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Lanfranco Colombo – di Fausto Raschiatore

LANFRANCO COLOMBO – di Fausto Raschiatore

GRAZIE DI CUORE, LANFRANCO!

 

Lanfranco Colombo non è più con noi: è morto all’età di novantuno anni a Genova, città nella quale si era trasferito da Milano, dove era nato nel1924 in una famiglia d’industriali, per stare con l’amata Giuliana. Ora viaggia tra Finito e Infinito, verso gli spazi che la Storia gli riserverà, diretto tra le pagine della cultura, lì dove essa accoglie l’Arte e gli Artisti, la Fotografia e i Fotografi. Addio Lanfranco. Grazie di tutto. Dei consigli, degli insegnamenti, dei suggerimenti. Grazie dei libri, i miei amati libri. Delle dediche, delle riflessioni, delle discussioni. Termina per me un’amicizia grande, insostituibile, vera e autentica. A tutti i livelli, personale, familiare, professionale. Si chiude un rapporto fatto di stima e rispetto reciproco, franco, sincero. Mai una discussione oltre i limiti della correttezza oppure una al di là della vivacità del confronto, della discussione, magari nell’ambito dei rispettivi punti di vista diversi, talvolta contrapposti. Grazie di cuore, Lanfranco. Mi mancherai!

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Figura centrale per quasi metà del secolo scorso e protagonista di primo piano nell’ambito della cultura fotografica italiana. Un percorso di studio e di lavoro importante, quello di Lanfranco Colombo, col quale si è guadagnato un posto di prestigio nella storia della fotografia italiana. A studiosi e storici della Fotografia il compito di stabilire il perimetro culturale tracciato da Lanfranco Colombo e il contributo che ha dato alla crescita e alla diffusione della fotografia. Un percorso straordinario per una figura che per molti anni ha rappresentato il perno intorno al quale si muoveva la Fotografia in Italia. Dire Lanfranco Colombo, o semplicemente “Lanfranco” significava dire Fotografia. D’ora in poi sarà così anche sui libri d’arte e di Storia della Fotografia Italiana.

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Nonostante l’età Lanfranco Colombo continuava a lavorare. Mai soddisfatto delle tante cose realizzate. Ne progettava sempre di nuove, con articolate riflessioni, in qualche momento, forse, poco organiche, tanto da farlo apparire poco precise. Lanfranco Colombo è stato fotografo e manager, gallerista e curatore, editore e giornalista, critico e polemista.

La Fotografia: per me è stato investire emozioni e denaro non attendendo ritorni, questo mi dà gioia ancora oggi: un modo sicuro di leggere le persone, quindi la vita. Investire un patrimonio per darlo ed essere felici. Nel corso della mia vita ho visto molti luoghi, inseguito molte passioni, realizzato molti sogni e conosciuto moltissime persone. Ripercorrendo ora gli anni con la memoria, scopro che non è difficile per me ricordare e raccontare quello che accadde, perché tutto quello che ho fatto allora e come l’avessi appena vissuto. Ogni viso, ogni scoperta, ogni emozione, è presente come in uno specchio, lo specchio della mia memoria. E in me è nato il desiderio di scrivere questi ricordi come dono a quanti mi hanno conosciuto e hanno condiviso con me la grande passione per la Fotografia(LANFRANCO COLOMBO. Fotogrammi di una vita. Allemandi & C, 2010).

 
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In questa riflessione c’è, in sintesi, tutto Lanfranco Colombo, Uomo, Manager e Fotografo. Una riflessione che definisce e visualizza a grandi linee la figura di un protagonista della storia della nostra cultura fotografica e, al contempo, pone le basi per una definizione il più possibile reale di quale e quanta influenza abbia determinato il suo percorso culturale. Solo il tempo dirà, forse, la dimensione esatta del suo contributo alla crescita e alla diffusione dell’Arte Fotografica. E, oggi, nel rendergli omaggio dopo la morte, con una breve riflessione, ci si rende conto che forse è opportuno partire proprio dal momento in cui lui, sentendone il desiderio, ha cominciato a raccontare come fosse davanti ad uno specchio, quello della sua memoria. Agli studiosi e agli storici il compito di dare la dimensione culturale esatta di un personaggio che con il suo operato ha lasciato segni indelebili, influenzandone il corso, sulla Storia della Fotografia, di cui i “Fotogrammi di una vita”, sono solo l’inizio di una indagine che forse sortirà sorprese.

