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L’EFFIMERO E L’ETERNO – Elaborazione del Concept_04

 
 
 
 
 
 
 

L’EFFIMERO E L’ETERNO –
Elaborazione del Concept_04
– a cura di Mario Filabozzi

– Effimero deriva dal greco ephemeros, parola composta dal prefisso epì (per) e la parola emèra (giorno). Dunque, per questo motivo il termine ha il significato originario “che dura un giorno”, mentre successivamente è stato utilizzato, in senso più largo, per indicare qualcosa che ha durata breve.
L’aggettivo effimero indica quindi qualcosa che è di breve durata, caduco e a volte illusorio. Inoltre, con effimero indichiamo anche un qualcosa che è transitorio e inconsistente. In passato questa parola era utilizzata per indicare una febbre che durava poco, tra le 12 e le 48 ore. L’aggettivo è usato anche in zoologia, e si riferisce agli animali la cui vita adulta dura solo poche ore. Così anche in botanica: in questo caso l’aggettivo effimero si riferisce alle piante che hanno un ciclo vitale di circa un paio di mesi. Il termine viene inoltre usato in riferimento alle feste rinascimentali e barocche caratterizzate da scenografie provvisorie, mentre negli anni Ottanta è stato utilizzato per indicare manifestazioni culturali dal carattere provvisorio.
Sinonimi e contrari di Effimero:
• Sinonimi: passeggero, transitorio, precario, caduco (ovvero destinato a “cadere, terminare”), temporaneo, momentaneo, fugace, breve.
• Contrari: eterno, perenne, duraturo.
 
– Il termine “Eterno” potrebbe derivare dalla locuzione latina “ex” (fuori) e da “ternum” (terno) ovvero, “fuori dalla triade del tempo: passato, presente e futuro”
L’eternità è un concetto metafisico del tempo, che può indicare due diversi aspetti, derivanti da due differenti approcci:

  • un infinito trascorrere del tempo, cioè una successione cronologica illimitata, in cui si sussegue una sequenza ideale di intervalli di tempo che si ripetono in numero illimitato (propria della fisica)
  • una condizione a-temporale, in cui cioè non esiste il trascorrere del tempo (propria della teologia): dato che Dio è colui che ha creato il tempo, deve trovarsi in una condizione a-temporale. In questo senso, non c’è un inizio o una fine o un ripetersi, ma semplicemente una infinita la temporalità eterna diversa dalla temporalità definita e limitata propria del genere umano.

 

 
– La farfalla, animale simbolico per eccellenza, è emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno… è simbolo dell’anima. Rappresenta inoltre l’equilibrio, la trasformazione o metamorfosi, i progetti di successo (il “successo” del bruco che diventa farfalla), la grazia e la capacità di accettare i cambiamenti; richiama al processo di trasformazione a cui è sottoposto ciascuno di noi, anche suo malgrado, durante la vita. Ma è anche la rappresentazione della libertà a cui ogni uomo aspira.
 
– Nel tempo, i due termini sono stati anche ricondotti ad una valutazione che non è più soltanto temporale ma di valore:

  • è effimero, cioè, ciò che non ha consistenza e dunque ha poco valore, è superficiale, a tratti
    inutile.
  • è eterno ciò che ha invece un grande valore ed una grande importanza data la sua “infinità”.

 
– Effimero ed eterno sono quindi stati sempre più frequentemente accostati in una contrapposizione tipica della vita di ciascuno di noi, una visione in cui c’è dicotomia tra il nostro quotidiano fatto per lo più di cose o di momenti effimeri, e la nostra vita che noi percepiamo come qualcosa di così lungo e duraturo da sembrare eterno, sebbene nella infinitezza del tempo è solo un bagliore effimero.
 
– Da qui un interminabile intorcinarsi di pensieri, visioni, ragionamenti, filosofie:

  • c’è chi sostiene che si debba gioire dell’eterno prendendosi al tempo stesso cura dell’effimero,
  • e chi dice che bisogna amare l’effimero più dell’eterno, essere superficiali con stile, perché ciò non significa perdere il senso delle cose essenziali, significa renderle più belle.

 
– Ci sono momenti in cui le cose inutili ci ricordano che siamo vivi, che abbiamo una dignità, che possiamo permetterci di scherzare, e che abbiamo inclinazioni, ossessioni, passioni. Che siamo diversissimi e soprattutto nei momenti orribili abbiamo bisogno di bellezza. Nei momenti orribili la riconosciamo meglio, perfino, la bellezza.
 

