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Giochi di luce – di Gianbattista Uberti

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La fotografia è un universo amplio, forse infinito, dove ognuno può rispecchiarsi, in qualche modo, ritrovando se stesso.
La fotografia dona ad ognuno la possibilità di esprimere ciò che è e ciò che possiede, nelle sue mente e nel suo spirito.
Ciò che della fotografia mi ha sempre attratto, motivando la mia passione e la mia curiosità, è la luce, i suoi risvolti e le sue tante sfaccettature.
La luce si dona liberamente, riempiendo tutto lo spazio disponibile, illimitata e incontrastata. Essa non cerca nulla in cambio; non chiede se si è amici o nemici, si dà di per sé e non si risparmia mai.
La luce, mai antitetica all’ombra, ma sempre intrecciata ad essa permette di valorizzare ciò che ad uno sguardo superficiale non potrebbe che scomparire, e, al contempo, di nascondere ciò che apparentemente è ingombrante e ineliminabile.
Essa non illumina, piuttosto crea soggetti, crea mondi, esprime sentimenti.
Attraverso l’utilizzo e lo studio della luce ho voluto dar voce ad un’altra mia passione, solo in apparenza diversa, la danza classica.
Essa mi ha, da sempre, attratto, il suo non ricadere mai uguale a se stessa, il suo essere fluida e mutevole, la danza non sta nel passo, ma tra passo e passo. Eseguire un movimento dopo l’altro è solo questo: movimenti. I movimenti si legano insieme, come luci ed ombre, ed al loro pari divengono comunicativi ed evocativi di sentimenti e pensieri.
La mia attività di fotoamatore, svolta prevalentemente in studio, si fonda su queste due passioni, che si arricchiscono reciprocamente, e si danno non come elementi separati ma come unità.
Gianbattista Uberti
Palazzolo sull’Oglio (BG)
L’opera è stata premiata con il 2°premio al Portfolio Tornado Ghedi del 2°Ghedi Foto festival 2018.
 
 

Giochi di luce

di Gianbattista Uberti

 
 
 

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2 commenti

  1. “Giochi di luce”, di Giambattista Uberti, è un’opera animata da un’idea narrativa artistica per l’accurata ricerca estetica in essa condotta.
    Queste immagini sorprendono perché sembrano fatte con poco, invece sono finemente strutturate con tanti elementi : il buio, il corpo femminile, la sua nudità, la posa, il frammento, la forma simmetrica e asimmetrica, l’orizzontale e l’obliquo, la forma aperta e chiusa e infine la luce che rivela la plasticità sinuosa del corpo.
    Di questi elementi diversi sono archetipi semantici, ovvero indifferenti al fattore tempo: la luce, il corpo, il buio.
    Come abbiamo detto al Face to Face di Ghedi è altissimo il rischio che la parola non sia all’altezza del messaggio che l’immagine comunica allo spettatore.
    La natura del soggetto genera un’opera aperta che quindi si offre all’interpretazione soggettiva.
    Ognuno può formulare il proprio senso all’immagine singola e al loro complesso, di certo un’oggettività emerge: l’alta idea di bellezza e di sublime che l’autore ha composto con le sue immagini.
    Complimenti a Giambattista Uberti per la sua interessante ricerca fotografica con la quale condivide la ricerca della bellezza e del sublime che rivelandosi solo con l’interpretazione vanno oltre l’aspetto esteriore delle cose.

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