 
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 Un volume che avrebbe potuto essere straordinario, addirittura unico, ricco di notizie e dati riguardanti fatti importanti per coloro che si occupano di fotografia. Sì, perché Lanfranco Colombo, con il suo “fare”, intenso, continuo, determinato, ha scritto centinaia di pagine di Storia della Fotografia italiana, e non solo. Un’operazione più ampia avrebbe coniugato meglio, con maggiori e più positivi esiti, l’itinerario scolpito dall’attività di Lanfranco Colombo, con quello disegnato dagli eventi e dai processi evolutivi propri della fotografia di alto profilo linguistico-espressivo. Sarebbe stato possibile, infatti, assistere al confronto, per determinarne i contributi e riviverne in dettaglio gli eventi in termini di contributi alla crescita e alla diffusione della Fotografia. Un’opera speciale che, se fosse stata più copiosa di risultanze, sarebbe stata, oltre che un insieme di “Ricordi” collocabili, tra un Diario e una raccolta di “Testimonianze”, anche un documento di studio importante di memorie, dichiarazioni, riflessioni, dati storici e di “rimandi” più articolati e stimolanti. Troppe le assenze. E, soprattutto, troppo importanti.

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Lanfranco Colombo è stato un personaggio straordinario a cui la fotografia deve molto. E non solo in Italia. E’ stato un punto di riferimento per tutti noi, gente di fotografia. “Lui, per noi, gente di fotografia, come ha scritto Wanda Tucci Caselli, anche se molti faticano ad ammetterlo oppure lo fanno centellinando le parole, misurando i termini, calibrando gli aggettivi, addirittura prendendo le distanze. E questo non è leale intellettualmente, è ingiusto culturalmente e inesatto storicamente. Non solo. Da qualche tempo poi, ed è qualcosa che va oltre la semplice sensazione, Lanfranco Colombo, per tanti operatori della fotografia italiana, non è più il Soggetto da cui partire per analizzare un particolare segmento della fotografia italiana, dagli anni sessanta in poi, ma uno dei tanti, magari tra le righe di una riflessione aspra e distorta” (rif. op. cit.) .

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Non è questa la sede per parlare di singoli eventi o raccontare di specifiche performance. Solo un evento per tutti: la galleria “il Diaframma”: una storia straordinaria, unica, irripetibile, durata quasi trent’anni, ma è facile comprendere l’importanza che essa ha avuto per la fotografia italiana. E’ ritenuta da molti uno snodo fondamentale, perché ha permesso alla fotografia un attraversamento storico, passare da un contesto nel quale interessava solo alcuni addetti ai lavori, ed un altro in cui la fotografia ha assunto una nuova dimensione, una sua valenza. Il 13 aprile 1967, a Milano, in via Brera 10, nacque la galleria “Il Diaframma”, inaugurata con una mostra in bianco e nero di Paolo Monti, con Gino Bolognini, Alfredo “Giorgio” Bresciani e Luciano Scattola, fondatore del Circolo Fotografico La Gondola/Venezia. Nasceva per iniziativa di Lanfranco Colombo, nel cuore del capoluogo lombardo, una galleria, la prima esclusivamente dedicata alla fotografia, che avrebbe disegnato un percorso fondamentale nella Storia della Fotografia Italiana. E non solo.

 
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TESTIMONIANZE

27/04/2015

La figura di Lanfranco Colombo ha lasciato un segno importante nel mondo della fotografia e della cultura a tutto tondo. Sestri Levante ha avuto ed ha un rapporto speciale con Lanfranco e il legame della nostra cittadina con la fotografia ha trovato una dimensione piena grazie a lui, alla sua instancabile proposta di idee e alla sua intelligente curiosità.
Il mio ricordo personale di Lanfranco e’ carico di affetto e riconoscenza per il suo grande apporto nella costruzione dal 2006, con Roberto Montanari,  della Penisola di Luce, il nostro Festival della fotografia. Il suo entusiasmo, il suo guardare avanti, alle idee per l’edizione successiva prima ancora di completare quella in corso, la sua vivace e profonda umanità sono i tratti di Lanfranco indelebili per tutti noi che abbiamo partecipato a questa avventura.
Sestri Levante non ti dimentica caro Lanfranco, il tuo entusiasmo e’ sempre contagioso e la tua guida preziosa per andare avanti sulla strada tracciata.