 
– “Solo l’effimero dura”dice Eugene Ionesco, ed in fondo se ci pensiamo è così, perché ogni giorno porta con sé l’effimero
– Cogliere l’eterno in questo vivere disperatamente effimero è dunque la grande magia dell’esistenza umana.
– Scendendo nell’aspetto pratico, alcune riflessioni che spero possano generare spunti ed idee.

  • Il miracolo di San Gennaro, con il sangue che si scioglie nell’ampolla, si ripete ciclicamente da quasi 2.000 anni per pochi minuti ed è di buon auspicio secondo le credenze della tradizione napoletana, ma è un “falso” secondo molti: è dunque un evento che può considerarsi effimero poiché dura pochi istanti ma anche poiché per molti non vi è alcun miracolo ma solamente un fenomeno fisico/chimico, mentre al tempo stesso può considerarsi eterno perché si svolge da “un’eternità” ma anche perché così lo vuole la tradizione napoletana. Non è importante che vi sia soluzione a questa “diatriba”, ciò che a noi interessa è la duplice visione con cui può essere letto.
  • “L’amore è eterno finchè dura” ha detto qualcuno: ognuno di noi ha vissuto le proprie relazioni amorose fatte di una infinità di momenti condivisi insieme al partner, agendo e pensando come se tutto quello non dovesse finire mai e fosse dunque eterno; ma quante storie d’amore poi finiscono? E’fisiologico e frequente ma nonostante ciò l’amore che ognuno di noi vive è eterno in quel preciso effimero istante.

 

 
– Lo stesso atto del concepimento è un piacere effimero ma genera qualcosa, la vita, che possiamo considerare eterno.
– Un viaggio (inteso come vacanza) è sicuramente un momento effimero perché (purtroppo!) dura soltanto pochi giorni, ma il ricordo che ci portiamo dietro sarà per noi eterno, perché entrerà a far parte del nostro bagaglio di vita.
 

 
– Il soffione, il fiore sul quale almeno una volta ognuno di noi ha soffiato per veder volare i suoi semi, è legato all’idea del distacco e del viaggio. I semi di questo fiore sembrano rappresentare perfettamente le fasi del ciclo della vita che ognuno di noi è destinato a compiere. Inizialmente i semi sono legati alla loro appendice, e sembra non vogliano staccarsene. Poi pian piano si lasciano trasportare dal vento, pronti a intraprendere un nuovo viaggio, a sperimentare nuove avventure. Superata la paura iniziale, si lasciano andare al flusso della vita, pronti a generare nuova vita. Il loro percorso rappresenta una metafora perfetta della vita di ognuno di noi: per poter fiorire, ciascuno deve staccarsi dalla propria origine, affrontando il proprio viaggio senza paura, pronto a lottare contro le intemperie e a cogliere ogni opportunità. Il suo essere apparentemente così effimero e delicato, quasi fragile, porta però i suoi semi a volare via e generare nuova vita in un ciclo costante ed eterno.
 
Mario Filabozzi
Tutor Fotografico FIAF

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2 commenti

  1. La riflessione di Mario Filabozzi, Coordinatore del LAB Di Cult 059 FIAF insieme a Paolo Cappellini, è un breve saggio di analisi tematica su “L’effimero e l’eterno”, condotta con stile scientifico nell’indagare nell’immaginario collettivo ma molto confidenziale nell’esporre gli aspetti che colpiscono maggiormente la sua soggettività.
    Nel cimentarsi in questa riflessione personale, egli ha dato visibilità al suo rapporto col tema e pubblicandolo ha condiviso con gli altri o propri orientamenti, senza particolari attese.
    Ho sperimentato tante volte quanto sia rivelatore un testo scritto, sopratutto verso chi lo scrive. Questo è il risultato più importante che raggiunge chi realizza un post di elaborazione del concept.
    Grazie Mario per la chiarezza e complimenti per il bel mondo interiore che hai fatto crescere in Te!

  2. Il tema di quest’anno, “L’Effimero e l’Eterno” , lo considero piuttosto impegnativo e riconducibile, in certa misura, ad un tema che definirei “libero con indirizzo”, tante sono le situazioni che possono soddisfarlo, pur mantenendosi nei suoi binari.
    Le riflessioni di Mario Filabozzi sono state per me molto illuminanti e lo rendono, diciamo, molto più “digeribile” e di questo gliene sono grato!
    Buona Luce a tutti!

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