioni industriali. Anche allora nelle immagini era presente un elemento determinante anche in quest’opera: il tempo sospeso.
    A Marghera scattò dei notturni di forte efficacia metaforica e anche in questa nuova opera l’intento è di andare oltre l’evidenza del concreto per comunicare il messaggio sentito nell’attimo dello scatto fotografico in cui la propria scelta visiva ci rivelava il suo paesaggio marino.
    Il tempo sospeso viene rappresentato quando nello scenario non sono presenti trame; determinante, in questo senso, è la scelta del tempo lungo d’esposizione che rende vaporosa la superficie marina.
    La grammatica metaforica di Zanchetta si avvale della costante delle luci di prima mattina dove il senso dell’aura di rivelazione è molto intensa, il resto lo completano le scelte strutturali della rappresentazione in termini di soglie e di quinte che conferiscono le proporzioni allo spazio marino. Ringraziamo Fausto Raschiatore per averci messo a conoscenza del nuovo progetto di questo giovane fotografo. Complimenti a Ivano Zanchetta per la forte coerenza poetica con la quale sta conducendo il proprio percorso artistico.

  2. Nell’opera “Mareggiando” di Ivano Zanchetta, è presente un congelamento spazio temporale, in cui la presenza umana è bandita: sembrerebbe quasi di essere su un altro pianeta, se alcune tracce lasciate dalla mano dell’uomo non ci riconducessero ad una realtà che ci è famigliare.C’è in tutte le immagini una ricerca quasi ossessiva dell’equilibrio compositivo….l’orizzonte sempre al posto giusto, un sapiente uso delle diagonali e la presenza dei soggetti principali sempre nel giusto terzo; il formato quadrato infine, esalta ancora di più il raffinato equilibrio delle fotografie.
    Mi piacerebbe poter vedere le stampe analogiche dal vero, perchè credo che esse siano di grande qualità, a testimonianza di quanto la stampa tradizionale sia ancora in grado di dire fortemente la sua nei confronti delle stampe digitali.
    Un lavoro insomma , quello di Ivano che colpisce per la grande qualità e il grande gusto. Complimenti vivissimi.

  3. Questa perfetta fotografia di paesaggi marini, o come ai più conviene asserire dei paesaggi dell’anima, ma anche dei silenzi inascoltati, è talmente ben fatta che racchiude tutto entro i lati di ogni singolo fotogramma. La scelta minuziosa dell’inquadratura, che spesso si appoggia tutta da un lato, per permettere allo sguardo poi di scendere dolcemente come sui scivoli levigati nei giochi dei bambini, ma anche allo stesso modo che ti prende allo stomaco la musica e le parole della copia mogol-battisti. Poi capita di passare dal Mar di Ravenna, dove ormai è quasi consuetudine che alcuni funzionari della regione emilia-romagna, tramite stanziamenti dell’Unione Europea, organizzano anche concorsi fotografici per “indagare “ il territorio e lì vi allestiscano le mostre finali. Le foto selezionate che mostrano la mia regione non sono per nulla simili a queste, non hanno la presunzione di mostrare il bello (se per caso esiste veramente) di un territorio, ma neanche mostrano il territorio nei soggetti fotografati…. Trascorrendo poi nello splendido palazzo ravennate tutto il tempo necessario, per vedere e vivere l’istruttiva ed affascinante mostra “Veramente” del grande fotografo cesenate Guido Guidi, in esposizione fino al 15 gennaio 2015 con ingresso gratuito, si è obbligati a fare dei paragoni tra le modalità di rappresentare e fotografare non solo quello che ci sta davanti ma anche quello che ci portiamo dentro, e quindi vince sicuramente il maestro nella sua capacità di riprendere il nulla e l’insignificante che ci circonda.

  4. Immagini, scatti, impressioni di grande impatto….nella sinuosità di alcune forme, inquadrature….le quali rivelano una ambizione della fotografia e una carica emotiva molto forte nel ricercare sempre un elegante punto di vista diverso dallo stile classico…il tono del bianco e nero…aggraziato da grigi fusi fa accrescere e risaltare la cultura ottica dello stesso fotografo…
    Belle….

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