Valentina Ghio,
Sindaco di Sestri Levante

27/04/2015

Sono ormai passate più di due settimane dal giorno in cui Lanfranco ci ha lasciati e provo ancora un grande “buco” dentro di me e quindi mi risulta più difficile del solito esprimere con le parole, pensieri ed emozioni.
Ricordo però il mio incontro, quasi dieci anni fa, con Lanfranco proprio qui a Sestri L. dove lui era venuto in vacanza per qualche giorno. Dopo poche ore eravamo a cena insieme e il giorno dopo dal Sindaco per costruire un sogno: la “penisola di Luce”. E nei mesi e anni successivi a Savona, Roma, Trento, Milano, Firenze, in giro per l’Italia insieme. Io volevo capire, imparare e in ogni posto in cui ci recavamo era una grande festa. Era un uomo generoso e travolgente, un entusiasta, un puro. E poi i lunghi pomeriggi nel suo studio a parlare, chiaccherare, programmare, sognare di fotografia. Ma ricordo anche le discussioni, i litigi e gli scontri: non era una persona facile e a questo proposito mi viene in mente una intervista dove al Presidente Pertini veniva chiesto quale era il segreto del suo carisma, del suo successo: “Il mio carattere. Cerco di essere quello che sono con i miei tanti difetti e qualche pregio, e la gente, questo lo sente”.
Vorrei dire un fiume di parole ma non ci riesco, di lui hanno già detto in tanti, voglio solo dire che era un vero Amico al quale ho voluto tanto bene e mai potrò dimenticarlo. Ciao, Lanfranco.

Roberto Montanari
Presidente di CARPE DIEM

28/04/2015

Con la dipartita di Lanfranco Colombo la fotografia ha subito una grave perdita che potrà difficilmente essere colmata. Molti, specie i più giovani, non hanno forse avuto il privilegio di conoscerLo ma ricordarLo è per me molto importante non solo per l’amicizia che ci legava personalmente da oltre quarant’anni ma anche per l’apporto che aveva dato alla fotografia profondendo anche a Padova le sue grandi doti di cultore e di organizzatore.
Collaborò infatti disinteressatamente ed attivamente per un decennio con il sottoscritto nello svolgimento della manifestazione annuale “Fotopadova” portandovi per ben quattro anni consecutivi mostre di importanti autori internazionali e vivacizzando con la Sua costante prorompente e coinvolgente presenza incontri e dibattiti, sino al 2003, anche negli altri anni.
Lo dobbiamo ricordare anche come ottimo fotografo: nel 1964 ricevette infatti il Premio Nadar per il Suo libro “Ex Oriente”, volume di immagini al quale seguì “Cinque Rune”, libri che ho la fortuna di possedere assieme ai volumi “L’occhio di Colombo” del 1997 e “Maestri della Fotografia” del 2005 che aveva avuto la gentilezza di inviarmi con affettuose e lusinghiere dediche e che ho oltremodo cari come pure due belle immagini da Lui regalatemi per il mio archivio.
Sono anche certo che, se non avesse sacrificato – come sempre ha fatto – ogni Sua risorsa e tempo per divulgare la buona fotografia, aiutando anche tanti, avremmo oggi molti più Suoi scatti ed il Suo nome tra quello dei più importanti fotografi del nostro tempo.

Gustavo Millozzi
v.Presidente On.della FIAP

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10 commenti

  1. So che, negli ultimi anni, Fausto Raschiatore ha tenuto frequenti contatti telefonici con Lanfranco Colombo, e ha maturato con lui un rapporto di amicizia oltre che professionale. Quando Fausto mi ha chiesto di scrivere questo testo commemorativo, sapendo di questo suo rapporto con Lanfranco, l’ho subito invitato a farlo. Penso che questo sia il momento degli amici, dato che chi è ricordato non ha più la possibilità di rispondere, perché un amico anche inconsapevolmente è sempre, in qualche modo, il portavoce di chi non c’è più.
    Tutte le immagini del post si riferiscono agli anni in cui Lanfranco Colombo è vissuto a Genova con la moglie Giuliana Traverso. Sono immagini colte in momenti di lavoro al festival “Una Penisola di Luce” di Sestri Levante, ultima sua creatura che ha avviato anche in Liguria la Lettura di Portfolio con l’organizzazione di CARPE DIEM. Altre immagini sono colte in momenti del PhotoHappening, un’altra manifestazione avviata a Sestri Levante da CARPE DIEM in collaborazione col Dipartimento Cultura FIAF, alla quale Lanfranco non è mai mancato.
    Nonostante l’età avanzata Lanfranco Colombo ha avuto fino a pochi anni fa una capacità dialettica e progettuale ammirevole. Il suo carattere schietto che si esprimeva con un linguaggio diretto, si incantava davanti all’eccellenza di un’opera fotografica. Infiniti sono stati i racconti sul suo vissuto come infiniti sono stati gli incontri di cui tantissimi con le massime figure della fotografia nazionale e internazionale.
    Un uomo come lui che ha vissuto intensamente in mezzo noi, sarà certamente ricordato per i generosi incoraggiamenti nel progredire per essere all’altezza dei nostri tempi.
    Personalmente gli sono grato per l’amicizia e la stima che mi ha sempre riservato, mi sento molto fortunato di averlo potuto conoscere da vicino.

  2. “Per me è stato investire emozioni e denaro non attendendo ritorni, questo mi dà gioia ancora oggi:
    un modo sicuro di leggere le persone, quindi la vita. Investire un patrimonio per darlo ed essere felice”.
    Quanti concetti positivi e costruttivi sono contenuti in queste poche righe.
    Intelligenza, cultura, conoscenza, disponibilità, amore per la vita e per il prossimo; volontà di fare, di capire, di conoscere, di condividere, di aiutare; di essere felice con gli altri.
    Grazie, Maestro

  3. E’ stato un grande onore e una grande fortuna conoscere Lanfranco e vederlo all’opera nella direzione artistica della Penisola di Luce.
    A Carpe Diem ha lasciato un’importante eredità e faremo il massimo per onorarlo.
    Grazie Lanfranco!

  4. Ho conosciuto Lanfranco Colombo solamente lo scorso anno, al festival Una Penisola di Luce 2014.
    Mi ero recato a Sestri Levante da solo, da Firenze, sopratutto per poter conoscere e ascoltare il previsto intervento di Giuliana Traverso.
    Conobbi proprio dall’intervento di Giuliana che Lanfranco era il suo compagno di vita, rimanendo affascinato dalla storia del loro lungo amore, unito dalla condivisa passione per la fotografia.
    Lanfranco era presente e si era subito mostrato affabile e gentilissimo, un signore certo in avanti con l’età ma che manteneva uno spirito e una curiosità vivace.
    Ci scambiammo qualche guardo, mi presentai e mi prese sottobraccio per farsi accompagnare. Scambiammo qualche parola nel breve tragitto verso il box della HD Distribuzione dove volle regalarmi il suo libro “Fotogrammi di una vita”, sul quale scrisse una dedica che inizia con “Ad Andrea, qui curioso dell’immagine …”, per poi evidenziare con una doppia sottolineatura la dedica ”Questo libro è per Giuliana, perché è a lei che sto dedicando la mia vita, a lei che è il faro illuminante dei miei giorni”.
    Mi colpì la frase posta sulla fascetta del libro: “Per me la fotografia è un modo sicuro di leggere le persone, quindi la vita”.
    Mi incuriosì proprio il termine “sicuro”: una espressione che poteva indicare un metodo certo, chiaro, inequivocabile, così come invece una modalità distaccata, che salvaguardava il proprio giudizio, non metteva in discussione le proprie certezze.
    Ma leggendo il libro e sua la storia, mi sono reso conto che grazie alla sua sensibilità e passione Lanfranco aveva sviluppato una peculiare capacità di analizzare l’animo dell’autore attraverso le sue opere. Per lui una fotografia era davvero lo specchio dell’anima, come per uno psicologo un test proiettivo quale le macchie di Rorsharch.
    In questo consisteva probabilmente la sua sicurezza.
    Non ci siamo più incontrati da allora, e il mio maggiore rammarico è quello di averlo potuto frequentare solo per così poco tempo, come un caldo raggio di sole che riscalda la pelle, subito coperto da una nuvola.

  5. Dal 2006 alla fine del 2007 io e Maria Passano, ogni mercoledì si andava da Lanfranco, un appuntamento prezioso per noi, perchè la nostra non era solo una visita a un caro amico, ma alla storia della fotografia. Lui raccontava la sua vita: nascita, infanzia, gioventù, la maturità e….il Diaframma, e noi con registratore e penna scoprivamo di essere testimoni di una esistenza straordinaria sia nella vita pubblica che privata.
    Raccontava…raccontava senza mai stancarsi, episodi, personaggi, avventure, incontri e scontri.
    Ricordo la sua commozione quando parlava del suo vissuto con Giuliana e del loro grande amore.
    Si arrabbiava se non eravamo pronte a riconoscere quel tale personaggio o evento, si rideva spesso,quando parlando di un argomento passava repentinamente ad un altro per seguire un suo nuovo pensiero o ricordo e noi lo pregavamo di ritornare
    “a bomba”.
    Ho tra le mani quei tanti fogli scritti in due anni e rileggendo a caso alcune pagine mi viene spontaneo rivolgermi a Lui con un ultimo commento:”Lanfranco quanto è stata ricca la tua vita e quanto hai donato, con la generosità che ti ha sempre distinto, alla Fotografia e a tutti noi che l’amiamo.
    Sarai sempre un esempio e faremo tesoro di quanto ci hai insegnato, siamo orgogliosi di averti avuto come amico.
    Grazie Lanfri.”

  6. Lanfranco Colombo è stato una figura unica e speciale, entusiasta, travolgente, sognatore ed idealista.
    In questi giorni tutti quelli che lo hanno conosciuto, dagli amici di una vita a coloro che lo erano da poco, lo hanno ringraziato per il tanto che ha fatto per la fotografia. Da quel lontano 1938 quando, all’età di 14 anni, ha premuto per la prima volta il pulsante di scatto della sua macchina fotografica, la sua passione è andata crescendo fino a dilagare in spazi sempre più vasti. Anche pochi giorni prima di lasciarci continuava a pensare a nuovi progetti. Voleva fare ancora di più e meglio. Desiderava coinvolgere tutti, ma era anche molto esigente, un “buono-esigente”. Aveva il dono di saper riconoscere le persone ed individuarne le capacità. Era lungimirante. Se fosse ancora qui ci direbbe che stiamo già perdendo troppo tempo in chiacchere, che il tempo va usato per costruire collegamenti e progetti. E io, che come tutti voi, desidero pensarlo ancora una volta sorridere felice, chiudo queste righe con il mio “per sempre grazie Signor Lanfranco”.
    Ho nel cuore un piccolo progetto per ricordare il suo legame con chi gli si avvicinava. Ci sarà bisogno di collaborazione di pensiero, spero di averne molta.
    Orietta Bay

  7. Di Lanfranco c’è ne uno, chiunque lo conosca se ne accorge subito e la fotografia non centra.
    Personalmente, penso sia incredibile il modo in cui quest’uomo ha saputo attraversare un secolo complesso come il Novecento ed un altrettanto problematico nuovo millennio; Lanfranco ha conservato costantemente una straordinaria freschezza di spirito, un’invidiabile autenticità di sentimenti ed un’impressionante lucidità e finezza di giudizio, sempre personale, imprevedibile ed onesto.
    Un’ onestà, la sua, privilegio di pochi, perché pochi sanno sostenerne i costi umani; una franchezza che alcuni non gli perdonano, cui lui non sa, non può e non vuole rinunciare; stare con Lanfranco richiede una nudità interiore d’intenti e sentimenti; le maschere con lui durano poco.
    E’ una persona non facile, nel bene e nel male non fa sconti; sin da subito provoca l’interlocutore per misurarlo e poi, con chi comprende la fortuna di conoscerlo, condivide la sua vita, con la generosità di un amico fraterno, senza fronzoli e con quel trasporto emotivo, tutto suo, che commuove e conquista all’istante.
    Io l’ho conosciuto senza sapere chi fosse, da quel momento non ho saputo separarmene; negli anni ha saputo trasmettermi umanamente tante cose: la più importante è stata la fiducia disinteressata verso le persone e le loro idee.
    Nella sua vita, oltre che dei propri sogni, si è nutrito degli altri, del loro vissuto, delle loro intuizioni, delle loro emozioni, le ha fatte proprie e le restituisce ogni giorno a chi lo ascolta, con la sua speciale vocazione di comunicatore, provocatorio e generoso, sognatore e costruttivo.
    Lanfranco è un caso raro d’individualista, per indole ed intelletto, che ha saputo fare tanto per tutti e per il bene di tutti; i pochi delusi, incontentabili ed ingrati, siano certi che quello che credono di non aver ricevuto è stato concesso ad altri, Lanfranco non l’ha tenuto per sé.
    Lanfranco è un uomo schiavo della voglia di vivere, un uomo non di principi ma di valori, è un uomo per bene, ovvero letteralmente per il bene.
    Paolo Novelli da “Fotogrammi di una vita” di Lanfranco Colombo (pag. 32).

  8. Desidero riproporre un personale ricordo dedicato a Lanfranco, per motivi tecnici purtroppo non pubblicato al momento del bellissimo intervento di Fausto Raschiatore.
    In una delle immagini proposte ci sono anch’io, mi vedo adesso, dopo qualche anno, siamo tutti sorridenti, consapevoli di condividere un piccolo momento di spensieratezza con un vero “maestro”, un grande, che tanto ha dato alla fotografia italiana.
    Non posso raccontare di più, ma solo ringraziare Lanfranco dei brevi momenti condivisi, sempre pieni di racconti, di avventure, di vita vissuta che adesso, senza di lui, abbiamo tutti perso.
    Quest’anno il PhotoHappening, a pochi giorni dalla sua scomparsa, aveva il sapore amaro della malinconia, e noi di Carpe Diem, che tanto gli dobbiamo, non possiamo fare altro che portarlo sempre nel nostro cuore.

    1. Direttore artistico di tanti importanti eventi, storico e critico della fotografia attraverso la Galleria Il Diaframma, da lui fondata a Milano negli anni ’60 (quando ancora scattare immagini non era considerata un’espressione artistica), talent-scout di infallibile fiuto, fotografo egli stesso, con la sua scomparsa Lanfranco Colombo ha lasciato un grande vuoto nella cultura italiana del Novecento e d’inizio XXI secolo.
      Desidero ricordarlo in particolare oggi,1° maggio, nel giorno della Festa del Lavoro e d’inaugurazione di Expo Milano 2015. Credo che Lanfranco avrebbe spiritualmente partecipato con entusiasmo all’evento, se non altro per quella curiosità che rivelava la ricchezza del suo animo, per quella carica di ottimismo che era tipica del suo carattere e quella voglia di fare che contraddistingueva un po’ tutte le sue iniziative.
      Sia nel campo del lavoro, in senso stretto, sia nella sfera del privato, ovvero quella dei suoi tanti interessi, fra cui, naturalmente,la fotografia.
      Ci mancano molto la sua presenza spirituale,la sua guida, quel tono simpaticamente autoritario, e magari anche un po’ sbrigativo, con cui andava sempre “al centro” delle cose, di quelle veramente importanti, degne di considerazione. La “sua” Milano oggi avrebbe sicuramente richiamato l’attenzione dell’uomo generoso quale era, perché sarebbe stato felice di vedere i segni di una volontà di innovazione di cui nel nostro Paese, ora quanto mai, si avverte la necessità. Ciao Lanfranco, grazie di tutto quello che ci hai dato! E grazie a Giuliana, che ha saputo accompagnarlo in tanti anni della sua avventura professionale.
      Alessandra Quattordio

  9. Ho conosciuto il signor. Lanfranco, solamente lo scorso anno a una penisola di luce,poi ho imparato ad apprezzarlo, per il suo modo di vivere, la sua lungimiranza, e molto bello fare tutto ciò in cui si crede nella vita,lui c’è riuscito.
    Le persone come lei vanno onorate, e ricordate oltre la vita, grazie per tutto quanto ha fatto per noi del Carpe Diem.
    Luciana Lavaggi

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